Ciao Egidio. Sterpa ci ha lasciato, ed è stato visto fare baruffa anche con la morte cui pretendeva di insegnare che cos'è la libertà.

RedazioneComunicati

Egidio Sterpa ci ha lasciato e io ho perso un amico.

Siamo stati senatori insieme e lui mi stringeva il braccio sussurrandomi: Sai, ho compiuto ottant’anni, quanto vuoi che mi resti ancora? Da allora di anni ne sono passati diversi, ma so che Egidio Sterpa, dal temperamento forte e diretto, leale, onesto, intransigente e un po’ cattivo quando è necessario, ha affrontato anche la morte con il suo cipiglio canuto.

Lo conobbi nel 1970 a Reggio Calabria, quando eravamo entrambi giornalisti, io ancora alle prime armi e lui già famoso. Poi ci siamo ritrovati sui banchi del Senato. La sua è una storia liberale esemplare e posso testimoniare che si era rotto le scatole di stare con Berlusconi e un paio di volte ebbe il coraggio di affrontarlo brutalmente rimproverandogli l’assoluta mancanza di democrazia interna in Forza Italia. Berlusconi lo ricambiò non candidandolo e mandandolo al diavolo.

La sua storia di grande giornalista e di liberale fa parte della storia della nostra Patria ed è una storia onorevole ed esemplare. A me dispiace non averlo potuto salutare in tempo, abbracciarlo ancora una volta. Ma ogni volta che decidevamo di vederci, lui, che aveva superato gli ottanta, mi diceva che aveva sempre un aereo  da prendere e che doveva partire. Alla fine è partito per sempre. Ciao Egidio, vecchio amico, stimato maestro e collega di tante battaglie.

Paolo Guzzanti