GLI EMENDAMENTI LIBERALI ALLA MANOVRA

Ha ragione il Ministro Tremonti a tenere duro sui tagli alle Regioni ed agli altri Enti Locali, ove persistono grandi aree di spreco clientelare: dalle feste di paese, alle sovvenzioni per le più disparate attività inutili,  alla nomina di disoccupati  privi di alcuna professionalità in qualità di esperti, alla assunzione di precari indicati dai partiti, che poi, nel tempo, vengono stabilizzati, sovraccaricando la Pubblica Amministrazione di personale dequalificato e frustrato. Sosteniamo da tempo che la Manovra dovrebbe essere molto più drastica per essere efficace e che ne sarà necessaria un’altra entro pochi mesi.

Quando la legge arriverà alla Camera, proporremo una serie di emendamenti in tale direzione. Se veramente si vuole ridurre in modo consistente la spesa pubblica, sarà necessaria l’abolizione di tutte le Provincie, non soltanto di quelle più piccole, nonché l’accorpamento dei Comuni con popolazione inferiore ai tremila abitanti e la riduzione alla metà degli assessori, oltre che di tutte le auto di servizio. E’ soltanto controproducente la norma che prevede che il nuovo precariato o la stabilizzazione di quello esistente, debbano essere a carico dei bilanci degli Enti Locali, perché non esiste nessuna norma che escluda che l’eventuale dissesto non finisca col dover essere ripianato dallo Stato. Proporremo la obbligatoria liberalizzazione delle Aziende che gestiscono i Servizi Pubblici Locali entro un termine perentorio e non rinviabile, per ridurre i costi e migliorare la qualità dei servizi stessi, grazie alla concorrenza. Il ricavato della cessione delle partecipazioni dovrà essere destinato a ripianare i deficit di bilancio dei rispettivi enti territoriali. Chiederemo anche la riduzione a tre o quattro delle attuali Autority, concentrandone i relativi poteri e semplificando le procedure di accesso per i cittadini.

Condividiamo la proposta, sempre di Tremonti, di eliminare gli attuali, estenuanti, procedimenti burocratici per avviare una nuova attività od eseguire delle opere. Ma non deve trattarsi di un semplice manifesto elettorale, da rimandare ad una legge di rango costituzionale, perché si tratta di una riforma che può essere fatta con legge ordinaria e subito. Non è altresì rinviabile un intervento nel campo delicatissimo della Sanità, dove si addensano enormi sprechi. Basterebbe immediatamente stabilire che le forniture devono attenersi ai preziari indicati dal Ministero della Sanità, prendendo a modello le Regioni più virtuose. Inoltre le ASL dovrebbero ridursi ad una per ogni Regione e dovrebbero essere abolite le nomine di carattere politico, sia dei Direttori Generali ed Amministrativi, che, principalmente, dei Primari, che dovrebbero essere prelevati da un elenco di idonei, selezionati con concorsi nazionali.

Senza l’abolizione del valore legale dei titoli di studio, non sarà possibile alcuna seria riforma dell’Università, che, specialmente dopo la introduzione delle cosiddette lauree brevi, è diventata un inutile diplomificio, tanto che nessuno dei nostri Atenei rientra nella classifica dei primi duecento al Mondo. Il Paese ha bisogno di un numero inferiore di laureati, ma con preparazione di eccellenza, premiando significativamente gli studenti meritevoli. Ogni Euro investito in cultura e ricerca, sarà un moltiplicatore di sviluppo e stimolerà mercato e concorrenza. Su questo dovrà concentrarsi la spesa pubblica, non su un incerto federalismo, improntato a miopia ed egoismo.

17 Commenti

  1. Gentile De Luca, sono un giovane, da anni frequentatore del blog di Guzzanti, in cerca di un Partito che possa meritare la mia fiducia di elettore, cittadino e contribuente.
    Leggendo i commenti a questo Suo intervento sono rimasto un po’ deluso riguardo l’approccio al Federalismo. Mi sembra di notare, mi corregga, una scelta di campo acritica che tende a minimizzare le colpe della mala-gestione del Meridione, “abbandonato” per definizione ed incapace di risollevarsi per cause endogene. Cioè è colpa degli altri se il Sud va a rotoli, se il divario tra Nord e Sud aumenta, se l’AV finisce a Napoli.
    Ora, tutti sanno del sacco del Sud perpetrato dai Savoia, ma è possibile usarlo ancora oggi come causa delle sfortune del Meridione? Siamo certi che in 150 di Questione Meridionale questi soldi non siano tornati tutti, con gli interessi?
    Quanti soldi sono stati investiti dall’UE e sperperati dai politici meridionali?

