Il passo compiuto da Gianfranco Fini all’Assemblea di Perugina segna inevitabilmente la fine della legislatura. Se il Governo non deciderà spontaneamente di dimettersi, il medesimo effetto verrà prodotto dal ritiro dei rappresentanti di FLI dall’ Esecutivo. Infatti, oltre a non essere corretta costituzionalmente la anticipazione di Berlusconi di voler andare avanti senza tenere conto di tale defezione, in ogni caso, la nuova situazione, legittimerebbe un voto contrario dei deputati e senatori finiani per parlamentarizzare la crisi, in effetti già aperta.

Rimane da vedere se, dopo le dimissioni di Berlusconi, si potrà costituire un Governo Tecnico per cambiare la legge elettorale sostenuto da una maggioranza nelle due Camere, ma soprattutto se si potrà raggiungere un accordo su come modificarla.

L’ invito del leader di Futuro e Libertà ad allargare la maggioranza all’UDC rappresenta un chiaro segnale di avvicinamento all’area centrista, prevedendo che una alleanza con il resto delle forze politiche di destra, risulterà impossibile. Tuttavia il richiamo alla comune appartenenza con Casini (e Berlusconi) al Partito Popolare Europeo, lascia aperto uno spazio alle forze liberali, collegate in sede continentale, con l’ALDE. Infatti il terzo polo o sarà caratterizzato da una forte connotazione liberaldemocratica, o semplicemente non sarà.

Il PLI ha fatto la sua parte assumendo un posizione chiarissima in tale direzione al Consiglio Nazionale di Fiuggi. Oggi, di fronte ad un palese smottamento all’ interno del PDL, che interessa principalmente la residua componente liberale, esisterebbero tutte le condizioni per ricostituire una consistente componente politica liberale di riferimento, che potrebbe assumere il ruolo di cofondatrice della nuova coalizione terza, in grado di sconfiggere il pernicioso bipolarismo all’ italiana. Tuttavia il nostro piccolo Partito, per rappresentare un’attrattiva reale verso gli scontenti del PDL e, principalmente, nei confronti del popolo del non voto, dovrà avere una visibilità, che oggi gli viene negata. Se, quindi, i futuri probabili alleati, UDC e FLI, hanno interesse ad intercettare tale area di consenso, dovranno contribuire alla necessaria emersione del PLI dal cono d’ombra nel quale è stato relegato in questi anni.

La Direzione del prossimo 10 novembre dovrà, a mio avviso, concentrarsi su tale non rinviabile problema. Subito dopo andrà convocata una grande assemblea di tutti i liberali italiani con l’obiettivo concreto di riunirli al più presto, tutti, nell’unico soggetto politicamente organizzato, che si richiama alla storia, ai principi ed ai valori del liberalismo italiano e si collega idealmente a quelli delle grandi nazioni europee.

Stefano De Luca

5 Commenti

  1. Credo che possa essere una buona occasione intercettando il momento favorevole per condurre un dialogo politico su una piattaforma di accordi di scelte liberali con la formazione del terzo polo che possa rimettere in evidenza il PLI

  2. Mi sembra di capire che ci siano già dei grossi mal di pancia nella componente liberale di FLI. Forse è il momento di agire, agire sul serio, a tutti i livelli, e cercare di formare un vero e consistente raggruppamento liberale, solo liberale, senza compromessi. Importante a tal fine è regionare senza pregiudizi, ed essendo sin dal principio disposti a rimetterci noi per primi in discussione e, quindi, di nuovo in gioco.

  3. Se valgono ancora qualcosa i riferimenti politici, mi sembra che il comun denominatore dell’aggregazione tra Fli, Udc e Api sia l’appartenenza all’area liberaldemocratica cui tutte e tre si ispirano, pur senza poter vantare un sicuro DNA.
    Il PLI può perciò rappresentare un’ “attrattiva reale”, sempre naturalmente che si dimostri di per sè attraente e visibile

  4. “Per rappresentare un attrattiva reale” dovremmo essere in primo luogo attraenti, prima ancora che visibili.

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