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Governo, Paolo Guzzanti vice segretario PLI: No imboscate, cada per chiari motivi politici
Roma, 06 AGO (Il Velino) – “Per motivi di salute non sono presente ai lavori della Camera ormai da piu’ di un mese. Solo per questa ragione non ho potuto partecipare al voto sul sottosegretario Caliendo, ma ribadisco, come vicesegretario del Pli, che mi sarei astenuto, come hanno fatto i deputati di Fini, Casini, Rutelli e dell’Mpa, il ‘terzo polo’ che non esiste ufficialmente ma che sta dando i primi segni di vita.

Lo afferma Paolo Guzzanti, vicesegretario del Pli. “Noi liberali stiamo lavorando per costruire un’alternativa politica a Berlusconi, che non va scalzato con un coup de théatre parlamentare. Non auspichiamo elezioni anticipate perche’ ci stiamo preparando alla creazione di un’alternativa liberale. Vogliamo la sconfitta politica del governo Berlusconi ma questa non deve arrivare attraverso le imboscate, ma per chiari motivi politici”. (com/udg) 061136 AGO 10 NNNN

8 Commenti

  1. PER QUALCHE MOTIVO NN E’ USCITO IL MIO COMMENTO. CHE QUINDI VI RIPROPONGO. SALUTI LIBERALI.

    Caro Enzo, caro Paolo,
    leggo sempre con piacere le vs.sul sito e nelle mail. che spesso condivido, interpretando il mio stesso pensiero. troppo spesso peroà ho come làimpressione, che viste anche le ns.forze reali, ce le cantiamo e ce le suoniamo da soli. un esercizio cioeà anche di alta politica e di alti propositi per pochi intimi. E NON PER COLPA NOSTRA, CI MANCHEREBBE! Io credo, noi crediamo, con gli amici di UpL, ma lo ripetiamo ornmai da anii, che in questo paese non vi siano, tra le forze predominanti e che hanno accesso ai media, un giorno si e l’altro pure,(a differanza nostra!), di soggetti autenticamente LIBERALI, se non a parole. Non l’attuale maggioranza, che appere oggi ancor piu’ sfilacciata e dilaniata da guerre interne, ne l’attuaale opposizione forcaiola (IDV) o post marxista (pd), la cui evoluzione verso ideali liberali e’ ancora fotemente in itinere e molto lontana.
    La politica non puo’ nutrirsi dell’ANTI qualcosa, ma di proposte serie, possibilmente nell’alveao della cultura LIBERALE, per portare questo paese, la nostra Italia che tutti noi amiamo, fuori dal tunnel della crisi, della rassegnazione, dei problemi irrisolti, xche’ chi e’ al governo, torppo spesso, pensa a risolvere piu’ i propri (problemi), che quelli della collettivita. E anche aggrapparsi a FINI, con tutto cio’ che sta accadendo su piano di comportamente a lui imputabili, nn troppo trasperanti, fino a prova contararia, nn dissimili da quelli che hanno portato alle dimissioni di Scajola, non credo sia il massimo della coerenza liberale. Ferma restando la presunzione di innocenza per tutti, fino a condanna definitiva e che pero’ per un politico impone cautela massima e regole di comportamnete diverse da chiunque altro, proprio per la carica che si ricopre. Che poi tutto cio’ possa assomigliare ad una guerra tra bande, beh, da liberale, pure peggio.
    Cio’ premesso, ritengo che il PLI debba trovare una propria strada tra queste faide e risse tutte personali, senza schierarsi, con l’uno piuttosto che l’eltro contendente, la politica degli affari non ci apprtiene e non deve appartenerci, ma, al contrario, provare a volare alto, rappresentando l’italiano medio, l’imprenditore strangolato da uno Stato/fisco tiranno e dissipatore d’altrui ricchezze. Credo si debba guardare con attenzione e assoluta simpatia a movimenti spontanei come il TEA PARTY (cosa che il PLI gia’ sta facendo, ma forse con ancora poca partecipazione), all’ICR (Imprese che Resistono), a tutto cio’ che nasce dal basso.
    Ben venga l’idea di Paolo GUZZANTI (che saluto e al quale auguro pronta guarigione, abbiamo bisogno di te, in Italia, torna presto!), degli Stati Generali Liberali, che raccolgano tutti i Liberali, individui e Moivmenti, Associazioni e Uomini Liberi, pronti a ragionale e lottare per una reale e radicale alternativa LIBERALE al sistema, a questo sistema, col quale noi LIBERALI non abbiamo nulla, ma proprio nulla a che spartitr. ne con l’attuale maggiornaza di Governo, illiberale quel tanto che basta, ne tanto meno con l’attuale opposizione, che, per certi versi e’ ancora piu’ illiberale.
    Non sara’ facile, anzi difficilissimo, virsi gli scarsi mezzi di cui disponiamo. Ma dobbiamo diventare il Partito/Movimento della gente, di chi lavora e di chi produce. Contro la cata, contro gli affaristi, contro questa politca che se ne fotte del popolo, non piu’ sovrano, ma sempre piu’ suddito, indifeso, alla merce’ dei potenti, di ladri del nostro futuro, del futuro dei nostri figli.
    Riusciremo a far passare questo messaggio? Non lo so, lo spero, se ci riusciremo il futuro sara’ notro. Vale pero’ la pena di crederci, di lavorarci, coi pochi mezzi che abbiamo. E chissa’, se la fortuna aiuta gli audaci, forse, unendo le forze libereli, autenticamente LIBERALI, ovunque disperse, aggregando gli ultimi UOMINI LIBERI, forse, potemmo farcela! Avanti cosi’ verso il FUTURO, per la RIVOLUZIONE LIBERALE. Quella vera!
    HASTA LA LIBERTAD SIEMPRE!

