Accompagnata dalle polemiche agitate dalle solite corporazioni e consorterie parassitarie, finalmente è stata varata la manovra finanziaria del Governo, predisposta dal Ministro dell’Economia e che è stata avversata da tutti gli altri Ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio. Si può così affermare che la montagna ha partorito il topolino, perché il Decreto ha via via perso tutte, o quasi , le norme qualificanti di una volontà riformatrice, per spandere il vero peso finanziario della manovra sui contribuenti con i consueti aumenti di tariffe, pedaggi, oneri e costi vari, a parte un intervento incisivo, ma necessario in materia di pensioni. La riduzione delle indennità di Membri del Governo e Parlamentari, quest’ultima affidata agli Uffici di Presidenza delle Camere, avrebbe dovuto essere accompagnata da uguali sacrifici dei Magistrati, che godono di un trattamento superiore, degli altri vertici delle Istituzioni statali, della burocrazia e delle Partecipazioni Statali.

Una politica fondata non su una visione della società e del suo sviluppo, ma sui sondaggi degli umori popolari, non può avere il coraggio per compiere le dure scelte necessarie ad assicurare una svolta del Paese, in grado non solo di corrispondere alle richieste di rigore che vengono dall’Europa, ma alle esigenze di modernizzazione e ad un complessivo ripensamento del welfare. Riduzione vera della spesa pubblica significa certamente colpire interessi e perdere posti di lavoro improduttivi, come altresì la chiusura Enti inutili ed il taglio di costi  insostenibili. Tutto ciò è doloroso ed impopolare, ma è necessario.

Per i liberali, lasciando strillare Bossi e mettendo allo scoperto un punto debole della sua politica, si sarebbe dovuta cogliere l’occasione per l’abolizione delle Provincie, tutte, non solo quelle più piccole, come era stato proposto e subito accantonato.  Il comportamento della Lega ha dimostrato che il federalismo che essa propone è soltanto pernicioso, perché aumenterà i centri di spesa, la corruzione e le autorità con facoltà impositiva, abbandonando il Mezzogiorno non autosufficiente.

Si sarebbe dovuto disporre l’accorpamento dei Comuni con popolazione inferiore a mille abitanti, riducendone così il numero ed i relativi costi di due terzi e migliorandone l’efficienza con una più efficace utilizzazione delle risorse umane e strumentali disponibili. La manovra inoltre avrebbe dovuto disporre il numero massimo di assessori, in Regioni e Comuni, dimezzando il numero attuale e cancellare Consorzi, Enti Locali vari e Comunità Montane. Si sarebbe dovuto porre un termine perentorio per la liberalizzazione delle Società dei Servizi locali, utilizzando il ricavato per coprire il disavanzo dei relativi Comuni, per estinguere i mutui e per utilizzare eventuali somme residue al fine di incentivare lo sviluppo.

Sarebbe stato necessario vietare la nomina di consulenti nella Pubblica Amministrazione, che spesso sono soltanto trombati alle elezioni o capi elettori dei partiti di maggioranza locali.

Un Governo liberale avrebbe previsto l’accorpamento degli Enti Previdenziali, per realizzare economie di scala e ridurre il numero dei Consigli di Amministrazione. Allo stesso tempo, anche per un obiettivo di moralizzazione e di superamento definitivo del perverso rapporto tra politica e Aziende a Capitale Pubblico, si sarebbe dovuto decidere di avviare un processo di liberalizzazione di ENI, ENEL, Finmeccanica ed altre società partecipate dal Tesoro, comprese le controllate della Cassa Deposito e Prestiti.

La fase di necessaria austerità avrebbe imposto di cancellare le sovvenzioni alla Stampa, imponendo a tutte le testate, anche quelle di partito, di stare sul mercato o chiudere. Analoga linea di rigore si sarebbe dovuta seguire per la RAI, abolendo il canone, tagliando significativamente il suo pletorico Organico e limitando nel massimo le retribuzioni per artisti ed Anchor men. Sarebbe stato il momento per avviarne anzi la privatizzazione, cominciando almeno da una rete. Il Decreto avrebbe dovuto prevedere un onere a carico delle emittenti televisive che, unico Paese in Europa, non pagano un Euro per usare la rete digitale.