    Sono liberale coerente, invoco il principio di responsabilità, adesso il Meridione si deve arrangiare economicamente.
    Massimo sostegno alla Guerra terroristica alla Mafia, ma zero sostegno all’ulteriore sperpero di denaro dei contribuenti.

    La giovane economista africana Moyo invoca la fine degli aiuti economici ai Paesi Africani per obbligarli a trovare al loro interno le soluzioni per lo sviluppo.
    Lo stesso potrebbe valere per il Meridione d’Italia, senza dover ricorrere alla retorica unitarista, senza passare dallo Pseudo-federalismo centralista e statalista della Lega. Insomma, senza dover sempre ricorrere alla formazione delle due tifoserie, noi contro di loro.

    Un ultimo appunto, meno importante in questa fase, ma da valutare attentamente quando si vuole parlare di Federalismo.
    E’ fondamentale considerare l’esempio della Svizzera. La Confederazione Elvetica è il più esaltante esempio di come il federalismo vero, non certo quello verde padano, funzioni e sia il migliore antidoto al malaffare politico.
    Pur essendo più piccola della Lombardia, la Svizzera ha almeno tre livelli di Governo, ma questo è utile ad avvicinare eletti ed elettori, a garantire un più efficacie controllo sull’operato dei politici.

    Per concludere, approvo le politiche civili del PLI, ma ho qualche riserva su quelle più propriamente economiche.

    Grazie per l’attenzione.

    PS. Quali sono i servizi NON privatizzabili?

  2. Il vicesindaco Soregaroli denuncia chiaramente, per esperienza diretta, gli effetti nefasti del patto di stabilità e la mancanza assoluta di una vera autonomia federalista, fiscale e non solo, che sarebbe l’unico sistema veramente democratico e liberale di gestire le pubbliche finanze. Più in generale, però, non è possibile discutere qui, tanto meno risolvere, i problemi dell’economia e dell’organizzazione degli enti locali. La posizione del PLI e l’elaborazione di un programma liberale coerente e razionale dovrebbero essere oggetto di un apposito congresso, o convegno, chiamiamolo come volete, da preparare e gestire seriamente.

  3. NO, non è pensabile che tutti i comuni d’Italia siano spreconi… e smettiamola di salvare il Sig. Ministro Tremonti, che credo non abbia mai fatto ne il Sindaco e nemmeno l’assessore. Sono Vicesindaco al mio paese e pur avendo avanzato 450 mila Euro per aver risparmiato in ognoi capitolo, non li possiamo spendere neppure a tappare le buche per le strade ed a rifare i tetti delle scuole; tutto per quello scellerato patto di stabilità modificato appunto da Tremonti. Di autonomia federalista non vi è neanche l’ombra! Ed alla fine si salveranno ancora le città ed i paesi turistici, gli altri si arrangino. Andrea Soregaroli

  4. Gent.mo Segretario,
    sono pienamente d’accordo con lei per quanto riguarda un sistema che crei un contrasto d’interessi per ridurre la piccola e media evasione fiscale. Ma quando ho scritto di allargare l’operatività del reato fiscale (sia di un maggior numero di fattispecie punibili, sia di un aumento della pena) intendevo riferirmi alla grande evasione fiscale anche illecita, che è soprattutto quella della criminalità organizzata. L’obiettivo è quello di facilitare il compito dell’Autorità Inquirente nel contrasto alla criminalità organizzata, senza dover necessariamente effettuare indagini complesse al fine di dover dimostrare il vincolo associativo nei c.d. reati associativi.
    Per quanto riguarda i concorsi pubblici sono d’accordo che siano nazionali, ma certo non dovrebbero essere mostruosi, come quelli attuali, e soprattutto vorrei che fossero organizzati in modo da evitare del tutto che l’umore dell’esaminatore decida della vita di un cittadino e soprattutto eliminare ogni margine di discrezionalità nella correzione che, prima o poi, finisce per diventare arbitrio.
    Cordiali Saluti.

