Che cosa si può fare

Per eliminare questa grave manipolazione dei principi della democrazia e per prevenire i danni ulteriori che ne potrebbero derivare si può fare ricorso allo strumento previsto dall’art.75 della nostra Costituzione, che prevede l’indizione di un referendum popolare  per l’abrogazione di una legge quando lo richiedano cinquecentomila elettori. L’abrogazione della “porcata” conseguente allo svolgimento del referendum avrà l’effetto di riportare in vigore la legge elettorale precedente che è stata sostituita (abrogata) dalla “porcata”, ossia la legge 3 agosto 1993 n.276/77. Quest’ultima prevede un sistema per due terzi maggioritario su collegi uninominali (475 seggi alla Camera e 232 al Senato) corretto con una proporzionale per il residuo terzo: si tratta di un sistema che non può essere definito ottimale (e del resto nessun sistema elettorale lo è), ma è comunque incomparabilmente migliore della “porcata” sotto il profilo del rispetto dei valori e dei principi della democrazia.

Dunque coraggio, cari amici della democrazia liberale, questa è una cosa che si possiamo – e soprattutto dobbiamo – fare.

4 Commenti

  1. http://forum.radicali.it/content/renzo-riva-avanti?page=26#comment-499711

    DEL DIRITTO DI VOTO

    Il dovere di pagare le tasse in un paese, non crea automaticamente un corrispondente pari diritto al voto, che invece é contraddistinto dalla regola biunivoca dall’appartenenza ad uno Stato per diritto di cittadinanza.
    Vale a dire, si appartiene ad uno Stato perché si è titolari di diritto di cittadinanza e si ha diritto di cittadinanza perché si appartiene ad uno Stato.

    Le tasse pagate, ad un sistema statale, permettono di usufruire dei servizi che lo Stato assicura nei modi previsti, quali diritti:
    individuali (istruzione, sanità, protezioni sociali, ecc.);
    collettivi (trasporti, strade, ecc.);
    ma non il diritto di voto.

    Il diritto di voto é legato alla titolarità di cittadinanza che é automaticamente riconosciuta ai figli nati da cittadini appartenenti ad uno Stato.

    Oppure può essere acquisita per concessione, attraverso una valutazione che lo Stato ospitante si riserva di dare, e non per una sorta d’automatismo.
    A riprova valga la considerazione che ad un cittadino che non paga le tasse, non é tolto il diritto di cittadinanza e/o di voto.
    L’esercizio del diritto di voto può essere impedito temporaneamente, solo da una sentenza della magistratura, ovviamente quale sanzione per aver violato le leggi dello Stato che contempli anche la sospensione di tale diritto.

    Ciò non pone la collettività al riparo d’incresciosi episodi come quello del Signor Adel SMITH che è cittadino italiano; si presume perché figlio d’italiani e non per concessione.
    Questo, non perché egli sia impegnato nella battaglia della laicità e aconfessionalità dello Stato, bensì per l’uso strumentale della stessa, per propugnare l’integralismo e il fanatismo religioso.

    Ciò, nell’Italia nata dal risorgimento, non ha più diritto di cittadinanza.

    Pertanto la posizione espressa dal Vice Presidente del Consiglio dei Ministri mi lascia alquanto perplesso.
    Il consenso alquanto eterogeneo che ha potuto raccogliere, e il duetto Turco-Mussolini “sulle coppie di fatto”, cela reconditi “fini”?

    (Riguardo al dissenso manifestato nel suo campo non mi compete d’interferire.*
    * non pubblicato)

    Renzo RIVA (Buja)

    pubblicato il 11.01.2004 su “Il Gazzettino” sezione lettere

    Pubblicata il giorno 8.1.2004 da “Il Gazzettino”

  2. da semplice “internauta” ho ritrovato per caso notizia di questa vostra iniziativa. il ritorno al sistema del 1993 mediante referendum è un bellissimo sogno, ma basta l’abrogazione della “calderoli” per resuscitarlo? tecnicamente parlando, si intende. come la mettiamo con la giurisprudenza della Corte Costituzionale? e poi.. quali altre forze politiche lo sosterrebbero? Fini?

  3. Anch’io sono convintissima sostenitrice di questa iniziativa, per la quale ringrazio il Presidente.
    Per rimanere sulla pragmaticità, mi attendo direttive dai Segretari regionali e provinciali per organizzare i presidi a livello locale. Si tratta di una battaglia in difesa della democrazia reale sulla quale occorre raggiungere capillarmente i cittadini…
    Marzia Perazzi
    Piacenza

  4. Onorevole, lei ha perfettamente ragione: occorre praticità.
    Ho molta fiducia in lei, perché lei riesce a coniugare i principi liberali con le strategie imposte dalla realtà. L’Italia ha bisogno di una guida liberale, ma se questa non mette i piedi per terra, resterà come il Virgilio di Dante: un’ombra.

    GUZZ – GRAZIE ANGELO. E’ infatti l’ora sia dei piedi per terra, sia della mente in grado di trovare, come ha scritto Silvia del Guercio, il “caro ideal”.

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