Condividiamo, sia pure per ragioni diverse, l’esigenza posta dal Governo di ridurre il numero spropositato ed il costo enorme delle intercettazioni, per tutelare la privacy dei cittadini. Il provvedimento dovrebbe prevedere norme in grado di evitare inaccettabili sperequazioni di costo tra le diverse Procure e rendere  gratuito per legge l’accesso alle telefonate da parte dell’ autorità inquirente, dal momento che sono già pagate dagli utenti.

Bisognerebbe, non soltanto bloccare il turn over, ma ridurre il numero dei dipendenti pubblici in tutte le Amministrazioni, stabilendo seri parametri di rapporto costi – benefici per valutare i loro rendimenti.

Si è persa l’occasione per la necessaria controriforma della Sanità, disponendo la estromissione della politica da tale settore, riducendo le ASL ad una per ogni Regione, disponendo che i prezzi unitari di tutte le forniture e servizi corrispondano a standard inderogabili, definiti, per tutto il territorio nazionale dal Ministero della Sanità, fissando un obbligatorio rapporto numerico tra posti letto effettivamente utilizzati e servizi resi ed entità del personale addetto ed, infine, stabilendo che i primari debbano essere prescelti tra gli idonei di un Concorso Nazionale.

Il divieto assoluto di creazione di nuovi precari, attraverso la pratica clientelare di affidare servizi più o meno inutili a cooperative pilotate politicamente ed il doloroso, ma necessario, blocco della stabilizzazione di quelli esistenti, insieme alla sacrosanta eliminazione dei contributi a pioggia ad Enti, Fondazioni, Associazioni, sarebbe il necessario completamento di una manovra realmente rigorosa. Per le poche iniziative culturali, veramente prestigiose, meritevoli e di grande rilevanza internazionale, si potrebbe stanziare un fondo da destinare con legge dello Stato, auspicando che il Parlamento, anziché lottizzare le somme disponibili, includendo iniziative parrocchiali, festival e bande paesane, fosse in grado di salvaguardare le iniziative di maggiore spessore, come le scuole di restauro, Cinecittà, o alcune grandi istituzioni culturali di fama internazionale.

Una manovra come quella da noi proposta varrebbe non i miserabili dodici miliardi di quella di Tremonti e che dovrà passare attraverso il tritacarne dell’esame parlamentare, dove sicuramente si ridurrà consistentemente, ma almeno sessanta miliardi l’anno e sarebbe capace di avviare seriamente la riduzione del debito pubblico, certo mettendo in ginocchio le corporazioni e le clientele.

20 Commenti

  1. Gentili liberali,
    non sono iscritto al partito che, anzi, ho scoperto da poco. D’altra parte sto leggendo nei vostri commenti e nelle lettere molte opinioni che, intimamente, ho sempre creduto mie.
    Oggi ti puoi sentire un pesce fuor d’acqua se affermi che questo in cui viviamo, il paese del caso Englaro e dell’ottoXmille, quello del testamento biologico, delle imprese municipalizzate, della politica di professione e delle pensioni d’oro, dell’informazione bastonata e del governo degli affaristi, non è un paese libero: è una “dittatura del popolo” o dal popolo plebiscitariamente legittimata.

    Dobbiamo renderci conto che la parola “libertà” (con la lettera minuscola) sta perdendo man mano significato, rimbalzando sempre più spesso dalla bocca di personalità che ne usano il richiamo ancestrale per ottenere consensi, praticando tutt’altro, a quella di chi la difende per difendere i propri interessi economici.
    La libertà, per me, è uno Stato talmente leggero da diventare impalpabile. La libertà è fatta di regole: poche, rigide, e tese solo a tutelarla. Chi sgarra paga.
    Basta con l’assistenzialismo di uno Stato-padre che si prende cura dei propri cittadini-figli, pretendendo di imporgli un sistema di valori e dis-valori.
    Basta con l’economia di Stato.
    Basta con le cose pubbliche.
    Basta con la democrazia plebiscitaria: il popolo sbaglia sempre (in buona fede). Il popolo DEVE essere governato da persone che non devono pensare a come arrivare a fine mese e possono permettersi di fare scelte impopolari senza l’assillo dei consensi. Altrimenti è la dittatura del popolo.

    Spesso, anzi: sempre, mi sento un po’ solo.
    Costretto. Penso liberale ma pratico a sinistra. Mi sento meno ipocrita così. Mi dovranno torturare per farmi fare una croce sul simbolo di un partito che si chiama popolo (POPOLO!) della libertà (caso mai si fraintendesse: ancora con la lettera minuscola). Un ossimoro.
    Continuerò a leggere queste pagine, sperando di trovarvi quell’alternativa di cui sento fortemente il bisogno. Bisogno condiviso dall’Italia intera, anche se gli italiani non lo sanno e pensano che basti un cambio di governo a sistemare le cose.

