SUPERARE LA TRANSIZIONE

La transizione italiana si è rivelata tanto lunga quanto disastrosa, perché ha logorato profondamente il tessuto democratico della società. Abbiamo attraversato un quindicennio di bipolarismo, che, anche per miopia della opposizione, di fatto, è stato soltanto berlusconismo e si è alimentato anche del suo opposto,  finendo col disabituare gli elettori al confronto identitario.

La prova di tale deriva culturale è rappresentata dalla mancanza di voci alternative e di dissenso nei confronti di un federalismo, intriso di egoismo secessionista, nonostante la grande questione irrisolta del nostro Paese sia quella meridionale, che in realtà non è mai stata affrontata seriamente. Anche il cosiddetto intervento straordinario, di fatto, non è mai stato aggiuntivo, ma soltanto sostitutivo ed è andato principalmente a favore di imprese del Nord. D’altronde la pessima prova offerta dalle Regioni ed, in genere, dalle amministrazioni decentrate, in particolare nel Mezzogiorno, imponeva un più approfondita riflessione sulla opportunità di una scelta federalista, che invece con cinismo è stata accettata, perché la maggioranza di governo è stata condizionata dal ricatto di un partito dichiaratamente secessionista.

Una aggregazione centrista, moderata e liberale, se realmente vuole rappresentare una concreta alternativa al nefasto bipolarismo all’italiana, deve assumere un profilo nazionale e porsi come reale alternativa al leghismo imperante.

Il Paese potrà infatti cambiare passo solo se sarà capace di imprimere alle proprie scelte future una dimensione unitaria ed europea, sconfiggendo il provincialismo leghista e la vuota protesta giustizialista di Grillo e Di Pietro.

Nonostante una stampa servile si dedichi al dossierismo ed all’enfatizzazione del gossip, anziché a favorire, come dovrebbe, il libero confronto delle idee, sembrano aprirsi degli spazi di responsabile consapevolezza, che i liberali, con il loro ottimismo della ragione, devono incoraggiare, rendendosi protagonisti di una nuova stagione politica, fondata sui valori, anziché su un insopportabile, continuo, scontro tra curva sud e curva nord.

Stefano de Luca

4 Commenti

  1. Fa bene l’on. Stefano De Luca a mettere il dito nella piaga di questa Italia ormai vittima di localismi senza freni e senza veri punti di riferimento culturali e istituzionali di livello nazionale. E sono d’accordo nel considerare “nefasto il bipolarismo all’italiana” ancorché in presenza di un sistema elettorale che ha azzerato gli elementi essenziali della democrazia partecipativa e rappresentativa.

  2. Lotta dura senza paura. Caro Segretario come anche scrive il Presidente del partito, la difficoltà vera è evitare un sistema elettorale come quello attuale dove i mebri del Parlamnento sono designati dai segretari di partito.
    Siamo un partito che sempre, dalla rifondazione di Benedetto Croce ha cercato di fare gli interesi del Paese.
    grazie, Giancarlo Colombo

  3. Caro Segretario,

    nulla di più condivisibile… ! ma cerchiamo di dar l’ esempio tutti insieme, isolando i razzismi ed i separatismi ammantati di federalismo buonista che invece nascondono puro secessionismo anche nel nostro interno dicendo forte e chiaro che l’ Italia nasce dalle sorgenti dell’ Adige, del Po, dell’ Isonzo e che si conclude nel Mar Mediterraneo… E che nella nostra cultura non esistono italiani di serie B e nemmeno dirigenti (sempre di serie B !) di questo nobile e contrastato Partito… Diamo noi l’ esempio per ottenere il rispetto di tutti gli altri ripetendo che per noi liberali l’ Italia è una e indivisibile, alla faccia, magari fortemente ipocrita e perbenista, di coloro che lucrano sugli egoismi localistici del Nord e del Sud per puri interessi di parte che nascondono soltanto ambizioni smodate di potere…
    Grazie !

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