Berlusconi ha una memoria da elefante e sconosce  il significato della parola perdono. Nell’autunno del 2007, dopo il suo annuncio dal predellino in Piazza San Babila a Milano di voler costituire il PDL, quando Gianfranco Fini fece la battuta delle “comiche finali”, decise che lo avrebbe liquidato. Lo ha fatto in tre mosse.

A gennaio 2008, di fronte al rischio di perdere un terzo, o forse più dei suoi colonnelli e dei suoi stessi elettori, convertiti grazie ad un vero e proprio bombardamento mediatico al bipartitismo, lo costrinse a sciogliere AN e ad aderire alla nuova formazione politica. La seconda mossa fu quella di ibernarlo alla Presidenza della Camera per fargli fare la stessa fine che Prodi aveva riservato a Bertinotti. Da allora ha lavorato per portare dalla sua parte un’altra consistente fetta del vecchio gruppo dirigente dell’ex partito di Fini e, dopo il risultato elettorale a lui favorevole ed il rinnovato patto di ferro con Bossi, ormai padrone del Nord, gli ha dato lo scacco matto. A questo punto, il Presidente della Camera, costretto all’angolo, non può che rompere per salvare la propria dignità e con i pochi fedelissimi rimasti, tentare l’avventura di costituire un soggetto politico nuovo, altrimenti farebbe la fine di Pera o di Martino, di cui nessuno quasi ricorda  chi siano.

Il problema per il Cavaliere è la politica, intesa come momento ideale e creativo,  verso la quale prova una istintiva insofferenza. Può anche essere generoso nel concedere onori e riconoscimenti a chi è disposto ad eseguire le direttive  e ad obbedire, ma non tollera chi pretende di ragionare in proprio e vuole discutere, confrontare le opinioni, conoscere per deliberare.

Nella sua visione l’attività politica è solo propaganda, polemica, promesse, adulazione,  talvolta fino al limite della corruzione, militanza senza diritto di parola, tutto quanto insomma serve per la raccolta del consenso. A quel punto tutto si deve fermare per non disturbare il manovratore. Infatti, nella sua concezione cesarista,  il voto popolare equivale ad una delega in bianco. Chi gli fa perdere tempo a discutere, è un suo nemico. Egli infatti concepisce un mondo diviso soltanto in amici e nemici, non conosce atre categorie. Prega Iddio perché gli preservi Di Pietro, i Procuratori d’assalto, i comunisti, perché senza quel tipo di fantoccio polemico, verrebbe meno la ragion d’essere della sua esistenza come protagonista della vita politica.

Da esperto democristiano Casini ha capito tutto questo in tempo e, rischiando molto, ha scelto un’altra strada. Tuttavia, nelle recenti elezioni regionali, è emerso che la propaganda bipolare ha fatto breccia anche in quell’elettorato, tanto che, dove l’UDC non era alleata con la destra, ha avuto risultati deludenti.

Oggi è chiaro che l’alleanza con Bossi, con il quale i conti sono stati regolati a suo tempo, risulta inossidabile, per la semplice ragione che il vero leghista è proprio Berlusconi. La su politica del fare, insofferente ai lacci e laccioli delle regole istituzionali e dei relativi contrappesi, si identifica perfettamente con la natura sbrigativa, opportunista ed egoista dei Lumbard. Il terreno di incontro è  un bigottismo di comodo, il federalismo fiscale per non pagare il prezzo dell’Unità Nazionale, la gestione reale del potere: le amministrazioni territoriali, la RAI, le Banche e lo stesso Governo Centrale, attraverso fedeli esecutori.

Se Fini non troverà il coraggio di rompere subito, non avrà un’altra occasione. Non può illudersi che la formazione politica che andrà a fondare possa subito ottenere i consensi che aveva AN. Tuttavia, oggi, essendosi sicuramente liberato di una storia passata di stampo autoritario, si trova  ad occupare una posizione centrale, che potrebbe risultare strategica. Dopo l’ abbandono delle anacronistiche linee  nostalgiche di un tempo, oggi deve evitare  di lasciarsi attrarre da una scelta  conservatrice, non solo perché tale spazio è ben presidiato dal blocco Lega-PDL, ma perché l’Italia, per uscire dalla Crisi, non solo quella economica, ha bisogno di una forte  iniezione di cultura del mercato, del merito, della libertà.

