La morte di Armando Zimolo

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Enrico Morbelli, che comunque ringrazio, mi ha dato una notizia che rattrista fortemente l’atmosfera di questo inizio di anno.

Armando Zimolo, storico Segretario Nazionale della Gioventù Liberale degli Anni Sessanta e fondatore della rivista “Energie Nuove”, è morto a Trieste il 29 dicembre scorso.

Aveva 72 anni, essendo nato nel 1938 nel capoluogo giuliano.

Zimolo è stato per tutta la vita “uomo del Leone di Trieste”, svolgendo incarichi all’interno delle Assicurazioni Generali, dapprima come direttore dell’Ufficio Studi e quindi come responsabile della Comunicazione dell’ufficio di rappresentanza a Roma, fino alla fine degli anni ’90.

Viveva a cavallo tra la Capitale e la sua città, della quale fu anche consigliere comunale.

A Trieste, nel 2004, venne nominato soprintendente del teatro lirico ”Giuseppe Verdi”, carica che mantenne fino al 2006.

A Roma invece era tuttora presidente dell’Associazione Italia-Austria e consigliere d’amministrazione della Fondazione Luigi Einaudi.

Politicamente ed umanamente, ero molto legato ad Armando, perché insieme, e pure tanto distanti territorialmente (Lui a Trieste, io a Messina), abbiamo compiuto i primi passi nell’Associazione Goliardi Indipendenti e poi nella Gioventù Liberale italiana, nella quale ebbi il privilegio di affiancarlo come vice segretario nazionale, insieme a Corrado Sforza Fogliani, nel periodo della sua mitica Segreteria, dal 1963 al 1967, che fu probabilmente il momento formativo più alto dell’impegno dei giovani liberali che si apprestavano a diventare classe dirigente del Partito, nel quotidiano incontro/scontro con l’indimenticato Giovanni Malagodi, leader indiscusso del Partito di allora, al quale intere generazioni di liberali, anche quelle che poi nel tempo politicamente lo contrastarono, devono moltissimo.

Finita quell’esperienza, a differenza di tanti di noi che pure eravamo immersi nella quotidianità delle nostre occupazioni, Armando, non volle coltivare un suo percorso politico nazionale, nel quale poteva legittimamente emergere più di ogni altro giovane di allora, e preferì rifluire nel privato, percorrendo una prestigiosa carriera all’interno delle Assicurazioni Generali di Trieste, la sua città, dalla quale, di tanto in tanto, riemergeva in occasione dei Congressi Nazionali del Partito.

I giovani liberali d’antan, come me, perdono un Uomo che ha dato molto, contribuendo alla loro formazione, e che poi dal Partito ha poi ricevuto assai poco.

Io perdo un amico che, nelle appassionate discussioni di allora, mi ha insegnato tante cose, soprattutto a distinguere in politica ciò che è importante (su cui non si può transigere) da ciò che non lo è (su cui ogni lecita mediazione è necessaria).

Soffro la sua morte come un’amputazione, inaspettata ed ingiusta, di qualcosa che appartiene alla memoria migliore di quegli anni giovanili.

A Lui va il nostro ricordo; alla moglie Daniela e a tutta la famiglia il cordoglio dei liberali italiani.

Enzo Palumbo