La classe politica italiana è “incredibile”. Sul serio. Non più tardi di 4 anni fa, il Ministro della Giustizia Mastella (di un governo di centrosinistra) fece approvare l’amnistia che (mise per strada migliaia detenuti). Oggi il Ministro della Giustizia Alfano (di un governo di centrodestra) propone e fa votare una  legge (la 199 del 26 Novembre 2010) detta “svuota carceri”, che farà scontare a circa 9 mila detenuti in carcere l’ultimo anno agli arresti domiciliari.

Non solo. Una legge che farà inoltre scontare a tutti coloro i quali saranno condannati (da domani) a una pena carceraria non superiore a 1 anno, l’esecuzione presso il proprio domicilio. Insomma da oggi chi commette un reato punibile sino a 1 anno di reclusione; viene (raramente) individuato; viene (raramente) condannato (dopo tre gradi di giudizio); ebbene ha la certezza di scontare la pena comodamente a casa sua e non in carcere. Non ci credete; invece è proprio cosi’! E nessuno in parlamento ha fatto una piega: maggioranza a favore e opposizione astenuta.

Certo, in questo caso il testo non è vergognoso quanto quello della precedente legislatura: non saranno liberati i delinquenti abituali, chi è sottoposto a sorveglianza speciale o quando vi sia la concreta possibilità che si possa commettere altri delitti o darsi alla fuga. Però non è possibile che l’Italia sia l’unico Paese occidentale ove si ricorra con tale frequenza a provvedimenti di scarcerazione di massa: ne soffre irreparabilmente la cultura della legalità  e l’essenziale funzione di  prevenzione speciale e generale della pena. In poche parole, se il sentimento comune è che in Italia o non si va in  galera o i processi cadono in prescrizione o quando si è in prigione prima o poi arriva il salvacondotto, inevitabilmente il rispetto della legge svanisce.

Tutti gli studi di analisi economica mostrano peraltro che per ridurre la criminalità (specie quella minore) o si adotta un sistema di inflizione frequente di sanzioni non pesanti oppure si comminano più raramente punizioni esemplari, per il semplice principio che chi delinque compie un calcolo implicito molto semplice: soppesa il beneficio del frutto del crimine verso lo svantaggio della severità della pena moltiplicato per la probabilità di essere castigato. Ciò che non bisogna assolutamente fare è ciò che invece facciamo in Italia,  dove l’unica certezza (non è quella della pena) è un sistema di saltuaria comminazione di pene basse; a rischio di condono; espiate  in penitenziari fatiscenti, per l’ostilità/pregiudizio esistente di far  costruire e gestire le carceri ai privati, come invece accade in numerosi Paesi civili.

In tale situazione grottesco è poi lo “sdegno” di queste ore  di taluni per la scarcerazione immediata di chi ha messo a ferro e fuoco una città. Sono gli stessi che appena qualche giorno fa hanno votato per svuotare le carceri……..

Avv. Giuseppe Carrieri


15 Commenti

  1. Sig.Castellaneta si rilegga il suo primo post del 1 Gennaio e poi -forse- capirà se ha o meno offeso qualcuno. Quanto a tutto il resto -non è questa la sede e sarebbe troppo lungo spiegare- perchè non condivido neppure una parola di tutti i suoi commenti. Compreso l’ultimo. Rinnovo peraltro l’invito a iscriversi al PLI……………….

