Quanto accade in queste ore in Grecia tiene tutta l’Unione Europea con il fiato sospeso e non solo per problemi di crisi finanziaria, ma perchè in gioco c’è molto molto di più. In gioco c’è il futuro politico della più grande comunità di consumatori di alto livello del mondo.

La crisi greca è solo il triste epilogo di un naufragio annunciato; senza una politica europea “forte” nessuno si poteva illudere, ne potrà illudersi, di avere una moneta “forte”. Ed infatti, alla prima vera grossa crisi, l’Euro ha iniziato a perdere terreno perchè alcuni stati si sono arrogati il diritto di “sforare” dai parametri per “alleviare” la crisi. La Grecia ha fatto peggio ha sforato ed ha truccato le carte. Quello che tutti i comuni mortali, che poi sono quelli che pagano le tasse e tengono in piedi il tutto, si chiedono a questo punto è: “Ma come è possibile con quella pletora di super mega burocrati con 37 lauree e master in economia che ci sono Bruxelles e che ci costano un occhio nessuno si fosse accorto che i Greci baravano?”.

I cittadini impareranno dalla crisi greca la cosa più dannosa: che forse non ci si può fidare e fare sacrifici per tenere in piedi una baracca comune se poi ognuno può fare quel che vuole. La verità è che L’Europa, politicamente, non esiste mentre avremmo tutti un disperato bisogno che ci fosse. E allora che senso ha tenere in piedi tutto questo al costo di enormi sacrifici se poi nessuno ha la forza politica di far rispettare gli accordi?

Le crisi greca segnerà comunque uno spartiacque importante, comunque vada. O si prende coscienza che dobbiamo andare verso un’unità politica vera e forte che ci proietterà verso il divenire di grande superpotenza economica, cosa che da liberale mi auspico, oppure e meglio smetterla qui e tornare ad essere responsabili in tutto e per tutto delle proprie scelte nazionali senza dover spendere miliardi per tenere in piedi un sistema che ci obbliga a certificare la lunghezza delle banane o il diametro massimo degli occhielli delle canne da pesca e poi non è in grado di prevenire, applicando le regole già esistenti, che la nostra economia vada a ramengo perchè qualche altro fa o ha fatto il furbo ovvero pretende di non rispettare gli accordi quando non gli conviene.

Quanto al merito della questione greca, hanno poco da scioperare. Il sistema greco è da sempre basato sul clientelismo e sulla corruzione ufficializzati che li ha portati a dilatare la spesa pubblica in maniera enorme e forsennata. In Grecia prima delle elezioni ogni cittadino va a scambiare i propri voti con posti ed assunzioni ed è così da secoli, per loro tradizione storica derivata dai metodi in voga presso l’Impero Bizantino. Il problema è che dal 1981, anno di entrata nella Grecia nell’allora CEE, è arrivato un fiume di denaro dall’Europa per portare la Grecia al livello degli altri, denaro che, puntualmente è stato sperperato in debito e spesa pubblica corrente piuttosto che in investimenti strutturali e loro hanno fatto festa ed abbandonato l’unico settore competitivo che avevano: l’agricoltura. Ora devono pagare il conto, non c’è nulla da fare. Tuttavia la Grecia va salvata altrimenti sarebbe uno “tsunami” enorme. Non possiamo permettercelo dopo quanto abbiamo speso. Credo che i liberali non possano non rispettare la loro tradizione europeista convinta ma credo anche che sia necessario che torni in Europa, come in Italia e fino all’ultimo comune sperduto sulle montagne, il principio di responsabilità nella gestione della spesa pubblica e di controllo attivo dei cittadini su di essa tramite le proprie assemblee rappresentative (Consigli Comunali, Parlamenti etc.). Per responsabilizzare la gestione dei bilanci pubblici non serve il federalismo, serve solo che la politica faccia il suo mestiere e che i cittadini pretendano che lo faccia piuttosto che schierarsi pro o contro Demiurghi, Nani e Ballerine.”

