SCRIVE ENZO PALUMBO:

Caro Paolo, Ti ho invano cercato più volte al telefono nei giorni scorsi, perché sentivo il bisogno di discutere con Te degli ultimi sviluppi della vicenda politica italiana.
Ho poi appreso che ti trovi negli USA per motivi di salute, e Ti faccio i miei migliori auguri di pronta guarigione.
Quanto alla vicenda politica di questi giorni, ricorderai certamente le nostre conversazioni sull’argomento, ed in particolare che avevo immaginato come inevitabile lo scontro tra Fini e Berlusconi (in quanto portatori di due diverse e contrapposte idee della democrazia), e ciò almeno sin dal maggio dello scorso anno, allorché Gianfranco Fini, su punti sensibili (immigrazione, rispetto verso le istituzioni) cominciò a smarcarsi dalle posizioni politiche di Berlusconi, affrontando un itinerario che, proprio nei giorni scorsi, lo ha visto raggiungere una tappa significativa ancorché non ancora definitiva.
Partendo da un’antica intuizione, originata dalla lettura del libro di Marina Valenzise su Sarkozy, che mi era sembrato scritto su misura per Fini (quasi ad usum del…phini) ho allora sostenuto che il percorso politico di Fini si sarebbe sempre più divaricato da quello di Berlusconi.
E’ ciò che via via è puntualmente accaduto, prima in termini che sembravano occasionali ed estemporanei, e poi in termini che invece sono apparsi sempre più rispondenti ad una precisa strategia politica.
Dovendo inevitabilmente individuare uno spazio politico che attualmente è alquanto sguarnito, l’approdo di Fini alle tesi classiche dei liberali mi è sembrato poi assolutamente naturale, e non ho mancato di evidenziarlo in tutte le occasioni, personali e di partito, che ho avuto.
Credo che, ad un primo consuntivo inevitabilmente incompleto (soprattutto perché mancano ancora precise prese di posizione di Fini sui temi economici, che certo dovranno seguire) le sue posizioni politiche, al di là del labiale richiamo ad una generica collocazione di destra (quasi un omaggio dovuto al passato), si possono ormai ragionevolmente collocare nell’alveo delle tradizionali posizioni liberali sui temi dello Stato di diritto, dell’Unità dell’Italia, della difesa della Costituzione, della democrazia parlamentare rappresentativa, dell’equilibrio e del controllo reciproco tra le Istituzioni, della solidarietà tra i diversi ceti sociali e tra le diverse aree del Paese, della legalità e della trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica, e, in genere, dei diritti di cittadinanza, anche per coloro che, venendo da lontano, desiderano fare parte, con onestà d’intenti, della nostra comunità nazionale.
I risultati delle elezioni regionali dello scorso mese di marzo, col relativo apparente successo del PdL (poche migliaia di voti in Piemonte sarebbero bastati per un’altra lettura), hanno fatto pensare a qualcuno (ma non a me) che quel percorso, ove mai intrapreso, era destinato ad interrompersi e che Fini era destinato a diventare sempre più marginale negli equilibri politici italiani.
Ancora una volta, i fatti hanno smentito quella pessimistica previsione, e la strategia dello smarcamento di Fini da Berlusconi è proseguita, in termini sempre più accentuati, specie sui temi della democrazia rappresentativa e della legalità e trasparenza nella gestione della cosa pubblica, sino ai casi emblematici di Scajola, Branche e Caliendo.
A questo punto, io credo che i liberali d’antan, come io stesso sono e come sono i miei amici del PLI, devono riflettere su quali potranno ancora essere le prossime tappe del percorso di Fini, per individuare se e quando vi saranno le possibilità di fare coincidere quel percorso con quello dei liberali italiani, siano o no organizzati nel nostro partito.
Oggi è possibile sostenere senza sostanziali obiezioni, che il distacco definitivo di Fini (e della sua linea politica) da Berlusconi (e dalla sua linea politica) è ormai nelle cose, e che, esso è “certus an”, ancorché possa ancora per un po’ essere “incertus quando” (ma la verifica politica autunnale incombe), e forse anche “incertus quomodo” (ma, anche qui, il corso degli eventi sta accelerando, con l’ormai avvenuta creazione di un’area di responsabilità nazionale che viene sempre più spesso evocata).
Il comunicato con cui hai manifestato la Tua ideale adesione a quest’area mi è stato di grande conforto, perché ha dimostrato esservi tra di noi una sintonia che supera le distanze materiali che in questo momento ci dividono trovandoci in due continenti diversi.
Quando tutta la vicenda saà giunta al suo epilogo, secondo i percorsi spesso tortuosi a cui la politica italiana ci ha abituato, qundo cioé Fini, col concorso di tutti quelli che ci staranno, sarà riuscito a mandare a casa questo Governo illiberale, io credo che i liberali storici dovranno riflettere se vogliono svolgere un ruolo concreto (e non solo di mera testimonianza) nella fase politica che si aprirà.
La testimonianza liberale, invero, è possibile, anzi doverosa per noi ed indispensabile per il Paese, laddove tutte le forze politiche in campo abbiano sguarnito la frontiera liberale, come da tempo è avvenuto e tuttora sta avvenendo.
Ma se, ad un certo punto, questa frontiera viene presidiata, con coerenza tra affermazioni di principio e comportamenti concreti, da qualcuno che viene da una diversa storia, non potremo soffermarci a contestargli da dove viene, ma avremo il dovere di verificare verso dove intende andare.
Se questa meta sarà quella di un Paese più liberale di quanto non sia oggi il nostro, essa potrà diventare anche la nostra meta.
Queste sono le riflessioni che avrei voluto scambiare personalmente con Te, e che, nell’impossibilità di farlo, Ti ho già inviato attraverso il Forum ed ora Ti rinnovo attraverso il sito, anche per la riflessione degli amici che avranno la possibilità e la voglia di leggerci.
Ti abbraccio con l’affetto e la stima di sempre e Ti rinnovo i migliori auguri di pronta guarigione.