  2. Il dibattito sulla giustizia mi stà appassionando molto, e quindi mi permetto di intervenire nuovamente,al fine di cercare una mediazione tra le due posizioni.
    L’edilizia carceraria, potrebbe diventare di competenza parastatale; questo tramite un Ente, ma non un Ente cosidetto inutile, ma al contrario un Ente di eccellenza, ” tipo INAIL” agile ed efficente, sburrocratizzato e moderno che sovraintenda e coordini l’edilizia carceraria in Italia eliminando le pastoie burocratiche e modernizando il settore in questione.
    Penso che se è giusto abolire l’Ente innutile della provincia, accorpare i piccoli Comuni, sia parimenti giusto prevedere nel settore della giustizia carceraria un Ente utile parastatale.
    Certo l’Ente deve risultare snello ed efficente e non deve lasciare spazio alla burrocratizzazione,
    un Ente che al suo interno preveda flessibilità contrattuale,ed ammodernamento aziendale nei confronti del personale con tutte le regole vigenti per il parastato.
    Potrebbe essere una proposta utile per una concezione liberale al problema carceri che vanno assolutamente sfoltite, anche tramite gli arresti domiciliari nei casi di reati minori, e sempre per i reati minori con la depenalizzazione graduale dei piccoli reati.
    Pensiamo invece a punire i reati di sangue, specie se recidivi, pensiamo a stringere le maglie della legge 194, che di fatto rende possibili aborti procurati che dopo i 90 giorni di gestazione, come ho scritto ieri, di fatto, anche se non forse nelle intenzioni, divengono degli infanticidi.
    Questa legge va cambiata urgentemente, e questa strage di innocenti va interrrotta e sanzionata con apposite norme legislative; uno stato moderno deve difendere la vita dei suoi cittadini in ogni sua forma.
    I reati dolosi di sangue dovrebbero, al contrario di quelli minori, essere esenti da sconti e condoni,
    in modo che le carceri siano occupate, da chi effettivamente ha commesso gravi reati, e non dai piccoli furfantelli di turno.
    L’esempio positivo di Marchionne, con la sua contrattazione rinnovata tra le parti, potrebbe auspicabilmente aprire nuove prospettive in altri settori, anche nel parastato al quale mi sono riferito sopra, sia pure tenendo conto della diversità delle varie situazioni aziendali.
    In sostanza, la rappresentatività giuridica va data alle organizzazioni sindacali firmatarie degli accordi sindacali, e su queste basi il nuovo Ente futuro al quale faccio riferimento, potrebbe fare da apri pista prevedendo un Ente snello ed efficente nelle mansioni di svolgimento del lavoro gestionale.
    Sono due argomenti diversi, che però hanno questi punti in comune che possono integrarsi
    Saluti.

  3. La giustizia ai privati, secondo me, non stà ne in cielo ne in terra, essa costituisce un bene essenziale,per il cittadino, al pari della moneta, dello Stato unitario, della Borsa, della Banca d’Italia, del Tricolore, delle forze armate e dell’ordine, del territorio Nazionale e dell’inno Nazionale, e quindi tutto il settore della giustizia deve rimanere pubblico ed al servizio del cittadino, su tutto il resto possiamo discutere, con molto rispetto per le idee altrui.
    Uno Stato efficente ma leggero sopratutto in economia, economia della quale la sua liberalizzazione e privatizzazione, la sua graduale defiscalizzazione costituiscono il fulcro fondamentale,. assieme alla tutela del risparmio,nonchè al diniego di ogni tassa patrimoniale, alla defiscalizzazione delle accise sui carburanti, ed alla detassazione delle pensioni minime e di invalidità, costituiscono la base fondamentale dell’essere liberali, ma una cosa è l’economia, altra sono i diritti giuridici del cittadino nel campo della giustizia, tali diritti vanno tutelati dallo Stato unitario in modo equo e egualitario.
    Sul fatto che sarebbe bene che il PLI si occupi, meno di politica e più di economia, come ad esempio dell’ottimo contratto FIAT, concordo auspicando che se ne parli quanto prima, ma questo non può significare che il sistema carcerario,in quanto tale, venga privatizzato, bisogna invece stimolare il governo, che è un buon governo a migliorare la giustizia, e sopratutto il settore carcerario.
    Adesso le priorità sono economiche, non politiche, ma anche della giustizia nei confronti di processi rapidi e di dirittti dell’individuo in quanto cittadino.
    I Liberali dovrebbero sostenere Marchionne e la modernizzazione della contrattazione aziendale in generale,e rifiutare facili estremismi, dovremmo proporre un progetto per la defiscalizzazione delle accise sui carburanti, che di fatto ne gonfiano il prezzo notevolmente, dovremo batterci per il miglioramento del sistema distributivo e di erogazione dei carburanti stessi,questi a parer mio sono risultati raggiungibili, e non dimentichiamo la tutela globale del risparmio,valore sociale primario.
    Saluti.

