Si è tenuto a Milano un incontro, che si è rivelato molto utile, non soltanto per avviare un cantiere che possa produrre una lista liberale per le prossime elezioni amministrative  nella città che rappresenta il cuore della finanza italiana, ma anche per rilanciare il necessario impegno costituente in vista del prossimo Congresso Nazionale del PLI.

 Nel mio intervento conclusivo, ho dovuto amaramente sottolineare che, a causa della dissociazione avvenuta nell’ultimo quindicennio tra politica e cultura, i liberali, che sono stati sempre una minoranza in Italia, oggi sono in numero ancora di gran lunga inferiore. Anche se in troppi si definiscono liberali ed usano l’aggettivo liberale, nessuno, o quasi, ha una rigorosa formazione ancorata ai principi del liberalismo.

Ai giovani si è cercato di far credere che la politica fosse solo uno scontro per il potere, anziché un alto confronto su valori e progetti per il futuro della società. Il prodotto del bipolarismo all’italiana è stato un confronto tra populismo cesarista da una parte e vetero-socialismo dall’altra , entrambi intrisi di corporativismo e sostanziale statalismo. Mentre si doveva alleggerire il costo di un apparato statale elefantiaco, il cui costo ha raggiunto il 50% del PIL, la intermediazione burocratica  ha dimostrato di essere il principale strumento per garantire il potere.

La democrazia liberale, unica alternativa alla deriva che ha finito con l’emarginare l’Italia dal contesto delle grandi nazioni europee ed occidentali, è stata caparbiamente rifiutata perché si è preferito, rispetto ad una partecipazione consapevole e responsabile, un sistema sostanzialmente di delega di stampo sudamericano o putiniano.

La nascita di un terzo polo, anche con le sue contraddizioni ed incertezze, è stata salutata in termini positivi dal PLI, perché appare come l’unica via per dimostrare l’inadeguatezza del bipolarismo e per riavviare un dibattito politico, fondato sulle idee, piuttosto che sullo scontro tra curva sud e curva nord. Senza una componente liberale, propositiva e visibile, il Polo della Reponsabilità Nazionale rischierebbe  di ridursi ad una rifondazione democristiana. Gli stessi movimenti cattolici devono auspicare e favorire, come fece De Gasperi, l’incontro, su un terreno laico,  quindi non clericale, delle due componenti culturali per proporre al Paese un vero progetto di modernizzazione.

I liberali per parte loro devono essere all’altezza del ruolo che potrebbero svolgere. Essi devono, come è stato sottolineato a Milano, innanzi tutto riunirsi sotto un’unica bandiera, superando divisioni individualistiche, spesso conseguenza del loro narcisismo e non corrispondenti a divergenze reali, al fine di fare quel minimo di massa critica che è necessario a renderli visibili.

Allo stesso tempo devono concentrarsi su alcune, poche, ma caratterizzanti proposte, che possano rappresentare la vera cifra politica della loro partecipazione alla coalizione.

Il PLI offre la occasione del proprio prossimo congresso nazionale, da indire con spirito costituente, per raggiungere tali obiettivi e realizzare il necessario ricambio generazionale. In questo senso doveva e deve essere intesa la intenzione, da me anticipata alla Direzione Nazionale, di considerare compiuta la mia esperienza personale alla guida del PLI, non disgiunta dall’auspicio di un vero ricambio generazionale, affidando la responsabilità di guidare unitariamente i liberali italiani ad un trentenne o quarantenne, ovviamente con la condizione che nulla verrà cancellato di quanto è stato fatto sul terreno culturale e valoriale e che invece si aggiungano  nuova vitalità e giovanile energia.