GUZZ – ENZO CARISSIMO, ti ringrazio prima di tutto per l’affetto e gli auguri, e ti ho lasciato oggi un lungo messaggio sul tuo cellulare 347. Sono anche lieto che la mia presa di posizione data alle agenzie sia stata da te approvata e ovviamente, come sempre, una grande e continua sintonia ci unisce.
Solo qualche marginale precisazione. A mio parere Berlusconi, nel suo piccolo pagliaccesco, ha tentato di fare la sua “notte dei lunghi coltelli”, quella con cui Hitler eliminò Roehm e le SA. Con la differenza che essendo uno sciocco e un pasticcione che si fida di quei quattro stronzi e stronze che lo consigliano come dei servi ridanciani, ha sbagliato i calcoli ed ha distrutto con le sue mani la maggioranza che aveva avuto e con cui governava.
E’ il primo caso della storia parlamentare di un primo ministro che per errore licenzia la propria maggioranza e poi scoppia in un pianto dirotto e ridotto alla miseria.
Io non ho mai pensato, e tuttora non penso, che Fini abbia un piano. Ma è innegabile che le circostanze glie ne impongano uno e che dunque ora esso ci sia. Lui ha tentato sempre e fino all’ultimo di ricucire, non di rompere. Così al Consiglio Nazionale, così in questa ultima occasione rilasciando persino una piagnucolosa intervista da volemose bbene a Ferrara. No, non è il mio leader. Ma può essere un compagno di strada imprescindibile per creare un’alternativa al berlusconismo che non sia quella del fallimento storico del PD, un partito-azienda in conflitto di interessi perenne in almeno tre regioni italiane, privo di leadership, di idee, di ideali e di prospettive.
Noi abbiamo due problemi, uno tattico e uno strategico.
Quello tattico è di fare il possibile per impedire le elezioni anticipate negando a SB il diritto di convocarle e chiedendo a Napolitano di negarle: Non si è mai visto che un presidente del Consiglio copevole di aver distrutto la propria maggioranza pretenda come un suo diritto feudale di avere di nuovo elezioni generali per riparasre il giocattolo che lui stesso ha rotto per sua esclusiva colpa e responsabilità.
La questione strategica è lavorare come negri nel tempo che resta per far sapere agli italiani che esiste il Partito dei liberali italiani, la loro casa storica e che è all’attacco per la conquista del consenso che erroneamente gli italiani liberali hanno convogliato nel tritacarne berlusconiano.
Liberali come Urbani (oggi superberlusconiano) e Dalla Vedova, finiano senza se e senza ma, poco mi interessano anche se la loro auspicata evoluzione è sempre desiderabile.
Se noi impediamo le elezioni anticipate ricorrendo per questo ad ogni spregiudicata alleanza tattica, lavoreremo per il nostro fine strategico che è quello di essere pronti alla giusta data delle elezioni generali.
Io sto lavorando per fondare un giornale on line (una cosa seria, non un blog), per fondare una radio podcast e moltiplicare gli strumenti che hanno consentito la vittoria sia a Sarkozy che a Obama.
