Siamo entrati nel lungo tunnel delle feste. Gli italiani per un po’ dimenticheranno i loro guai e si dedicheranno ai pranzi, ai regali, allo spensierato divertimento. Soprattutto cercheranno di rimuovere il triste spettacolo della politica politicante.

Ho riflettuto a lungo prima di mandare un messaggio augurale agli amici liberali, perché tutto ciò che è avvenuto recentemente, mi ha fatto precipitare in un pessimismo, che non avevo mai conosciuto. Anche se ormai, da quasi un ventennio, la politica italiana si è avvitata in una spirale perversa, dalla quale sembra non poter uscire, tuttavia c’era il rifugio del nostro piccolo mondo, così diverso, nel quale coltivavamo la esile pianta della speranza.

Da qualche tempo, sin dal Congresso del 2009, ho avuto l’impressione che il contagio avesse lambito anche alcuni di noi. Di recente, credo, che il fenomeno si vada estendendo. Non riconosco più, almeno in modo netto come in passato, l’orgoglio della nostra diversità, che è sempre consistita nell’approccio di tipo culturale, identitario e valoriale alla politica. Comincio a intravedere ambizioni, carrierismo, opportunismo, eccessivo spirito polemico, ma soprattutto, una crescente assuefazione alla perversa logica bipolare ed una resa alla teoria del “male minore”, insieme alla rinuncia all’orgogliosa rivendicazione di rappresentare , innanzi tutto, una alternativa di sistema.
Per trarre ispirazione ho passato la giornata natalizia a rileggere “l’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam. Ho pensato, quindi, all’espressione di molti che ci ascoltano e giudicano il nostro dire la verità come una sorta di straparlare, come un procedere per paradossi. L’ umanista scrisse la sua opera principale esattamente cinquecento anni fa, ( nel 1509, pubblicata nel 1511) rivelando che la natura dell’essere umano ed i suoi comportamenti sono sempre rimasti uguali.

Erasmo, con sorprendente attualismo, affermava che il principale collante di una società è l’adulazione e l’inganno. Se, infatti – scrive – “il popolo sopporta il principe, il padrone il servo, la moglie il marito, il padrone l’inquilino, è perché si lasciano guidare da giudizi errati e dalla volontà di chiudere un occhio”. A sua volta l’individuo è sorretto dall’autoadulazione. Perciò “occorre che ognuno lusinghi persino se stesso con una lisciatina prima di poter godere della stima altrui.”
Il berlusconismo non è altro, allora, che una lettura della debolezza umana e della forma per sfruttarla, grazie allo spregiudicato uso dei media e del potere nella società di massa. Al tempo dell’elogio della follia, tali strumenti erano nelle mani della Chiesa o dell’Imperatore. Erasmo, nel campo cattolico, come Lutero, in quello della rivolta protestante, sia pure da due schieramenti diversi, rappresentavano l’anticonformismo, fino all’eresia. Quello che dovrebbero essere i liberali oggi.

Se la nostra è follia, evviva la follia! Quando intravedo, nei distinguo realistici di alcuni nostri amici,la strada della rassegnazione e, talvolta, dell’opportunismo, non posso che deprimermi.
L’ elogio erasmiano, si spinge fino ad affermare: “chi sembra saggio tra voi, diventi folle per esser saggio”. Quindi follia, delirio, lotta dell’anima, contro la prepotenza del corpo e delle sue debolezze. Anche nel nostro tempo moderno, sia pure laicamente, per essere veramente liberali è necessaria una inclinazione alla follia.
Ben Gurion, quando gli chiesero se bisognava esser folli per costruire un Stato, come quello di Israele in un territorio così ostile, rispose: “Necessario no, ma aiuta”. Per essere liberali oggi in Italia, credo che sia indispensabile.

Mi auguro che il periodo festivo serva a coltivare in noi la pianta della follia, quindi della orgogliosa diversità liberale, per farla crescere forte, nel nuovo anno, al nostro Congresso Nazionale. In quella occasione, non senza emozione ed apprensione, consegnerò ad un nuovo gruppo dirigente, il Partito che nel 1997, insieme ad altri “folli”, ho contribuito a fondare e che, bene o male, forse più male, ho tenuto in vita e guidato, come potevo e sapevo, in tutti questi anni. Auguro alla nuova dirigenza di avere la dose necessaria di follia e, spero, un po’ più di fortuna.
Il nostro Paese ha bisogno di una grande rivoluzione, non solo politica, ma culturale, etica, del costume, delle abitudini, dei valori, che non può non essere ispirata da una folle utopia, come quando, tra il 1848 ed il 1870, una minoranza di liberali cambiò tutto.

Purtroppo quella rivoluzione si fermò ed anzi, cinquant’anni dopo, precipitò nella dittatura per non aver saputo, dopo l’unità territoriale, costruire quella morale del nostro popolo. Il cammino, faticosamente riprese nel dopoguerra, pur con tante contraddizioni e difficoltà, ma fu bruscamente interrotto agli inizi degli anni novanta. Ancora non è stata fatta una analisi seria delle ragioni profonde di quella involuzione, che ha determinato la perdita di un intero ventennio sulla via della modernizzazione necessaria.

Spero che il nostro Congresso Nazionale sia l’occasione per discutere di simili tematiche elevate, perché ritengo che, altrimenti, sarà impossibile pervenire ad una proposta capace di indicare la via per uscire dalla crisi e riprendere il cammino tracciato dai nostri antenati, che realizzarono l’Unità.