  4. Gentile avvocato Carrieri,
    nel momento in cui ho ritenuto di accedere ai “comments”, non mi è stata chiesta la tessera del partito, pertanto non comprendo perchè la mia opinione ( o quella di altri non iscritti) debba valere di meno di quella di un commentatore con tessera PLI.
    Premesso che non rilascio patenti i , nè propino lezioni ma cerco di espriemere opinioni in un luogo che opinioni richiede, non comprendo neanche perchè lei si ritenga offeso se altri esprimono una opinione diversa dalla sua.
    L’avv. Michele Castellaneta. e il signor Palermo , hanno espresso ( con parole forti ) opinioni contrarie alla mia, ma io non mi sento offeso da quelle parole anzi cerco di comprenderle e confutarle.
    Lei ha ritenuto di rispondere alla mia mail con toni aspri, ma non me ne dolgo. Accetto il confronto. Andiamo al dunque, anzi ai “dunque”
    Allora mi permetta di farle notare che l’articolo 1 comma 1, della legge 199, esprime il concetto generale , e comunque se intende citarlo deve farlo per intero, e cioè : “Fino alla completa attuazione del piano straordinario penitenziario nonchè IN ATTESA RIFORMA DELLA DISCIPLINA DELLE MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE, e comunque non oltre il 31.12.2013, la pena detentiva non superiore a 12 mesi, anche se costituente parte residua di maggior pena, E’ ESEGUITA presso l’abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, di seguito denominato “domicilio”. Il comma 2, poi, come scritto nel commento a mia firma di ieri, contiene tutta una serie di limitazioni oggettive e soggettive all’applicabilità della legge., che ne delimitano, e di molto, l’applicazione.
    Allora: poichè la legge disciplina lo spostamento del luogo di esecuzione di una pena detentiva breve da un luogo ( il carcere) ad un altro( il “domicilio” ), non capisco perchè Lei nell’ultimo periodo del suo articolo, che, mi creda, ho ben letto, parla di “scarcerazione immediata di chi ha messo a ferro e fuoco la città”,così travisando il senso letterale della legge.
    Ma questo è il minus : nel suo articolo Lei , a mio parere, mette in discussione lo stesso Stato di diritto nel quale viviamo ed operiamo quando afferma 1) che un cittadino “viene (raramente) condannato dopo tre gradi di giudizio” , e mi viene da pensare che l’art. 27 Cost comma due della Costituzione afferma che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, 2) “che il condanannato ha la certezza di scontare la pena comodamente a casa sua”, e mi viene da pensare all’art. 27 Cost terzo comma che prevede che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
    Inoltre, a tal proposito, come lei ben sa, l’accesso alla misura alternativa comporta, nel caso della legge 199, il parere del direttore del carcere, e, negli altri casi la “osservzazione della personalià” condotta collegialemte in carcere da psicologi e criminologi , e solo dopo questa fase il fascicolo perviene al Tribunale di Sorveglianza per la decisione finale , che come è noto ha valore giurisdizionale.
    Pertanto quando Lei parla di “comoda” applicazione della legge , non mi trova d’accordo : l’iter procedimentale è lungo e difficile, ed i rigetti delle istanze deille persone detenute o dei loro difensori , come Lei ben sa , sono maggiori di gran lunga degli accoglimenti.
    Detto questo, devo confessarle comunque il mio disorinetmaneto nel sentirle dire che la legeg in questione mina la “certezza del diritto” e che la Costituzione italiana non è per “nulla liberale”.
    Allora: innnnanzitutto certezza del diritto è un concetto estraneo al vocabolario giuridico, al limite i più ( a spoposito ) parlano di “certezza della pena” ( altro concetto introvabile nei codici,) e comunque il diritto è certo perchè è codificato in Costituzioni, leggi eccetera , quindi certezza del diritto significa, ad esempio che nessuno può essere condannato per un fatto che non sia previsto dalla legge come reato, e tale principio, ( garanzia per il cittadino di non poter essere condannato in forza di una legge che non c’è ma per capriccio di chi detiene il potere politico) è universale, e comune a tutte le democrazie liberali e non . E quindi mi chiedo ccome possa minare le fondamenta del diritto una legge ( sopravalutata esclusivamente da giustizialisti e demagoghi) che si limita a spostare il luogo di esecuzione della parte finale di una pena detentiva, e questo anche per evitare, diciamolo, che il sovraffollamento delle carceri comporti la condanna dell’Italia( come già avvenuto ad opera della Corte Europea dei diritti dell’Uomo) per trattamenti inumani e degradanti .
    In riferimento alla Costituzione, ritengo che la stessa così come la dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo emanata nello stesso anno, abbiamo espresso dei valori fondanti per le democrazie ed enunciato principi inviolabili a tutela della persona umana.
    Affermare che tutto quanto contenuto nella nostra Carta fondamentale non è “liberale”, nel senso della tutela a tutto campo dell’uomo , delle sue libertà, delle sue aspettative, della sua dignità , mi fa porre la domanda : ma questo PLI ( di cui non ho la tessera ) si pone in questo sistema costituzionale o propone un alternativa al sistema? lavora per l’attuazione concreta dei principi liberali ( tra i quali anche quelli ecomomici , ben inteso) presenti nel nostro tessuto normativo primario e secondario o propone qualcosa di diverso e….cosa? questo partito lavora per le libertà di ognuno e per contrapporsi a chi calpesta, quotidianamente, le libertà dei cittadini ? o….no? o protegge poteri costituiti ?
    Non vorrei che la pretesa( legittima) dei privati di costuire e gestire carceri sopravanzasse , in una ideale scala di valori, i diritti dei cittadini, ad esempio ad uno Stato meno invadente , o ad una giustizia davvero eguale per tutti.
    Credo che tutti coloro che non abbiano la tessera ma abbiano a cuore l’affermazione delle libertà , meritino risposta.
    Filippo Castellaneta