Dunque, l’unico punto di dissenso fra me e te resta questo: io non vedo affatto uno smarcamento di Fini da Berlusconi, ma ho visto il contrario: un suicida attacco di SB a Fini il quale non ne voleva sapere di essere sbattuto fuori. Fini sa che se si andasse alle elezioni generali, col cavolo che porterò in Parlamento 34 deputati e 10 senatori. Se si va ad elezioni anticipate è la fine: SB stravince con Bossi e per noi sarà finita perché saremo ammazzati nella culla. Dunque Fini ha bisogno di noi in questa fase tattica, perché gli servono tutti i voti raccattabili in Parlamento compreso il mio, ma non andrei oltre questa necessità tattica.
Per trasformare anche questa fase in un senso strategico, occorrerebbe che noi, ma proprio noi PLI, promuovessimo non un convegno, ma gli Stati Generali dell’Italia dei Liberali (SGIL), allo scopo di lanciare l’idea e gli strumenti per creare sotto l’EGEMONIA DEL PENSIERO E DELLA TRADIZIONE LIBERALE, il polo dei liberal italiani con noi in una funzione POLITICAMENTE EGEMONE, a dispetto della nostra carenza di numeri.
E’ possibile? Lo diranno i fatti. In questo senso io considero Fini una nostra occasione e non noi una sua occasione.
Il mio primo atto in questa prospettiva è stato quello che hai visto e che hai apprezzato: aver aderito politicamente all’astensione, con il preciso fine di non fornire armi all’interruzione della legislatura che porterebbe Berlusconi alla vittoria perché dispone di tutti gli strumenti mediatici.
Noi dobbiamo imparare, tutti, a fare chiasso. A dimostrare che esistiamo. Promuovere il referendum di Scognamiglio per abrogare il Porcellum significa fare banchetti, essere per strada. Non importa se poi si vince o no. Noi vinciamo se ci facciamo conoscere. Noi vinciamo se usiamo, rinnovandoli, gli strumenti di forte visibilità che usò un tempo il partito radicale, nostro storico figlio. Noi dobbiamo alzare anche la bandiera di Mario Pannunzio (siamo al centenaio della nascita) e del Mondo e farne un fatto popolare e di massa, non più una curiosità di élites.
Quello che io propongo è un percorso di guerra con leadership in mano, e non una corsa da gregari affinché qualcun altro si metta la maglia gialla, o rosa. Noi corriamo per vincere, non per far vincere. Abbiamo bisogno di alleanze, ma tattiche, spregiudicate, occasionali. E abbiamo bisogno di una sola alleanza strategica CHE è quella del popolo liberale italiano.
Diceva Nell Kimball nel suo celebre “Memorie di una maitresse americana”: Le ragazze siedono su un tesoro, ma non lo sanno.
La battuta è volgare, ma la struttura logica è la stessa: gli italiani oggi sono liberali (non finiani) e non lo sanno. Noi dobbiamo organizzarli e dare loro voce, storia, casa, prospettiva e vittoria.
Un abbraccio di cuore dal tuo
Paolo