  5. Buon giorno.
    Vorrei sapere qual è la posizione del Partito Liberale in merito alla liberalizzazione delle professioni (commercialisti, notai, avvocati, giornalisti…).
    Io credo che sia una riforma liberale la cancellazione dei relatvi ordini, o comunque la cancellazione di tutte le norme anticoncorrenziali volute e difese strenuamente dagli ordini: una fra tutte, quella che regola, limitandola, l’accesso alla professione.
    Mi sembra importante perchè con l’attuale governo mi pare che si cancelli quanto di buono è stato timidamente fatto da Bersani (mi pare) nella precedente legislatura.

    Inoltre vorrei sapere la posione del PLi in merito al rafforzamento delle varie Autorità di garanzia (antitrust compresa) che a tutt’oggi hanno pochi poteri per imporsi e quindi combattere con successo cartelli e posizioni dominanti.

  6. Cercherò di rispondere telegraficamente alle tre domande che mi sono state poste:
    1)Stefano Chiassai. La questione è stata posta da Luigi Einaudi esattamante negli stessi termini, facendo un parallelo tra economia domestica di ciascuna famiglia e bilancio dello Stato. La questione dell’etica nella pubblica amministrazione, credo che sia il problema più grave ed urgente del Paese e non ho difficoltà a convenire che nel Mezzigiorno più arretrato il tasso di moralità è sensibilmente più basso. La nostra diversità, come liberali, ci ha portato ad essere esclusi daslle Istituzioni rappresentative ed alla quasi totale estinzione. Non per questo possiamo omologarci o rinunciare. La crisi è così grave che forse verrà riconosciuta la necessità di una rivoluzione liberale, che senza di noi non potrà avvenire.
    2)Gaetano Rossi. Non credo si possa fare un paragone tra la Germania, di tradizione luterana ed il nostro Paese, dove la mancanza di spitito d’iniziativa, la vocazione assistenziale e la propensione alla menzogna, vengono da due millenni di predominio clericale. Dopo la riunificazione, in pochi anni, i Land della Germania Est, dopo investimenti colossali, sono praticamente al medesimo livello di quelli occidentali.
    Convengo che le varie mafie hanno condizionato fortemente lo svilippo del Meridione. Tuttavia sarebbe un alibi considerare la presenza della delinqueza organizzata, l’unica ragione del sottosviluppo. Si rafforzerebbe la posizione di coloro, leghisti e non, che accampano scuse per non investire nel Sud al pari delle altre Regioni. Sarebbe auspicabile un controllo centralizzato della qualità della progettazione e, dopo, della spdesa. Ma è ancora una volta l’opposto del disegno leghista. Per quanto concerne l’azione di contrasto al crimine organizzato, lo Stato, se vuole, ha tutti gli strumenti necessari. Lo ha dimostrato in Sicilia, dove la Mafia, anche se non ancora debellata, è in ginocchio. Devo supporre che I Governi in altre realtà non hanno havuto la stessa determinazione per ragioni che non comprendo, o che, invece si potrebbero spiegare benissimo.
    3)Oliviero Burattini. Non condivido l’affefrmazione che l’inasprimento delle pene sia il giusto antidoto per combattere l’evasione fiscale. Chi evade non si preoccupa dell’entità della pena, ma del margine, infinitesimale, di rischio di essere scoperto. In una società di massa bisogna quindi trovare sistemi più efficaci. Nei Paesi anglosassoni il risultato migliore lo ha dato il contrasto di interessi. Se mi posso dedurre quanto ti ho pagato, pretenderò la fattura regolare, ma se, invece, rispetto alla tua evasione come reddito, io risparmio sull’IVA, si sarà stabilita una facile complicità. Si tratta quindi di creare un sistema, come in altre parti del mondo, in cui la convenienza maggiore per chi riceve una prestazione, derivi dalla pretesa del regolare documento fiscale.
    Concordo con lei sulla necessità di dare efficienza alla Pubblica Amministrazione, non soltanto aggiornandola e rendendola più snella ed efficiente e lasciando allo Stato esclisivamente quei servizi essenziali che non possono essere privatizzati, ma, come lei afferma, escludendo ogni possibilità di assunzioni clientelari e discrezionali, imponendo quindi soltanto concorsi pubblici, possibilmente da espletare su scala nazionale.