16 Commenti

  1. Grazie della risposta, anch’o sono un poeta, e quindi giudico ancor più grave l’atteggiamento di Bondi.
    Sono queste le cose per le quali dobbiamo esercitare tutta la nostra critica.
    In politica interna il governo farà anche cose giuste, ma in politica estera, come in questo caso, ed in quello del caso Putin, con l’uscita di Berlusconi sulla scuola del liberalismo senza liberali…..,
    resto senza parole.
    Sono cose gravi che meritano una posizione ufficiale di tutti i liberali.
    Un ministro della cultura tanto illiberale, merita sicuramente una nota di protesta.
    Il cinema è cultura, rispetto delle idee dissenzienti, e fattore di coinvolgimento economico, perchè apporta denaro all’economia; è un tema prettamente liberale.
    Quindi il suo intervento, egregio Segretario, è a parer mio, molto utile ed importante.
    Saluti.

  2. Caro Gani, Lei ha ragione. Se cultura è innanzi tutto tolleranza e pluralismo, abbiamo un Ministro che dimostra di non essere all’altezza. Capisco che una satira monotematica e pesante possa infastidire, ma è una espressione di libertà. Vorrebbero limitare anche quella? Saviano non va bene, la Guzzanti non va bene, parla con me non va bene, Santoro deve essere cancellato. Alla fine faremo il tifo per loro, d cui non condividiamo nulla. Bisognerebbe spiegare al nostro Ministro-poeta che un cero Voltaire disse: non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo. Certo, era un pericoloso liberale! Capisco. Non vorrei che a Bondi dovesse apparire pericoloso anche questo nostro piccolo sito. Speriamo non abbia il tempo di leggerlo.

  3. Almeno in campo culturale, se fossimo tutti greci sarebbe un bene, perchè avremmo più rispetto per la cultura, non avendo un Bondi che per una semplice polemica si rifiuta di andare a Cannes, al festival internazionale del cinema, per rappresentare l’Italia.
    A ipotetica parità di situazione economica saremo come la Grecia, con la differenza di avere un ministro della cultura che non ci rappresenta.
    Anche il cinema porta aiuto all’economia, e quindi è un problema economico.
    Su questo d0ovremmo farci sentire.
    Saluti.

  4. Invece,nello specifico della lettera aperta di Enzo Lombardo e dei commenti che ne hanno fatto seguito, non riesco a trovare parole migliori di quelle di Piero Ostellino a farne da complemento:
    “Nessuno sembra essersi accorto che la situazione della Grecia è la sindrome della crisi dello Stato moderno. L’Unione Europea ha salvato la Grecia; che, ora, deve curare se stessa. Ma è qui che — al di là della contingenza greca— emerge, appunto, sotto il profilo storico e teorico, la crisi dello Stato moderno. Il quale, da un lato, è responsabile della disastrosa situazione finanziaria in cui si trovano anche altri Paesi dell’Unione Europea; e, dall’altro, è incapace di uscirne se non (ri)confermando la propria natura e i propri limiti.

    Se lo Stato fosse, come dovrebbe, al servizio del cittadino, e non viceversa, la «cura» del governo greco dovrebbe consistere, soprattutto, nella cancellazione degli enti inutili, nella riduzione degli sprechi, nel contenimento della burocrazia, nella lotta alla corruzione e alle complicità politico- finanziarie. In una parola: nella riforma di se stesso.

    Invece, saranno tagliati, con le pensioni, i salari, bloccati aumenti e assunzioni nella Pubblica amministrazione; aumentata l’età pensionabile — settori di spesa sui quali la politica aveva raccolto finora consensi, a scapito dell’equilibrio di bilancio — aumentata l’Iva e tassate una tantum le imprese. È lo Stato moderno che, adesso— dopo averne assecondato i vizi — divora i propri cittadini per salvare se stesso. Né, a temperarne le ambigue oscillazioni fra centralismo e individualismo, valgono le misure di liberalizzazione di alcune professioni, del mercato del lavoro e di settori protetti dalla concorrenza, le privatizzazioni e la vendita di proprietà pubbliche decise dal governo di Atene. È, se mai, l’illusione di contemperare l’eccesso di intermediazione pubblica — ormai insostenibilmente costosa — con parziali misure liberali che rischiano unicamente di favorire gli interessi organizzati invece di quello generale. La perpetuazione di un equivoco. Non una politica. Lo Stato moderno—nella presente situazione di contrazione economica — tende formalmente a (ri)proporsi come mediatore fra la pluralità di interessi in gioco, ma finisce col favorirne, di fatto, alcuni e penalizzarne altri, nella distribuzione delle scarse risorse.