E’ questo l’augurio che faccio a tutti noi per un 2011 in cui l’espressione “rivoluzione liberale” possa avere effettivamente un senso.

Stefano de Luca

22 Commenti

  1. al 7° rigo manca un H, chiedo scusa. Ho dimenticato di aggiungere che tutti dobbiamo rispondere in assoluto prima alla nostra coscienza poi al Signore. Auguri di buon anno. Angelo Caniglia

  2. Cari amici,
    spero che il post precedente da me stesso scritto, non abbia turbato più di tanto coloro che mi hanno dato l’onore della lettura; ho voluto solo mettere in chiaro alcuni fatti nudi e crudi così come si sono succeduti, manifestati e vissuti.
    Di certo non era mia intenzione stravolgere la vita di qualcuno.
    Qualche mese addietro quando si sono dovuti fare i complimenti a qualcuno per il lavoro svolto, sono stato sempre fra i pochi a congratularmi, mai mi sono tirato indietro o fatto finta di nulla o peggio, essere stato geloso delle capacità dimostrate. Allo stesso modo mi sono incazzato per il contrario.
    Come tanti di Voi, anche se non tutti hanno vissuto gli anni migliori del PLI, ringrazio chi assieme a De Luca, han voluto ridare vita, nel 1997, al Partito Liberale Italiano.
    I ringraziamenti per il lavoro bene o male svolto deve essere comunque tributato e riconosciuto da tutti i liberali d’Italia.
    L’avv. De Luca così come tutti i meno giovani sanno quanto si sia amato e lavorato per il partito. Le cose vanno dette con coraggio per come sono senza infingimenti se si vuole progredire ed andare avanti con più speditezza. Far finta di niente danneggia l’autore del silenzio, chi dovrebbe essere il destinatario del pensiero, ed il partito.
    Credo di aver già suggerito la via, da me ritenuta migliore, alla dirigenza attuale se si vuole riprendere un percorso unitario e se si vuole veramente fare un congresso pulito, non pilotato, spontaneo, in cui tutti i partecipanti liberi e liberali potranno esprimersi, avere pari opportunità.
    Sono certo che tutti converranno su quanto detto e si attiveranno a che le premesse congressuali siano le migliori e le più limpide.
    Con affetto.
    Angelo Caniglia

  3. Carissimi Liberali,
    I numerosi interventi dopo la relazione/analisi/augurale del Segretario DE LUCA stanno a significare la grande passione politica esistente tra i Liberali e la voglia di dare un concreto contributo alla Rinascita:Di tutto questo anelito di Liberalismo dobbiamo”approfittarne”.Invece di perderci in discussioni che per quanto utili non producono soluzioni in questa fase convulsa e ben consci che ogni azione politica ha assoluto bisogno di Liberalismo,suggerirei,con molta umiltà, di lavorare sul Programma Liberale esistente sul quale dovremmo riconoscerci.Particolare attenzione darei all’organizzazione del Partito in sede nazionale,regionale,provinciale,comunale invitando tutti a collaborare.Per l’eventuale Congresso vorrei che i partecipanti dessero poco spazio alla ricerca spasmodica con quale altro partito condurre le prossime battaglie politiche,ma definire l’Area dove produrre e realizzare le ns.idee.A mio modesto avviso questa Area non potrà che essere di “CENTRO” che rispetta l’equidistanza dal Bipolarismo attuale(Destra-Sinistra) per poi.quando il Partito Liberale si sarà finalmente organizzato,rafforzare l’Area moderata e riformista che meglio interpreterà le idee Liberali che appariranno vincenti nel Programma.Sarà l’attuale SegretarioDe Luca o sarà chi meriterà la ns.fiducia attraverso il riconoscimento LEALE di tutti i Liberali Italiani,che sono moltissimi,(ma non con tesseramenti dubbi!).Credo sia importante prepararci per il dopo Berlusconi non dimenticando che il panorama politico attuale,colmo di grandi difetti,imploderà e cambierà spesso e quindi la cosa più importante da fare TUTTI INSIEME è quella di rinforzare il PARTITO LIBERALE ITALIANO -quello ORIGINALE-.
    A tutti i migliori auguri per un felice 2011.
    Pietro Stella.

  4. Purtroppo in Politica servono i risultati, l’entusiasmo, la grintà…..e la gioventù. Ringraziamo il Segretario De Luca per aver mantenuto la fiammella accesa, di organizzare di programmare il partito di quello che fù il partito glorioso degli anni 50/80, ma è arrivato il momento di pensare come un vero partito e non come una associazione. Quindi al Segretario secondo me andrebbe la Presidenza d’onore, e l’asseblea elegga un giovane che sia in grado di unire e compattare un partito demotivato e privo di ogni entusiasmo. Grazie a tutti e felice anno.

