Messina 05.09.2010

IL PROCESSO COME IL CAFFE’: BREVE O LUNGO, PURCHE’ LO BEVANO!

di Enzo Palumbo

Non so quanti ricordano il bel film “Cafè Express”, realizzato nel 1980 e magistralmente interpretato da Nino Manfredi per la regia di Nanni Loy.

Il film narrava la vicenda, insieme comica e triste, di Nicola Abbagnano, un povero diavolo che per sbarcare il lunario si era improvvisato venditore abusivo di caffé espresso (si fa per dire) sul treno che percorreva la tratta ferroviaria da Vallo della Lucania a Napoli.

Sgattaiolando, in un gioco a rimpiattino coi controllori delle ferrovie, lungo i corridoi del treno, Abbagnano cerca di vendere il suo approssimativo caffé, ovviamente sempre quello, di volta in volta spacciandolo per “stretto” o “lungo”, e così apparentemente assecondando la preferenza del viaggiatore di turno.

Questo episodio mi è venuto in mente pensando a quanto si va dibattendo in questi giorni circa la surreale vicenda del c.d. processo breve, che è sembrato per un po’, e forse ancora lo è, la mina vagante capace di fare deflagrare il corso della Legislatura.

Ne è emerso un dibattito infuocato, tra chi da mesi sostiene che occorre prefissare, con rigide norme, i tempi dei procedimenti giudiziari, anche quelli in corso, perché così vorrebbe la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che ha ripetutamente condannato l’Italia per le sue lungaggini giudiziarie; e chi invece sostiene che tale pur condivisibile riduzione non si può imporre per legge, facendo estinguere i processi che sforano i previsti parametri, e così di fatto impedendo che giustizia sia fatta in un numero considerevole di processi, futuri e, soprattutto, già in corso.

Un po’ come accadrebbe ai treni se, stabilito che sia l’orario di arrivo, si decidesse, in caso di ritardo, di fermarli definitivamente dovunque siano giunti.

Sullo sfondo, naturalmente, il trascurabile particolare dei processi contro Berlusconi (in primis, i casi Mills e Mediaset), che verrebbero definitivamente azzerati ove mai quel ddl venisse approvato dalla Camera nel testo licenziato dal Senato.

Sembra ora che la questione stia perdendo la sua carica emergenziale, forse perché la fertile immaginazione giuridica degli avvocati/parlamentari sta studiando qualche altro ed all’apparenza  meno devastante strumento per garantire egualmente l’impunità del leader/cliente.

Anche qui, ovviamente, la motivazione è all’apparenza alta e nobile, trattandosi questa volta di dare concreta esecuzione all’art. 111 della Costituzione in tema di giusto processo.

In particolare, è ora spuntata l’idea (ma altre certamente ne verranno) di accantonare la strada del processo “breve” e di imboccare invece quella del processo “lungo”, ovviamente sempre col malcelato obiettivo di impedire che i processi a carico di Berlusconi possano giungere a sentenza.

L’on. Enrico Costa, figlio del tanto padre Raffaele (ma, ahimé, parafrasando il Virgilio dell’Eneide: “quantum mutatus ab illo”), dopo avere vigorosamente sostenuto per mesi, in Commissione Giustizia della Camera, l’assoluta ed inderogabile necessità di ridurre i tempi del processo, si appresta ora a presentare, se non l’ha già fatto, senza minimamente arrossire per la palese contraddittorietà dell’intento, un nuovo disegno di legge, questa volta per allungarli, sancendo l’impossibilità di utilizzare le sentenze emesse in un diverso processo e già passate in giudicato (per intenderci, quelle già pronunziate a carico dell’avvocato Mills, coimputato di Berlusconi), e così costringendo i giudici a ricominciare tutto daccapo, e sancendo inoltre l’obbligo di ascoltare tutti (ma proprio tutti) i testimoni indicati dalla difesa, e così sottraendo al Tribunale il potere/dovere di ridurre in termini ragionevoli liste testimoniali palesemente sovrabbondanti e/o inutili al fine dell’accertamento della verità.

L’effetto del combinato disposto di queste norme è presto detto: i tempi dei procedimenti in corso contro Berlusconi (ma, ovviamente, non solo quelli) sarebbero destinati ad allungarsi all’infinito, con l’inevitabile intervento della tagliola della prescrizione, così mettendo fine, per diversa via, a quello che in materia di giustizia resta il principale obiettivo del Governo e della sua attuale precaria maggioranza: assicurare sempre e comunque l’impunità di Berlusconi, quale che sia il prezzo che il sistema processuale sia chiamato a pagare  per raggiungerla.