    GALGANO PALAFERRI
    UNIONE PER LE LIBERTA’
    TEA PARTY TORINO, TEA PARTY PIEMONTE

    P.S.: ottime le puntualizzazioni di mario caputi, le condivido e sottoscrivo in pieno. diamoci da fare, l’Italia ha ancora bisogno di noi LIBERALI, oggi più che mai. quando la Libertà è in pericolo, per mille motivi, minacciata in vario modo da destra come da sinistra, è l’ora che i veri LIBERALI ricomincino a giocare. c’è un tempo per le parole e un tempo per l’azione. questo è il tempo dell’azione, dell’agire, per il bene comune del ns.paese, per la ns.libertaà, per il futuro dei ns.figli. con la moderazione che ci contraddistingue ma anche la fermezza delle nostre idee, la difesa delle Liberta’ non negoziabili.
    Un saluto libero e Liberale.

  2. 5 punti fondamentali per l’azione politica del PLI.
    1) Legge costituzionale per la difesa di Tricolore, unità d’Italia ed Inno Nazionale.
    2) Impegno per il referendum per l’abrogazione della legge porcellum.
    3) Riforma psichiatrica, con conseguente abolizione dei manicomi giudiziari.
    4) Legalizzazione della prostituzione.
    5) Eliminazione di province e Regioni, con tutela delle minoranze etniche direttamente dallo Stato, e con rafforzamento di Comuni, Città metropolitane, ed accorpamento dei piccoli Comuni sotto i 1000 abitanti.
    Queste a parer mio le cose più importanti da fare, rafforzando la capacità impositiva dei Comuni.
    Ma in subbordine, c’è oltre a questi punti,
    l’eliminazione della caccia, che comunque risulta legata all’abolizione delle Regioni, perchè esse non permetteranno mai detta abolizione dal momento che le Regioni hanno tutto l’interesse economico al mantenimento della caccia.
    Certo che l’eventuale abolizione delle Regioni presuporrebbe un organo regionale per il coordinamento dell’economia, ed è questa una delle grandi sfide liberali del futuro.
    Il problema è quello di evitare i vari centri di potere politico, ongni uno con norme diverse a volte in contrapposizione con le norme dello Stato, ad esempio evitare che la prostituzione sia legale in Lombardia, e tramite una legge regionale, illegale in Sicilia; no essa, venga legalizzata in tutta Italia.
    La legalizzazione della prostituzione, significa anche lotta all’immigrazione clandestina che immette prostitute straniere, senza nessun controllo sanitario.
    Allora, è su questo fronte che la nostra battaglia liberale va combattuta.
    Saluti.

