Il Partito Liberale Italiano rivolge un appello a tutti gli elettori italiani facendosi promotore della raccolta delle firme con modalità previste dall’art. 75 della Costituzione Repubblicana per l’indizione di un referendum abrogativo della legge elettorale per il Parlamento nazionale n. 270 del 21.12.2005.

L’abrogazione referendaria di tale norma avrà l’effetto di ripristinare la vigenza della legislazione elettorale nazionale precedente (LL n.267, 277/1993) rimuovendo la grave anomalia del sistema democratico rappresentativo costituita dal sistema oggi in atto, restituendo ai cittadini elettorali il diritto di scegliere singolarmente e individualmente i propri rappresentanti nel Parlamento nazionale.

Il Partito Liberale rivolge inoltre un appello a tutte le forze politiche, economiche e sociali che si ispirano ai valori della democrazia liberale, per la costituzione di un comitato nazionale di democrazia costituzionale, il cui scopo consiste nella mobilitazione per la raccolta delle firme e per il sostegno della campagna referendaria.

Il Partito Liberale Italiano ritiene che ciò – oltre a sanare una grave menomazione dei principi fondatori della nostra Repubblica – offra un degno modo di celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’ Unità d’Italia e quello della scomparsa del Padre della democrazia rappresentativa italiana Camillo Cavour.

5 Commenti

  1. Carissimi,
    leggo con interesse e condivisione assoluta dell’iniziativa del referendum per l’abrogazione dell’attuale immonda, se mi passate il termine, legge elettorale.
    Una legge che sempre di più mi appare largamente incostituzionale , perlomeno per quanto riguarda il sistema a liste bloccate con attribuzione dell’elezione in base al posto in lista. tale sistema, a mio parere e confortato anche da pareri interni allo staff di consiglieri interni alla corte, confligge in maniera sostanziale con l’articolo 67 della carta costituzionale: l’assenza di vincolo di mandato è vanificata dal controllo sul mandato stesso esercitato , questo si senza vincolo alcuno , da coloro che compilano le liste ed assegnano i posti . A loro, questa legge elettorale, da il potere, e non solo al momento delle elezioni, di valutare e sanzionare con l’esclusione dalla lista , di parlamentari che svolgano il mandato in obbedienza alla propria coscienza davanti alla nazione. Risulta chiarissimo, anche da dichiarazioni dei massimi responsabili di alcuni partiti, come il parlamentare non possa più esprimersi liberamente in quanto condizionato dal ricatto, continuo e permanente,ben presente nella mente del parlamentare fin dalla sua elezione , della non ripresentazione in lista. Tale fatto non costituirebbe un vulnus assolutamente esiziale per la democrazia se non si accompagnasse un sistema di premialità della lista vincente, assieme ad un sistema di soglie percentuali di voti, che fa si che la possibilità , al singolo parlamentare, di esprimere liberamente il proprio pensiero e, quindi distaccarsi dal partito in cui è stato eletto, lo mette in seria impossibilità di essere rieletto in lista concorrente ma minoritaria. Si arriva quindi ad ottenere un passaggio di sovranità effettiva dal parlamentare eletto dal popolo , all’estensore della lista elettorale, vero dominus del voto popolare, non eletto, non sottoposto a controlli popolari e di legittimità: un vero e proprio novello pincipe che nomina gli eletti e ne condiziona l’attività legandoli a se con assoluto dominio . Questo è un esproprio della volontà popolare, dell’articolo 67 ma anche degli articoli 1-3-56-57-68 . Ritengo pertanto che si possa e si debba proporre in sede civile impugnazione della legge elettorale per far si che la corte costituzionale possa pronunciarsi sulla materia. Ad oggi, per quanto mi risulta, nessuno ha impugnato la legge elettorale.
    Questa azione, assieme alla raccolta di firme per il referendum potrebbe, efficacemente intestata al PLI , porterebbe un notevole effetto mediatico e politico accendendo i riflettori sul partito e sulle idee liberali, mettendo contemporaneamente fuorigioco i falsi liberali che parlano di libertà e poi cospirano per conculcarla .

