Un pensiero di Ognissanti del segretario Stefano de Luca: Innanzi tutto rivoluzione morale

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Mentre l’impero romano crollava, mentre Sagunto veniva espugnata, la sua classe dirigente discuteva di quanti angeli potessero entrare in una capocchia di spillo. Oggi, più prosaicamente, mentre il Paese è investito da una crisi politica, economica e morale senza precedenti, si discute su quante prostitute possono entrare nel lettone di Putin della residenza romana del nostro Premier.

Tutto il mondo politico, l’intera armata dei media, settori della magistratura inquirente, cittadini al bar o in strada, si occupano esclusivamente di un miserabile giro di puttanelle e relativi manutengoli, protettori e protettrici, che intervengono in loro favore persino sugli organi dello Stato, con una opposizione che ci guazza e, dandosi di gomito, esprime il suo finto sdegno e chiede le dimissioni del Governo.
Oggi primo novembre, nel giorno in cui la marocchina Ruby è diventata maggiorenne, tutto questo al Presidente del Consiglio, travolto dal tornado scandalistico, costa la rinuncia al regalo più atteso, che era quello di festeggiare il diciottesimo compleanno della giovane finalmente nel proprio letto.

Ormai da troppo tempo lo scontro politico in Italia è divenuto soltanto miserabile gossip: la presunta vendita a prezzo di favore al cognato di una casa del partito a Montecarlo, gli imbrogli della cricca, gli affari della P3, gli scandali sessuali della corte decadente del Premier. Intanto le aziende chiudono, la disoccupazione cresce, nonostante l’enorme fiume di denaro pubblico speso per la Cassa integrazione e per il mantenimento e, sovente, la stabilizzazione, di un esercito di precari, quasi sempre addetti a far nulla, non rendendosi conto che in queste categorie principalmente attinge il lavoro nero.
La rabbia dei cittadini campani per la discarica sotto casa loro, non trova una reazione altrettanto determinata per la trasformazione delle nostre istituzioni in una analoga discarica, con conseguente scempio di libertà e democrazia. Esse appaiono come un fiume già inquinato dalla immissione di rifiuti tossici in rovina verso il mare, invaso dai detriti di una alluvione, che trascina case, interi villagi, cadaveri, tutto ciò che incontra, in un contesto di degrado idrogeologico al di la di ogni limite, minacciando di inquinare le coste su cui si riverserà.

Non è ancora chiara a tutti la gravità della situazione. Alle difficoltà economiche, alla perdita di competitività, alle aziende che chiudono e delocalizzano, si somma la paralisi di una classe politica incapace, corrotta ed impotente, priva di cultura e di ideali. Ma sopra ogni cosa pesa una crisi morale senza precedenti. Lo stesso fascismo difese alcuni miti retorici, contro i quali, sia pure in clandestinità, crebbe una resistenza, dotata di un robusto patrimonio ideale, che fu in grado di ricostruire il Paese, sia materialmente che moralmente.

Oggi il Superenalotto, il Grande Fratello, le Velone, Anno Zero, Max Factor, Porta a Porta, hanno addormentato la coscienza civile degli italiani. Il popolo viola o gli estremismi anacronistici della FIOM sono i migliori alleati del Presidente del Consiglio, che si alimenta di antiberlusconismo ed anticapitalismo veterocomunista. Non esiste invece una composta ribellione dei ceti produttivi, dell’Italia colta e benpensante, di coloro che sono vessati dal fisco e dalla burocrazia e non riescono a realizzare i propri progetti, anzi si vedono soltanto ostacolati. Due regioni, la Campania e la Calabria, sono infestate e dominate dalla delinquenza organizzata ed esportano i loro illeciti traffici anche al Nord, stendendo inoltre i loro tentacoli nei palazzi del potere romano. Eppure lo Stato in Sicilia ha dimostrato che la mafia si può sconfiggere. Non è ancora del tutto sbaragliata, ma è piegata, ferita, agonizzante. Perché con la Camorra e con la Ndrangheta non si può fare altrettanto? Quali ragioni, o quali interessi lo impediscono?

Il Paese si trastulla invece col federalismo secessionista ella Lega ed alimenta una ondata eguale e contraria di separatismo in Sicilia, che presto influenzerà altre regioni del Sud. Non abbiamo bisogno di questo, ma di una rivolta morale, come durante la resistenza alla dittatura fascista. Serve un’alleanza unitaria tra le forze sane del Paese, e ce ne sono ancora tante. Esse si sono allontanate dalla politica e dalla vita culturale e civile ufficiale, rifugiandosi nel non voto, nell’impegno spirituale e sociale, nelle organizzazioni religiose o nelle Onlus, nella ricerca di un successo lavorativo, spesso all’estero. Tutte queste forze sane, di matrice laica, cattolica, liberale, riformista, radicale, riformatrice, devono, come in occasione della marcia silenziosa dei quarantamila a Torino negli anni settanta, organizzare la loro protesta e passare dal disimpegno all’azione. L’Italia ha bisogno di loro per salvare la propria unità nazionale, la ripresa economica e produttiva, la riconquista di una immagine nel contesto mondiale, una più nobile ragione per vivere e per impegnarsi nella politica. Insomma il terzo polo liberaldemocratico di cui auspichiamo la formazione, deve essere una sorta di CLN, dopo un sedicennio perduto di berlusconismo inerte ed immorale. La rivoluzione liberale di cui da tanto tempo parliamo, deve essere principalmente una composta stagione di recupero della eticità dei valori nazionali e del desiderio di un rinnovato orgoglio del lavoro, come fu negli anni cinquanta.

