Svuota carceri, tutti d’accordo tranne la legalità

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La classe politica italiana è “incredibile”. Sul serio. Non più tardi di 4 anni fa, il Ministro della Giustizia Mastella (di un governo di centrosinistra) fece approvare l’amnistia che (mise per strada migliaia detenuti). Oggi il Ministro della Giustizia Alfano (di un governo di centrodestra) propone e fa votare una  legge (la 199 del 26 Novembre 2010) detta “svuota carceri”, che farà scontare a circa 9 mila detenuti in carcere l’ultimo anno agli arresti domiciliari.

Non solo. Una legge che farà inoltre scontare a tutti coloro i quali saranno condannati (da domani) a una pena carceraria non superiore a 1 anno, l’esecuzione presso il proprio domicilio. Insomma da oggi chi commette un reato punibile sino a 1 anno di reclusione; viene (raramente) individuato; viene (raramente) condannato (dopo tre gradi di giudizio); ebbene ha la certezza di scontare la pena comodamente a casa sua e non in carcere. Non ci credete; invece è proprio cosi’! E nessuno in parlamento ha fatto una piega: maggioranza a favore e opposizione astenuta.

Certo, in questo caso il testo non è vergognoso quanto quello della precedente legislatura: non saranno liberati i delinquenti abituali, chi è sottoposto a sorveglianza speciale o quando vi sia la concreta possibilità che si possa commettere altri delitti o darsi alla fuga. Però non è possibile che l’Italia sia l’unico Paese occidentale ove si ricorra con tale frequenza a provvedimenti di scarcerazione di massa: ne soffre irreparabilmente la cultura della legalità  e l’essenziale funzione di  prevenzione speciale e generale della pena. In poche parole, se il sentimento comune è che in Italia o non si va in  galera o i processi cadono in prescrizione o quando si è in prigione prima o poi arriva il salvacondotto, inevitabilmente il rispetto della legge svanisce.

Tutti gli studi di analisi economica mostrano peraltro che per ridurre la criminalità (specie quella minore) o si adotta un sistema di inflizione frequente di sanzioni non pesanti oppure si comminano più raramente punizioni esemplari, per il semplice principio che chi delinque compie un calcolo implicito molto semplice: soppesa il beneficio del frutto del crimine verso lo svantaggio della severità della pena moltiplicato per la probabilità di essere castigato. Ciò che non bisogna assolutamente fare è ciò che invece facciamo in Italia,  dove l’unica certezza (non è quella della pena) è un sistema di saltuaria comminazione di pene basse; a rischio di condono; espiate  in penitenziari fatiscenti, per l’ostilità/pregiudizio esistente di far  costruire e gestire le carceri ai privati, come invece accade in numerosi Paesi civili.

In tale situazione grottesco è poi lo “sdegno” di queste ore  di taluni per la scarcerazione immediata di chi ha messo a ferro e fuoco una città. Sono gli stessi che appena qualche giorno fa hanno votato per svuotare le carceri……..

Avv. Giuseppe Carrieri