Già sul piano delle scelte costituzionali, come di quelle dei diritti civili e di cittadinanza, il Presidente della Camera, ha assunto posizioni interessanti e che dimostrano il desiderio di smarcarsi dal mondo reazionario. Anche nel delicato  rapporto con la chiesa, ha rifiutato posizioni clericali e di subordinazione alle gerarchie ecclesiastiche.

Noi liberali dovremo seguire con attenzione le sue prossime mosse, confidando che, come ha già cominciato a fare la Fondazione Fare Futuro, la sua attenzione si concentri su quanto  avviene nei principali Paesi europei, dove le idee liberali ed i partiti ad esse ispirati, non solo guadagnano consensi, ma si pongono come elemento cruciale di novità per vincere le elezioni. E’ già successo in Germania con il risultato lusinghiero dei liberali tedeschi, che hanno garantito un contenuto  di speranza al programma del nuovo Gabinetto di Angela Merkel. Alle imminenti elezioni in Gran Bretagna, il partito Liberaldemocratico sembra sia destinato ad un significativo incremento di voti, che potrebbe portarlo ad essere determinante per la formazione del nuovo Governo.

Un rinnovato clima di attenzione per le idee che sosteniamo da sempre, potrebbe , anche nel nostro Paese, aprire nuovi spazi e  vedere il PLI protagonista di una nuova alleanza riformatrice, ben ancorata al centro,  insieme al nuovo soggetto politico finiano, ai cattolici dell’UDC, all’API di Rutelli ed alle altre forze, soprattutto del Meridione, che inevitabilmente si staccheranno dalla corazzata berlusconiana.

Per partecipare a quella che potrebbe essere la stagione della Terza Repubblica, il nostro Partito ha bisogno di coraggio e fiducia in se stesso, insieme ad un o sforzo di grande unità interna.

Stefano de Luca.


10 Commenti

  1. Caro Stefano
    ho letto con attenzione quanto da te scritto e ho ascoltato sul suo blog le parole del nostro Paolo Guzzanti, che ci spiega qual è, secondo lui, il piano di Fini, ricalcato sulle orme di quello di Sarkozy: Mettere in crisi il governo Berlusconi, spingerlo a chiedere elezioni anticipate, che però Napolitano negherebbe, tentando come sempre una seconda soluzione. E la seconda soluzione sarebbe una nuova maggioranza di emergenza nazionale per fare le riforme già concordate e non quelle che vuole Silvio Berlusconi. In tre anni, Fini ritiene di distruggere Berlusconi e di guidare una nuova destra riformista, magari dal Quirinale.
    E’ chiaro che i liberali sono molto interessati allo “ scontro” Fini- Berlusconi.
    Ho apprezzato la tua esortazione all’unità dei liberali, indispensabile per il lavoro che ci attende.
    Hai scritto di possibili alleanze prossime-future.
    E’ sottinteso che il P.L.I. per contare deve avere un suo peso, abbiamo necessità di adesioni di nuovi, numerosi simpatizzanti e di creare nuovi dirigenti.
    Come fare, come divulgare il nostro pensiero ?.
    L’amico Rolando nel suo commento, sopra riportato, ha affermato:” Prendete 4-5 argomenti liberali e innovativi e portateli avanti”.
    Penso che la madre di tutte le nostre battaglie è il ruolo che noi liberali attribuiamo al Parlamento.
    Non può esistere una “vera Democrazia “ se non c’è un “ vero Parlamento”.
    Il Parlamento, per noi liberali, rappresenta il luogo solenne di rappresentanza di tutte le espressioni popolari e deve svolgere il ruolo molto delicato e importate di controllo e di proposta.
    Un “vero Parlamento” con i suoi dibattiti, con le sue proposte è indispensabile per garantire la “dignità” di tutti i cittadini.
    COME FARE ? Come “rompere” il silenzio assordante dei giornali e delle televisioni padronali, dichiarando la nostra esistenza in vita ?.
    PROPONGO a tutti i liberali di inoltrare agli amici e conoscenti, tramite e-mail ed sms le proposte del Partito Liberale, ponendo loro la domanda: CONDIVIDETE LA PROPOSTA ?.
    PROPONGO a tutti i liberali di “immergerci” tra la gente, allestendo tavolini nelle piazze e nelle vie delle
    nostre città, proponendo, ogni volta. la sottoscrizione di una iniziativa di interesse locale e di una iniziativa di interesse nazionale.

