I MANTRA DI BERLUSCONI di Enzo Palumbo

Il “mantra”, secondo la tradizione indiana, consiste in una formula (composta da sillabe, lettere o frasi) che viene ripetuta per un certo numero di volte per ottenere un determinato effetto; si tratta di uno strumento per mezzo del quale si persegue lo scopo di ottenere il controllo della mente (generalmente la propria, ma anche l’altrui) cristallizzandovi una convinzione monodirezionale, tanto profonda  da essere capace di autorealizzarsi.

Gli psicologi sono soliti dire che anche la più plateale delle bugie, se ripetuta ossessivamente, diviene verità per chi la sostiene, e finisce per trasmigrare in chi sia predisposto ad assorbirla, e comunque anche in chi non vi opponga un sufficiente filtro critico.

Si tratta, in sostanza, di una formula verbale che possiede l’intima capacità di trasformare la coscienza, propria ed altrui.

Berlusconi, se non fosse stato in passato il più abile e fortunato degli imprenditori italiani., e se oggi non fosse il più importante dei protagonisti della politica italiana, potrebbe ben aspirare ad essere un grande “guru” indiano, autore di alcuni tra i più diffusi ed efficaci “mantra” che ossessivamente si aggirano nella discussione pubblica del nostro strano Paese.

Quello di maggiore attualità, in questi giorni di infuocato dibattito politico, è che il secondo comma dell’art. 1 della Costituzione afferma solo che “La sovranità appartiene al popolo”, punto e basta;  in chi si accontenta di ascoltare senza verificare, si ingenera quindi la convinzione che sia già intervenuta l’abrogazione della seconda parte di quella frase, secondo cui il popolo esercita la sovranità “nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Quello che si tenta così di fare passare nell’opinione pubblica è una sorta di “mantra” costituzionale, basata su una approssimativa ed inattendibile opinione, che può essere facilmente contraddetta con la completa lettura dell’art. 1 Cost. e delle norme correlate, senza tuttavia che sia agevole scalfirne gli effetti, che perdurano ad onta di ogni più approfondita confutazione.

Non mi ci soffermerò più di tanto, avendolo già fatto, con scarso esito, in una mia precedente nota.

Ma di “mantra” ce ne sono tanti altri, e su questi vorrei invece indugiare ancora un po’, perché non si tratta di opinioni, ma di numeri, che, almeno essi, dovrebbero avere una loro oggettiva capacità di penetrazione nella mente di chi non si autopreclude la possibilità di capire qualcosa di più.

Il primo a venirmi in mente è quello per cui il gradimento di Berlusconi e del suo Governo nell’opinione pubblica italiana si collocherebbe a livelli altissimi, mai raggiunti da un qualsiasi leader di un paese di democrazia occidentale, ed in termini che sarebbero addirittura costanti nel tempo, e ciò anche a dispetto dei sacrifici ai quali gli italiani sono stati chiamati dalla più recente manovra economica.

A ben vedere, si tratta di un “mantra” assolutamente funzionale al precedente, l’uno e l’altro finalizzati ad attivare il seguente elementare sillogismo: “la sovranità appartiene al popolo;, Berlusconi lo rappresenta a larghissima maggioranza; ergo: la sovranità appartiene a Berlusconi”.

Devo riconoscere che, come metodo di indottrinamento mentale, non c’è male!

In fondo, si tratta di trasporre sul terreno politico la tecnica che consente la creazione artificiale dei bisogni, esaltata sino al parossismo dalla pubblicità televisiva, di cui, non per niente, il nostro Presidente del Consiglio è espertissimo produttore.

Quanto alla percentuale, di volta in volta collocata tra il 63 ed il 65 per cento e forse anche oltre, si tratta di dati che vengono ossessivamente ribaditi ad ogni pubblica occasione, senza tuttavia essere accompagnati dalla pur minima rilevazione statistica che abbia una qualche pretesa di scientificità, a garanzia della verosimiglianza, se non della veridicità, di quanto viene affermato.