  5. Caro avv. de Luca,

    onestamente devo dirLe che il Suo articolo non mi ha stupito più di tanto, sia per il suo contenuto sia per l’occasione scelta.
    Quanto Lei afferma oggi, anche se in termini diversi, è già stato scritto qualche tempo addietro su questo sito. Lei sicuramente non lo avrà letto, impegnato com’era nel mettere a posto le “cose” post congressuali.
    La Sua unica preoccupazione, era la cura di quella minoranza uscita eletta al Congresso, complimenti, l’ha fatta fuori! Ancora una volta ha saputo mortificare il partito, non è il caso che qui Le rammenti le tante critiche che non solo io, in questo tempo, sono state riservate al Suo modo di governare il partito stesso.
    Dovrei dedurre che dobbiamo aspettare i giorni di festa per vederLa impegnata nel comprendere le problematiche della politica?
    Non ho ben capito, Lei, quando si riferisce a taluni di noi che sono stati lambiti dal contagio di una spirale perversa, per caso si riferisce alle “Sue” scelte strane ed ambigue fatte a nome e per conto del PLI ?
    Mi spiego meglio: ricordo un Consiglio Nazionale organizzato ad hoc alla vigilia delle elezioni nazionali per il parlamento italiano presso la sala Capranichetta a fianco all’hotel delle Nazioni, credo nel 2006, quando Lei con ansia attendeva la venuta del noto cavaliere. Il dott. Berlusconi andava bene allora perchè Le aveva assicurato un posto sicuro nelle liste di Forza Italia? Le andava bene anche il bipolarismo?
    Ancora, alle elezioni del comune di Roma, al ballottaggio delle amministrative Lei impose al partito il candidato Rutelli; anche questi andava bene perchè avrebbe spianato una certa strada che solo Lei conosceva? Era forse anche questo da leggere quale opportunismo politico? Le rammento che per questi motivi incominciò l’esodo dal partito, la gente non ci capiva più niente, prima con la destra poi con la sinistra!
    Le chiedo se ricorda tutti coloro che si sono allontanati, bella gente, disponibile, buone menti, partecipavano con entusiasmo alla vita di partito, conoscevano la politica, erano persone per bene, se li ricorda?
    Dopo venne la volta di Casini, certezze assolute saremmo stati garantiti sia per le elezioni in Abruzzo che quelle Europee!
    In contemporanea colloquiò con i liberaldemocratici che se avessero accettato di elargire un po’ di soldi ed inserire nel logo anche la sola parola PLI e se ecc., sarebbero andati anche questi bene!
    Poi venne la volta dei radicali, il fatto fu acclamato, conclamato e osannato, è storia recente sappiamo tutti come è andata a finire!
    Ora è la volta del terzo polo o polo terzo, sembra anche questa ipotesi naufragata, almeno per Lei!
    Quando qualcuno La contraddiceva sulle scelte effettuate da Lei e solo da Lei o non si mostrava d’accordo, Lei se ne infischiava ed andava avanti lo stesso come un buldozer. Faceva sopportare, a malincuore, a chi Le stava vicino quanto Lei privileggeva. Scelte, che hanno causato traumi in tanti di noi, e, chi prima chi dopo si è allontanato dal partito.
    Alla luce di tanto mi vuole spiegare come i liberali da Lei (mi scusi) mal condotti in questi ultimi anni potevano non aver avuto quel “contagio”, di cui Lei fa cenno nel Suo post, e che sotto – sotto se si va a vedere, Lei è stato uno degli artefici!
    Come vede, senza trarne “la solita” ispirazione nella lettura, per capire che il grande malanno del nostro tempo sono gli intellettuali stupidi, quelli che credono basti enunciare ideologie, o elaborarle, manipolarle e poi sposarle per interpretare la vita secondo formule e verità assolute, senza curarsi della realtà, dell’uomo, che non è fatto solo di cervello, ma che ha anche un cuore, dei sentimenti e bisogni estranei all’intelligenza, non controllabili dall’intelligenza.
    Lei dice che essere LIBERALI ora in Italia è indispensabile, Le chiedo, ieri era diverso?
    Scrive del Congresso Nazionale e dice “non senza emozione ed apprensione, consegnerò ad un nuovo gruppo dirigente, il Partito che nel 1997, insieme ad altri folli…….”; folli solo per aver creduto in un signore che inizialmente ha mostrato e mostra tuttora in momenti di lucidità la parte migliore di se stesso che ti attrae, ti persuade e poi ti ……. sino a farti correre a gambe per aria.
    Ho letto con molta attenzione quanto scritto dagli amici che mi hanno preceduto ed in particolare quello di Palumbo. Non sono d’accordo nella parte in cui entra nei meandri dei rapporti partitici, fa l’analisi mettendo in evidenza che se il partito non è cresciuto e non cresce la colpa è di coloro che sono stati e sono litigiosi e di coloro che hanno mal sopportato la sconfitta congressuale. Ma di cosa stiamo parlando? Le ragioni del disaccordo le ho meglio descritte in precedenza. E’ proprio possibile che tanta gente prima e dopo il congresso ultimo si sia allontanata perchè incapace e litigiosa? E’ proprio possibile che non si vuol capire che le colpe sono nelle inattitudine di taluni dirigenti?
    Rammento prima a me stesso che quando si palesò l’idea di far fuori taluni iscritti e dirigenti, quanti restavano votarono con entusiasmo per l’allontanamento senza sapere che quelli erano la minoranza del partito, rappresentavano il sale della democrazia.
    Caro avv. De Luca, come Lei ha già avuto modo di sperimentare ed apprezzare, il sottoscritto, nato libero, ha sempre nella propria vita lottato per affermare la libertà in senso lato dandone il giusto significato ed attuando i sani principi e concetti inappellabili ed indiscutibili convinto che la libertà ha solo estensioni , aggettivi e non sinonimi. Senza la libertà un uomo non è uomo così come il pensiero non è pensiero.
    Ricordi avv. De Luca che si può ingannare una parte del popolo, non tutto il popolo.
    Sia folle sino in fondo, si dimetta.
    Deponga già da subito le Sue ragioni nelle mani del Consiglio Nazionale assieme a tutta la dirigenza, per permettere ai consiglieri di eleggere una commissione atta a traghettare il partito al congresso per la sua rifondazione e permettere a tutti i liberali italiani, folli e non, di poter offrire alla pari il proprio contributo per la rinascita di quel partito che indistintamente agogniamo libero e forte.
    A tutti gli amici riformolo i più sinceri auguri per questo scorcio di anno e un ottimo 2011.