9 Commenti

  1. condivido sia il tema che i commenti.ritengo però specialmente ora che è stato creato un gruppo parlamentare del PLI,di cui peraltro se ne sente molto poco,di non doverci di nuovo attardare su posizioni altrui men che meno sulla posizione dell’On.Gianfranco Fini.La nostra storia nel bene e nel male ne è ben lontana.Perchè non rifacciamo un convegno sui nostri temi tipo quello di Viterbo,per ritrovarci veramente al di là delle storie dei congressi che nel determinare vincitori e vinti,in un piccolo partito,non fanno che disperdere energie che pur furono utili.

  2. Sottoscrivo questo passaggio di Paolo Guzzanti:
    “Noi dobbiamo imparare, tutti, a fare chiasso. A dimostrare che esistiamo. …. Noi vinciamo se ci facciamo conoscere. Noi vinciamo se usiamo, rinnovandoli, gli strumenti di forte visibilità che usò un tempo il partito radicale, nostro storico figlio. Noi dobbiamo alzare anche la bandiera di Mario Pannunzio (siamo al centenario della nascita) e del Mondo e farne un fatto popolare e di massa, non più una curiosità di élites.

    … Noi corriamo per vincere, non per far vincere. Abbiamo bisogno di alleanze, ma tattiche, spregiudicate, occasionali. E abbiamo bisogno di una sola alleanza strategica, che è quella del popolo liberale italiano.”
    A tal fine mi permetto di suggerire un’iniziativa “chiassosa” in occasione del prossimo XX settembre, per mettere in evidenza uno dei nostri principali obiettivi, la difesa, o meglio il ricupero, della laicità dello Stato.

  3. Caro Enzo, cari liberali, mi inserisco nella discussione per esprimere il mio sostegno all’idea di Paolo Guzzanti di indire gli Stati Generali dell’Italia Liberale magari, aggiungo io, facendo un manifesto del pensiero liberale da portare a conoscenza di tutti quei cittadini, e sono tanti, che si riconoscono nei nostri valori ma residualmente votano i partiti di maggioranza, semplicemente pechè non ci conoscono.
    C’è un elettorato potenziale enorme, stà a noi conquistarlo!!!
    Abbiamo lasciato per troppo tempo a Berlusconi il monopolio della parola libertà, ci sono temi liberali sui quali dobbiamo far sentire la nostra voce: la libertà di impresa, la meritocrazia, l’accesso (sostanziale) alle libere professioni, l’efficienza della pubblioca amministrazione, la gestione privata delle funzioni pubbliche, la politica estera, la libertà di stampa, il ricambio generazionale della classe politica, la legalità e molti altri.
    Infine non posso non chiedere un’intervento dei liberali per la liberazione del soldato isreliano Gilad Shalit, da 1.507 giorni in mano ai terroristi di Hamas.
    Cordialmente,
    Andrea Anticoli

  4. Carissimo Enzo, ho ricevuto la Tua email nella quale sono allegati la Tua lettera a Paolo Guzzanti e la Sua risposta e affermo che ho gioito nel leggerle entrambe. Sebbene per cause non dipendenti dalla mia volontà in toto sono stato costretto ad abbandonare l’incarico da Te affidatomi e di cui fui e sono grato per l’onore che per me rappresentava io rimango comunque un Liberale convinto che il n/s Ideale sia l’unico, magari condito di appropriate scelte, l’unico, ripeto, in grado di darci un Sistema Politico, Economico, Sociale che non sia l’obbrobrio dell’attuale AntiSistema. Lo chiamo così perchè non premia il lavoro, l’impegno personale, la capacità d’intraprendere delle famiglie di Piccoli e Medi Imprenditori o delle famiglie di operai e impiegati che desiderano diventare tali, nonchè professionisti onesti e capaci. PMI guidate da uomini abituati a passare le malattie in piedi, a non andare mai in ferie per realizzare ciò che Einaudi mise in evidenza: il loro desiderio di “ampliare gli impianti, abbellire le sedi, conquistare clientele sempre più vaste; …molle altrettanto potenti del guadagno”. Ed è questo il Principio che mi ha guidato per tutta la vita; così che oggi leggendoVi il mio rammarcio per l’impossibilità di ricoprire il mio incarico è grande e scava buche profonde nella mia mente. Ma una cosa è certa: Se si andrà al voto (Condivido che bisogna aspettare e possibilmente cambiare subito la legge elettorale) io sarò con i Liberali Italiani, quelli veri, non quelli che si fanno dire da un clerico “B. è l’uomo della Provvidenza” per la seconda volta; e sappiamo come andò a finire! Condivido l’Iniziativa di urlare più forte il n/s liberalismo vero, non condito di clericofascismo becero, un Liberalismo negato da chi NON sta nell’Internazionale Liberale, come questa mmaggioranza di governo che è minoranza nel Paese. Un’azione capillare sul territorio, organizzata, quasi ossessiva, certa del risultato, consapevole, nell’anniversario Cavouriano, del N/s diritto di esistere e di indicare la via. Ti abbraccio con affetto e stima, Corrado Di Lorenzo, Presidente DIRITTI FUTURI.