    Non è un caso, infatti, che, di fronte alla crisi economica mondiale, anche chi auspica la riduzione della pressione fiscale per rilanciare lo sviluppo abbia, poi, molte difficoltà a proporre una riduzione della spesa pubblica che ne dovrebbe rappresentare l’indispensabile premessa.
    Quando il peso dell’apparato dello Stato ha raggiunto una certa massa critica, è pressoché impossibile ridurlo anche perché, in realtà, dietro all’affermazione dell’interesse generale esso nasconde gli interessi degli uomini che ne fanno parte. In tale contesto, la riduzione della pressione fiscale diventa inattuabile perché — come spiega bene la scuola di Public Choice— «se i governanti offrono beni pubblici in cambio di voti, gli elettori, dal canto loro, si comporteranno come consumatori razionali di tasse» (in Luigi Marco Bassani: «Dalla rivoluzione alla guerra civile – Federalismo e Stato moderno in America 1776-1865», ed. Rubbettino). Invece di ridurre tutta la politica europea a rapporti giuridici (il Trattato di Maastricht com’è o rivisitato), forse, andrebbe fatta una seria riflessione sulla crisi dello Stato moderno e della democrazia rappresentativa.”
    Editoriale del Corriere della Sera del 7 maggio 2010

  5. Il successo o meno della democrazia rappresentativa dipende da chi scegliamo di delegare a rappresentarci. Altrove la situazione è meno drammatica della nostra. Una democrazia più diretta comporta una maggior partecipazione, maggior coinvolgimento e consapevolezza dei cittadini. Cosa che, invece, è sempre più carente. Si parla di società post-democratiche, soffocate dal peso del denaro che condizionano non solo le campagne elettorali, ma anche le scelte dei governi. Ovvero, le demoplutocrazie. Le soluzioni auspicate da Stefano Chiassai a me evocano il libertarismo esposto, in modo molto gradevole, da Gustave de Molinari. L’esperienza ci insegna che è più praticabile il tentativo di migliorare la democrazia rappresentativa, piuttosto che ambire ad una diretta. Ridurre sì le mediazioni, ma la delega resta una necessità alla quale non vedo alternative credibili. Ed è su questo che bisogna lavorare, sulla selezione puntigliosa di chi mandiamo in Parlamento. Ovviamnete, ce chi ha fatto di tutto per ridurre al minimo questa facoltà.

  6. Il problema europeo a livello economico, è estremamente grave, ma questo lo sanno tutti.
    Quello che finalmente anche il PLI si stà rendendo conto, è la priorità in questo momento dell’economia rispetto alla politica.
    Ottimo in questo frangente l’intervento del Segretario, e pienamente condivisibile.
    Sarebbe forse il caso di raccogliere sul sito, alcune idee in campo economico, farne una sintesi, e poi elaborare un documento liberale per l’economia.
    Sarebbe un modo per contare, e per proporre qualcosa di positivo da inviare alle redazioni dei principali giornali italiani, ed avvviare così il dibattito economico.
    Saluti.

  7. Finalmente ho sentito musica per le mie orecchie, adesso pero’ per dare seguito a questa considerazione io che sono ignorante di politica cosa si fa per ridare alla politica la funzione di arbitro nell’amministrazione della cosa pubblica?

