Il Maxi Piano, di Giancarlo Colombo

RedazioneLettere

Un maxi piano è stato varato nella notte del 9 maggio 2010, per salvare l’economia dell’Euro, da parte dei Ministri dell’Ue. Si tratta di 500 miliardi di Euro, di cui 440 di prestiti e garanzie degli Stati membri  e 60 da parte della Commissione europea.

A tutto ciò aggiungasi che il Fondo monetario internazionale ha messo a disposizione altri 250 miliardi di Euro per cui il totale globale per tamponare, come la campana anti inquinamento nel Golfo del Messico, raggiunge la cifra astronomica di 750 miliardi.

A ciò aggiungasi il patto fra Gran Bretagna, Giappone e Canada di un ulteriore pacchetto di aiuti per sostenere le economie dell’Eurozona, però in modo autonomo dal sistema varato dai Ministri europei, 27, per l’esattezza.

Immediatamente le Borse sono tornate a volare all’insù, prima fra tutte per motivi di orario e geografico quella del Giappone.

Quello che preme rilevare è che il pacchetto europeo ha la stessa consistenza in positivo delle perdite accumulate dalle Borse europee nella passata settimana, dopo i gravissimi problemi della Grecia, dopo la definizione di Pigs (altri Stati, oltre la Grecia come Portogallo, Spagna e Irlanda)  e dopo la scellerata azione delle società di rating che hanno dato inizio al massacro borsistico dell’ultima settimana.

Che vuol dire questa comparazione? Che gli speculatori, cioè i proprietari delle società di rating (grosse compagnie di acquisti e vendite di titoli finanziari), sono molto più abili dei Governi europei che poco o nulla hanno fatto in comune nel concetto di un’ Europa a 27, ma che si sono fatti sorprendere da una speculazione ben organizzata e se le notizie sono vere è stata organizzata già ai primi di febbraio 2010.

La dimostrazione e la consistenza del pacchetto di aiuti e prestiti comunitari con l’aiuto del Fmi, fa ricordare il Piano Marshall per aiutare i Paesi europei a seconda Guerra mondiale finita. E l’Italia, grazie a dio, è stata non solo la prima ad intervenire, con lo stanziamento di 5,5 miliardi per la Grecia, ma è rimasta in prima linea, fino all’accordo conclusivo di questa lunga notte europea.

Troppo facile ora dire: l’ Europa ci poteva pensare prima, se fino all’ultimo la Germania preoccupata dei riscontri elettorali nella Regione Reno – Westfalia, ha bloccato ogni iniziativa, come pure il diniego della Gran Bretagna da sempre molto distaccata dalla zona Euro.

Il dato importante è che finalmente l’ Europa a 27 membri ha deciso di darsi una direzione economica e finanziaria comune per evitare in futuro altri patatrac e altri colpi di coda di una speculazione senza scrupoli.

Come spesso accade da una tragedia e una bufera nascono nuove situazioni e il governo unico europeo è una di queste ed è la benvenuta.

Giancarlo Colombo