“Care amiche ed amici,

Seppur con un giorno di ritardo rispetto al previsto, dovuto alla grande mole di lavoro che si è dovuta svolgere in una sola settimana e che ha costretto la Commissione a lavorare anche nel fine settimana, pubblichiamo la nuova proposta di Statuto del PLI che verrà portata al prossimo Consiglio Nazionale del 21-22 p.v. in Roma. La Commissione intende ribadire il suo ringraziamento a tutti coloro che, con le loro proposte di emendamento, hanno comunque contribuito ad un migliore e più proficuo risultato finale, perchè lo Statuto sia una base di garanzia e libertà per tutti gli iscritti e per il futuro. Tutte le proposte di emendamento sono state portate in discussione e si è cercato, con il solo limite di non stravolgere l’impianto portante dello Statuto, di tenere conto di tutte esse anche integrandole e coordinandole con nuovi emendamenti della Commissione stessa.

Con la trasparenza che si richiede in una circostanza come quella dell’approvazione di un nuovo Statuto, e che si ritiene propria del PLI e della sua storia, la Commissione ha altresì deciso di pubblicare, unitamente alla nuova proposta di Statuto, tutti gli emendamenti discussi ed elaborati con le relative votazioni dei singoli componenti. L’augurio è quello che il Consiglio Nazionale voglia recepire questo importante passo di crescita che sarà a maggior garanzia di tutti per il futuro del Partito. Con i più cordiali saluti e l’augurio di una serena prosecuzione delle attività.

Enzo Lombardo – Consigliere Nazionale PLI – Membro della Commissione per la Revisione dello Statuto.

Scarica qui il documento del Nuovo Statuto del PLI

4 Commenti

  1. SEMPRE PER MEDITARE UN PO’ …. UN’ALTRA PERLA DI CROCE

    “CHE COSA E’ IL LIBERALISMO”