Ed è per questo che mi è venuta in mente la gustosa scenetta di quel film del 1980, in cui Nicola Abbagnano si adoperava per vendere comunque ai viaggiatori la sua incerta bevanda: stretto o lungo, il caffé, pur di farlo bere ai viaggiatori; come il processo, breve o lungo, pur di darlo a bere agli italiani!

5 Commenti

  1. allora secondo certi giovanotti della politica italiana,se Berlusconi campa come dice cent’anni,e fa i governi solo per salvarsi dai processi,ci dobbiamo tenere per forza la lunghezza generazionale sia di quelli penali che di quelli civili?io la penso così:la lunghezza giova solo ai magistrati,specialmente ai P.M. per tenere sotto scacco un imputato una vita,e agli avvocati per le loro parcelle,tanto lo studio lo lasciano ai figli.Purtroppo in Parlamento ci sono troppi avvocati!!!

  2. Una sentenza quella del Tribunale dei Minori di Trento che deve far discutere in via proritaria, ma non solo, i liberali italiani.
    Una madre che rifiuta l’aborto, in condizioni di separazione e di povertà economica, alla quale le viene sottratta ed adottata la figlia appena messa al mondo.
    Questa sentenza, purtroppo apre la strada a soluzioni pericolose, ed è gusto che i liberali, su questo prendano una posizione politica.
    Lo Stato liberale, non dovrebbe arrrogarsi un simile diritto!
    Come dire chei gli delle madri separate ed economicamente indigenti, posno venire adottati d’arbitrio.
    E’ anti democratico e scandaloso al tempo stesso, altro che processo breve!, su queste sentenze della giustizia civile dovrmmo impegnarci a fondo.
    La donna in questione, andava aiutata in tutti i modi, affnchèi avesse potuto tenere la propria figlia.
    Invece sono prevalsi gli atteggiamenti contrari, che non fanno onore al nostro Paese, ed a noi liberali.
    D qesto dovrebbe parlare il PLI, poichè si tratta di una violazione dei diritti civili, che a parer mio rchiede una nostra mobliitazione.
    Saluti.

  3. ….beh , devo ammettere che l’esempio è esilarante e calza pure benissimo all’oggetto del contendere !!

    E’anche però una amara constatazione , indicativa che la qualità della politica è scaduta, privata dei contenuti ideologici che di norma distinguono una formazione politica dall’altra .

    In merito a ciò , proprio l’altro giorno , sono rimasto basito di fronte ad una considerazione, convinta, di un esponente Pdl , che ha “sentenziato” , in un dialogo privato con me, che la politica è cambiata , che è giusto che ormai le ideologie politiche non abbiano più ragione di essere , perchè la politica deve guardare alla praticità di ciò che serve …e via così …!!!! Ma che livello di lavaggio del cervello hanno raggiunto questi “berluscones”??? Resto esterefatto !!! Mah…., meno male che i più non la vedano affatto così , meno male che l’aria sta cambiando , meno male che la voglia di riportare dignità alle ideologie politiche sta risorgendo !!!

  4. Articolo di straordinaria lucidità ed efficacia.

    “…breve o lungo, pur di darlo a bere agli italiani…”
    Dal mio piccolo punto di vista sarei tentata di aggiungere “avvelenato”.

  5. Caro Enzo,
    la tua analisi è come sempre esaustiva e chiara allo stesso tempo. Non credo che mi sia possibile aggiungervi alcunchè.
    Mi duole comunque constatare che spesso anche il cliente “elettore” preferisce confidare negli imbonitori e negli uomini della provvidenza per deresponsabilizzarsi e poi esibirsi nelle “Piazzali Loreto” di turno.
    E’ ormai evidente, ed ampiamente annunciato dal clima da “bassissimo impero” degli ultimi 4 anni, che la vicenda berlusconiana volga rapidamente, e fortunatamente, verso l’epilogo.
    Ed in tal proposito vorrei ricordare il ns. mai troppo compianto Aldo Bozzi quando ironicamente raccontava di come a Roma non aveva mai visto tanti distintivi insieme del Partito Nazionale Fascista per strada quanti ne vide raccattare ai netturbini all’alba del 26 luglio del 1943.
    Un cordiale saluto.

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