  5. caro Enzo, caro Paolo,
    leggo sempre con piacere le vs.sul sito e nelle mail. che spesso condivido, interpretando il mio stesso pensiero. troppo spesso peroà ho come làimpressione, che viste anche le ns.forze reali, ce le cantiamo e ce le suoniamo da soli. un esercizio cioeà anche di alta politica e di alti propositi per pochi intimi. E NON PER COLPA NOSTRA, CI MANCHEREBBE! Io credo, noi crediamo, con gli amici di UpL, ma lo ripetiamo ornmai da anii, che in questo paese non vi siano, tra le forze predominanti e che hanno accesso ai media, un giorno si e l’altro pure,(a differanza nostra!), di soggetti autenticamente LIBERALI, se non a parole. Non l’attuale maggioranza, che appere oggi ancor piu’ sfilacciata e dilaniata da guerre interne, ne l’attuaale opposizione forcaiola (IDV) o post marxista (pd), la cui evoluzione verso ideali liberali e’ ancora fotemente in itinere e molto lontana.
    La politica non puo’ nutrirsi dell’ANTI qualcosa, ma di proposte serie, possibilmente nell’alveao della cultura LIBERALE, per portare questo paese, la nostra Italia che tutti noi amiamo, fuori dal tunnel della crisi, della rassegnazione, dei problemi irrisolti, xche’ chi e’ al governo, torppo spesso, pensa a risolvere piu’ i propri (problemi), che quelli della collettivita. E anche aggrapparsi a FINI, con tutto cio’ che sta accadendo su piano di comportamente a lui imputabili, nn troppo trasperanti, fino a prova contararia, nn dissimili da quelli che hanno portato alle dimissioni di Scajola, non credo sia il massimo della coerenza liberale. Ferma restando la presunzione di innocenza per tutti, fino a condanna definitiva e che pero’ per un politico impone cautela massima e regole di comportamnete diverse da chiunque altro, proprio per la carica che si ricopre. Che poi tutto cio’ possa assomigliare ad una guerra tra bande, beh, da liberale, pure peggio.
    Cio’ premesso, ritengo che il PLI debba trovare una propria strada tra queste faide e risse tutte personali, senza schierarsi, con l’uno piuttosto che l’eltro contendente, la politica degli affari non ci apprtiene e non deve appartenerci, ma, al contrario, provare a volare alto, rappresentando l’italiano medio, l’imprenditore strangolato da uno Stato/fisco tiranno e dissipatore d’altrui ricchezze. Credo si debba guardare con attenzione e assoluta simpatia a movimenti spontanei come il TEA PARTY (cosa che il PLI gia’ sta facendo, ma forse con ancora poca partecipazione), all’ICR (Imprese che Resistono), a tutto cio’ che nasce dal basso.
    Ben venga l’idea di Paolo GUZZANTI (che saluto e al quale auguro pronta guarigione, abbiamo bisogno di te, in Italia, torna presto!), degli Stati Generali Liberali, che raccolgano tutti i Liberali, individui e Moivmenti, Associazioni e Uomini Liberi, pronti a ragionale e lottare per una reale e radicale alternativa LIBERALE al sistema, a questo sistema, col quale noi LIBERALI non abbiamo nulla, ma proprio nulla a che spartitr. ne con l’attuale maggiornaza di Governo, illiberale quel tanto che basta, ne tanto meno con l’attuale opposizione, che, per certi versi e’ ancora piu’ illiberale.
    Non sara’ facile, anzi difficilissimo, virsi gli scarsi mezzi di cui disponiamo. Ma dobbiamo diventare il Partito/Movimento della gente, di chi lavora e di chi produce. Contro la cata, contro gli affaristi, contro questa politca che se ne fotte del popolo, non piu’ sovrano, ma sempre piu’ suddito, indifeso, alla merce’ dei potenti, di ladri del nostro futuro, del futuro dei nostri figli.
    Riusciremo a far passare questo messaggio? Non lo so, lo spero, se ci riusciremo il futuro sara’ notro. Vale pero’ la pena di crederci, di lavorarci, coi pochi mezzi che abbiamo. E chissa’, se la fortuna aiuta gli audaci, forse, unendo le forze libereli, autenticamente LIBERALI, ovunque disperse, aggregando gli ultimi UOMINI LIBERI, forse, potemmo farcela! Avanti cosi’ verso il FUTURO, per la RIVOLUZIONE LIBERALE. Quella vera!
    HASTA LA LIBERTAD SIEMPRE!

