Un maxi piano è stato varato nella notte del 9 maggio 2010, per salvare l’economia dell’Euro, da parte dei Ministri dell’Ue. Si tratta di 500 miliardi di Euro, di cui 440 di prestiti e garanzie degli Stati membri  e 60 da parte della Commissione europea.

A tutto ciò aggiungasi che il Fondo monetario internazionale ha messo a disposizione altri 250 miliardi di Euro per cui il totale globale per tamponare, come la campana anti inquinamento nel Golfo del Messico, raggiunge la cifra astronomica di 750 miliardi.

A ciò aggiungasi il patto fra Gran Bretagna, Giappone e Canada di un ulteriore pacchetto di aiuti per sostenere le economie dell’Eurozona, però in modo autonomo dal sistema varato dai Ministri europei, 27, per l’esattezza.

Immediatamente le Borse sono tornate a volare all’insù, prima fra tutte per motivi di orario e geografico quella del Giappone.

Quello che preme rilevare è che il pacchetto europeo ha la stessa consistenza in positivo delle perdite accumulate dalle Borse europee nella passata settimana, dopo i gravissimi problemi della Grecia, dopo la definizione di Pigs (altri Stati, oltre la Grecia come Portogallo, Spagna e Irlanda)  e dopo la scellerata azione delle società di rating che hanno dato inizio al massacro borsistico dell’ultima settimana.

Che vuol dire questa comparazione? Che gli speculatori, cioè i proprietari delle società di rating (grosse compagnie di acquisti e vendite di titoli finanziari), sono molto più abili dei Governi europei che poco o nulla hanno fatto in comune nel concetto di un’ Europa a 27, ma che si sono fatti sorprendere da una speculazione ben organizzata e se le notizie sono vere è stata organizzata già ai primi di febbraio 2010.

La dimostrazione e la consistenza del pacchetto di aiuti e prestiti comunitari con l’aiuto del Fmi, fa ricordare il Piano Marshall per aiutare i Paesi europei a seconda Guerra mondiale finita. E l’Italia, grazie a dio, è stata non solo la prima ad intervenire, con lo stanziamento di 5,5 miliardi per la Grecia, ma è rimasta in prima linea, fino all’accordo conclusivo di questa lunga notte europea.

Troppo facile ora dire: l’ Europa ci poteva pensare prima, se fino all’ultimo la Germania preoccupata dei riscontri elettorali nella Regione Reno – Westfalia, ha bloccato ogni iniziativa, come pure il diniego della Gran Bretagna da sempre molto distaccata dalla zona Euro.

Il dato importante è che finalmente l’ Europa a 27 membri ha deciso di darsi una direzione economica e finanziaria comune per evitare in futuro altri patatrac e altri colpi di coda di una speculazione senza scrupoli.

Come spesso accade da una tragedia e una bufera nascono nuove situazioni e il governo unico europeo è una di queste ed è la benvenuta.

Giancarlo Colombo


7 Commenti

  1. Visto che ormai manca poco all’inizio dei campionati del mondo di calcio 2010, un’ analogia potrebbe essere utile a rendere l’idea: accettereste che l’arbitro (le agenzie di rating) giocassero anche la partita con i calciatori (svolgessero attività finanziaria), oltre ad arbitrarla? Accettereste di giocare i Mondiali con arbitri di una sola nazionalità?

  2. Concordo pienamente con le conclusioni.
    Potrebbero anche esserci dei casi di rating errato (ma dubito dell’esistenza del reting “falso”) ma non credo sia questo il caso. Trovo l’immagine di un gruppo di perfidi speculatori che intorno a un tavolo decidono delle sorti delle economie mondiali che ci viene propinata dalla stampa e dalla politica abbatanza ridicola.

  3. Se le agenzie di rating hanno un torto, è quello di essere troppo ‘generose’ non certo ‘tirchie’. Non fatevi ingannare: è sempre più semplice dare di più che dare di meno, soprattutto se si tratta di una cosa immateriale come il rating. Non dimentichiamoci però che lo scopo del rating non è favorire o disincentivare la speculazione, ma garantire i risparmiatori.
    La Grecia ha il rating che si merita.
    Tutta la polemica politica montata, soprattutto in Europa, contro le agenzie di rating è falsa e pretestuosa e come liberali ritengo che dovremmo condannarla senza esitazione.