    PREMESSA PER LA RICOSTITUZIONE DI UN PARTITO LIBERALE ITALIANO

    L’idea liberale vuole la libertà per tutti e perciò vuole che sorgano i diversi partiti, senza dei quali la vita politica non sarebbe, perché mancherebbe per l’appunto di vitalità.
    Questo riconoscimento che essa fa di tutti i partiti, dà origine alla volgare accusa che il liberalismo sia, come dicono, agnostico, ossia indifferente e vuoto.
    Ma l’accusa proviene da coloro che, più o meno consapevolmente, non sanno pensare la lotta civile se non come imposizione della propria particolare volontà agli altri e soppressione degli avversari. Il vero liberale vuole combattere gli avversari ma non sopprimerli, perché, se questo facesse, spezzerebbe la sua stessa molla interiore. Cavour diceva che non mai egli si sentiva così vigoroso e sicuro come quando la Camera era aperta ed egli esposto agli attacchi degli oppositori.
    Non già che il liberalismo rinunzi all’idea della forza, che è la fondatrice e la garante degli Stati. Ma questa forza essa mantiene e adopera a proteggere le così dette istituzioni liberali (libertà di parola e di stampa e di associazione, legge uguale per tutti, rappresentanze politiche ed elezioni, e le altre tutte); e non già contro la libertà degli altri componenti della società, come negli aborriti e spregevoli regimi assolutistici e totalitari.
    Quando si ha di fronte, come sventuratamente è accaduto per oltre venti anni in Italia, uno di questi regimi, non già di vera e nobile forza, ma di violenza istigata dal tremore e dalla viltà, l’idea liberale, che lo combatte con tutti i mezzi che può procurarsi (dalle proteste del pensiero e della scienza e della letteratura alla passiva impartecipazione, alle associazioni segrete, alla stampa clandestina, alle procurate ribellioni), questa idea non può chiamarsi un partito, appunto perché vuole aprire la via al formarsi dei partiti, condizione preliminare di ogni vita politica e civile.
    Ma caduto che sia il regime tirannico, quella idea potrà e dovrà ben trasfondersi in un partito che stia tra gli altri partiti, lottando con essi da uomo ad uomo, stringendo con essi varie alleanze; in un partito che prenderà il nome di Partito Liberale.
    Come ogni partito, il partito liberale avrà, come si dice, un programma economico, non già come un suo elemento accessorio, ma come la sua materia stessa, perché la vita tutta s’intesse di bisogni economici che chiedono soddisfazione, e la libertà non è una forma vuota, ma una forma piena, che per l’appunto domina e foggia questa materia.
    Ma poiché, come partito tra i partiti, esso avrà il suo carattere distintivo, questo consisterà nel suo nome stesso di liberale, di fronte agli altri che prendono volentieri nomi di carattere economico o di particolari tendenze, come a dire partito agrario, industriale, socialistico, comunistico, cattolico, massonico e via dicendo, e che spesso si fregiano anche del nome di liberale, ma modificandolo con un aggettivo.
    Il partito liberale, per l’ufficio che gli spetta di compiere nella vita politica, rifiuta ogni aggettivo…..
    Che cosa vuol dire ciò? Ogni legge, ogni provvedimento che si adotta ha sempre carattere economico, e il partito liberale, nella sua vita attiva, in condizioni di libertà, non farà altro in concreto che proporre o appoggiare particolari leggi e provvedimenti, e perciò particolari soluzioni economiche. Ma non può fare anticipatamente un così detto programma economico, che ben gli altri potranno fare e propugnare, non intendendo esso, come si è detto, né di togliere né di scemare menomamente la libera iniziativa e l’opera di nessuno di quelli, che tutti considera, pur dissentendo con loro e nel caso opponendosi, compagni nella lotta politica e aiuto e stimolo all’opera sua propria.
    Non può fare quel programma anticipato, perché stima che, con la migliore volontà del mondo, un programma organico e completo (e, se un programma è inorganico e incompleto, non è più programma) sia fuori delle possibilità di ogni mente umana; giacché nessuno potrà mai predeterminare (e particolarmente negli imprevedibili rivolgimenti del mondo odierno in guerra) l’ordine in cui dovranno succedersi le varie risoluzioni, leggi e provvedimenti, perché quest’ordine sarà dettato dalle circostanze, dal corso degli eventi che è sempre pieno di sorprese ed offre sempre particolari difficoltà, ostacoli e necessità.