Meri formalismi, direbbe il nostro diffusore ed utilizzatore finale; l’importante è la ripetizione ossessiva di quel dato, al quale finiscono per credere tutti i destinatari, pure quelli che dovrebbero essere i più refrattari al messaggio, e cioè i suoi avversari politici.

C’è tuttavia un piccolo ma non secondario particolare, ancora una volta, si fa per dire, un “formalismo”.

Infatti, in materia ci sarebbe da osservare una specifica norma di legge (art. 8 della Legge 22 febbraio 2000, n. 28), secondo cui il risultato di un sondaggio può essere diffuso soltanto se accompagnato da un certo numero di indicazioni, delle quali è responsabile il soggetto che l’ha realizzato, e che devono essere rese disponibili su apposito sito informatico istituito e curato dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

E’ in particolare stabilito per legge che chi diffonde il sondaggio deve farsi carico di specificare: a) il soggetto che l’ha realizzato; b) il committente e l’acquirente; c) i criteri seguiti per la formazione del campione; d) il metodo di raccolta delle informazioni e di elaborazione dei dati; e) il numero delle persone interpellate; f) le domande rivolte; g) la percentuale delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda; h) la data in cui è stato realizzato il sondaggio.

Sulla base di questo quadro normativo, sono quindi andato a consultare il sito ufficiale dei sondaggi politici ed elettorali (www.sondaggipoliticoelettorali.it), gestito a cura dell’apposito Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pensando che vi avrei trovato la conferma di quel dato statistico eccezionale che Berlusconi va continuamente propinando all’opinione pubblica.

Consultato il sito web, non ho trovato alcuna traccia del risultato di cui mena vanto Berlusconi, il che dovrebbe fare concludere che si tratti di un sondaggio commissionato ed eseguito al di fuori di qualsiasi livello di ufficialità, e la cui diffusione sembra configurare una chiara violazione di legge.

Per la verità, in materia qualcosa su quel sito c’è.

Ho infatti potuto leggere l’ultimo specifico sondaggio realizzato per Repubblica.it da IPR Marketing nel periodo tra il 17 ed il 19 dello scorso mese di luglio, da quale si desume che alla domanda: “Quanta fiducia ha in Silvio Berlusconi come Presidente del Consiglio?”, solo il 39% del campione interpellato ha risposto molta/abbastanza, mentre il 55% ha risposto poca/nessuna, ed il 6% si è detto senza opinione; nella stessa tabella si dà anche atto che, nel corso del 2010, le risposte favorevoli sono andate via via decrescendo dal 56% del 15 gennaio al 41% del 15 giugno, e sino all’ultimo dato noto che è per l’appunto quello del 39%.

Al correlato quesito:”In generale, quanta fiducia ha complessivamente nel Governo  guidato da Berlusconi?”, solo il 33% ha risposto di averne molta o abbastanza, il 62% poca o nessuna, ed il 5% si è detto senza opinione.

Qui non si tratta di opinioni, ma di numeri, sia pure statistici, su cui non è lecito imbastire difese basate su mere valutazioni dottrinarie, come tali sempre opinabili.

Mi chiedo a questo punto se il Presidente del Consiglio, prima di continuare a recitare con tanta ostentata sicumera la sua verità statistica, non abbia il dovere primario di osservare la legge e quindi di trasmettere al suo stesso Ufficio, quello deputato alla pubblicazione dei sondaggi, i dati raccolti dai suoi personali sondaggisti, in modo da consentire all’opinione pubblica di valutarne la rispondenza ai requisiti di legge, e quindi la scientificità e, in definitiva, l’indice di affidabilità.

Se no, ne risulterebbe la conferma che di null’altro si tratta che dell’ennesimo “mantra”, che Berlusconi va da tempo instillando nell’opinione pubblica, nella speranza di ingenerarvi comportamenti conformi.

In fondo, secondo il noto aforisma di Ennio Flaiano, gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore, per cui un “mantra” del genere potrebbe anche finire per autorealizzarsi, com’è già avvenuto in passato, e Berlusconi, che gli italiani li conosce bene, sembra proprio che vi faccia grande affidamento.