  5. Gentile signor Gani,
    concordo con lei e con la prospettiva costruttiva che fornisce con la sua riflessione.
    La tutela dei dirtti fondamentali della persona, tra i quali il diritto alla vita è naturalmente da mettere al primo posto,. E’ l’ideale cui tendere.
    La persona umana è qualcosa di irripetibile e di unico, e va tutelata dal concepimento alla morte.
    Da questo principio, a mio goiiudizio, discendono il rispetto della dignità di “ogni” persona” , il rispetto e la inviolabilità della libertà personale, l’eguaglianza di “tutti” di fronte alla legge, il rispetto della segretezza delle comunicazioni, la separazione tra diritto e morale, la tolleranza, la libertà di parola, i limiti dell’attività dello Stato e la sua funzione di tutela dei diritti dei cittadini come sua fonte primaria di legitimazione.
    Ed inoltre anche, e non per ultimi, in materia di giustizia e di dirtto penale, la presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva, il diritto ad un giusto processo, il diritto ad una pena equa, il diritto ad un trattamento penitenziario umano, che rispetti la persona “condannata e che contribusica a rieducarla .
    Tutti concetti che la nostra Costituzione del 1948 (unitamente alle modifiche del 2000) esprime compiutamente.
    A mio parere nella vita di tutti i giorni tali principi, nella pratica, spesso, rimangono inattuati .
    E forse su questo campo i liberali dovrebbero impegnarsi smascherando i finti liberali e contribuendo alla affermazione di principi e concetti ormai universali.
    Scriveva efficacemte Norberto Bobbio ( nel testo “l’età dei diritti ) che, ormai, nel nostro tempo i diritti sono stati enunciati, costituzionalizzati, positivizzati, ora, però occorre applicarli concretamente.
    Ecco : questo ritengo debba esse l’obiettivo politico di un partito liberale.
    Quando leggo invece , da parte di dirigenti del partito liberale italiano , che nella costituzione italiana non vi è nulla di liberale e che invece assurge a principio liberale la “gestione dei penitenziari ai privati”, rimango alquanto interdetto, non foss’altro per il fatto che “principio” è di solito, nella scienza, un enunciato che abbia validità “universale” in un determinato settore, e non mi sembra che far gestire le carceri ai privati , senza entrare nel merito della opinione, sia un concetto di valore universale.
    Comunque i dibattiti servono a chierirsi le idee ed a confrontarsi.
    Filippo Castellaneta