  7. Gent.mo Segretario,
    tra gli emendamenti liberali alla manovra non sarebbe stato opportuno includere anche soluzioni più incisive per la lotta all’evasione fiscale, che è soprattutto lotta all’economia criminale, come ad esempio l’allargamento dell’operatività del reato di evasione fiscale?
    Per quanto riguarda la nascita di un sistema meritocratico, ovviamente nel pubblico impiego, non sarebbe più opportuno evitare strumenti di selezione basati sulla discrezionalità, che spesso si trasforma in arbitrio, degli esaminatori ed introdurre selezioni simili a quelle che erano previste per la preselezione del concorso per l’accesso al notariato?
    Cordiali Saluti

  8. Concordo con il segretario.
    Sarebbe ora di sbugiardare quei quattro cialtroni della Lega.
    Sono ridicoli nei comportamenti politici, razzisti nell’animo e con scarsa cultura generale.
    Si sono inventati il federalismo ed una richiesta d’autonomia che non è sentita proprio per nascondere quello che è il loro vero animo: il disprezzo per i meridionali e gli extracomunitari. E tutti ad applaudirli (iniziando da quei balordi del PD che gli vanno dietro acriticamente)… In realtà sarebbe ora che qualcuno chiedesse loro i conti veri e le conseguenze sociali di questo ridicolo federalismo ……
    E proprio sui costi e sulla frammentazione sociale un partito come il PLI potrebbe fare una battaglia d’avanguardia.

  9. Sono assai perplesso di fronte ad analisi che cercano la causa dei mali attuali del mezzogiorno in fatti di più di 150 anni fa dimenticando che nel mezzo ci sono passate pure 2 guerre mondiali, conflitti e devastazioni di ogni genere.
    La Germania alla fine del secondo conflitto mondiale era completamente distrutta, eppure nel giro di pochi anni è ridiventata la potenza che è.

    Molto semplicemente: perchè non ci sono imprenditori al sud? Perchè è pericoloso essere imprenditori al sud!
    E’ normale che un imprenditore debba affrontare i rischi d’impresa, ma non è certo normale che debba mettere a rischio quotidianamente la propria vita, o sottoporsi servilmente ai signorotti locali.
    In conclusione, ritengo che la condizione necessaria e sufficente per lo sviluppo del mezzogiorno sia l’estirpazione della criminalità organizzata, che avvelena alle radici ogni possibilità di creare impresa, ricchezza e sviluppo.

  10. vorrei precisare segretario che io non sono della Lega, non sono sul libro paga di nessuno, non sono iscritto a nessun partito politico.Sappia che ho una moglie Siciliana, di Palermo e amo l’isola quanto amo la mia Roma e che per me Piazza Venezia per quello che rappresenta, e’ la piazza piu’ bella di Roma.ma non e’ questo il punto.le vorrei porre una domanda, precisando che non ha nulla di personale, Lei, nella sua famiglia sa come vengono spesi i suoi soldi?Quelli che Lei si guadagna con il suo lavoro?Lei, in base alle vostre esigenze di vita, ha un piano finanziario su come destinare le sue risorse? controllera’ che tutti i conti rispecchino il suo piano finanziario? sara’ un po’ adirato quando scopre che i suoi soldi vengono utilizzati in maniera non corretta? sara’ un po’ risentito quando scopre che ha delegato qualcuno a gestire il suo patrimonio e scopre che questo qualcuno con i suoi soldi finanzia parassiti,clientelismo e malfattori e spende piu’ di quanto incassa?Una battaglia di liberta’, e’ permettere ai cittadini di stare nelle sale di comando e controllare come vengono gestiti e spesi i soldi. ci vuole TRASPARENZA ma vera e non quella politicamente corretta.Io direi basta a dare deleghe in bianco a questo o a quel politico o se proprio devo accettarlo questo sistema schifoso,pretendiamo che venga giustificato anche il centesimo di euro che si spende. Se non le piace federalismo, la chiami anarchia o come meglio crede Lei ma io vorrei che non accadesse piu’ quello che le sto raccontando adesso. Mio padre impiegato 40 anni in pensione quindi lo Stato gli ha estorto nella vita lavorativa le trattenute e pure ora da pensionato continua a prendergli circa 250 euro al mese, gli serve una tac e una risonanza magnetica telefono a novembre,l’appuntamento lo fissano per giugno; a domanda speriamo non sara’ morto, risposta speriamo di no e mio padre lavoratore dipendente per una vita ha pagato circa 600 euro per fare i suddetti esami, evviva il SERVIZIO SANITARIO DELLO STATO, le ricordo che non parlo di un paesino sperduto in non so dove ma di Roma, la capitale d’Italia, quella nazione che dicono che ricorrono 150 anni di fondazione di questa democratica e liberale Italia. domanda per quanto tempo ancora dobbiamo tenere in vita questo sistema, e’ giusto, e’ liberale, lo domando a Lei che vedo e’ molto preciso in fatto di Storia ma io vivo nel 2010 e non nel Regno delle Due Sicilie, mi scusi per la battuta.