  2. I liberali italiani sono fiduciosamente in attesa che l’iniziativa di Mauro Anetrini (e di altri) in sede CEDU consegua il risultato di sbloccare lo stallo in cui si trova oggi la normativa elettorale italiana, assolutamente ignobile oltre che incostituzionale alla luce dei principi della nostra Costituzione e della Carta Europea dei diritti dell’uomo.
    Tuttavia, nella convinzione che la legge di iniziativa popolare ora suggerita da Mauro finirebbe per marcire nei cassetti delle competenti Commissioni parlamentari (com’è sempre accaduto), la Direzione Nazionale ed il Consiglio Nazionale del PLI (a cui mi spiace che Mauro non abbia potuto partecipare),su imput del Presidente Scognamiglio,hanno ritenuto di dovere assumere anche un’iniziativa referendaria, della quale ovviamente non ci sfuggono le difficoltà, sia sul piano della raccolta delle firme, sia sul piano dell’ammissibilità dinanzi alla Corte Costituzionale.
    Tale ultima questione, che è poi quella sollevata da Mauro, è stata oggetto di esame preventivo, e le difficoltà, che pure ci sono, non sono sembrate insormontabili.
    Già in occasione dell’ultimo referendum sulla legge elettorale promosso da Guzzetta ed altri –che avrebbe introdotto surrettiziamente il bipartitismo e che è fortunatamente fallito–, la questione dell’abrogazione referendaria dell’intera legge elettorale 270 del 2005 si è posta, e, come ipotesi di lavoro, è stata autorevolmente avanzata la tesi che l’abrogazione referendaria (pur non paragonabile alla dichiarazione di incostituzionalità, che notoriamente retroagisce trattandosi di un caso di annullamento ex tunc) potrebbe in questo specifico caso portare alla reviviscenza della normativa precedente (nella specie, il c.d. mattarellum).
    Tale tesi è stata avanzata almeno dal 2007 (ma forse anche da prima, non c’è tempo di controllare) sia in sede politica (in particolare dall’on Castagnetti), sia in sede dottrinale (se non vado errato, almeno da Pizzorusso, Bassanini, Luciani, e forse anche da altri).
    Personalmente sono convinto che tale tesi sia assolutamente sostenibile in sede giuridica, ma che occorre anche una forte tensione politica per farla prevalere.
    Per il momento non vado oltre, ma sono sempre pronto a confrontarmi sul merito della questione, assolutamente avvincente.

  3. Rompo il silenzio che mi ero imposto per esprimere la mia opinione.
    L’iniziativa referendaria, in sè, è lodevole e si affianca a quella giudiziaria che ho intrapreso da oltre due anni e che, nei tempi previsti dalla procedura della CEDU, dovrebbe condurre ad una decisione che, auspico, sanzioni la illegalità della nostra legge elettorale.
    Mi preme, tuttavia, osservare, che il referendum abrogativo è tale in quanto produce ( e produce soltanto) l’abrogazione della norma oggetto di scrutinio popolare, ma non rivitalizza mai le norme anteriormente vigenti. Gli effetti del referendum, invero, si produconoe esclusivamente ex nunc e non ex tunc, come accadrebbe se, invece di abrogazione, si dovesse parlare di annullamento della legge.
    Non conosco quali interventi si dovrebbero proporre nel caso specifico, ma posso dire che – qualora si corra il rischio di un c.d. vuoto normativo – all’orizzonte si potrebbe profilare un ulteriore problema: quella del vaglio di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale.
    Suggerirei, se posso permettermi, una legge di inziativa popolare, che richiede un minor numero di firme e presenta meno difficoltà di carattere tecnico.

  4. Come auspicato al Consiglio Nazionale del Partito , sono felice che sia stato avviato l iter per il Referendum abrogativo della legge elettorale e mi metto a disposizione del Partito per tutte le iniziative Nazionali e locali a sostegno del Referendum che il PLI vorrà intraprendere. Grazie . Si torna a fare politica. Claudio Gentile Consigliere Nazionale del PLI

  5. Condivido appieno l’ iniziativa promossa dal Presidente Scognamiglio ed alla quale mi associo volentieri invitando i Liberali Lombardi a sostenerla senza esitazioni.
    Pur essendo un acceso fautore della legge elettorale a doppio turno, ritengo che il privare il corpo elettorale della possibilità di esprimere la preferenza sia un’ aberrante mancanza di democrazia in uso presso regimi totalitari, nemici giurati dei nostri ideali e della nostra cultura. Così vuole invece il “Porcellum” e quindi meglio ritornare al “Mattarellum”
    che restare bloccati in mezzo al guado.
    Spero di avere il conforto del sostegno di tanti amici.

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