  3. Grazie Paolo!
    Volevo commentare la tua proposta rivoluzionaria.
    Sono con te, incondizionatamente, quando:
    1) Lanci l’idea degli Stati Generali Liberali
    2) Proponi di costruire la nostra macchina da guerra (liberale) per le vere elezioni
    3) Affermi che non dovremo essere i gregari per le vittorie altrui e che dobbiamo avere il coraggio sfrontato e persino arrogante di considerare gli altri come nostri gregari e raggiungere l’unico strumento che ci può far vincere: la visibilità.
    4) Suggerisci che occorre imporre agli italiani la nostra presenza, far sì che tutti i liberali italiani sappiano che la loro vera casa è aperta e funziona come un quartier generale e non come una casa di riposo.

    Ancor di più quando:
    1) Dici di non riconoscere Fini quale leader
    2) Suggerisci di prestare attenzione ai falsi (e venduti, ndr) liberali, come p.es. Urbani e Dalla Vedova. Con costoro, aggiungo io, si perderebbe enormemente di credibilità a fronte della tua visione strategica di far sapere agli italiani che esiste il Partito dei liberali italiani, la loro casa storica e che è all’attacco per la conquista del consenso che erroneamente gli italiani liberali hanno convogliato nel tritacarne berlusconiano.
    3) Affermi che dobbiamo imparare, tutti, a fare chiasso. A dimostrare che esistiamo, a cominciare dal promuovere il referendum di Scognamiglio per abrogare il Porcellum. Dobbiamo farci conoscere e portare realmente il nuovo liberale nell’agone politico italiano.

    Su queste basi, e per calare più nell’operativo la tua proposta di chiamare gli Stati Generali Liberali, mi permetto di commentare un breve passo dell’articolo di Salvatore.
    Lui scrive che le posizioni politiche di Fini possono (…) porsi nell’alveo delle tradizionali posizioni liberali sui vari temi. Nel mio piccolo vorrei fornire alcune “provocazioni” su alcuni dei temi, che se interpretati in chiave liberaleebasta non possono che essere nostri (e non di Fini e/o di altri parrucconi ormai senza ideologie ed in cerca di rifarsene / rubarsene una).
    1) Stato di diritto. Si, e con una riforma giudiziaria che miri ad introdurre criteri di efficienza alla macchina giudiziaria ed abolisca i vari monopoli oggi esistenti (p.es. magistrati e tribunali pubblici)
    2) Unità dell’Italia. Si, e con una riforma federale che miri a due semplici cose: avvicinare le decisioni e (soprattutto) il controllo della spesa al cittadino e decentralizzazione amministrativa orientata al “servizio” al cittadino
    3) Difesa della Costituzione. Quanto basta. Perché dovremmo difendere una Costituzione scritta oltre 50 anni fa? I firmatari sono tutti morti e la Costituzione deve un “contratto tra vivi”. Dobbiamo lottare per scriverne una liberale. Altro che difendere cose anacronistiche.
    4) Democrazia parlamentare rappresentativa. Solo a certe condizioni, perchè occorre introdurre un serio filtro a chi ci rappresenta o potrebbe rappresentarci. Ed infatti altri liberali (Martino) avevano già lanciato la proposta di introdurre il sorteggio elettorale. E poi perchè dobbiamo copiare dalla Francia e mirare alla creazione di una scuola di formazione per quadri/rappresentanti pubblici ammessi alle competizioni elettorali.
    5) Solidarietà tra i diversi ceti sociali e tra le diverse aree del Paese. Solo ad un certo (e minimissimo punto). Qui dobbiamo chiarire al nostro interno se siamo per una società meritocratica o egualitaria. E siccome i liberali classici sono per il merito ogni criterio di solidarietà deve essere secondario alla volontà di premiare il merito. Costi quel che costi
    6) Legalità e della trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica. Certo, ma prima occorre adoperarsi per realizzare lo stato minimo e quindi far rimpicciolire drasticamente la cosa pubblica.
    7) Diritti di cittadinanza. Certo, ma a patto che chi diventi cittadino prima parli e scriva correttamente l’italiano e poi accetti i valori di uno stato moderno e civile quale dovrebbe essere l’Italia Liberale.

  4. Personalmente, come dice Guzzanti, ritengo opportuno sforzarsi di raccogliere i liberali facendone la forza rappresentativa di un pensiero e di un’azione, piuttosto che allearsi con il “Terzo Polo” per mere necessità contingenti.

    Credo che l’unione tra Fini-Casini-Rutelli (e altri) sia solo una replica dell’Unione, il cui obiettivo non è governare il Paese ma impedire a Berlusconi di governarlo.