    Scusate lo sfogo.

    Francesco

  2. Gent.mi Amici Liberali, sono d’accordo con molte delle cose dette, ma ritengo che questa nostra politica della responsabilità faccia perdere solo consenso, come quasi sempre accaduto dal dopo guerra ad oggi al PLI. Inoltre, propagandare un simile programma serve solo a farsi tanti nemici e, sopratutto in Italia, pochissimi possono permetterselo a causa del clientelismo imperante. Quindi per poter attuare un simile programma (quello di Stefano De Luca) è necessario fare proposte “zuccherino”, come quella ricordata da Corrado Di Lorenzo sul salario minimo garantito, per togliere i cittadini dalla schiavitù del ricatto conseguente alla disoccupazione o alla prospettiva di essa, permettendo in tal modo a tutti di riconoscersi nella frase di Luigi Einaidi “La libertà esiste se esistono uomini liberi, la libertà muore se gli uomini hanno l’animo dei servi”!!!
    Cordiali Saluti
    Oliviero Burattini

  3. Magari anche recuperare qualche soldino dai 107 miliardi di evasione fiscale (stima Ocse), unitamente a una riduzione della pressione tributaria sulle imprese, non sarebbe stato male. E avrebbe coniugato l’idea liberale con una concezione moderna di equità sociale. Un binomio irresistibile, a mio modesto parere.

    Saluti.

    Marco Chiarini

  4. Salve a tutti, bisognerebbe riformare il sistema dell’otto per mille alla chiesa cattolica con regole di trasparenza più chiare e all’occorrenza contestabili e oppugnabili poichè il denaro non esplicitamente devoluto ad essa, finisce nell’erario dello Stato ( che si definisce laico ) che anzicchè utilizzarlo per finalità di tipo sociale di natura laica, li gira alla chiesa cattolica che li utilizza per finalità proprie sue confessionali. La stessa cosa avviene per le chiese evangeliche, sia pentecostali, valdesi e ortodossi di cui un ritorno in gettito finisce nelle casse del Vaticano. Credo comunque che ci sia un disegno di legge di proposta di riforma, impantanato, di cui non si parla. Qualcuno ne sa qualcosa?

  5. Abolizione del canone RAI, per un partito come quello liberale che si batte per la liberalizzazione e la detassazione è una battaglia fondamentale prioritaria a battagglie che sembrano più importanti, ma in realtà non lo sono.
    1) Il canone RAI, è una tassa illiberale, tassa sul possesso personale di un’apparecchio televisivo.
    2) Visti i contratti esorbitanti RAI, riguardanti il suo personale, in tempi di crisi economica, non è giusto che i cittadini si accollino anche questa tassa.
    3) Poca selezione nei programmi, TV spazzatura.
    4) Poco pluralismo informativo nei confronti dei piccoli partiti politici.
    5) Al posto del canone, la RAI proceda ad una graduale privatizzazione ed ad una razionalizzazione dei contratti del personale.
    E’ una battaglia tutta politica, che va combattuta assieme alle associazioni per i diritti dei consumatori, alla quale il PLI non può far mancare il suo apporto.
    Referendum?
    Speriamo.
    Saluti.

  6. Condivido in pieno le valutazioni fatte da Enzo Lombardo in merito alla Chiesa Cattolica e spero che siano (o per lo meno diventino) maggioritarie all’interno del PLI.
    Saluti liberali.

  7. Per quanto riguarda il problema dei falsi ciechi, la realtà è differente da quella proposta dai giornali; esistono anche gli ipovedenti a partire dalle 3 diotrie ottiche, che se non possono guidare la macchina, possono sia pure a fatica leggere il giornale, zappare la terra ed attraversare autonomamente la strada.
    Al momento, per la legge, che andrebbe cambiata, sono classificati non vedenti, mentre dovrebbero essere classificati, semi vedenti.
    Categoria non prevista dalla legge.
    Ed ecco risolto il problema di una buona fetta dei così detti falsi invalidi.
    Vanno cambiati insomma i parametri di classificazione dell’invalidità civile.
    Saluti.