  11. Gent.mi Amici Liberali,
    trovo che gli emendamenti che il PLI intende presentare alla Camera costituiscono una vera e propria sferzata di liberalismo, ma ritengo necessario che noi liberali dovremmo indicare come intendiamo operare, fornendo esempi pratici, su abolizione delle province, eliminazione del valore legale dei titoli di studio, liberalizzazione delle aziende di servizi pubblici locali, riforma delle professioni, etc., come se fossimo al governo del paese e fossimo chiamati ad applicare le nostre proposte, al fine d’informare compiutamente i cittadini, gli iscritti al partito e i simpatizzanti.
    Questo, inoltre, è fondamentale per smascherare e distinguerci da coloro che a parole fanno affermazioni liberali, ma poi arrivano al punto di spacciare per liberalizzazioni delle semplici privatizzazioni di monopoli pubblici.
    Cordiali Saluti

  12. Aggiungo a quanto scritto sopra, che l’Unione Europea aveva perfettamente capito che il riequilibrio delle aree meno sviluppate era il problema più rilevante.
    Infatti gli ingenti fondi destinati a tale scopo vennero denominati :”Obiettivo Uno”. Purtroppo furono affidati, sia per la progettazione che per la spesa, alle Stesse Regioni, che in alcuni Paesi, come la Spagna, il Portogallo o l’Irlanda, ne seppero fare buon uso, mentre in Italia, spesso, non vennero investiti e talvolta furono dirottati per inutili spese clientelari, come nel caso della cosiddetta istruzione professionale, che ha dato luogo a numerosi scandali. Oggi gli sforzi europei sono concentrati principalmente verso i Paesi dell’Est, da poco entrati nell’Unione.
    Il governo Nazionale, anzichè lesinare o negare del tutto i Fondi FAS, deve sostenere le Regioni Meridionali non in grado di progettare e rispettare le procedure burocratiche, con una azione sostitutiva e somme aggiuntive, onde realizzare le opere necessarie ad assicurare il decollo del Meridione nei tre settori fondamentali del Turismo, della formazione di eccellenza, delle infrastrutture. Non in un giorno, ma in trent’anni, il divario potrebbe essere annullato e crescerebbe spontaneamente una classe imprenditoriale, che oggi non esiste, tranne rare ecezioni. Un Paese ambizioso ed animato dal desiderio di offrire pari opportunità a tutti i propri cittadini, dovebbe porsi come “mission” principale tale programma e rinviare eventualmente il federalismo ad un’epoca successiva, quando le varie comunità avessero raggiunto un livello culturale ed economico ugualmente elevato, che le rendesse in grado di autogovernarsi in condizioni di parità di risorse.

