Del primo governo Berlusconi nel ’94 facevano parte almeno cinque ministri di formazione culturale liberale, in quello odierno non ce ne è alcuno, mentre vi sono ben cinque ex socialisti. Questo spiega lo scambio di complimenti con l’opposizione del PD. Indipendentemente  dalla competizione per la gestione del potere, infatti, sul piano pragmatico, i due maggiori partiti si assomigliano sempre dippiù e si avviano a condividere una politica economica di stampo neostatalista ed a concordare su un progetto di riforma istituzionale di stampo peronista e plebiscitario, superando l’attuale impianto parlamentare. Nel giorno in cui è stata inaugurata dal Capo dello Stato la grande mostra di documenti e testimonianze per il sessantesimo della elezione a Capo dello Stato di Einaudi, la sua visione liberale e liberista appare del tutto abbandonata. Fino a ieri tutti, o comunque troppi, si dichiaravano liberali, improvvisamente, oggi, cambiata la moda, non lo è più nessuno.

Questa brusca inversione è un effetto naturale della politica di plastica, esclusivamente pragmatica, senza alcun ancoraggio a motivazioni ideali e a valori. Il PLI resta l’unico difensore della tradizione culturale liberale e quindi del mercato, della libera iniziativa, della concorrenza, del merito, della democrazia partecipativa, della separazione dei poteri.

Questa è insieme una responsabilità, ma anche una opportunità per i liberali di riappropriarsi di tematiche che hanno sempre connotato le loro battaglie politiche, consentendo di riaggregare nel PLI forze che negli ultimi anni avevano di volta in volta, ritenuto di potersi ritrovare in alcuni accenti  liberisti della destra berlusconiana o nei fumosi richiami Kennediani di Veltroni. Le elezioni europee, senza l’equivoco del cosiddetto “voto utile” per il governo, consentiranno un confronto più libero e gli elettori potranno scegliere se collocarsi, tra le grandi famiglie europee, con la destra conservatrice, con la sinistra socialista o col centro riformatore liberale.

Il PLI, erede della grande tradizione del pensiero di Luigi Einaudi, ricordato oggi solo per un giorno, intende, invece, perpetuare, con la propria presenza nel contesto politico nazionale ed europeo, i valori contenuti nelle sue “prediche inutili”, oggi più che mai attuali e trarne insegnamento per una Italia più liberale, partendo dallo “scrittoio del Presidente”.

Stefano de Luca
Segretario Nazionale del PLI

 

4 Commenti

  1. Un pò irreale il continuo richiamo a Einaudi :oggi ‘ Italiaè molto diversa da quella in cui visse Luigi Einaudi., vista la situazione economica e la concorrenza spietata di Cina e India penso che degli interventi statali siano necessari per salvare il made in Italy e poi, se si vuole essere equidistanti, perchè a Roma il PLI ha sostenuto Rutelli?
    A parte queste critiche rimane un intervento chiaro e onesto per quanto riguarda la progressiva e allarmante scomprsa dei valori liberali dal parlamento.

  2. Finalmente un vero partito, come piace a me! Eredi di una tradizione centenaria che ha profondamente influenzato il pensiero e la politica di intere generazioni. Liberali sempre perchè il liberalismo ha dimostrato come dottrina politica di essere efficace laddove troppe ottuse ideologie hanno fallito. Competizione, meritocrazia, libero mercato, tutela dei diritti e delle proprietà privatà, laicità e separazione dei poteri sono gli unici elementi per risollevare il paese e la politica. Peccato che forse per la spesso dilagante ignoranza e il bombardamento mediatico siano in pochi a capire realmente cosa sia il liberalismo. Spero di potermi iscrivere presto e dare un forte apporto a questo partito.

  3. Mi auguro vivamente che anche in occasione delle prossime elezioni europee scelga di impegnarsi come ha fatto nella recente campagna elettorale con la stessa coerenza programmatica e con a fianco il simbolo storico del PLI.Infatti non si tratta di una semplice operazione nostalgica,come è stata ingenerosamente valutata.Piuttosto,testimonia la risolutezza nel voler perpetuare quei valori che esso rappresenta.Mentre altre formazioni politiche sono state costrette,dagli eventi e dalla storia ,ad amputare o addirittura a modificatre del tutto i propri simboli,nel caso dei liberali vale esttamente il contrario:la capacità evocativa del simbolo corrisponde esattamente ai valori immutati del liberalismo che sono sempre(ed oggi a maggior ragine)attuali.
    Spero che l’evento mediatico della mostra per il sessantesimo della elezione a Capo dello Stato di Einaudi sia anche l’occasione per ricordare a tutti quale sia stato il partito di appartenenza del Presidente e che le elezioni europee possano essere una vetrina per sottolineare che il partito oggi al governo fa parte del gruppo popolar-conservatore europeo e che,a dispetto di quanto sostenuto da Bruno Vespa,il presidente del gruppo dei liberaldemocratici europei le ha dato ragione.Infine,aggiungo il mio GRAZIE a quello degli altri:era ormai da tempo che mi dicevo”se ci fosse un partito davvero liberale,lo voterei” ed è stato con stupore e gioia che quest’anno l’ho trovato!

  4. Grazie Stefano!
    Il tuo è un intervento come sempre lucido ed efficace , di grande misura, di notevole stile , che rifugge dal ” ve lo avevamo detto ” ma che rammenta a chi legge che avevi previsto tutto in campgna elettorale.
    NESSUNO più di te ha titolo on questo momento storico per guidare ancora il partito dei liberali italiani verso traguardi in linea con la nostra storia e la nostra tradizione. Continua così , le coscienze liberali intorpidite dal veltrusconismo imperante , dai brambrilleggiamenti , dalle grillate di turno e da travagliamenti magniloquenti e diffamanti pian piano si sveglieranno. Claudio Gentile

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