  8. Giuseppe,
    nessuna scempiaggine.
    La preminenza della tassazione indiretta (quella sui consumi) rispetto alla tassazione diretta (quella sui redditi) sarebbe un vero toccasana e molto più equanime dal punto di vista fiscale, in quanto basata sulla contrapposizione degli interessi privati.
    Peraltro in questo modo le imposte dirette (quelle sul reddito) assumerebbero la loro vera configurazione sulle persone fisiche tassando appunto il vero reddito (cioè la differenza tra i costi ed i ricavi come avviene correttamente per le aziende) e non solo i ricavi (lo stipendio e/o assimilati) come avviene vergognosamente oggi.
    Faccio notare che quando Tremonti faceva l’opinionista ed il fustigatore, nei primi anni novanta, si batteva anima e corpo perchè le imposte indirette diventassero le “regine” del sistema fiscale. Poi, poi….sappiamo come è andata a finire.

  9. Premettendo che non sono un economista e quindi potrei anche dire delle castronerie enormi, ma una domanda la voglio porre.
    Perchè in Italia non si può passare alla tassazione diretta?
    Mi spiego meglio. Perchè non passare al principio, che più spendi più paghi tasse, presupponendo che se più spendi più guadagni.
    Chiaramente ogniuno di noi dovrebbe diventare sostituto d’imposta ed alla fine verrà tassato dallo Stato, solo la parte di guadagno non speso.
    Io penso che così si innescherebbe quel controllo incrociato, che costringe ad ogniuno di noi a chiedere fattura per ogni acquisto fatto, chiaramente al di sopra di una certa soglia.
    Chiaramente con questo sitema, il controllo dell’evasione passerebbe dallo Stato a tutti quanti noi ed ovviamente le buste paghe non sarebbero più tassate alla fonte, mettendo nelle mani di ogni singolo lavoratore dipende, più soldi, a parità di costo aziendale, rilanciando così anche i consumi.
    Attendo esaustive risposte e scusate ancora se ho detto delle scempiaggini.

  10. E vorrei aggiungere, al lungo ed articolato pensiero di De Luca, una postilla importante e doverosa: smetterla con l’occhiolino strizzato all’evasione fiscale, smetterla con la prosopopea della lotta agli evasori, che finisce sempre per mettere in croce piccoli pesci, smetterla nel difendere la privacy dei grandi, grandissimi evasori come quelli della lista svizzera o della lista del liechstain. Focalizzare l’attenzione sui costi degli acquisti di beni e servizi oltre a quelli degli appalti . Qui sta il grosso del debito nazionale. E qui sta la grande, grandissima evasione: non quella della ricevuta sanitaria non rilasciata, non quella del falso cieco, non quella dello scontrino non emesso. Un giro immenso di fatture false, gonfiate, di servizi mai resi, di società create apposta per emettere fatture e poi fatte morire.
    Una piaga che uccide il senso comune dell’onestà e della correttezza.
    Una ultima nota: dei 7.000 della lista svizzera (una sola banca ) per un totale di 7 miliardi di euro, circa l’80 % è residente al nord. Ma in prima pagina va il falso cieco napoletano, arrestato con ignominia pubblica per i suoi 1.000 euro al mese frodati allo stato.
    Ebbene, lui è un criminale senz’altro. Ma gli evasori del nord? i 3,5 miliardi MILIARDI DI EURO frodati al fisco, dove e come li classifichiamo?
    Siamo veramente certi che tutte le colpe sono dei meridionali?

  11. Caro Enzo, se ti può servire, io sono del tuo stesso avviso.
    Libera chiesa in libero stato. azzeriamo il concordato, stabiliamo accordi con tutte le chiese, e aboliamo privilegi fiscali a tutte, fatto salvo le elemosine, e i versamenti trattenuti dallo stipendio o dalle tasse, su esplicita indicazione dell fedele – come si fa in Germania-.
    E passiamo oltre all’ora di religione, vero obbrobrio tutto italiano e vaticano.

  12. Finalmente il sud avrebbe potuto avere più opportunita, e sarebbe finito questo vergognoso assistenzialismo, frutto di una politica abberante, e in mano a famigerati personaggi che ne gestiscono le campagne elettorali, per i loro tornaconti personali.L’abolizione delle provincie, l’accorpamento dei piccoli comuni avrebbe dato un colpo mortale a tanti amministratori servi sciocchi dei loro padroni.Liberali di pensiero e nella forma per garantire giustizia sociale.