  13. Caro Chiassai, il suo intervento, permette un chiarimento a mio avviso fondamentale, anche se mi dispiace la sua posizione sul federalismo, che ricalca quella della Lega, che aborisco per il cinico egoismo, di cui è crica.
    Innanzi tutto devo fare un richiamo di carattere storico: quando, in modo forse affrettato, ma credo l’unico possibile, si tealizzò l’Unità d’Italia dopo l’incontro di Teano, il Regno del Piemonte, divenuto Regno d’Italia, incamerò ben sette milioni di allora, (qualcosa come oltre cento miliardi di Euro odierni) di riserve del Tesoro del Regno di Napoli. Con quella somma furono pagati i debiti contratti per le Guerre di Indipendenza. Il Mezzogiorno aspetta ancora di ricevere in cambio gli aiuti necessari ad eliminare un divario, che, dall’unificazione del Paese si è accentuato. Ciò certamente anche per colpa di una classe dirigente meridionale non all’altezza, dedita solo al clientelismo delle assunzioni pubbliche e delle false pensioni di invlidità, ma anche perchè gli investimenti, nella proporzione almeno dell’ottanta per cento del totale, sono sempre stati destinati al Nord. Anche quanto ha distribiuto la Cassa del Mezzogiorno, per lo più è stato cannibalizzato dalle imprese del Nord, tra cui Fiat, Eni, Montedison e tutti i Grandi Gruppi di Lavori Pubblici edili e stradali. La dimostrazione di una realtà nazionale squilibrata è che L’Alta Velocità finisce a Napoli, le autostrade sono praticamente quasi tutte al Nord e qelle meridionali sono una specie di leggenda ( vedasi la patetica storia della Salerno Reggio Calabria). Potrei continuare con un lunghissimo elenco di cambiali protestate dello Stato Centrale.
    In nome di un oggetto misterioso, chiamato federalismo,sarebbe troppo comodo, oltre che preoccupante per il futuro dell’intera comunità nazionale, stracciare gli impegni non onorati, dimenticando che la stessa pianura padana con le sue aziende ha bisogno del mercato meridionale.
    All’opposto di quanto lei afferma, abbandonare al proprio destino il Sud, anzichè risolvere il problema della delinquenza organizzata, significherebbe consegnare ad essa, unica realtà economicamente forte, almeno tre intere Regioni. Le ricordo che la Mafia, la Ndrangheta e la Camorra, in passato, hanno trovato terreno fertile ed una facile omertà, perchè rappresentavano l’espressione alternativa di un potere a volte più vicino e reale, rispetto a quello dello Stato, che aveva soltanto la sua espressione tangibile nel fisco, nei carabinieri e nell’esercito che mandava i contadini del Sud al macello in guerre di cui essi e le loro famiglie non capivano il significato.
    Oggi le mafie, specialmente quella siciliana, sono state fortemente indebolite, anche grazie ad una nuova coscienza civile delle popolazioni meridionali. Lo stato ha fatto la sua parte, ma non ci possimo fermare all’aspetto repressivo. In tempi di crisi, per mantenere il ruolo che spetta all’Italia in Europa, secondo quanto ci ha insegnato l’economista liberale Keynes, bisogna fare uno straordinario investimento nelle aree meno progredite, per riequilibrarne lo sviluppo e portare le sue infrastrutture ed il suo livello culturale al rango del Nord. Alta velocità, Ponte sullo Stretto, porti, telecomunicazioni, strutture al servizio del Turismo, Politecnici, Centri Universitari di Alta Formazione, incoraggiamento agli investimenti, italiani e stranieri, anche con la fiscalità di vantaggio, tutto questo è necasario e costa, ma altrimenti il centocinquantesimo anniversario della fondazione della Nazione, sarà solo il trinfo di quattro cialtroni leghisti, ignoranti, meschini ed egoisti.
    Un liberale non può che schierarsi dalla parte dell’Italia, contro ogni ipotesi di secessione, che essi invocano e che è insita nel loro brutale e miope federalismo, ma che invece potrebbe realizzarsi in un Mezzogiorno, che si dovesse sentire abbandonato.

  14. Concordo su tutti i fronti. Questa chiarezza di esposizione può raggiungere anche gran parte della sinistra liberale.
    Se solo avessimo più visibilità, perdinci!

  15. Caro Segretario, caro Stefano è con grande soddisfazione che vedo presentare gli emendamenti alla manovra finanziaria e il tuo appoggio all’opera del Ministro dell’economia.
    Questo è il liberalismo democratico spiegato agli elettori, cioè ai cittadini….

  16. approvo i punti, non sono d’accordo con lei sul federalismo. Io lo farei puro, tutti i soldi pagati dai cittadini rimangono nel territorio. Non finanzierei nemmeno di un euro il mezzogiorno, cosi sono sicuro che debellerei qualsiasi istituzione criminale che basa la sua attivita’ sulla corruzione e forse vedremmo finiti certi matrimoni misti. in questo modo i cittadini del mezzogiorno saranno considerati finalmente adulti e maturi per poter prendersi le proprie responsabilita’ e per poter controllare come vengono gestiti i loro soldi e la mamma STATO dovra’ solo garantire il rispetto delle regole nell’interesse di tutti e non utilizzare i soldi di tutti per arricchire le tasche di pochi.

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