    Esso lascia che della “simultaneità”, come l’hanno chiamata, di una totale riforma sociale parlino gli inesperti e gli irriflessivi e, insieme con essi, gli spiriti demagogici che usano fare promesse per attirare seguaci, salvo poi a non poterle mantenere o a provocare rovine e, con le rovine, le peggiori reazioni. Per fare un esempio concreto (e solo in via di esempio), quando in uno dei più fragorosi programmi della unione di Giustizia e Libertà, fondata dagli esuli a Parigi, era messa la lotta ad oltranza contro la Chiesa Cattolica, e la restituzione imposta al Papato dei miliardi avuti dalla Conciliazione, e altre simili cose, l’obiezione che sorse, e da parte di qualcuno tutt’altro che clericale, il quale protestò contro questo programma, era questa semplicissima: che si dimenticava un piccolo particolare, cioè che il popolo italiano nella sua grande maggioranza è cattolico e non si può calpestare questo suo sentimento, e bisogna che anche i razionalisti più radicali lo tengano in conto e si regolino di conseguenza.
    Per questa ragione il futuro partito liberale, quando potrà costituirsi, comportandosi in modo conforme alla sua natura e al suo ufficio, non respingerà a priori nessuna concepibile riforma economica, ma chiederà che ciascuna venga discussa in condizioni di libertà, e che ciascuna sia adottata quando tecnicamente sia eseguibile nei tempi, luoghi e circostanze date, cioè non porti per contraccolpo un regresso, ma conduca sempre a quello che è il suo fine supremo: l’elevamento della convivenza sociale, il perpetuo accrescimento dell’attività e libertà umana.
    Questo programma non è già di un così detto partito moderato, che tenga fermo superstiziosamente a taluni caposaldi economici, perché esso non esclude nessuna delle più ardite riforme e a tutte dà il suo concorso se offrono la garanzia anzidetta di essere realmente opera di progresso civile.
    Neppure si può chiamare programma di “destra”, come taluni o per ignoranza storica o per odio demagogico l’hanno chiamato, giacché la destra conservatrice o reazionaria, nel Risorgimento italiano, mancò affatto, essendo stati eliminati nel corso di questo, insieme con gli stranieri dominatori in terra italiana, i borbonici, i vecchi sabaudi, i granducali, i papalini e tutti gli altri reazionari o pavidi conservatori, che avrebbero potuto costituire una destra nel parlamento, ma che invece dispettosamente volsero le spalle alla vita pubblica dei loro concittadini.
    Quella che allora fu denominata la Destra era nient’altro che la creazione del genio liberale di Camillo di Cavour, il quale attuò il connubio con la sinistra, e creò un serio e forte partito, profondamente rivoluzionario e riformatore,
    Tanto fu rivoluzionario e riformatore che quando nel 1876 quel partito cedette le redini del governo a un’opposizione che si chiamò di sinistra, o di sinistra giovane, fu notato generalmente che questa Sinistra si moveva nelle vie stesse della Destra, ed era meno radicale della Destra che in sedici anni di governo dopo l’unità aveva creato tutto il nuovo assetto dello stato e della società italiana, ed era entrata in Roma e aveva regolato la questione del Papato con la legge delle guarentigie.
    Ed è affermazione non vera che l’avvento del fascismo fu dovuto all’opera della Destra, perché, per contrario, il male fu che gli ultimi genuini rappresentanti della Destra (Giovanni Giolitti era un allievo di Quintino Sella) non trovarono nel paese il sostegno adeguato e furono sopraffatti.
    Troppo onore si fa al fascismo dandogli con quel nome quell’alleanza: al fascismo che fu un movimento in prevalenza di avventurieri politici e di dissennati nazionalisti, alimentato di teorie non italiane e privo del lume che irraggiava la vecchia Destra, il lume della cultura; per modo che ogni spirito violento, o simulante la violenza, e altrettanto ignorante e incapace, ascese facilmente alle gerarchie.
    Tutto ciò bisogna dire e rammentare, perché l’Italia, per salvarsi dalla rovina in cui l’ha gettata il caduto regime, ha bisogno di verità, di quella verità che sola genera la forza morale e politica, che sola le dà direzione sicura, saldezza e perduranza.

    BENEDETTO CROCE
    2 agosto 1943.

  2. Cari Amici,
    ecco per esempio uno di quei momenti della vita democratica di un partito, dove si può vedere in modo chiaro e limpido, il vero volto di chi ha velleità solo personalistiche o di chi ha a cuore il bene di un partito. Il Nuovo Statuto, così uscito dopo che ogniuno di noi ha avuto la possibilità di apportare suggerimenti e correzioni, rappresenta il Rubbicone di tutti i Consiglieri Nazionali chiamati a votare il 22 c.m.. No ci potrà più nascondere, dietro le dietrologie dei complotti di potere nei congressi, non ci si potrà più trincerare dietro le proprie incapacità di coagulare consenso nel proprio territorio, additando l’incapacità dei vertici.
    Quindi spero, che per un momento si sotterrino tutte le ascie di guerra, facendo alzare alto il fumo del calumet della pace, votando con una ampia maggioranza, quello che non deve essere visto come lo strumento dell’attuale Dirigenza, ma come il trampolino di lancio per chi democraticamente domani voglia avere aspirazioni di guida del nostro Partito.

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