  6. Ottima presa di posizione del nostro vicesegretario, ottima proposta e ottima risposta. Ma c’è un mah. Per essere presenti sulla scena sia essa politica, mediatica e ecc.ecc., serve trasparenza e coesione, cosa che, a mio avviso, attualmente manca. Per una reale azione significativa del PLI (inconfutabile e unica casa del pensiero liberale)serve un’organigramma chiaro e soprattutto trasparente su tutto il territorio.
    Serve poter avere dei riferimenti precisi, ma soprattutto serve quel mezzo di comunicazione efficacie, che dia risposte a quanti si impegnano a diffondere il pensiero liberale. Dall’ultimo congresso nazionale, dal quale è emersa un’organizzazione al quanto deficitaria, (vds. commissariamenti, defenestrazioni, abbandoni più o meno voluti ecc.ecc.) si è perso il contatto con chi sul territorio rappresenta il PLI. Per costruire una macchina funzionante ed efficiente servono migliaia di pezzi meccanici (persone) che devono girare a 360^ attorno all’autista (segretario)e 4 ruote possibilmente a trazione integrale (dirigenti) piazzati sui quattro semiassi (sud-est, sud-ovest, nord-est e nord-ovest). Solo così una macchina può correre veloce e spedita per raggiungere il traguardo.
    Cordialmente
    Pietro Stefani

  7. I liberali italiani si palesano come uno dei pochi partiti (se non l’unico) realmente serio presente nel proscenio politico nazionale. Chi scrive vi legge sempre con piacere, stimando in prim’luogo il segretario De Luca e il dottor Guzzanti, sempre arguto e mai banale. Repubblicano fin da ragazzino (attualmente ho trent’anni)per la prima volta sto pensando seriamente di votare liberale. Non condivido la scelta del mio partito di perseverare in un’alleanza di centrodestra che non ha ragion d’essere. E’ giunta l’ora di una grande Costituente liberaldemocratica che metta al centro, famiglia, liberalizzazioni, pluralismo dell’informazione, Mezzoggiorno, lavoro, fisco e merito, riforma della giustizia coniungando garantismo e legalità e riforma della legge elettorale, salvaguarda dei conti pubblici dello Stato. Credo in una allenza strategica con quelle forze politiche (penso al nascente Partito della Nazione) che possono rinnovare il quadro politico, sconfiggendo la logica dello scontro permanente tra neo Guelfi e neo Ghibellini. Grazie per l’ospitalità. Con cordialità.
    dott. Enzo Cardone

  8. C’è un tempo per ogni cosa, la storia lo insegna, quindici anni di “confusione” politica collettiva volgono al termine. E come è sempre accaduto durante i suopi “governi” SB, nella sua inadaguatezza sostanziale ci sta permettendo, suo malgrado, di superare il “berlusconisno”.
    La Storia ci dirà quanto questo quindicennio di non politica è costato al nostro Paese; purtroppo i veleni che questo pestilenziale periodo hanno instillato negli italiani saranno difficili da eliminare velocemente, ma prima si inizia e meglio e per tutti, soprattutto per le nuove generazioni che hanno diritto di vivere in un Paese moderno, civile, all’altezza della sua storia culturale, senza dover imbarazzrsi quando all’estero ci chiedono di “Berlusconi”. Tuttavia, per onestà intellettuale bisogna convenire che SB ha rappresentato un “riferimento” anche inconscio per moltissimi italiani che interpretano la Società in chiave clientelare ed utilitaristica, pensando solo al proprio presente di interesse e, bisogna ammetterlo, senza un minimo di senso etico anzi!!!!
    Ma ciò posto, bisogna pensare a costruire il dopo, e su questo tema sono totalmente d’accordo con Enzo Palumbo e Paolo Guzzanti, e mi fa piacere sottolineare che in tante Direzioni ho personalmente posto questo tema; ora le condizioni ci sono perchè siamo alla transizione reale.
    Gli attacchi dei media berlusconiani al Presidente Fini manifestano chiaramente la debolezza della residua coalizione che ha vinto le elezioni; la realtà e l’interesse del Paese non consentono elezioni immediate anche se sono personalmente convinto che SB+Lega non avrebbero vita facile in una campagna elettorale che vede, per la prima volta, molti elettori de centro-destra ampiamente delusi per aver toccato con mano l’insufficienza del Governo e l’interesse precipuo del presidente del Consiglio a risolvere problemi personali (oggettivamente gravi).
    Per concludere, mi pare quasi comico che per una vicenda palesemente strumentalizzata (l’hanno capito tutti ormai) come quella dell’appartamentino a Montecarlo, “personaggi” oggettivamente squalificati possano tentare di usarla in chiave “politica”, parlare di “legalità” o “etica comportamentale” in certi ambienti assume connotati di ridicolaggine oltre il tollerabile.
    salvatore Buccheri

  9. Senatore, le sue parole mi permettono di nuovo di sognare. Politicamente, s’intende.
    Confido nei buoni frutti di questo moto d’orgoglio del PLI e spero, da cittadino e simpatizzante, di poter partecipare a questa riscossa.
    Saluti.

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