  8. Un anno e mezzo fa, quando scoppiò la bolla speculativa finanziaria, da ogni parte vennero pressioni per sollecitare intervanti pubblici a sostegno della economia. Da liberale sentii un brivido percorrermi la schiena ed istintivamente ripensai agli anni del compromesso parmamentare tra DC PSI e PCI in cuivenne teorizzato il feficit spending per espandere una economia asfittica. Si finì, invece, con l’accumulare un debito pubblico enorme, che tuttora penalizza l’Italia. Devo dar atto al Ministro Tremonti di non aver scelto di ripercorrere tale strada perniciosa. Se oggi il nostro Paese, nonostante l’handicap del debito pubblico accumulato, non si trova nelle condizioni della Grecia e sta meglio di Spagna, Portogallo ed Irlanda, è solo per questa estrema prudenza. Probabilmente la scelta, per le pressioni leghiste e della sinistra, di concedere un ricorso molto generoso alla Cassa Integrazione, è stato un errore perchè si è risolto in un sostegno al Nord con il conseguente totale abbandono del Sud. Si è attivato quest’unico strumento, come se i cittadini non avessero bisogno di mangiare due volte al giorno, tutti, non solo i dipendenti della grande industria, ma anche quelli che hanno perso il lavoro nelle piccolissime aziende artigiane o commerciali del Mezzogiorno.
    Gli Stati Uniti hanno fatto la scelta di stanziare sattecento miliardi di dollari per sostenere le Banche e le grandi industrie in crisi. Il risultato è lo squilibrio attuale. Gli speculatori finanziari e le Grandi Banche, principalmente amaricane, anzichè fallire, come sarebbestato giusto, si sono riprese, grazie ai soldi pubblici, ed oggi, fortificate, hanno portato un attacco speculativo, forse senza precedenti ad un sistema economico europeo, privo di regole e di protezione.
    Il problema che ci troviamo quindi ad affrontare non è quello di una eccessiva interferenza della politica, ma di una assenza. Si è dimostrato in questi giorni che l’Europa dei burocrati di Bruxelles e dei ragionieri di Francoforte, non solo è inutile, ma nociva. Dopo l’immissione senza precedenti di dollari sul mercato,era prevedibile che, con una manovra a tenaglia tra speculatori americani e cinesi, sarebbe arrivato l’attacco all’Euro, che non ha retto perchè l’Europa non è una entità politica unica e basta colpire una nazione debole per mattere in crisi tutto il sistema. Non bastano quindi le decisioni, condivisibili, di sostegno della Grecia e neppure la introduzione di regole e di un fondo presso la BCE. Bisogna affrontare le necessarie, urgenti decisioni politiche. O l’Euro diventa la moneta di uno Stato Federale Sovrano o, se l’Unione deve essere solo una zona di libero scambio, è meglio che si ritorni alle monete nazionali. L’autorità monetaria non può essere indipendente da quella statuale.
    Tutto questo vale molto di più in un epoca in cui la globalizzazione comporta che, in assenza di organismi politici sovrani in grado di approntare idonee difese, i poteri forti della speculazione internazionale, possono finire col prevalere. E’ la stessa cosa che si è registrata in Italia in occasione dei recenti scandali. Vi sono Poteri talmente solidi da essere in grado non solo di non tener conto della politica, ma di poterla di dominarla, corrompendola con modeste mance. Sono quegli stessi poteri che, attraveeso i media, sostengono il leaderismo, il bipolarismo, fallito anche in Gran Bretagna dove era stato inventato, ed i partiti leggeri. La politica identitaria, alta ed autorevole, sarebbe antiquata, perchè finirebbe col prevalere rispetto ad essi, che oggi decidono tutto e dominno incontrastati.

  9. La crisi Greca esemplifica in maniera drammatica le disastrose conseguenze di una contrazione dell’ economia nei paesi con grandi debiti pubblici. Infatti, come denominatore del rapporto debito/PIL, un calo del PIL produce un aumento automatico di tale rapporto, anche senza incremento del debito. Aumentano quindi i rischi di insolvenza e gli interessi sul debito. Inoltre, siccome un calo del PIL produce minori entrate fiscali, a fronte di una spesa pubblica immutata si produce deficit e, di conseguenza, debito. Qundi il numeratore del rapporto deficit/PIl aumenta e con esso gli interessi da pagare sul debito. Gli interessi a loro volta si sommano su deficit e debito, in una spirale che, se non affrontata con estrema decisione, può condurre un paese al disastro del default.
    Trovo quindi giusto e opportuno che i liberali siano vigili guardiani del rigoroso rispetto dei conti pubblici, e fustigatori instancabili di ogni forma di demagogia populistica.

  10. Allora resti sintonizzato…..e le avrà 😉
    Sono convinto che alla lunga, frequentadoci di più, potrebbe beccarsi il morbo del PLI…è una malattia terribile ma terribilmente intrigante……ovviamente scherzo….o no?