    Penso che l’errore più grande che i liberali possano fare sia quello di continuare ad avallare un sistema che fondamentalmente – pro o contro – ruota intorno a una singola personalità.

    Un Paese non può basare il suo presente e il suo futuro su una singola persona. Dopo, altrimenti, che si fa? Di nuovo ognuno per sè?

  5. Ho scritto stamane un breve commento, non è inserito
    è successo qualcosa al “sistema”?
    Salvatore Buccheri

  6. Caro Paolo, Ti ho invano cercato più volte al telefono nei giorni scorsi, perché sentivo il bisogno di discutere con Te degli ultimi sviluppi della vicenda politica italiana.
    Ho poi appreso che ti trovi negli USA per motivi di salute, e Ti faccio i miei migliori auguri di pronta guarigione.
    Quanto alla vicenda politica di questi giorni, ricorderai certamente le nostre conversazioni sull’argomento, ed in particolare che avevo immaginato come inevitabile lo scontro tra Fini e Berlusconi (in quanto portatori di due diverse e contrapposte idee della democrazia), e ciò almeno sin dal maggio dello scorso anno, allorché Gianfranco Fini, su punti sensibili (immigrazione, rispetto verso le istituzioni) cominciò a smarcarsi dalle posizioni politiche di Berlusconi, affrontando un itinerario che, proprio nei giorni scorsi, lo ha visto raggiungere una tappa significativa ancorché non ancora definitiva.
    Partendo da un’antica intuizione, originata dalla lettura del libro di Marina Valenzise su Sarkozy, che mi era sembrato scritto su misura per Fini (quasi ad usum del…phini) ho allora sostenuto che il percorso politico di Fini si sarebbe sempre più divaricato da quello di Berlusconi.
    E’ ciò che via via è puntualmente accaduto, prima in termini che sembravano occasionali ed estemporanei, e poi in termini che invece sono apparsi sempre più rispondenti ad una precisa strategia politica.
    Dovendo inevitabilmente individuare uno spazio politico che attualmente è alquanto sguarnito, l’approdo di Fini alle tesi classiche dei liberali mi è sembrato poi assolutamente naturale, e non ho mancato di evidenziarlo in tutte le occasioni, personali e di partito, che ho avuto.
    Credo che, ad un primo consuntivo inevitabilmente incompleto (soprattutto perché mancano ancora precise prese di posizione di Fini sui temi economici, che certo dovranno seguire) le sue posizioni politiche, al di là del labiale richiamo ad una generica collocazione di destra (quasi un omaggio dovuto al passato), si possono ormai ragionevolmente collocare nell’alveo delle tradizionali posizioni liberali sui temi dello Stato di diritto, dell’Unità dell’Italia, della difesa della Costituzione, della democrazia parlamentare rappresentativa, dell’equilibrio e del controllo reciproco tra le Istituzioni, della solidarietà tra i diversi ceti sociali e tra le diverse aree del Paese, della legalità e della trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica, e, in genere, dei diritti di cittadinanza, anche per coloro che, venendo da lontano, desiderano fare parte, con onestà d’intenti, della nostra comunità nazionale.
    I risultati delle elezioni regionali dello scorso mese di marzo, col relativo apparente successo del PdL (poche migliaia di voti in Piemonte sarebbero bastati per un’altra lettura), hanno fatto pensare a qualcuno (ma non a me) che quel percorso, ove mai intrapreso, era destinato ad interrompersi e che Fini era destinato a diventare sempre più marginale negli equilibri politici italiani.
    Ancora una volta, i fatti hanno smentito quella pessimistica previsione, e la strategia dello smarcamento di Fini da Berlusconi è proseguita, in termini sempre più accentuati, specie sui temi della democrazia rappresentativa e della legalità e trasparenza nella gestione della cosa pubblica, sino ai casi emblematici di Scajola, Branche e Caliendo.
    A questo punto, io credo che i liberali d’antan, come io stesso sono e come sono i miei amici del PLI, devono riflettere su quali potranno ancora essere le prossime tappe del percorso di Fini, per individuare se e quando vi saranno le possibilità di fare coincidere quel percorso con quello dei liberali italiani, siano o no organizzati nel nostro partito.
    Oggi è possibile sostenere senza sostanziali obiezioni, che il distacco definitivo di Fini (e della sua linea politica) da Berlusconi (e dalla sua linea politica) è ormai nelle cose, e che, esso è “certus an”, ancorché possa ancora per un po’ essere “incertus quando” (ma la verifica politica autunnale incombe), e forse anche “incertus quomodo” (ma, anche qui, il corso degli eventi sta accelerando, con l’ormai avvenuta creazione di un’area di responsabilità nazionale che viene sempre più spesso evocata).
    Il comunicato con cui hai manifestato la Tua ideale adesione a quest’area mi è stato di grande conforto, perché ha dimostrato esservi tra di noi una sintonia che supera le distanze materiali che in questo momento ci dividono trovandoci in due continenti diversi.
    Quando tutta la vicenda saà giunta al suo epilogo, secondo i percorsi spesso tortuosi a cui la politica italiana ci ha abituato, qundo cioé Fini, col concorso di tutti quelli che ci staranno, sarà riuscito a mandare a casa questo Governo illiberale, io credo che i liberali storici dovranno riflettere se vogliono svolgere un ruolo concreto (e non solo di mera testimonianza) nella fase politica che si aprirà.
    La testimonianza liberale, invero, è possibile, anzi doverosa per noi ed indispensabile per il Paese, laddove tutte le forze politiche in campo abbiano sguarnito la frontiera liberale, come da tempo è avvenuto e tuttora sta avvenendo.
    Ma se, ad un certo punto, questa frontiera viene presidiata, con coerenza tra affermazioni di principio e comportamenti concreti, da qualcuno che viene da una diversa storia, non potremo soffermarci a contestargli da dove viene, ma avremo il dovere di verificare verso dove intende andare.
    Se questa meta sarà quella di un Paese più liberale di quanto non sia oggi il nostro, essa potrà diventare anche la nostra meta.
    Queste sono le riflessioni che avrei voluto scambiare personalmente con Te, e che, nell’impossibilità di farlo, Ti ho già inviato attraverso il Forum ed ora Ti rinnovo attraverso il sito, anche per la riflessione degli amici che avranno la possibilità e la voglia di leggerci.
    Ti abbraccio con l’affetto e la stima di sempre e Ti rinnovo i migliori auguri di pronta guarigione.