  6. Caro Segretario,
    grazie per l’augurio. Dedicare il nuovo anno dedicato a far crescere la pianta della follia liberale è una prospettiva affascinante. Perciò faccio lo stesso augurio anche a te ed a tutti gli amici del PLI.

  7. Caro Segretario, se può esserle di conforto, “precipitare nel pessimismo” è una reazione NATURALE che da diverso tempo a questa parte accompagna anche me seguendo a ruota le vicissitudini del nostro partito (…..alternandosi a lunghi periodi di torpore).
    Non intendo criticare il suo operato nel partito, non potrei, ma non direi la verità se mi augurassi di vederla ancora Segratario del partito che ho nel cuore.
    Come ha già detto qualcuno prima di me in un post “c’è un tempo per tutto e per tutti”!

    Francesco Grimaldi

  8. Carissimo On. De Luca, come non condividere il suo sentimento, il pessimismo verso un mondo che va in direzioni che purtroppo ci sfuggono sempre più.
    Ho per lunghi anni ammirato i suoi incredibili sforzi per mantenere in vita un PLI che purtroppo non riesce a sopravvivere solo attraverso il pensiero, la voglia di fare, e l’immancabile voglia di diffondere il verbo di ciò che vuol dire “l’essere liberali” in uno stato che liberale non è.
    Non so cosa la porti ad essere ancora in “prima linea”, ciò che le auguro con tutta sincerità per il 2011, per mantenere ancora viva una speranza che si è fatta sempre più flebile, è l’adottare una strategia diversa, magari – perchè no – anche “facendosi da parte” in favore di un segretario più giovane che abbia le stesse energie che lei mise in campo 13 anni fa, e che ora sembrano (com’è normalissimo che sia) un pò spente.
    Ho sempre pensato che i giovani, per farsi largo in una società sempre più aggressiva e concorrenziale, abbiano assolutamente bisogno dei consigli degli “anziani”, dei saggi insomma…
    Allora perchè non avere subito un nuovo Segretario, magari un professionista di prestigio, e Lei a capo di un vero e proprio comitato scientifico all’interno del Pli, oltre che Presidente?
    Spero che questo mio piccolo pensiero, intriso di ottimismo, non si perda in questo mare di pessimismo….
    Tanti Auguri per un fantastico 2011.

  9. Cominci il Segretario col coraggio di farsi da parte, dopo una gestione FALLIMENTARE, che ha fatto risorgere il glorioso PLI solo per esporlo al pubblico ludibrio, a una mera forma di testimonianza muta e inascoltata.

    Da liberale, ritengo di aver avuto il diritto di meritare di più.

  10. Egregio Segretario de Luca,

    è apprezzabilissima la sua disamina su quanto avvenuto ultimamente, come il parallelismo sull’elogio di Erasmo e sul Controriformismo di Lutero. Tutto questo ci induce a pensare che la follia e la novità delle idee emergono con forza nel momento in cui vige la staticità e lo “status quo”. Erasmo e Lutero vivevano in un periodo nel quale gli Asburgo – Castiglia/Aragona dominavano con la spada l’Europa (re Carlo V), attraverso la guida attenta della Chiesa, che voleva anch’essa lo status quo di Roma e del Suo potere su tutti i cristiani di Europa. Quella spinta riformatrice che attraversò quel secolo ricco di avvenimenti, nasceva da un’esigenza di cambiamento soprattutto di usi e costumi che erano invisi ai più.
    Non capisco allora perchè, secondo quanto espresso prima, una volta che Lei con lungimiranza e ampiezza di vedute decida di “passare il testimone” per favorire il ricambio allo “status quo”, si erga uno stuolo di voci convinto a farLe cambiare idea.
    Si ha paura di cambiare e mettere in pratica quella “follia” di cui Lei stesso parla, oppure ci sono altre motivazioni? Soprattutto mi chiedo se Lei volesse ricoprire una carica rappresentativa del Partito dopo gli oneri e le battaglie alle quali si è sottoposto per 13 anni.
    La ringrazio per l’attenzione che vorrà dedicare a queste mie sommesse domande.
    Michelangelo Liuni