  13. E’ sicuramente uno scandalo il fatto che la Chiesa abbia tante e tali facilitazioni fiscali e patrimoniali,potrebbe per lo meno coprire metà dei costi relativi all’emigrazione, dal momento che preme per avere un alto numero di immigrati.
    Lo Stato non può tartassare i propri cittadini, ed essere nel contempo protezionista ed assistenzialista nei confronti dei lavoratori stranieri, che vanno accolti dove il mercato gli richiede, e dove il mercato non richida la loro mano d’opera, la Chiesa faccia la sua parte; questa si chiamerebbe, opera di carità sociale; la Chiesa può farlo in cambio dei suoi privilegi.
    Collaborazione alla pari, oppure rinuncia della Chiesa a tali privilegi, e con lo stesso metro il mondo laico potrebbe rinunciare alle battaglie di principio sui temi eticamente sensibili in cambio della non opposizione della Chiesa alla legalizzazione della prostituzione ed ad un si, magari condizionato all’utilizzo del profilattico contro le malattie veneree.
    Saluti.

  14. ….aggiungo soltanto che se fosse vero (e non vi è motivo di dubitarne visto che è stato affermato dallo stesso vescovo ausiliario dell’Aquila) che 35 milioni di Euro provenienti da “collette” pubbliche sono stati affidati alla Curia dell’Aquila perchè si occupasse di creare attività “sociali” nelle “new town” post terremoto (delle quali, per la verità non si vede l’ombra) sono state in parte investiti nell’acquisto di terreni per realizzarci sopra oratori siamo dinnanzi all’ennesimo raggiro vestito con la tonaca. In sostanza parte dei soldi andranno (o sono andati) destinati a terreni che diverranno proprietà della Curia dell’Aquila. Il resto non mi va nemmeno di scriverlo.
    Saluti.

  15. qui nn si tratta di matita rossa e blu.
    si tratta solo di far senire la voce della periferia e di spronare il partito ad osare di +

  16. Caro Segretario e cari amici,
    sottoscrivo in pieno la “contromanovra”.
    Desidero solo aggiungere, anche se fosse solo a titolo personale ed assumendomene per intero la responsabilità, che bisogna smetterla di concedere fiumi di prebende fiscali al Vaticano ed alla Chiesa.
    Facendo due conticini tra esenzioni ICI, Irap, Ires si supera di gran lunga l’unità di misura del miliardo di Euro ( e forse anche due o tre) per attività che di spirituale non hanno nulla. Per non parlare della vergogna dell’otto per mille dove anche chi non firma contribuisce a mandare i soldi in Vaticano.
    Non pretendo che nessuno si aggreghi a queste mie richieste, ma io voglio farlo presente lo stesso. Non si può chiedere agli italiani di stringere la cinghia e lasciare che il Vaticano faccia business esentasse, questo non mi va giù. Se il Vaticano vuole fare impresa non è un mio problema (semmai è un problema che dovrebbero soppesare i fedeli) a me interessa che lo faccia senza “ignobili” vantaggi sugli altri.
    Un cordiale saluto.

  17. Ho letto attentamente tutti gli interventi, cominciando ovviamente da quello di De Luca che condivido nella sua quasi totalità (I Liberali veri hanno l’abitudine di avere anche opinioni personali diverse, per non ‘imbrancarsi’, come diceva mio padre “Portando il cervello all’ammasso”). Io sarei solo più prudente e propositivo, posando tutto il resto, cioè il 99% del Post di Stefano, e in particolare una Rete sola ciascuno per RAI e Mediaset, visto che le Frequenze devono essere affidate, come sembra, soltanto a 10 Reti, chissà perchè poi…e lo dico da esperto di elettronica. Mi riferisco alla prudenza che deve essere tenuta nel limitare gli incarichi a determinate categorie di lavoratori. Benissimo quanto Stefano dice riguardo ai Consulenti esterni delle Assemblee elettive: usiamo i Dirigenti interni! Sono già troppi loro. Diminuiamo le prebende a nani, ballerine, mezzibusti e privilegiati vari. Distinguiamo bene poi, quando parliamo di “Riforma pensionistica”, tenendo conto che l’INPS è l’ente dove si annidano le sperequazioni più inaccettabili. Non possiamo mettere in una unica lista e intervenire percentualmente allo stesso modo fra le pensioni di milioni e quelle da terzo mondo. Le pensioni sociali, ad esempio sono da Somalia, idem dicasi per quelle d’invalidità: veri e propri insulti alla povertà, al lavoro di una vita e all’intelligenza di noi Liberali! Le liquidazioni poi di ‘Gran Commis’ di Regime che portano prima al fallimento grandi aziende statali o partecipate non possono essere quelle che sono state regalate per FF.SS o Alitalia: Milioni di EUR, mentre si lesinano ai bisognosi i minimi di sopravvivenza. Ricordo a tutti noi che nel 1979 uno dei commi del Programma Liberale per le Elezioni Europee dell’LDE riguardava un salario minimo garantito di 400.000 Lire ! Una cifra che garantiva allora un potere di acquisto superiore agli stipendi miserabili medi di oggi! Visto che come dicono a Napoli “La Mille Lire è diventata un EURO”! Invieremo nella N/s prossima Newsletter i suggerimenti da noi dati al Governo berlusconiano di allora, nel 2002, e pubblicato in decine di Portali Web, per rastrellare senza fatica e senza fare ‘macelleria sociale’ (Come ora) una cifra pari ad 1/6 del PIL. Quindi anche su questo ha ragione Stefano: ci voleva una Manovra più consistente che tenesse conto oltre che della lotta agli sprechi anche di Riforme programmatiche per lo Sviluppo, come invocato da mesi dalla Presidente di Confindustria. Un Saluto affettuoso a tutti voi, Corrado