    GUZZ – ENZO CARISSIMO, ti ringrazio prima di tutto per l’affetto e gli auguri, e ti ho lasciato oggi un lungo messaggio sul tuo cellulare 347. Sono anche lieto che la mia presa di posizione data alle agenzie sia stata da te approvata e ovviamente, come sempre, una grande e continua sintonia ci unisce.
    Solo qualche marginale precisazione. A mio parere Berlusconi, nel suo piccolo pagliaccesco, ha tentato di fare la sua “notte dei lunghi coltelli”, quella con cui Hitler eliminò Roehm e le SA. Con la differenza che essendo uno sciocco e un pasticcione che si fida di quei quattro stronzi e stronze che lo consigliano come dei servi ridanciani, ha sbagliato i calcoli ed ha distrutto con le sue mani la maggioranza che aveva avuto e con cui governava.
    E’ il primo caso della storia parlamentare di un primo ministro che per errore licenzia la propria maggioranza e poi scoppia in un pianto dirotto e ridotto alla miseria.
    Io non ho mai pensato, e tuttora non penso, che Fini abbia un piano. Ma è innegabile che le circostanze glie ne impongano uno e che dunque ora esso ci sia. Lui ha tentato sempre e fino all’ultimo di ricucire, non di rompere. Così al Consiglio Nazionale, così in questa ultima occasione rilasciando persino una piagnucolosa intervista da volemose bbene a Ferrara. No, non è il mio leader. Ma può essere un compagno di strada imprescindibile per creare un’alternativa al berlusconismo che non sia quella del fallimento storico del PD, un partito-azienda in conflitto di interessi perenne in almeno tre regioni italiane, privo di leadership, di idee, di ideali e di prospettive.
    Noi abbiamo due problemi, uno tattico e uno strategico.
    Quello tattico è di fare il possibile per impedire le elezioni anticipate negando a SB il diritto di convocarle e chiedendo a Napolitano di negarle: Non si è mai visto che un presidente del Consiglio copevole di aver distrutto la propria maggioranza pretenda come un suo diritto feudale di avere di nuovo elezioni generali per riparasre il giocattolo che lui stesso ha rotto per sua esclusiva colpa e responsabilità.
    La questione strategica è lavorare come negri nel tempo che resta per far sapere agli italiani che esiste il Partito dei liberali italiani, la loro casa storica e che è all’attacco per la conquista del consenso che erroneamente gli italiani liberali hanno convogliato nel tritacarne berlusconiano.
    Liberali come Urbani (oggi superberlusconiano) e Dalla Vedova, finiano senza se e senza ma, poco mi interessano anche se la loro auspicata evoluzione è sempre desiderabile.
    Se noi impediamo le elezioni anticipate ricorrendo per questo ad ogni spregiudicata alleanza tattica, lavoreremo per il nostro fine strategico che è quello di essere pronti alla giusta data delle elezioni generali.
    Io sto lavorando per fondare un giornale on line (una cosa seria, non un blog), per fondare una radio podcast e moltiplicare gli strumenti che hanno consentito la vittoria sia a Sarkozy che a Obama.