  4. Mi limitavo a precisare da dove poteva nascere l’interesse delle agenzie di rating alla speculazione, in conflitto con le sue altre attività (ed i conflitti d’interesse vanno combattuti ovunque, anche in finanza) , eventualmente a danno anche della propria reputazione – proprio perchè non si iscrive in bilancio :)- senza alcun giudizio di valore sulla speculazione stessa. E di come i responsabili, anche delle agenzie di rating, possano farsi facilmente condizionare dai profitti sul breve, sottostimando gli effetti della propria gestione sul lungo termine.
    Concordo sull’opportunità di tener vivo un dibattito in merito.
    Mi permetto di rammentare il convegno organizzato dal PLI “La grande cirsi e le sfide globali” del quale esiste la registrazione sul sito di Radio Radicale.

  5. Ma non parliamo di imprese con assets da utilizzare come cuscinetto di salvataggio dal fallimento: la reputazione non è neanche (ovviamente) iscrivibile in bilancio. Inoltre la speculazione (su cui pure si potrebbe costuire un bel dibattito) è un bene per i mercati e prova ne è che dopo la decisione della Germania di bloccare le vendite allo scoperto ha causato solo un altro crollo sui mercati.
    Ora, non voglio entrare nel merito delle dicisioni di politica economica, ma credo che come minimo in un partito che si definisce Liberale dovrebbe aprirsi un dibattito sulle vere responsabilità della situazione attuale senza cadere nella facile formula tremontiana che il Mercato ha fallito e la politica è la sola salvezza.

  6. E’ vero che se delle speculazioni sui debiti sovrani sono possibili, la colpa è solo da attribuire ai bilanci ed alle politiche dei paesi messi sotto tiro. Però è anche plausibile che le agenzie di rating abbiano contribuito ad accentuarle, in quanto sono in conflitto d’interesse, visto che parte dei loro ricavi proviene anche dall’attività che svolgono di banche d’affari . I profitti a breve potrebbero aver spinto i loro manager a trascurare le conseguenze sul lungo termine, come è purtroppo già accaduto ad altri istituti, falliti, per l’improvvida gestione o salvati dall’intervento pubblico.

  7. Mi sfugge un punto: per quale motivo le agenzie di rating dovrebbero attuare una tale speculazione?
    Mi spiego. Le agenzie di rating non sono imprese la cui ricchezza deriva da investimenti in cespiti, distribuzione o altro ma sono imprese che investono in capitale reputazionale.
    Un’agenzia di rating ha succeso e sopravvive se i mercati, gli investitori e le istituzioni ripongono fiducia nelle loro valutazioni; se tale fiducia venisse meno nei confronti di una di esse, questa fallirebbe.
    Ora, se come si legge sui giornali o come tanti politici si affrettano a dichiarare, le agenzie stessero attuando una tale politica, i mercati le punirebbero non affidando più le loro valutazioni sui rating. Questo causerebbe il fallimento delle agenzie (potrebbero rimanere solo quelle agenzie che vengono ritenute ancora credibili, ma se la crisi riguardasse la fiducia del sistema di rating difficilmente sopravviverebbero).
    La domanda è un agenzia come S&P, con 150 anni di storia, rischierebbe tanto (fra i rischi rientrano non solo il fallimento ma anche eventuali restrizioni o nazionalizzazioni che danneggerebbero il corporate) per una politica a breve termine?
    Sinceramente ne dubito.
    Sicuramente ci sono delle distorsioni nella regolamentazione del rating (si pensi a Basilea dove le banche sono sottoposte ai rating) ma il rating non è all’origine della crisi che sta colpendo la Grecia e tutta l’Eurozona.
    Piuttosto la colpa andrebbe ricercata in politiche scellerate dei governi che oltre a spendere più del dovuto hanno falsato i bilanci.

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