Serve il generoso apporto di tutti perché, quella che si presenta oggi, è, probabilmente, l’ultima opportunità per rilanciare il diritto alla esistenza di una formazione organizzata liberale nel Paese e per fare in modo che alcune nostre idee diventino atti politici concreti per ridare speranza ad una Nazione che attualmente invece appare rassegnata e perdente.
                                                                                                  

Stefano de Luca
 

6 Commenti

  1. Su chi possa e debba essere il prossimo Segretario dei Liberali che vorranno ricnoscersi nel Partito che seguirà al Congresso Costituente io ho pochi dubbi. Invito gli amici che come me dubbi ne hanno pochi a segnalarmelo sia pubblicamente che privatamente. CLAUDIO GENTILE RESPONSABILE NAZIONALE ENTI LOCALI DEL PLI

  2. Spero che nel prossimo incontro terrete conto anche del fatto che finalmente il Consiglio dei Ministri, nel decreto mille proroche, ” ha stanziato cento milioni di euro a favore della ricerca e l’assistenza domiciliare a favore dei malati di SLA,” una cosa molto importante, e direi un’importante vittoria liberale.
    I malati di SLA, in Italia sono circa 5.000, e questa cifra può essere sufficente per garantire assistenza domiciliare e ricerca scentifica a persone che per vivere abbisognano di moltissime cure.
    Ma gli aspetti più importanti della cosa sono 3, e sono aspetti dall’alto valore politico.
    Con questo provvedimento il governo, afferma il diritto alla vita ed all’assistenza domiciliare per i malati di SLA che molti disfattisti vorebbero invece eutanizzare, si tratta di persone che desiderano vivere, e direi giustamente, che il gverno ha ascoltato.
    Il secondo aspetto importante riguarda lo stanziamento di detti fondi anche per la ricerca scentifica,
    la qual cosa in un periodo di crisi, non è poco.
    Il terzo aspetto è che questo decreto riparla finalmente di assistenza domiciliare, oggi delegata nella gran parte dei casi a badanti straniere dequalificate ad un simile compito, noi aspiriamo a costruire la società del merito, e della qualificazione professionale, cosa che solo un’assisitenza domiciliare professionale è in grado di garantire.
    Un plauso quindi al Ministro per la Salute ed al governo che spero il PLI vorrà con me condividere, magari con un comunicato.
    Diritto alla vita per i malati gravi che vogliano vivere, anche tramite cure paliative, e un no chiaro all’eutanasia di massa, poichè non dare a queste persone cure adeguate significa prevedere la loro morte, questo il governo ha fatto, affermando il diritto alla vita, in concreto, per chi vuole continuare a lottare, la qual cosa rientra completamente nelle competenze di uno Stato del Diritto nel rispetto della Costituzione, per questo dobbiamo gioire da Liberali, per questa importantissima vittoria democratica e per questo gesto di responsabilità del governo, che tra le altre cose dimostra il non senso dell’anti Berlusconismo.
    Saluti.

  3. prego l’assistente al sito di mettere in evidenza quanto appresso riportato. Grazie

    Cari amici mi sono permesso di inviare a nome di tutti un telegramma di cordoglio alla famiglia Valenti :
    Tutti gli amici Liberali, che hanno avuto l’immenso piacere di conoscere la cara Sonia, della quale hanno apprezzato l’amore per la sua famiglia, l’amore per la vita, la discrezione, la capacità intellettiva, si uniscono al vs cordoglio

  4. Caro Segretario,
    La ringrazio per le parole, estrememente chiare, e da me modestissimamente condivise in ogni punto, da Lei messe per iscritto.
    Purtroppo devo notare che il nostro Partito, pur nella generale e, ritengo, autentica condivisione dei principii, si ritrova spesso diviso nei fatti e nell’agire, lasciando attoniti e confusi molti iscritti che, come me, seguono da una prospettiva più decentrata le nostre vicende interne. Temo pertanto che stiamo correndo il rischio di mancare un appuntamento unico con la storia politica di questo Paese: proprio ora che si profila un cambiamento possibile negli assetti della nostra democrazia non possiamo farci trovare in questo stato di marasma, che ci renderebbe ridicoli di fronte all’elettorato più consapevole, che è poi quello che dobbiamo fare ogni sforzo per intercettare. Il mio vuole essere un appello accorato alla razionalità, all’onestà intellettuale di tutti noi, e soprattutto a ricompattarci attorno all’ideale ed alle molte idee che ci uniscono. Facciamo sì che la visione che guiderà le nostre mosse politiche scaturisca innanzitutto da questi pilastri e non da particolarismi ed individualismi che non rappresentano la nostra base! Lo dico da Liberale convinta, ma anche preoccupata…