  6. Non è mio costume lasciare commenti sul sito del Partito. Aborro, peraltro, commentare “i commenti” ai miei interventi pubblicati sul sito. Quando però i commenti diventano offese, credo che lo “stile” debba essere tralasciato. Ricordo dunque anzitutto a tale “Filippo Castellaneta” che l’autore dell’intervento è un dirigente del Partito Liberale Italiano; mentre l’autore delle offese non risulta neppure essere iscritto al PLI. Comportamento civile, quindi, imporrebbe che in casa d’altri si esprimano le proprie opinioni senza -evidentemente- offendere. E senza, sopratutto, dare lezioni e patenti………..non avendo tampoco la patente. Tanto opportunamente premesso, evidenzio a tale “Filippo Castellaneta” che obnubilato dal desiderio di denigrare, prima non si è letto la legge; poi la letta e non l’ha capita (tra l’altro: art.1 comma 1 “sino al 2013 la pena detentiva sino a 12 mesi è eseguita presso l’abitazione del condannato”) infine e sopratutto non si è letto o non ha capito neppure l’intervento collegato alla legge. Ed infatti l’intervento -non tecnico, ma politico- mira a evidenziare (come scritto) che la legge in commento inferte l’ennesimo colpo alla cultura della legalità (principio liberale); mina la certezza del diritto (principio liberale); tenta di risolvere un problema (sovraffollamento e fatiscenza carceri), facilmente risolvibile affidando la gestione dei penitenzari ai privati (principio liberale). Distonante con la cultura liberale, invero, è il riferimento alla nostra Costituzione (PER NULLA LIBERALE) e l’avversione alla reclusione in carcere (PARIMENTI CERTAMENTE NON LIBERALE).
    Un caro saluto………………………..e un accorato invito a iscriversi al nostro Partito.
    Giuseppe Carrieri-Avvocato-Bari

