di Enrico Saponaro

L’asticella del pensiero liberale trova oggi un incremento populista, dato da le mille bandiere che lo issano a vessillo politico-culturale. Questo rappresenta nei partiti un evidente necessità di rappresentanza. A guardar bene però, tutti si tengono ben accorti dal fare politiche liberali. Ogni rappresentanza cerca di potersi fregiare d’esser liberale, come se fosse una coccarda da esibire, per aggiudicarsi quella rispettabilità politica che oggi vede profonde defezioni nell’autoreferenzialità concessa dalle consultazioni elettorali.

Certamente è utile ricordare che i partiti di oggi provengono dalle ceneri del pensiero politico italiano, che dai comunisti ai missini trovava identità chiare e ben definite. Nell’attuale rappresentanza parlamentare d’altra parte, non v’è più quell’identità cristallina, che fungeva da valvola di garanzia nell’offrire all’elettorato un chiaro segno di responsabilità politica nell’azione di rappresentanza.

Essere liberale, comporta in primis un’obbligata valutazione di status. Seguendo le riflessioni di Benedetto Croce, si scorgono due categorie di status liberale riferite al to be ed al to do della condizione scelta. Pertanto pare che lo status liberale si divida in una condizione dello spirito od in una azione incisiva del fare. Ahimè Benedetto Croce optò per il to be. Questa scelta condizionò per anni molte coscienze, al punto da creder che l’attività politica fosse condizione non necessaria. L’individualismo più radicato, vicino al pensiero liberale, ha fatto il resto: spezzando ogni rapporto comunicativo riducendo “l’essere liberale” a mera condizione dell’animo umano.

La diffusione di alcune chiavi del pensiero liberale, ha portato oggi quasi un plebiscito di simpatie. Parole quindi come: libertà, semplificazione e merito sono diventati i mantra collettivi da sfoderare per ammaliare le masse in tutte le salse possibili.

Riprendendo il pensiero nobile di Benedetto Croce per contemporaneizzarlo, si comprende quindi come il to be si presti facilmente alla guerra dei “patentini liberali” da esibire all’elettorato.

L’unico rimedio pare quindi esser tuttavia quello di scardinare questo dualismo di status, per garantire all’elettorato che: “LIBERALE E’, CHI IL LIBERALE FA”.

2 Commenti

  1. Sono e faccio.

    La raccolta differenziata?
    Una stupidaggine
    che ci costa cara

    Ci sarebbe da complimentarsi con il corpo elettorale che non ha permesso ai Verdi e Comunisti di essere presenti in parlamento se non fosse che loro stessi hanno prima permesso di fare troppi danni al Paese per le insensate politiche ispirate dal catastrofismo ambientalista.
    Una di queste politiche fu quella della raccolta differenziata alla quale si accodarono ben presto gli “intelligenti” del cdx che non volevano essere da meno dei sinistri.
    Ricordo l’azione belluina dei sinistri bassoliniani che portarono, insieme al campano ministro all’ambiente Verde, all’emergenza dei rifiuti dopo aver speso in vent’anni 20’000 miliardi di Lire.
    Si è in attesa dell’operato della magistratura locale per sapere qualcosa delle malversazioni degli ecologisti ideologici.
    Il riciclo è quanto di più insensato potessero concepire certe mele bacate a tal punto da bacare tutto il bigoncio politico.
    Che senso ha recuperare la carta, la plastica ed altri materiali combustibili quando poi con le centrali a biomassa si bruciano materiali legnosi e cartacei? Le plastiche sono un derivato diretto del petrolio per cui è opportuno bruciarle e produrre energia nei termovalorizzatori piuttosto che bruciare combustibili derivati del petrolio stesso.
    Nel mio comune, Buja, abbiamo dovuto subire l’onta del riciclo, proposto ed attuato da una amministrazione di cdx; se hanno ancora senso queste categorie politiche omologate nel perseguire le stesse insensatezze.
    Molti bujesi sono insoddisfatti di questa “innovazione” che però ha giovato al suo sindaco che ora siede nel consiglio di amministrazione della Net.
    Nessuno dei consiglieri ha niente da dire sui futuri aumenti che subiremo tutti per questa nuova “moda” anche quando il 95% dei rifiuti differenziatamente raccolti va in discarica? Tanto valeva portarcela prima!
    A margine dirò che il mercato della riciclata praticamente non esiste e per commercializzarla viene proposta con prezzi che non pagano nemmeno il ciclo industriale per la sua raccolta e produzione. Le cartiere del Nord Europa, che hanno boschi regimati, acqua ed energia nucleare a prezzi stracciati, riescono a fornire carta pregiata a costi minori.
    Basta citare la cartiera Romanello che fu fatta chiudere per inquinamento e poi riaprire per non aggravare la situazione occupazionale sui diretti e indotti (filiera economica della raccolta differenziata).
    Poi, siccome al peggio non c’è mai fine, quella carta che nessuno vuole neanche gratis, la bruceranno come qualsiasi biomassa.
    In tutta Europa i rifiuti solidi urbani vengono termovalorizzati; un dato per tutti: la Danimarca ne brucia oltre il 50%.
    Chi ha visto l’inceneritore di Vienna sa come le altre Nazioni affrontano e risolvono i problemi delle inutili discariche con commistioni pubblico-privato che meriterebbero qualche passaggio giudiziario per la concessione delle cave poi trasformate in discariche.
    Politici indecenti e cittadini deleganti sempre più “sotans”.
    Chi si fa pecora il lupo se la mangia.

    Renzo Riva
    P.L.I. F-VG
    Energia e Ambiente
    Buja

  2. Ciao Enrico, apprezzo e condivido quello che hai scritto.
    Saluti,
    D’Emilio Carlo – L’Aquila –

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