  18. Ablizione del canone Rai, almeno per i pubblici dipendenti che sono quelli più colpiti dalla manovra finanziaria, e auscailmente per tutti i cittadini.
    Inizio di Privatizzazione della RAI.
    Aggiungerei il rimborso per le fasce al otto di un certo reddito del canone già versato.
    Contenimento e riduzione spese dipendenti RAI.
    Mini canone 10 euro anno, abonamento auto radio, per coprire costi servizi onda verde ed altri, e rendere immediatamente operativo il taglio del canone televisivo.
    Tassa RAI sulla rete digitale.
    Cose ottime.
    Ma ci vuole assolutamente la riduzione dei consiglieri in tutti i Comuni e Regioni, l’accorpamento dei piccoli comuni, la sopressione di tutte le province,comunità montane,questo deve arrivare in Parlamento, ma fino a che la Lega non si federerà al PDL, smettendo così di essere una mina vagante per la politica,questo non sarà possibile, ad ecezione del taglio canone RAI.
    Per questi motivi bsogna arrvare al bipartitismo compiuto, ma con le prossime politiche, nel frattempo utilizziamo al meglio la nostra componente parlamentare.
    Saluti.

  19. Rolando ha sempre la matita rossa e blu in mano, pronto a censurare quelli che sono a suo parere errori o cose non condivisibili, e tuttavia mai a sottolineare con soddisfazione le cose che lui stesso condivide.
    Com’è il caso del pagamento di un canone congruo per le concessioni televisive, giustamente invocato da Stefano De Luca, insieme a tante altre cose di buon senso, nel documento che precede.
    L’interrogativo finale di Rolando (e se il PLI un giorno tornasse a parlare liberale?) è fuori luogo; il PLI, e non da oggi, ma almeno dal Congresso del febbraio del 2009 (per quanto direttamente mi riguarda) afferma e cerca di veicolare nella società (incontrando difficoltà infinite, proprio nel settore dei media) un messaggio genuinamente liberale, che Rolando farebbe bene a condividere e diffondere; ed ha in particolare ben chiaro che la democrazia italiana soffre (prima fra tante) di una grave distorsione democratica che va sotto il nome di conflitto di interessi nel campo dei media, che per altro ha varie sfaccettature, e che nessun governo ha mai voluto affrontare seriamente.
    Forse anche perché, da una parte e dall’altra, di liberali proprio non ce n’è, e né l’uno né l’altro li vuole.

  20. Già…
    un canone da far pagare alle reti televisive come in tutta europa…
    Una semplice legge come questa avrebbe permesso di incassare in un sol colpo tutti i soldi che invece si chiedono agli statali che hanno stipendi da 1.300 euro al mese.
    Perchè non la faranno mai?
    Provate un attimo a pensarci….
    Forse capirete che il termine “conflitto d’interessi” non indica solo una prassi di buon governo liberale e di correttezza istituzionale non rispettata ma anche un grave danno economico per lo stato.
    Solo che nessuno in Italia ha il coraggio di denunciarlo.
    E se il Pli un giorno tornasse a parlare liberale?

Comments are closed.