  7. Ringrazio Flippo Castellaneta per la precisazione sul riferimento a 12 anni di detenzione, riguardo alla citata legge,e non 4 anni, come da me erroneamente scrittto, errore del quale mi scuso con i lettori del sito.
    Indubbiamente, come dice Castellaneta, la politica liberale deve tendere alla depenalizzazione dei reati minori, quali i piccoli furti, il dannneggiamento non aggravato, la bestemmia, etc….., questo è fondamentale per la nostra giurisprudenza; in questo quadro, le pene alternative al carcere, arresti domiciliari, lavori sociali per i detenuti, sono benvenuti, in quanto si sposano perfettamente con il concetto liberale delle pene detentive; il problema stà casomai nel controllare che queste pene alternative al carcere, siano efettivamente scontate dai detenuti, su questo tema, i liberali possono esercitare un utile ruolo di stimolo politico.
    Ma il motivo del mio post è anche un altro.
    Secondo me, i delitti di sangue, vanno distinti dalli altri delitti, e quindi non dovrebbero essere depenalizzati come gravissimi incidenti stradali causati per dolo da persone drogate od ubriache, che oltre a decessi causino gravi invalidità permanenti, mentre andrebbero depenalizzati i reati riguardanti incidenti stradali più lievi.
    Il concetto che se ne desume è il seguente, un errore può sempre succedere, mentre il decesso, o l’invalidità permanente aggravata di una persona, non può riguardare la venialità causale.
    Le persone che si macchino di grave dolo recidivo, dopo aver provocato il secondo incidente con gravissimi danni o decessi alle persone, dovrebbero non solo andare in carcere e scontare una condanna esemplare, ma essere disabilitate
    permanentemente alla guida.
    Ecco quindi un ottimo motivo per depenalizzare i reati minori, lasciando conseguentemente spazio nelle carceri stesse, per chi i reati li comette davvero
    Poi come reati di sangue praticamente impuniti e a parer mio molto gravi, possiamo annoverare gli infanticidi bianchi, ossia, ” gli aborti procurati” non terapeutici superiori a 90 giorni di gestazione.
    Questo per la legge italiana è infanticidio, quindi un reato, che però trova spazio nelle maglie troppo larghe della legge 194, che va su questo aspetto modificata, anche tenendo conto del fatto scentifico che vi sono molti nati prematuri ed immaturi che sopravvivono dopo breve gestazione.
    Ritengo che il governo deva muoversi urgentemente in questa direzione, anche prevedendo delle norme legislative per sanzionare questa impunita strage degli innocenti.
    Il problema di fondo, secondo me, non è tanto di carattere religioso, quanto di difesa della vita in modo integrale.
    Oltre alle privatizzazioni, alla difesa del risparmio, alle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, abolizione delle province opposizione ad ogni sorta di patrimoniale, detassazione delle accise sui carburanti, bonus fiscali per i distributori di carburanti, con relativa liberalizzazione per l’erogazione dei medesimi carburanti detassazione delle pensioni minime e di invalidità, libertà d’impresa,
    sburrocratizzazione della Pubblica Amministrazione, difesa della proprietà privata detassazione delle piccole imprese, cose ottime e doverose per un PLI che si rispetti, direi sacrosante, lancio una sfida, quella di inserire tra le priorità del PLI anche la difesa della vita.
    Saluti.