Tocca invece a tutti gli altri, quale che sia la loro collocazione, di non cascarci ancora una volta.

9 Commenti

  1. Egregio Villa,
    anch’io penso che ci sia bisogno di un governo, ma non a tutti i costi.
    La legge 626 sulla sicurezza dei posti di lavoro, è una delle più importanti promulgate in Italia.
    Ha fatto si che venga eliminato nei posti di lavoro il micidiale amianto, causa di asvestosi, ha ridotto moltissimo gli infortuni sul lavoro, nonchè nelle scuole; insomma ha risparmiato molte migliaia di vite umane.
    Basterebbe solo questo per mandare a casa Tremonti, a meno che Berlusconi non lo corregga d’autorità.
    Saluti.

  2. Poche volte accade, ma in questo caso non sono d’accordo con il sig. Gani. Il PLI a mio parere, come molti altri partiti d’opposizione (quasi tutti), non dovrebbe volere la fine della legislatura, non credo sia pronto ad un elezione nazionale nell’immediato e la caduta del governo non sarebbe un segnale positivo per il paese. E’ fuori discussione che il “teatrino della politica”, dicendola alla Berlusconi, si è reso ridicolo dopo questa lunga estate ricca di litigi, allontanamenti, riavvicinamenti e ipocrisia.

    Non capisco cosa intenda il sig.Gani quando dice di allontanarsi dal PDL(il PLI non mi pare che sia mai stato vicino al governo), evitare un terzo polo, che sarebbe una valida alternativa se avesse basi solide e un progetto comune e non come adesso, cioè un’unione del tutto immaginaria tra gli esclusi del PD e PDL (Fini, Rutelli e Casini) e creare un unico grande partito d’opposizione, con chi? spostandoci a sinistra? Non mi pare proprio coerente.
    Non sono certo io che devo giudicare, ma dico molto umilmente il mio parere.

    Ritengo che il PLI debba indicare una linea guida, chiara e non vagare nella palude in cerca di qualcuno che si inventi un terzo polo e chieda aiuto ai liberali.
    Quando Rutelli fondò Alleanza per l’Italia scrisse il segretario De Luca di una possibile alleanza futura, una collaborazione per il terzo polo. Successivamente ci furono i primi litigi Fini-Berlusconi e ci fu un articolo di Paolo Guzzanti che lo invitava a scegliere il liberalismo stile UE avvicinandosi dunque il Partito Liberale, eppure il PLI continua a vagare nella palude.

    Ripeto non sono certo io a dover giudicare. Esprimo semplicemente la mia idea a riguardo, visto che era un bel po’ che non scrivevo più, pur leggendo quotidianamente il sito. Ho comunque moltissima fiducia, specialmente in Paolo Guzzanti, che vedo attivissimo e con una voglia di fare incredibile degna di un ventenne!

    GUZZ – IN FONDO non ne ho molti di più: appena mezzo secolo, che ai nostri tempi è nulla. Grazie della fiducia che spero di meritare.

  3. Di fatto siamo già al bipartitismo, resta solo da vedere a quale dei due gruppi politici aderire.
    Dopo l’ultima negativa battuta di Tremonti, sulla legge 626 sulla sicurezza dei posti di lavoro, per il quale l’Italia non può più permettersi una roba così, ” sembra siano parole sue ” dico sembra perchè spero di sbagliarmi, ll PLI, deve prendere le distanze politche dal governo.
    Si tratta di una cosa molto grave, il fatto che un ministro molto importante, si esprima così nei confronti di una legge dello Stato riguardante la sicurezza di tutti i posti di lavoro, scuole comprese.
    Non voglio aggiungere altro, solo che tanto si critica ciò che fa Berlusconi, e niente o quasi viene detto su Tremonti.
    Spero che il PLI Prenda posizione su questo, e che la sinistra si svegli su Tremonti.
    No a terzi poli, facciamo un unico gran partito d’opposizione, ” fatte salve le componenti, i gruppi misti e la rappresentanza delle minoranze etniche”, e mandiamo a casa non solo Berlusconi, ma sopratutto Tremonti, Tremonti che prima cita Berlinguer, e poi, non vuole la 626,
    mandiamo a casa la Carfagna che dice che la legge sulla legalizzazione della prostituzione è irricevibile, mandiamo a casa un governo che non sa essere un governo laico, ma senza cadere nel giustizialismo, ma battendolo politicamente, e sottolineo politicamente.
    E’ un nostro dovere.
    Ben venga una nuova legge elettorale con l’istituzione, di collegi elettorali, ma no alle preferenze che creano solo correntismo.
    Dobbiamo essere uniti, e federare con doppio simbolo elettoralmente, ” non organicamente ” i partiti più piccoli al raggruppamento maggiore.
    Per la soppravvivenza dei piccoli partiti come il nostro, ci sono i gruppi misti, i referendum e le elezioni amministrative.
    Non facciamo l’errore di dividerci, ed impegnamoci sul referendum eletttorale.
    Saluti.