  11. In politica, mi hanno insegnato, che vige il detto del “mai dire mai”.
    Altresì possiamo anche dire che la politica è proprio l’arte della mediazione e del trovare sempre la sintesi delle proprie tesi e le tesi dell’altro.
    Quanto predetto è sempre valido e moralmente accettabile, purchè siano fatti salvi sempre gli ideali e che ad essi devono sempre piegarsi gli uomini.
    Leggo con molto dispiacere e rammarico, lo sconforto che traspare, anzi trasuda, da queste parole del Segretario de Luca e questo è da comprendere, se è l’uomo Stefano de Luca a pensarle, mentre diventano prive di valenza politica se a scriverle è un politico nonchè Segretario di un partito.
    Tornando al pragmatismo politico, oggi non si può non fare una chiara ed oggettiva analisi:
    a) Nel Terzo Polo, o meglio nel Polo Terzo, il PLI è assente;
    b) Andare ad un ulteriore CN, con forti spaccature, credo che equivalga a celebrare il “de profundis” per il PLI;
    c) Convincersi che segarsi una gamba, equivalga e tagliarsi un dito;
    d) Sperare in scenari futuri per la creazione di una Costituente Liberale, per riunire tutti i Liberali della diaspora, non solo non è un’operazione a breve, ma è anche un’operazione in cui se il PLI si presentasse con l’attuale consistenza e con velleità egocentriche, lo vedrebbe soccombere di fronte a forze nuove e più fresche.
    Quindi se proprio si è presa coscienza che occorra eleggere un nuovo Segretario e che rappresenti una discontinuità con il presente, non si può farlo nascere già morto e con l’ingrato compito di ricostruire la casa Liberale sin dalle sue fondamenta, almeno quelle cerchiamo di salvaguardale.
    Pertanto credo che alla prossima riunione della DN, sia necessario che siano presenti TUTTI i componenti e che magari in quella sede, tra le quattro mura amiche della nostra sede, ci si chiarisca in maniera franca e schietta, come si conviene a gentiluomini, altresì Liberali.
    Rimango fiducioso che da oggi al 20 Gennaio, il tempo sia sufficiente affinchè si possano mettere da parte gli individualismi e si facciano trionfare gli ideali.
    Ogni scala inizia con un primo gradino e a meno che sia una scala mobile, se non si solleva almeno una gamba, si rimane fermi al pianerottolo.

    Giuseppe Stella, Segreteria Regionale PLI Sicilia

  12. CARISSIMO STEFANO !!

    superfluo riconfermarti tutta la mia stima per la lotta che hai portato avanti in questi 15 anni per far sì che il PLI fosse una realtà riconoscibile dalla “nuova politica”.

    La tua intenzione di scendere dalla scala è preoccupante per me , perchè so bene che sotto la scala , chiaccherano in molti su come si deve avvitare la lampadina al soffitto, ma nessuno lo sa fare.

    Mi viene da sorridere, infatti, a pensare quali altri sarebbero capaci di muoversi nei corridoi del Parlamento come te, oppure quali altri otterrebbero udienza da Casini , Fini ed affini, per non citare Berlusconi, con la capacità di trattarci o colloquiarci in un rapporto paritetico fatto di stima politica maturata fin da tempi lontani .
    Poi, va bene, altri possono pure dire: “ma, stante quanto premesso, non ci hanno filato più di tanto comunque !” E’ vero, però, almeno sei stato rappresentato da qualcuno che è stato ed è qualcuno nel panorama liberale italiano : questo nessuno lo può negare!!

    Allora, se deve accadere che Stefano abbia intenzione di “scendere dalla scala”, a prescindere dal rammarico personale, io vi posso garantire fin da ora che prenderò in considerazione solo qualcuno di insospettata fede liberale, riconosciuto e riconoscibile dal’esterno perchè ha avuto od ha una curriculum parlamentare degno di nota, capace di ampi consensi tra i liberali interni ed esterni al PLI …..quindi o un altro Stefano….. o giù o più sù di lì !!!

    Prendete tutti atto, senza offese, della franchezza e Buon Anno Nuovo !!!
    Maurizio Irti

  13. Avanti con il consiglio nazionale ed il congresso al più presto. La linea del partito non deve cambiare: avanti col terzo polo. Avanti anche col segretario nazionale Stefano De Luca, di cui ho condiviso la linea politica. Impegnamoci al congresso ad eleggere una nuova direzione composta da persone che non abbandoneranno il PLI a metà mandato. Convochiamo inoltre più spesso (non solo due volte all’anno come prevede lo statuto) il consiglio nazionale.

  14. Einstein, ed era Einstein, diceva a proposito del suo contributo alla scienza, che aveva avuto il vantaggio di poggiare sulle spalle di giganti, riferendosi a Galileo, Newton e Maxwell.
    Obama, all’apice della peggiore crisi finanziaria ed economica dal ’29 ad oggi, si mostrava davanti ai giornalisti accreditati alla Casa Bianca ed al mondo intero con a fianco l’ottantenne Volcker, presidente della Fed ai tempi della presidenza Reagan.
    L’augurio che faccio per il nuovo anno è che al futuro segretario del PLI non sia negato il sostegno di quel patrimonio di cultura liberale e di esperienza maturata da coloro che hanno vissuto da protagonisti anni intensi di battaglie politiche e di conquiste di libertà. Affinchè le nuove proposte abbiano credibilità e qualche possibilità di successo. Perchè quanto replicato da de Luca nel ’97, dopo la difficile impresa di Croce del ’43-’44, non rischi di prestare il fianco sguarnito agli Ixos del XXI secolo e rischi di essere vanificato, piuttosto che passare alla storia come meriterebbe.
    L’infallibilià, del resto, non credo proprio che appartenga al bagaglio dei liberali. Forse a quello di altri…..
    Buone feste e buon anno a tutti!