  8. Gentile signor Palermo,
    prendo atto della sua opinione dissenziente, che, tuttavia, ritengo tale perchè basata su dati errati.
    Infatti:
    a) lei parla di “scarcerazione”, ma la legge 199/2010 tratta della “esecuzione di pene detentive non superiori a 12 mesi presso il domicilio” del condannato. Domicilio che deve essere ritenuto effettivo ed idoneo da una relazione del direttore dell’Istituto di pena;
    b) lei afferma che la legge in commento si applica a tutti, invece il 2° comma dell’art. 1 prevede che la detenzione domiciliare non è applicabile :- ai soggetti condannati per taluno dei delitti indicati nell’art. 4bis della legge sull’ordinamento penitenziario ( associazione mafiosa, violenza sessuale,riduzione in schiavitù, sequestro di persona, nonchè omicidio, rapina ed estorsione aggravata purchè vi siano elementi tali da far ritenere la susitenza di collegamnti con la criminalità organizzata); -ai delinquenti abituali, professionali, o per tendenza; – ai detenuti sottoposti a regime di sorveglianza speciale ex art. 14 bis legge o.p.. Inoltre il Magistrato di Sorveglianza può rifiutare la concessione del beneficio allorchè ritenga ricorrente il pericolo di fuga o di recidiva del condannato ;
    c) lei sostiene che “in galera non ci va nessuno”. Tuttavia la invito a leggere i dati forniti dal Ministero ( sito del Ministero Giustizia/strumenti) : al 30.11.2010 nelle carceri italiane erano presenti 69155 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 44874. 25000 persone in più! Questo comporta che le “persone” detenute si trovano a scontare la pena in celle anguste insieme anche a daltri 10-12 detenuti.
    d) lei ritiene che la legge prevederebbe che “d’ora in poi sino a 1 anno di condanna non si va in galera”. Sinceramente non ho trovato tale previsione in nessuno dei i 5 articoli della legge 199.
    e) i dati che lei cita (10000 detenuti che avrebbero potuto beneficiare della legge) erano la previsione iniziale: a seguito del varo delle norme visti i numerosi impedimenti che esse contengono il DAP ritiene che 4000- 45000 detenuti potranno ottenere la detenzione domiciliare;
    e)lei afferma che una cosa è il rispetto della persona, altra rispondere dei reati. Le ricordo però che il nostro ordinamento nè a livello costtituzionale, nè a livello di codici o di altre leggi penali prevede una tutela attenuata per le “persone” detenute, anzi l’art. 1 della legge 354/1975( legge sull’ordinamento penitenziario) recita espressamente che “il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità edeve assicurare il rispetto della dignità della persona”.
    Mi premeva chiarire questi aspetti tecnici della querelle al fine di incanalare il dibattito nei giusti canali, ma ripeto quello che non mi trova d’accordo è che in una sede, non giuridica ma politica, quale il forum del sito del PLI, si leggano opinioni che appaiono distonanti con la cultura liberale.
    La nostra Costituzione prevede che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato, al fine del suo utile reinserimento nella società degli onesti, ed il nostro ordinamento giuridico prevede una serie di misure alternative alal detenzione che spesso, però, non vengono attuate.
    La legge 199 è un tentativo, ritengo vano, di rimediare al sovraffollamento carcerario, attuato dopo che il legislatore, negli ultimi anni, con tutta una serie di interventi ( leggi in materia di recidiva, prescrizione, creazione di nuove figure di reato, inasprimento delle pene detentive) ha fatto in modo che il carcere diventasse la soluzione unica ed obbligata .
    Quello che invece occorrerebbe, è una rivisitazione organica del sistema dei delitti e delle pene che preveda un diritto penale “minimo” ( proprio dei Paesi ad impronta liberale) e quindi corposa depenalizzazione, e una previsione ( per le pene detentive brevi) di sanzioni alternative al carcere con maggior effetto sanzionatorio( quali il lavoro di pubblica utilità. la riparazione dei danni provocati dal reato ed altro).
    Ma per fare questo ci vuole una politica con la P maiuscola.
    Mi auguro che i dirigenti del PLI, quando sarà il momento, possano avanzare proposte di sistema, costituzionalmente orientate, e possano rifuggere dal facile ( e damagogico) giustizialismo).
    Filippo Castellaneta

  9. Sig.Filippo Castellaneta, Lei sbaglia e di brutto.

    1.Perchè la scarcerazione interesserà oltre 10.000 pregiudicati (fonte Ministero Giustizia);

    2.Perchè la scarcerazione interessa tutti -anche chi ha commesso omicidi, stupri, rapine, corruzioni, etc- tranne i reati di mafia e i deliquenti abituali;

    3.Perchè tutto si può dire dell’Italia tranne che ha una legislazione carcerogena (vada in giro a chiedere se in Italia va in galera qualcuno). Ed infatti questa legge prevede inoltre (se la legga) che d’ora in poi sino a 1 anno di condanna non si va in galera;

    4.Perchè sopratutto il rispetto delle persone è cosa del tutto diversa dal rispondere dei reati che si è commesso. Sbagli; decidiamo che devi avere una sanzione; tutti devono sapere (certezza della pena) che pagheranno.
    E’ ovvio che non saranno frustati e/o che dovranno scontare la pena in un carcere lurido e fetente in 10 in una cella. Sono però 2 problemi diversi (la pena e l’esecuzione della pena) e lei li confonde. O perchè è in malafede o perchè non sa di cosa parla.