  11. vorrei sentir parlare di TRASPARENZA, nel rispetto della privacy di ogniuno, vorrei sentir parlare di come estirpare il conflitto di interessi, di come abbattere le oligarchie economiche e finanziarie, di come abbattere i privilegi di tutte le caste, vorrei sentir parlare di RESPONSABILITA’, MERITO mi piace il modo come lo definisce EVOLA, colui che e’ degno di parlare e quello che ha la competenza per parlare e il merito gli viene riconosciuto per l’esperienza che ha, la preparazione, non perche’ gli viene attribuito per legge o con un atto di forza o peggio di violenza o dallo statuto di un atto costitutivo o perche’ tutti siamo uguali perche’ oggi in Parlamento siedono persone a decidere e parlare su argomenti che conoscono solo per i titoli sui quotidiani ,ASSOCIAZIONISMO, di VOLONTARIATO, veda io non amo la violenza e condanno tutti quelli che minacciano con azioni violente, la liberta’ di qualcuno o qualcosa ma ho perso fiducia e nello stesso tempo sono stanco dopo un disastro economico iniziato nel 2007, LEGGERE ANCORA OGGI CHE UNO STATO COME LA GRECIA HA FALSIFICATO IL PROPRIO BILANCIO E OGGI E’ QUASI IN DEFAULT ma chi doveva controllare in Europa? cosa stavano facendo con i nostri soldi?quel carrozzone e’ finanziato anche da noi. Sono stanco che si spendono 1800 miliardi di dollari all’anno in armamenti e ci sono 6 o 7 milioni di bambini che muoiono di fame o donne che muoiono per un parto o che ci sono persone che lavorano per un dollaro al giorno o mese non ricordo, sono stanco dei politici di professione che hanno distrutto il mio paese, come dice lei, non rispettando le regole ovvero rispondendo alla sola regola o legge che riconoscono che e’ il denaro.
    vorrei sentir parlare di BANCHE, ASSICURAZIONI, i veri poteri che tengono sotto scacco tutto il sistema, oramai se fallisce una banca crolla il mondo, non puo’ essere normale tutto questo, non e’ possibile che uno come Spaccarotella non si e’ fatto un giorno di carcere, non e’ possibile che un mafioso esca di prigione perche’ un giudice non ha scritto o depositato una sentenza,non e’ accettabile la prescrizione di un reato e uno sputo in faccia nei confronti di chi ha subito una violenza, non e’ possibile che chi ha truffato i risparmi di cittadini onesti, bene o male vivra’ una vita benestante e molti cittadini hanno visto svanire un TFR o risparmi frutto di sacrifici perche’ vige la legge del furbo contro il fesso (parmalat,cirio etc etc), TUTTO QUESTO NON E’ PIU’ TOLLERABILE, io non mi fido piu’ di nessuno e per questo che ho scelto questo spazio del 0,3% di consenso per animare una fiammella di speranza che ci possa essere un cambiamento ma non dobbiamo rimanere legati ad una storia passata ma dobbiamo essere coscienti del presente per fare la storia futura, aspetto sue notizie Sig. Enzo Lombardo.

  12. vedo a mio dispiacere che lei come tanti avete un idea di anarchia sbagliata. Lei pensa che una societa’ anarchica sia caos, sia che ogniuno fa quello che gli passa nella mente. La prego di non credere alle mie parole ma almeno provi ad informarsi meglio io cerchero’ di darle delle spiegazioni. In una societa’ anarchica la base di tutto e’ l’organizzazione, L’AUTOGESTIONE che si ha con libero accordo cioe’ nessuno impone a nessuno niente si discute e si arriva ad una sintesi. Si stabiliscono regole che non sono imposte da un parlamento o dal piu’ forte ma sono condivise da tutti. nello stabilire delle regole ci sono anche quelle di come garantire la sicurezza di ogniuno ad esempio attraverso societa’ private pagate da tutti noi con obiettivi precisi da conseguire e che noi controlliamo direttamente che vengano raggiunti altrimenti non ti rinnovo il contratto. Non sono io che devo gestire l’energumeno di 100 kg ma societa’ privata che ho scelto per la tutela della mia sicurezza, ci sarebbe tanto da parlare Sig. Enzo la mia speranza e’ coerenza. Questo sistema ha fallito sotto tutti i punti di vista riprendiamoci in mano la nostra vita,la nostra storia, insieme credo che possiamo riuscirci anche se il cammino e’ lungo e tortuoso. NB sono a sua completa disposizione il mio indirizzo e-mail rmct9@hotmail.com con affetto e amicizia STEFANO CHIASSAI