  4. Articolo assolutamente condivisibile.

    Silvia Del Guercio

    GUZZ -ANCH’io condivido con lei, profondamente.

  5. Un “formalismo” sostantivato.
    Il bipolarismo italicamente inteso, non certo anglosassone, risponde alla logica lenin-stalinista di sbarazzarsi degli oppositori interni per poi avere solo un oppositore del campo avverso (nemico) da abbattere.
    Questo vale sia per D’Alema sia per Berlusconi.
    Ovviamente giudico l’azione di Fini solo strumentale e condotta senza intelligenza.
    Ecché credeva di essere “Bruto”?

    http://www.alessandriaoggi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1727&Itemid=28

    http://www.alessandriaoggi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1686&Itemid=28

  6. Il problema sollevato dall’amico Enzo Palumbo e ripreso in alcuni commenti, mi pare quello centrale della democrazia nel nostro Paese. La politica del confronto è stata spazzata via per dar luogo ad un sistema populista, fondato sulla pressante propaganda mediatica, con l’intento di costringere i cittadini a sceglie tra alternative secche, che i protagonisti demonizzano a vicenda. L’uso del sondaggio elettorale, reale o falsificato, è fondamentale, unitamente ad una comunicazione martellante su elementi che colpiscono l’istinto, anzichè la ragione. E’ giusto che il presidente del Consiglio, se ha violato una legge dello Stato, in ordine alla affidabilità di sondaggi da lui resi pubblici, deve risponderne, anzi la trasgressione, dal suo ruolo di responsabilità, assume un maggiore profilo di gravità. Tuttavia il vero pericolo non consiste nella singola fattispecie comportamentale, ma nel metodo che si è imposto ed è ormai generalizzato.
    Berlusconi non ha inventato nulla di nuovo, si è solo limitato ad adattare a strumenti moderni, quindi di maggiore impatto, quello che altri regimi autoritari hanno sempre fatto: puntare sulle adunate oceaniche di popolo, affidarsi a massicce campagne di propaganda, creare un gruppo dirigente che, all’unisono, ripete instancabilmente i medesimi messaggi, i quali assumono la connotazione di parole d’ordine. Peron, Mussolini, Castro, Chaves, hanno seguito la medesima regola. Soltanto “l’amico Vladimir Putin”, secondo la specifica tradizione orientale russa ed avvalendosi della propria esperienza nel KGB, ha aggiunto qualcosa. Speriamo non pensi di dare qualche consiglio e forse una mano concreta al compagno di merende Silvio.
    Il conformismo di una informazione schierata ed omologata, la esautorazione del ruolo del Parlamento e la cancellazione della sua indipendenza, hanno finito per anestetizzare l’opinione pubblica, che è sì insoddisfatta, ma, alla fine, dopo qualche mugugno, si accoda, convinta di non avere altre scelte. Per tale ragione riteniamo che la vera malattia della nostra società politica sia il bipolarismo, ogni altra problematica non ne è che un sintomo, la febbre, ma il male oscuro consiste nel tentativo di costringere tutti alla scelta obbligata tra uno dei due recinti. Per la chiarezza con cui sin dal primo giorno abbiamo capito quale era il vero problema, siamo stati boicottati e trattati con sufficienza da altri presunti liberali, che invece hanno scelto di adattarsi ed hanno optato per quello che essi ritenevano il male minore, finendo con l’essere marginalizzati, come meritavano.
    Il sistema, tuttavia, mostra segni di stanchezza, anche perchè, senza l’utopia, la politica si riduce a potere ed affari e selezina personale di modesto profilo, che sovente cade nelle mani della giustizia o della stampa scandakistica. E’ questo quindi il momento di far sentire, se ci riusciremo, la nostra voce. Il consiglio Nazionale seminariale che la Direzione convocherfà al più presto, e che mi auguro sia partecipato e vivace, davrà affrontare questo tema e scegliere gli strumenti per rendere incisiva l’azione del PLI, iniziando dalla messa in campo della proposta referendaria sulla abolizione della legge elettorale.
    Mi complimento con gli amici dell’Emilia Romagna, come con quelli calabresi e campani, che hanno cominciato con un importante lavoro di consolidamento territoriale del Partito. Invito quelli delle altre regioni a fare altrettanto per tutto il mese di settembre, in modo da asicurare al seminario dei primi di ottobre la partecipazione di molti nuovi amici, in grado di assicurare alla nostraa azione nuova energia ed entusiasmo.