  15. Caro Stefano,
    ti confesso di essere rimasto piuttosto turbato dalle tue considerazioni perchè, per la prima volta, vi leggo oltre ad un comprensibile pessimismo anche una sorta di resa agli eventi.
    Posso comprendere perchè soprattutto gli ultimi avvenimenti interni alla vita del Partito possono determinare la voglia di mandare tutti a quel paese (per mantenere un linguaggio adeguato).
    Tu sai che tante volte non siamo stati d’accordo su alcuni “passaggi” tattici sulla linea del Partito, anche se resto convinto delle mie ragioni quando insistevo per stare alla larga da Berlusconi (parliamo ovviamente di tanto tempo fa), tuttavia ho sempre considerato quasi titanico il lavoro svolto in tanti anni difficili per far rinascere e far vivere il nostro PLI.
    Personalmente, ma avremo modo di discuterne a fondo al Congresso, penso che le difficoltà sostanziali intervenute dipendano dalla situazione generale dell’attività teatrale in corso nei palazzi della politica (attenzione perchè la gente comincia a rendersene conto e rischia di finire male……) ma anche dalle caratteristiche di parte della nostra “dirigenza” del Partito.
    Purtroppo, in generale, la qualità della classe politica attuale è – come evidente – scadente, qualcuno può dire che rispecchia il livello degli italiani, personalmente la ritengo inadeguata perchè improvvisata e senza “istruzione politica” causa la fine dei Partiti e tutto ciò che accaduto da tangentopoli in poi. Nel nostro particolare (PLI) , ovviamente, va ancora peggio….
    Per finire voglio pubblicamente confermarti la mia stima ed amicizia incondizionata per tutto ciò che hai fatto in questi anni difficilissimi per i Liberali, anche se non vedo grandi prospettive alla luce del tuo intendimento di lasciare la Segreteria; obiettivamente non intravedo alternative e, purtroppo, temo che tale evento potrebbe significare una implosione del PLI e la parola fine alla speranza di poter dare al Paese un Partito Liberale fondato sui suoi valori e sulle idee oggi così attuali.
    Salvatore Buccheri

  16. Care amiche ed amici,
    vorrei iniziare augurando a tutti un sereno 2011 nella speranza che, per ognuno, sia migliore dell’anno che oramai volge al termine.
    Non posso che “elogiare” il riferimento del Segretario ad Erasmo da Rotterdam ed il suo intervento in generale così come condivido moltissimo l’intervento di Enzo Palumbo.
    All’amico Galgano vorrei lasciare una mia riflessione, oltre che ricambiare gli auguri liberali.
    Io credo proprio che il Berlusconismo (ed il suo anti che ha in Veltroni e Di Pietro – solo per citarne alcuni- i suoi epigoni più valorosi) siano invece un figlio “tipico” del Bipolarismo all’italiana. Da circa 15 anni si è forzata la comunicazione politica pro e/o contro una persona e la cornice ideale di ciò non può che essere un “o di qua o di la!”. Quel che è peggio, caro Galgano, e che nessuno dei due poli (che stavano addirittura per trasformarsi in due partiti) ha un vero e reale contenuto ideologico e programmatico e men che meno liberale. Non possiamo poi davvero far finta che in questi 15 anni non vi siano stati liberali (anzi sono stati la maggioranza) che non abbiano tentato di creare “aree” di opinione e pressione liberale dentro i due schieramenti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non capisco perchè ci si ostina a considerare “medicina” per l’Italia un sistema elettorale che, nella migliore delle ipotesi, ha dimostrato nei numeri e nei fatti (vedasi l’evoluzione del PIL comparata agli altri stati UE) di essere una pessima pozione da imbonitore texano di metà ‘800. E poi non possiamo davvero negare che la cultura liberale (quella vera, non quella da etichetta di pozioni miracolose) in Italia sia da sempre minoritaria per cui una sua diffusione più grande ed efficace non può non passare da un partito liberale organizzato. E’ vero anche che i liberali, ed in specie quelli italiani, soffrono tremendamente il concetto di partito e la sua disciplina perchè ognuno di essi è convinto (e non voglio certo escludermi dal computo) di essere l’unico ed il vero interprete della dottrina……
    Per cui sono d’accordo, idealmente parlando, alla fine della Diaspora liberale….magari fosse. Ma essa, per un fatto secondo me logico, passa dall’accettare il fatto che il Bipolarismo all’Italiana non farà che seppellire i liberali come ha fatto finora (non lo dico io, ma la storia). Certo che se poi i liberali vogliono farsi ammazzare mostrando il petto…….liberi di farlo. Ma se e quando succederà io sarò già sulle montagne……ad organizzare la RESISTENZA LIBERALE.
    Un carissimo abbraccio a tutti.

  17. C’è un tempo per tutto, perchè il tempo scade sempre. Chapeau a chi sino a ora ha fatto sopravvivere il Partito. Ma da domani noi dobbiamo vivere -non sopravvivere- con la vitalità, la forza e gli errori di chi ha tanta voglia liberale dentro. Meritocrazia è una delle nostre parolòe d’ordine. Che non rimanga dunque un concetto astratto………………Saluti a tutti