  10. Jhon Mill affermava che ogni opinione ridotta al silenzio potrebbe essere vera e che rimane sempre una speranza quando le persone sono costrette ad ascoltare due opinioni.Sicché non ritengo accettabile contrapporsi ad una opinione diversa, chiedendo chi sei? Che professione fai? Che bagaglio (culturale, immagino) possiedi?
    Ne’ ritengo utile difendere la opinione avversata dicendo “e’ la nostra e basta”. Certo ci vorrebbe un convegno e non un forum, comunque tralasciando precetti Costituzionali in materia di pena, evoluzioni giurisprudenziali in tema di trattamento penitenziario e recupero dei soggetti deviati, e mettendo da parte le pronunce CEDU che spesso hanno condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti ( vedi caso Alimovic c Italia per violazione dello spazio minimo riservato a ciascuna persona detenuta), dico che i dati DAP affermano che solo 4000 detenuti beneficeranno della 199 e che ne sono esclusi – come ha rimarcato il signor Luigi- i detenuti per reati piu’ gravi. La legge in sostanza e’ un timido tentativo di risolvere i problemi del sovraffollamento causati dalla legislazione carcerogena degli ultimi anni.
    Preciso che il mio rabbrividire e’ stato dettato dalla circostanza che i liberali debbano spenderai per la valorizzazione ed il rispetto di qualsiasi persona umana, anche se detenuta e se ha delinquito, e il giustizialismo ed il “tintinnio delle manette” sono pseudoculture che appartengono ad altri.
    Se sbaglio saro’ felice di ascoltare opinioni contrarie. Filippo Castellaneta.

  11. Non condivido assolutamente Corrieri, l’obbiettivo del PLI dovrebbe essere quello della depenalizzazione graduale delle peneper i reati minori, spece in presenza di comportamento positivo da parte del detenuto.
    Il governo in questo ha sicuramente operato bene:
    Il provvedimento riguarda solo i reati minori, quelli non di sangue, con pene minori a 4 anni di detenzione, e viene applicato solo nei casi di buona condotta, tramite gli arresti domiciliari, sull’ultimo anno di detenzione.
    Un modo positivo per lo sfoltimento delle carceri.
    Perchè invece ad esempio non vengono perseguiti gli aborti procurati, oltre i 90 giorni di gestazione?
    Perchè chi ubriaco o drogato provoca gravi incidenti stradali con morti e feriti molto gravi, spesse volte non va in galera, come invece dovrebbe?
    Si tratta di stragi, reati di sangue, che prefigurano danno sociale.
    Per questo dovrebbe essere previsto il carcere, non certo per i reati minori.
    I reati contro la vita, in Italia, non vengono sufficentemente perseguiti.
    Su questo il PLI, dovrebbe impegnarsi.
    Saluti.

  12. Sig.Castellaneta, insieme alla’Avv.Carrieri, abbiamo esaminato la legge (pochi articoli) e commentata, in quanto entrambi avvocati che si occupano anche di materia penale.
    Orbene anzitutto La invito a rileggersi il suo post; in 3 righi e mezzo Ella è riuscito a “offendere” ben 4 volte (mi viene da rabbirividire; non ha letto la legge e capita; non conosce le problematiche della pena e detenzione carceraria; non è un commento liberale).
    La invito poi a illuminarci e a farci capire perchè pochi ne beneficeranno (come da Lei affermato) e a farci comprendere il riferimento alle problematiche della pena e della detenzione carceraria rispetto alla Legge in questione.
    Infine attendo di conoscere che professione svolge nella vita e quale bagaglio liberale Le consente di dare patenti (di liberalesimo) agli altri.
    Può rispondermi anche al mio indirizzo di posta elettronica (lo chieda al partito………..)
    Avv.Michele Castellaneta

  13. Correggo errore contenuto nel mio commento : il redattore della “nota alla legge” invece che il ” redattore della legge”

  14. Mi viene da rabbrividire: il redattore della legge non l’ha letta, tantomeno capita. Non sa che pochi ne beneficeranno, e dimostra di non conoscere affatto le problematiche della pena e della detenzione carceraria. Non mi sembra il commento di un liberale !

  15. Meno male che ogni tanto qualcuno studia e ci fa sapere come stanno le cose. Grazie e speriamo che un giorno i liberali possano governare per impedire il ripetersi di questo schifo

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