  13. Caro Stefano,
    mi fa piacere approfondire questi temi partendo dalle sue “contro-deduzioni” delle quali la ringrazio.
    Le sostiene che il principio della resposabilità sulla gestione dei soldi pubblici sia roba vecchia. Bene, parliamone.
    Lei crede che sia “vecchio” e “lontano dalla gente” chiedere controllo su come vengono spesi i soldi che lo Stato ci toglie senza che noi possiamo rifutarci? Lei crede che non sia attuale riportare il dibattito sul punto centrale della vita democratica è cioè che scegliere come si destinano i soldi delle tasse (attività di bilancio) sia un atto esclusivamente politico e che come tale debba essere responsabilità della politica? Certo lei parte da un’impostazione anarchica nella quale si nega persino lo Stato e, di conseguenza, la sua potestà coercitiva tributaria. Ma allora per lei cosa sarebbe socialmente più evoluto e nuovo per le società del terzo millennio? L’arbitrio dell’uomo sull’uomo, piuttosto che il governo dell’uomo sull’uomo regolato da leggi uguali per tutti gli uomini?
    Mi spieghi un po’. In una società anarchica se un energumeno di 100 chili pesta un uomo esile per sottrargli le sue ricchezze e nessuna legge e Stato lo sanziona, lei crede che non vi sarebbe dominio dell’uomo sull’uomo? Lei crede che l’uomo picchiato e soccombente sarebbe davvero un uomo libero? Io penso che la libertà del singolo possa essere garantita solo ce si sono regole che tutelano allo stesso modo la libertà di tutti i singoli altrimenti ci sarebbe solo la giungla e la schiavitù imposta dai più forti ai più deboli. In sostanza vedo nel paradigma anarchico una contraddizione in se stesso. Come si può predicare la difesa assoluta della libertà senza prevedere regole che garantiscano a tutti la libertà?
    A questo servono i Parlamenti, certo non saranno lo strumento migliore ma aspetto da lei dei modelli alternativi.
    Sul fatto dell'”hai sbagliato adesso paghi” lei si contraddice ulteriormente. Nel suo modello chi o cosa imporrebbe a colui che sbaglia la sanzione di pagare, magari con gli interessi.
    Invece le leggi attualmente vigenti prevedono queste fattispecie ed in Italia esiste un organo che mezzo mondo ci invidia come la Corte dei Conti. Il problema è che i cittadini se ne fregano altamente del fatto che queste regole, che ripeto ci sono, non vengano rispettate perchè evidentemente ai cittadini sta bene così, ai cittadini sta bene farsi togliere i soldi ogni mese e vederli sperperati a quel modo. Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma ogni classe politica è espressione del suo popolo.
    Cordiali Saluti.

  14. Per responsabilizzare la gestione dei bilanci pubblici non serve il federalismo, serve solo che la politica faccia il suo mestiere e che i cittadini pretendano che lo faccia piuttosto che schierarsi pro o contro Demiurghi, Nani e Ballerine.”

    Vede cosa mi rende scettico, e’ proprio quello che lei ha scritto, siete lontani dalla gente, ancora parliamo di responsabilizzazione nella gestione del bilancio pubblico, io sono stanco e puo’ leggere un mio intervento su Impegnati, dare delega in bianco ad un politico professionista di gestire i miei soldi, la sfida e’ mandare a casa questa politica vecchia, corrotta, questi parlamenti che sono carrozzoni che sprecano denaro e attuare un controllo ferreo sul territorio, semplifico ti do 100 cosa ci hai fatto, hai sbagliato ripagami i 100 con gli interessi, hai fatto bene ti do altri 100 e rispetta gli impegni nei modi e termini, se tira un aria nuova io sono pronto a impegnarmi ma se l’indirizzo del PLI e’ quello che lei ha sopra scritto QUESTA E’ VECCHIA POLITICA E NON MI INTERESSA.

  15. Giustizia, fisco, sicurezza interna ed esterna e dopo, mai in monopolio, istruzione, sanità e previdenza.
    Di questo dovrebbero occuparsi gli Stati, non altro.
    Le banche, le industrie, le borse, il mercato immobiliare, l’agricoltura, le libere professioni, dovebbero essere tutte materie il cui unico apporto statale sia l’uguaglianza delle condizioni di partenza, cioè le regole, null’altro.
    Invece si legifica come dice Lombardo anche sul diametro delle banane e sul diritto di esistere della bistecca fiorentina.
    Sarò un facile e funesto profeta ma vedrete che il problema si ripresenterà a breve per Spagna, Portogallo e Irlanda.
    “Plurimae leges, corruptissima respublica”

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