  18. Il messaggio lungo intenso alto nobile e articolato del Segretario DE LUCA ci fa riflettere. Sul chi siamo, su dove vogliamo andare, sul ” che far”e, in quanto LIBERALI. Io non drei la colpa della crisi in cui da anni ci dibattiamo al Bipolarismo. Sono gli uomini, alla fine, con le loro azioni, a decrtare o meno il successo di un sistema. E non ciò che funziona in un paese, riprodotto in un altro può funzionare.
    Come Stefano e gli amici LIBERALI ben sanno, sono e resto convinto che il sistema uninominale secco, secondo il modello anglosassone sia, almeno sulla carta, il migliore. Integrato da Primarie, regolate per legge, secondo il modello USA e introducendo, siamo in Italia, una percentuale del 10% da riservare su scala nazionale a quei partiti che non riescano a vincere neppure in un Collegio.
    Il problema, i problemi, in Italia, sono dovuti allo scontro, ormai in atto dal 1994 tra Berlusconiani e antiberlusconiani. Uno scontro a prescindere e che ci sta condannando a vivere di NON politica. Dobbiamo guardare oltre, avere la forza di guardare oltre. Essere propositivi, individuare soluzioni.
    In un paese dove le due coalizioni maggiori si affrontato con la debolezza degli insulti, spesso senza idee, dove le coalizioni maggiori appaiono ogni giono di più poco liberali e democratiche, il nostro ruolo di LIBERALI, al contrario, diventa importantissimo e fondamentale. Credo che si debba concretamente, anche in vista del Congresso e al Congresso Nazionale, lanciare l’idea di una COSTITUENTE LIBERALE, e basta, come direbbe il mio amico Mario CAPUTI, xchè nell’anno del 150 dell’Unità d’Italia si dia vita ad un Nuovo Risorgimento Liberale, per la Rinascita de Paese. Amici e amiche LIBERALI, è l’ora di porre fine aella Diaspora Liberale. Costuriamo tutti assieme un nuovo Futuro di Libertà. Riduciamo il potere di questo Stato. Tutte le Rivoluzioni partono dalla Rivolta Fiscale. I Tea Party Italia lo sanno e satanno lavorando bene sul territorio, e nn solo in Italia. Siano per noi di sprone su come lavorare. Basta parlare di Berlusconi, ne bene o nel male. La POLITICA è un altra cosa, alta e nobile.
    AUGURI LIBERALI A TUTTI.

  19. Caro Stefano,
    non ho alcuna difficoltà a riconoscermi integralmente nel Tuo bel messaggio natalizio, intriso di realistica amarezza.

    L’atmosfera, insieme bipolare e mediatica, nella quale siamo immersi da oltre quindici anni, ognuna causa ed effetto dell’altra, ha cambiato la mentalità degli italiani, specie dei giovani che si sono formati in questo periodo, i quali non hanno potuto godere degli anticorpi che i più anziani, come noi, avevano assorbito nelle precedenti esperienze.
    Uscirne sarà dura e lunga, e, anche se nell’immediato il quadro complessivo potrà cambiare, penso che la prossima generazione politica dovrà a lungo e fortemente impegnarsi per debellare il virus che si è introdotto nel corpo del Paese.

    Ti do volentieri atto di avere fatto tutto ciò che potevi fare, ed anche molto di più, e mi resta il rammarico di non avere cominciato ad aiutarTi prima di quanto non abbia fatto, e di non avere fatto più di quanto non sia poi riuscito a fare.
    E tuttavia, quando penso a ciò che abbiamo insieme realizzato in questi anni — pur tra qualche errore di volta in volta compiuto nel tentativo di individuare persone e/o movimenti con cui poterci positivamente rapportare nella rigorosa difesa della nostra autonomia — mi viene anche da pensare che non una delle scelte e previsioni fatte era sbagliata, a partire dalla presenza autonoma del PLI alle elezioni del 2008 e dalle deliberazioni congressuali del febbraio del 2009.

    Avevamo previsto che presto il Paese si sarebbe stancato del bipolarismo forzato che ha trovato la sua sublimazione dell’attuale vergognosa legge elettorale, ed è ciò che è avvenuto nell’opinione pubblica, che, nell’impossibilità di essere adeguatamente rappresentata, si è via via allontanata dai contenitori a vocazione maggioritaria, rifiutando di bere, alla maniera di Prezzolini, la loro acqua inquinata e rifugiandosi nell’astensione.
    Avevamo scommesso sulla frantumazione dei contenitori di destra e di sinistra, e si è puntualmente avverata.
    Avevamo puntato sulla nascita di una forza intermedia che mettesse insieme il meglio della cultura liberale e riformista del Paese, ed ecco che stiamo assistendo alla sua realizzazione.
    Avevamo immaginato che un movimento politico autonomo ma non solipsista, come il PLI, potesse essere parte integrante di questo progetto, ed a Fiuggi siamo stati ad un passo dal realizzarlo, anche se gli avvenimenti successivi hanno finito per rimetterlo in discussione.

    Ed è paradossale che, mentre le nostre previsioni si sono rivelate corrette, via via e sempre più avverandosi, ecco che i liberali più o meno già impegnati in politica riescono nell’impresa di non trarne, se non un qualche profitto almeno una qualche soddisfazione ideale, quasi nessuno essendo pronto a riconoscere la correttezza della strategia politica senza tentennamenti perseguita dal PLI, ed invece quasi tutti avviluppati nella pratica del rimprovero rancoroso, della lite continua e della scissione progressiva, e ciascuno nella difesa del proprio particolare interesse, nella ricerca di qualche piccola e meschina vendetta personale, nella rivendicazione del proprio egocentrismo, nel mantenimento o nella costruzione di virtuali dimore politiche, utili solo per giustificare talvolta il proprio solipsismo, tal’altra la speranzella di potersi collocare in altrui condomini, nell’illusione di salvare così la propria anima identitaria.
    Mentre gli altri liberali, quelli non direttamente impegnati in politica, stanno a guardare la partita dal loro più o meno comodo posto di tribuna, si lasciano talvolta andare a qualche fischio, quasi mai ad un applauso, e comunque senza provare ad entrare in questo volenteroso pacchetto di mischia che tanto avrebbe avuto e tuttora avrebbe bisogno di collaborazione o, almeno, di un serio incitamento.