  7. Rispondo volentieri a Marco e Mario, e li ringrazio per l’attenzione e la condivisione.
    Quanto al Consiglio Nazionale, ho già scritto in privato a Marco, rammentando che che l’art. 11, comma 2, del nuovo Statuto stabilisce che il C. N. si riunisce almeno due volte l’anno su convocazione del proprio Presidente, previa deliberazione della Direzione Nazionale.
    Presumo che a settembre il Presidente Scognamiglio convocherà la Direzione, con all’odg proprio la deliberazione circa la convocazione del Consiglio Nazionale; l’idea che circola è quella di indire una sessione speciale del C. N. in forma seminariale per i giorni 8, 9 e 10 ottobre, probabilmente a Fiuggi.
    Ne sapremo di più in occasione della prossima riunione della Direzione.

  8. Grazie al Presidente Palumbo per questo simpatico articolo che ci fa capire ancora una volta come sia necessario sempre andare a verificare con i propri occhi le fonti delle informazioni che facciamo passare per il nostro cervello. Una severa e coscienziosa “autopsia” in senso tucidideo è il migliore antidoto contro l’infezione da mantra, nonché un’ottima arma per debellarli quando siamo noi stessi a parlare di politica, marcando così la differenza tra noi e i moltissimi yesman in fasce.

    Aggiungo solo due piccole note, sperando di non rovinare l’effetto di quanto scritto dal Presidente.

    Laddove riporta che “il gradimento di Berlusconi e del suo Governo nell’opinione pubblica italiana si collocherebbe a livelli altissimi, mai raggiunti da un qualsiasi leader di un paese di democrazia occidentale” forse dovremmo raccordarlo con il continuo scivolare della nostra “democrazia” nella classifica dell’Economist (al 29° posto nel Democracy Index 2008), per non parlare dell’Index of Economic Freedom…

    Anche ammesso che i dati citati da SB siano veritieri essi dimostrano esattamente il contrario di ciò che lui vorrebbe sostenere: l’aumento della popolarità del capo contemporaneaneo alla diminuazione delle condizioni di libertà sono caratteristiche che certo non appartengono a un vero popolo della Libertà.

    In conclusione è evidente che il nostro non solo non sa cosa sia uno statista, ma non sa neppure come vada usata la statistica (la quale immagino che per lui sia direttamente collegata coll’essere uno statista!).

    Mario Trabucco
    PLI – Palermo

  9. Sottoscrivo quanto ha scritto il presidente del consiglio nazionale del PLI Enzo Palumbo.
    Proprio per cercare di affermare le nostre idee sul rispetto della costituzione lo invito a convocare al più presto il consiglio nazionale del partito.
    Marco Marucco
    consigliere nazionale e segretario politico regionale emiliano-romagnolo del PLI

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