Il Paese ha bisogno di essere ricostruito moralmente per poter affrontare la sfida della modernità. Senza complessi, pur nella consapevolezza delle sue modeste forze attuali, il PLI deve essere promotore e protagonista convinto della necessità di tale svolta. Il terzo polo o sarà liberale o non sarà. Il nostro compito è non solo di proclamarlo, ma di farlo comprendere ai compagni di strada. Non è tempo di distinzioni tra laici e cattolici. Questi ultimi saranno i nostri migliori alleati perché scandalizzati come noi dal decadente ed, a volte osceno, spettacolo di chi oggi detiene il potere, ma anche dalla volgarità di chi vi si oppone, dimostrata dagli eccessi mediatici cui stiamo assistendo. In questa battaglia chiediamo l’alleanza del Papa, che ci sembra animato dal desiderio di un recupero di eticità; ma prosegua con determinazione l’opera di disinquinamento della Curia Romana e delle gerarchie ecclesiastiche dagli affaristi, dai pedofili, dai mercanti, che hanno invaso il tempio. Da parte laica dobbiamo dimostrare di essere coerenti con una moralità intransigente, di stampo luterano e calvinista. Se infatti le società più liberali del mondo sono quelle che derivano dalla grande rivoluzione della Riforma, quello deve essere in nostro modello. Chi sa se, con qualche secolo di ritardo questa pacifica e straordinaria rivoluzione di civiltà non possa avvenire anche nel nostro sfortunato Paese.

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LA “RIVOLUZIONE MORALE” INVOCATA DAI LIBERALI con un appello, rivolto anche al Papa, da parte del segretario del PLI de Luca

di Antonio Pileggi

Non accade sovente che il Segretario di uno dei Partiti di ispirazione segnatamente laica scelga la data di una festa religiosa per lanciare un appello rivolto alla generalità dei cittadini, alle forze politiche e sociali e alle stesse gerarchie religiose, Papa compreso.

Eppure sul sito del PLI, Partito Liberale Italiano, è apparsa una nota dal seguente titolo:“Un pensiero di Ognissanti del segretario Stefano de Luca: Innanzi tutto rivoluzione morale”.

Nell’invocare una “stagione di recupero della eticità dei valori nazionali e del desiderio di un rinnovato orgoglio del lavoro”, de Luca non risparmia considerazioni fortemente critiche: dal degrado morale al degrado idrogeologico, dai tentativi di secessionismo della Lega al pericolo di separatismo della Sicilia, dalla crisi economica al lavoro che manca e che origina una dispendiosa cassa integrazione, dai pericoli che corre l’intero Paese dal fatto che ci siano due regioni, Campania e Calabria, dominate dalla delinquenza organizzata. E non resta nel vago quando indica il modello di moralità auspicata, perché prende a riferimento la “moralità intransigente, di stampo luterano e calvinista” che ha caratterizzato la nascita delle “società più liberali del mondo”.
Stefano de Luca ha in mente un disegno politico preciso: “il terzo polo liberaldemocratico” da costituire come “ una sorta di CLN”.

In buona sostanza il PLI ci prova ed osa a far riprendere quota ad un pluralismo che, di fatto e in buona sostanza, è attualmente tagliato fuori dalla scena politica italiana sia perché le due maggiori formazioni politiche (di maggioranza e di opposizione) hanno interesse ad avvicendarsi, a turno e alla stregua di un duopolio, alla guida del Paese e sia perché la ineffabile legge elettorale, definita una porcata dal suo artefice principale, favorisce indecorosamente siffatta situazione.
L’analisi politica che fa de Luca è di estrema serietà, come serie e costruttive sono le proposte. Il tempo e i tempi sono spesso determinanti: “tempus regit actum”. In politica la parola mai non esiste e sembrano maturi i tempi per una rivoluzione morale in cui abbiano ampio rilievo il pensiero e la cultura liberale. D’altronde, la ricetta de Luca sembra un antidoto contro le manifeste e ormai dominanti idee di tutti coloro che pensano alla politica come strumento di appropriazione, di tipo feudale, delle pubbliche istituzioni.

Sta di fatto che le potenzialità del PLI sono enormi perché ha alle spalle una tradizione di uomini illustri le cui idee e il cui esempio possono essere presi a riferimento per una vera “rivoluzione morale”.
I giovani e i meno giovani, nel PLI, potrebbero trovare una miniera inesauribile di pensiero e di cultura liberale di cui appropriarsi per farne una bandiera di rinnovamento.

Il pensiero va a Gobetti, a Einaudi, a Valitutti, giusto per fare tre esempi che incarnano tre diversi aspetti: il carattere coraggiosamente rivoluzionario fino al sacrificio personale contro la dittatura fascista (Gobetti), il rigore nel campo politico, istituzionale ed economico (Einaudi), lo spessore culturale (Valitutti).

Stefano de Luca ha scelto il momento giusto per lanciare questa singolare iniziativa che si rivolge a laici e cattolici?
Sarà accolto il suo appello?

Ci sarebbero altre domande da porre, ma è molto difficile trovare risposte in una situazione (stagione) in cui le forze politiche che si richiamano al pluralismo si trovano svantaggiate per innumerevoli motivi.