    Abbiamo sempre avuto la consapevolezza che la cultura liberale in Italia è sempre stata ed è destinata ancora ad essere una cultura minoritaria, il che ha impedito di realizzare anche nel passato un “partito grande”; ma non abbiamo mai cessato di pensare che il PLI sia stato in passato e tuttora debba continuare ad essere, nonostante tutto, un “grande partito”, che merita di sopravvivere alla fine della c.d. prima Repubblica, per potere continuare a testimoniare anche in Italia i valori di uno dei filoni fondamentali della democrazia europea.
    Non si è capito, o forse non siamo riusciti a spiegarlo a sufficienza, che la battaglia da condurre era quella di convincere tanti amici, liberali per cultura e tradizione, che il bipolarismo introdotto forzatamente nella società italiana non era la cura delle disfunzioni della nostra democrazia ma la malattia che l’avrebbe portata prima al plebiscitarismo e poi alla morte.

    Per provarci con qualche speranza di centrare l’obiettivo, sarebbe stata necessaria una squadra di persone, anche piccola ma assolutamente determinata e coesa, come purtroppo non siamo riusciti a creare, forse anche per qualche nostra responsabilità nel non essere riusciti ad individuare o a fare emergere le persone giuste al momento giusto.
    Ma devo anche dire che non ci ha aiutato il clima che si è subito creato durante e subito dopo il Congresso, che ha visto l’immediata diserzione di quelli che l’avevano perso e la loro subitanea surroga con alcuni di coloro che avevano fatto finta di vincerlo insieme a noi: su questo piano, per la verità, pochissime le soddisfazioni e molte le delusioni.

    Per l’oggi, la ragione ci porta ad essere pessimisti, anche se continuo a sperare, contro ogni ragionevolezza, che la volontà ci possa riscattare da questa sindrome dalla quale rischiamo di farci prendere, sino alla rinunzia.
    Il prossimo Congresso sarà l’occasione per rivendicare la correttezza delle scelte compiute nel febbraio del 2009 e per portarle ad ulteriori sviluppi, resi oggi più verosimili proprio dall’evolversi della situazione politica.
    Chi sarà chiamato a farlo sarà meno importante del traguardo al quale dovremo continuare a guardare, pur avendo il dovere di acquisire la ragionevole certezza che il PLI non torni indietro, vanificando il percorso che abbiamo sin qui fatto.

    Un caro abbraccio e rinnovati auguri a tutti i liberali italiani che avranno avuto la pazienza di leggermi sin qui.

  20. La realtà è quella che è, e non quella che si vorrebbe che fosse.
    In fin dei conti, il liberalismo stesso cos’è? Non è forse la realistica accettazione del fatto che la competizione e le piccole o grandi miserie personali contribuiscono allo sviluppo collettivo ben più delle grandi e pericolose utopie?
    La vera follia, che non mi sento di elogiare, è non tenerne conto.

  21. Ritengo doveroso intervenire su una disamina così importante fatta dall’On De Luca, che tocca in modo forte i miei sentimenti liberali.Gli ultimi avvenimenti hanno scosso tutti ,ma,,questo non può, e non deve inficiare il lavoro “folle” fatto fino ad oggi.E’ proprio la responsabilità di tutti, che deve emergere, bisogna dimostrare, che, le critiche e le spaccature devono essere da costruzione e non dividere ,questo per dare il senso della forza di noi liberali.Invito alla perseveranza a capire che noi liberali viviamo della nostra diversità che è la trasparenza dei nostri progetti e camminiamo su idee,
    che, se messe in campo sono da guida per tutti.Sappiamo tutti che la politica è evoluzione e dinamicità, ma, anche delusione profonda, conseguenza di non comunione di intenti e a volte di tradimenti, forma la più degradante per non usare altri termini.L’On.Stefano De Luca non deve “abbondonare i tanti amici” che lo stimano profondamente e che ne fanno una guida saggia e corretta.Il congresso deve avere il solo scopo di un confronto, seratto, forte ma che abbia il solo obiettivo, di continuare sulla strada intrapresa. Se così non fosse tanti di noi potrebbero avere pensieri diversi, con conseguenze, che non ha nulla di liberale.Pertanto invito tutti alla saggezza il gruppo dirigente attuale, che, tanto ha dato, e tantissimo deve ancora dare, ha la responsabilità di consolidare il lavoro fatto fino ad oggi.Oggi più che mai si ha bisogno di unità, e non abbandonarsi
    per non rimanere prigionieri politici, sicuramente con avvenimenti che sono di normale acquisizione.La “follia” liberale sia la bandiera ,che ,sventola e porti nella nostra nazione le idee
    e i progetti che sono la libertà, per costruire un mondo di meritocrazia e di partecipazione.La mia stima all’On.De Lluca e al guppo dirigente attuale va oltre ,e consegno loro il futuro, che deve avere
    insieme a tutti la forza della vittoria,su chi vuole intraprendere una via senza uscita.

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