Perché il "porcellum" deve finire in salsicce prima che ammazzi la democrazia: ecco come il Presidente del PLI, professor Carlo Scognamiglio Pasini, spiega la necessità di tornare dalla "porcata" (Calderoli dixit) al diritto dei cittadini di scegliere i rappresentanti. Una battaglia liberale, soltanto liberale, tutta liberale.

RedazioneComunicati

Il sistema elettorale introdotto nel 2005 è noto come “porcellum” in ragione della definizione che ne diede il suo stesso proponente, l’allora ministro per le riforme istituzionali sen. Roberto Calderoli, testualmente: “una porcata1“.

Ma in che cosa consiste esattamente la “porcata”?

La porcata consiste nel recidere con precisione chirurgica i canali che connettono i cittadini elettori con i loro rappresentanti nel Parlamento nazionale, trasformando così la democrazia parlamentare rappresentativa in un sistema oligarchico, strettamente controllato e persino dominato da una cerchia molto ristretta di persone.

Perché un sistema costituzionale possa definirsi democratico e rappresentativo non basta infatti che vi sia qualche forma di consultazione del corpo elettorale, ma occorre anche che vi siano presenti tre requisiti essenziali che costituiscono i veri cardini del sistema della democrazia rappresentativa, e che nella lingua inglese si chiamano: constituency (che significa grosso modo “collegio elettorale”); trust (che significa grosso modo ” rappresentanza fiduciaria”); e accountability ( che indica il dovere morale di rispondere della responsabilità conferita al fiduciario dalla scelta dei suoi elettori).

Si tratta di tre elementi essenziali per il funzionamento della democrazia rappresentativa fondata sui liberi Parlamenti:  la loro soppressione può persino segnare il confine fra democrazia e dittatura.

Infatti i regimi dittatoriali del Novecento – comunisti  e fascisti  – non si realizzarono sopprimendo completamente le assemblee parlamentari, ma semplicemente imponendo un sistema “elettorale” basato su una unica lista di rappresentanti eleggibili scelti dagli organi del partito dominante, che perciò – anche se formalmente “eletti” – erano però privi di rappresentanza ( constituency, trust, accountability) nei confronti degli elettori, e dunque rispondevano politicamente soltanto a coloro dai quali erano stati selezionati.

La “porcata” differisce dalla tragiche esperienze del secolo scorso perché ammette una pluralità di liste concorrenti fra loro, ciascuna delle quali viene accreditata di un numero di parlamentari proporzionale al numero dei voti raccolti. Questo fa sì che il corpo elettorale possa effettivamente determinare la composizione numerica della “maggioranza” e dell'”opposizione”; ma non certo scegliere singolarmente e individualmente i propri rappresentanti. La sovranità popolare  viene in questo modo preservata come formalità, ma ciò avviene a spese della rappresentatività del parlamento eletto.

Quali effetti determina la porcata

Il sistema elettorale “porcata” recide alla base la natura fiduciaria del mandato elettorale perché affida ai partiti la scelta di coloro che potranno essere eletti. Per quanto la nostra costituzione stabilisca che ciascun membro del Parlamento eserciti le proprie funzioni senza vincolo di mandato (art.67) è del tutto ovvio che se l’eletto tradisse le attese dei suoi elettori dovrebbe come minimo attendersi il mancato rinnovo della propria elezione. Il sistema “porcata” stravolge l’equilibrio su cui si fondano le democrazie liberali, perché in luogo di porre al centro dell’organizzazione dello Stato la sovranità popolare che si esercita attraverso i rappresentanti eletti nel Parlamento, da cui dipende l’esecutivo per il voto di fiducia, l’attività legislativa e i poteri di controllo, pone a cardine del sistema organi non costituzionali, ovvero le segreterie dei partiti politici. Ciò non configura una vera democrazia, ma un sistema misto di democrazia plebiscitaria e di oligarchia, che qualcuno definisce democratura o demogarchia.

Venendo a mancare il rapporto diretto fra i collegi elettorali in cui si articola il territorio della nazione e i rappresentanti eletti in Parlamento si determina inoltre una spinta disgregativa dell’unità nazionale perché gli elettori tendono a riconoscersi sempre di più nei propri rappresentanti locali eletti direttamente (il sindaco, il presidente della regione) e sempre di meno nei rappresentanti nazionali  che non derivano la loro legittimazione dai collegi, ma sono scelti dai partiti.

A chi fa comodo la porcata

Il sistema “porcata” conviene innanzitutto alle nomenclature dei partiti politici, perché consente loro di dominare il Parlamento recidendo il legame dei singoli eletti con il corpo elettorale. I  secondo luogo conviene a chi ha interesse a disgregare l’unità nazionale: infatti il Parlamento eletto dai collegi rappresenta l’organo federale per eccellenza dell’unità nazionale basata sulla libertà e sul consenso.

L’effetto simmetrico di questa azione disgregativa potrebbe condurre alla ricerca di una contro spinta centralistica ovvero a una forma di governo plebiscitaria, il cui requisito democratico, però, risulterebbe fortemente indebolito  da un Parlamento non veramente rapppresentativo.

1 Intervista di Roberto Calderoli a “Matrix”, 15 marzo 2006.