Articolo di Stefano de Luca: il caso Aldo Brancher, ovvero una storia di nomine ad personam per sfuggire alla giustizia e al conservatorismo di un governo bigotto.

RedazioneComunicati

Un Governo attento ha provveduto con prontezza fulminea, tanto da dimenticare di avvertire in tempo i Presidenti delle Camere e gli altri Ministri, a nominare Aldo Brancher Ministro per l’attuazione del federalismo. Proprio quello di cui l’Italia sentiva un disperato bisogno.

La nomina ed il relativo giuramento al Quirinale, con una decisione a sorpresa, ha premiato l’ex prete ed ex impiegato della Publitalia di Berlusconi, già arrestato nel 93 per presunte tangenti versate per conto del gruppo Fininvest  per gli spot sull’AIDS, ed attualmente  accusato nel processo per la scalata BPL alla Antonveneta, a causa di un inspiegabile accredito della modesta somma di trecento milioni di Euro sul conto della moglie Luana Maniezzo, la cui udienza è fissata per l’imminente data del 26 giugno, dopo una serie di rinvii per suoi impedimenti.

C’è da scommettere che il neo Ministro non si presenterà a causa dei gravosi compiti in seno al nuovo Dicastero, facendo scattare in proprio favore la legge sul legittimo impedimento, recentemente approvata per il Presidente del Consiglio e per i Ministri, che consente di bloccare i processi per 18 mesi. Si spiega così la fretta clandestina della sua nomina, certamente più urgente di quella del Ministro delle Attività Produttive, dimissionario e non sostituito da oltre un mese. D’altronde l’urgenza di designare un attuatore del Federalismo, che ancora non c’è, è evidente, rispetto alle trascurabili problematiche dell’Energia, della cantieristica, delle industrie manifatturiere e della ripresa produttiva del Paese in generale. Non bastavano le competenze di ben tre Ministri, Bossi, Calderoli e Fitto. Era improrogabile la nomina di un quarto, per sottrarlo alla persecuzione della Magistratura.

Il discreto Brancher, regista silenzioso e curiale dei rapporti tra Berlusconi, col quale ha un antico rapporto, anche consolidato dalle pesanti conseguenze della sua fedeltà, e Umberto Bossi e Calderoli,  nei momenti più delicati è stato il vero uomo cerniera. L’addensarsi di altre nubi sul sacerdote, che ha abbandonato la tonaca per scoprire una spiccata vocazione per gli affari, imponevano la repentina decisione di una nomina ad oras a causa di un ulteriore coinvolgimento nella scabrosa vicenda di Gennaro Mockbel e della costituzione del Partito federale italiano in Belgio, dal quale sarebbe nata la candidatura di Nicola Di Girolamo, che ha dovuto abbandonare il seggio senatoriale per essere accolto nelle patrie galere e che sta confessando speculazioni miliardarie in danno delle Finanze Pubbliche. Complimenti, una scelta opportuna e, soprattutto, utile e tempestiva.

Lo stesso governo, che dimostra un così alto profilo di moralità, sempre nella stessa giornata di oggi, attraverso l’autorevole Ministra delle Pari Opportunità  Mara Carfagna, ha definito come  “irricevibile” perché in aperto contrasto con la linea del Governo, la proposta, seria ed intelligente, del Sen. Lucio Malan  del suo stesso partito, nonché quella analoga della Senatrice Radicale Donatella Poretti sulla tassazione della prostituzione.

Noi liberali condividiamo in pieno la iniziativa del Sen Malan, perchè, legalizzando la prostituzione,riteniamo che si possa assicurare, a chi vi si dedica, una dignità umana, che oggi non viene riconosciuta,  sottraendo tali soggetti allo sfruttamento. Allo stesso tempo, si ridarebbe decoro all’ambiente urbano, eliminando la prostituzione dalle strade e trasferendola in luoghi chiusi, con controlli medici periodici. Il gettito fiscale sarebbe rilevante, ma soprattutto farebbe rientrare nella legalità una attività, che oggi, muovendosi in uno spazio ambiguo, dominato dalle criminalità organizzata, alimenta traffici illegali e da luogo a gravi reati.

La Gioventù Liberale si è impegnata molto in questo campo, predisponendo una articolata Proposta di Legge. Bisogna cercare di raccordarsi con Lucio Malan, con Donatella Poretti e con tutti coloro che, trasversalmente, la pensano come noi, per approvare una legge di civiltà e battere un Governo ed un Ministro conservatori e bigotti.

Stefano de Luca