    Dunque, l’unico punto di dissenso fra me e te resta questo: io non vedo affatto uno smarcamento di Fini da Berlusconi, ma ho visto il contrario: un suicida attacco di SB a Fini il quale non ne voleva sapere di essere sbattuto fuori. Fini sa che se si andasse alle elezioni generali, col cavolo che porterò in Parlamento 34 deputati e 10 senatori. Se si va ad elezioni anticipate è la fine: SB stravince con Bossi e per noi sarà finita perché saremo ammazzati nella culla. Dunque Fini ha bisogno di noi in questa fase tattica, perché gli servono tutti i voti raccattabili in Parlamento compreso il mio, ma non andrei oltre questa necessità tattica.
    Per trasformare anche questa fase in un senso strategico, occorrerebbe che noi, ma proprio noi PLI, promuovessimo non un convegno, ma gli Stati Generali dell’Italia dei Liberali (SGIL), allo scopo di lanciare l’idea e gli strumenti per creare sotto l’EGEMONIA DEL PENSIERO E DELLA TRADIZIONE LIBERALE, il polo dei liberal italiani con noi in una funzione POLITICAMENTE EGEMONE, a dispetto della nostra carenza di numeri.
    E’ possibile? Lo diranno i fatti. In questo senso io considero Fini una nostra occasione e non noi una sua occasione.
    Il mio primo atto in questa prospettiva è stato quello che hai visto e che hai apprezzato: aver aderito politicamente all’astensione, con il preciso fine di non fornire armi all’interruzione della legislatura che porterebbe Berlusconi alla vittoria perché dispone di tutti gli strumenti mediatici.
    Noi dobbiamo imparare, tutti, a fare chiasso. A dimostrare che esistiamo. Promuovere il referendum di Scognamiglio per abrogare il Porcellum significa fare banchetti, essere per strada. Non importa se poi si vince o no. Noi vinciamo se ci facciamo conoscere. Noi vinciamo se usiamo, rinnovandoli, gli strumenti di forte visibilità che usò un tempo il partito radicale, nostro storico figlio. Noi dobbiamo alzare anche la bandiera di Mario Pannunzio (siamo al centenaio della nascita) e del Mondo e farne un fatto popolare e di massa, non più una curiosità di élites.
    Quello che io propongo è un percorso di guerra con leadership in mano, e non una corsa da gregari affinché qualcun altro si metta la maglia gialla, o rosa. Noi corriamo per vincere, non per far vincere. Abbiamo bisogno di alleanze, ma tattiche, spregiudicate, occasionali. E abbiamo bisogno di una sola alleanza strategica CHE è quella del popolo liberale italiano.
    Diceva Nell Kimball nel suo celebre “Memorie di una maitresse americana”: Le ragazze siedono su un tesoro, ma no lo sanno.
    La battuta è volgare, ma la struttura logica è la stessa: gli italiani oggi sono liberali (non finiani) e non lo sanno. Noi dobbiamo organizzarli e dare loro voce, storia, casa, prospettiva e vittoria.
    Un abbraccio di cuore dal tuo
    Paolo

  7. Condivido la Posizione di Guzzanti, far cadere ora il governo con manovre di palazzo sarebbe solo un regalo a Berlusconi. Bisogna invece cominciare subito a lavorare per la costruzione di un soggetto liberal democratico federativo che comprenda PLI, PRI, UDC, Rutelliani e Finiani per fare fronte comune in vista di elezioni anticipate e cominciare a costruire un’alternativa liberal democratica agli statalismi populisti di PD e Pdl (i quali fingono di contrapporsi, ma in realtà si supportano a vicenda ormai da tempo).

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