    Marzia Perazzi
    PLI Piacenza

  5. Finalmente qualcuno ha preso coscienza che così ridotto il PLI non può più andare avanti e che è giunta l’ora per De Luca di passare il testimone; questo in sintesi è scritto nel post che precede.
    Personalmente continuo a non crederci e ci crederò solo quando le dimissioni saranno messe per iscritto e indirizzate al Presidente del Partito e alla Direzione Nazionale ed ancora, immediatamente dopo, pubblicate sul sito del partito.
    Se quanto detto accadrà, resta una convocazione immediata del consiglio nazionale da parte del Presidente che dovrà prevedere l’invito a partecipare a tutti i liberali che lo desiderano e nell’ordine del giorno inserire: data del congresso ed elezione di una commissione che dovrà predisporre tutti gli atti congressuali.
    La direzione nazionale deve presentarsi al consiglio nazionale dimissionaria.

  6. Carissimo Segretario,
    vedo che con questo Suo lucido intervento fatto a Milano, ha risposto in maniera chiara ed esaustiva alle mie, forse inopportune ma sincere e schiette, domande fatte nell’articolo chiarificatore sulle dimissioni dell’On. Guzzanti.
    Lei nel penultimo capo-verso del discorso, ha colto in pieno l’analisi politica del mio commento e di ciò Le devo dare atto.
    Io spero che la paura, intesa nel senso che qualora non si trovi un nome da dare all’identikit da Lei tracciato, non assalga l’attuale Dirigenza TUTTA.
    Io non sò se il nuovo sia meglio del vecchio, ma credo che se vengono fissati in maniera chiara e forte i paletti del programma politico, delle alleanze e dell’immagine del partito, questa è la volta buona per tentare l’avventura con un nome nuovo, che rappresenti il PLI, senza avere paure dettate dall’inesperienza o dalla mancanza di contatti.
    Non bisogna avere paure, anche se ciò comporterà degli errori, perchè solo da essi si impara e si cresce, ma se invece ci facciamo assalire dalle paure, allora sicuramente sremo condannati all’oblio.
    Certo lo scenario che si presenta non è tra i migliori, non è di quelli che aggevoli una lenta crescita di maturità, ma credo sia il migliore per riaffermare l’unicità dei Liberali nel nuovo Terzo Polo.
    E dato che bisogna essere sempre propositivi, propongo che il Partito Liberale Italiano si trasformi semplicemente in LIBERALI ITALIANI, così anche per dare un’idea di apertura a TUTTI i Liberali sparsi nella diaspora liberale.
    Infine spero che il congresso, che chiamerei RIFONDATIVO dei LIBERALI ITALIANI, debba tenersi il prima possibile, non oltre il mese di gennaio, così da avere la possibilità di cavalcare ancora l’onda lunga della visibilità acquisita negli ultimi giorni. Lunedì sera nella trasmissisone “In Onda” su La7, in un sondaggio, non solo eravamo presenti come PLI, venivamo dati allo 0,3% con un più 0,1% di crescita, ma addirittura in maniera più che ottimistica eravamo davanti all’API di Rutelli. Bastano un paio di giorni di titoli sui giornali, che gli italiani si ricordino di Noi e ci ridiano fiducia. Sarei curioso di vedere cosa succederebbe con un mese di titoli.

    Giuseppe STELLA, Segreteria Regionale PLI Sicilia

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