    Pier Luigi Ciccarelli
    Segretario provinciale P.L.I. di Catania
    pierluigiciccarelli@alice.it

  2. Segretario concordo. E una alleanza con forze moderate avrà risultati più che lusinghieri.Portiamo avanti questo progetto che può essere l’alternativa a una politica di vecchi stampo.

  3. @ Rolando:

    sono d’accordo con lei, non mi permetto certo di giudicare con chi deve allearsi il partito, esprimevo solamente il mio parere all’articolo del segretario.

  4. Mi è venuto in mente ora un’importante argomento che riguarda il diritto del cittadino all’assistenza in questo caso all’assistenza domiciliare, cosa che riguarda molti malati gravi, anziani e diversamente abili, e che ” non può e non deve essere federalista, ma deve avere parametri unitari in tutta Italia.”Per il rispetto di questo diritto di fatto negato nella gran parte dei casi, secondo me sarebbe il caso di rivolgersi alla Giustizia Civile”; il problema è il seguente: i vari governi negli ultimi 10 anni hanno di fatto demandato l’assistenza domiciliare, che è cosa specializzata, che si avvale di personale specializzato, hanno demandato il tutto ” alle badanti straniere”.
    Questo vuol dire fare la politica di Pilato e non affrontare dovutamente questi gravi problemi assistenziali, accantonando il problema.
    Non dobbiamo, solo per dare un lavoro agli stranieri rinunciare alla qualità professionale dell’assistenza domiciliare, riversandone gli effetti sul cittadino assistito.
    L’accoglienza degli stranieri va bene, ma non a qualunque prezzo, come in questo caso.
    Qualificazione del personale, a me sembra un concetto liberale spendibile, in chiave modernizzatrice.
    Bisognerebbe che i cittadini facessero giungere al governo la propria voce su questo importante problema che riguarda alcuni milioni di cittadini italiani.
    Bisogna dare una stretta all’immigrazione quando questa non è richiesta dal Mercato, e sopratutto quando questa contrasta con il diritto del cittadino, ad un’assistenza migliore e più qualificata che le badanti non sono in grado di offrire se non in rari casi.
    Saluti.

  5. Questa volta devo concordare con Rolando, infatti, di argomenti da trattare ne ho elencati parecchi, pensiamo si alla politica, ma solo ” dopo” aver raggiunto l’unità interna, e soprattutto aver affrontato alcuni argomenti base, sopratutto economici e sulle libertà individuali del cittadino.
    Al momento per il PLI è più importante radicarsi nel territorio, ma con una visione nazionale unitaria, e fare una ” seria” pre politica.
    Salvo ovviamente difendere in ogni momento strenuamente, libertà individuali, Inno, e Tricolore, nonchè lo Stato unitario, dagli attacchi della Lega.
    Saluti.

  6. mi sembra che prima di parlare di alleanze politiche con questo o con quello sia necessario “fare” politica.

    Prendete 4-5 argomenti liberali e innovativi e portateli avanti.
    Iniziate a farvi conoscere.

  7. Sono completamente d’accordo con Villa, ed anzi penso che Fini, mi guarderei bene dal votarlo.
    Un politico del quale non mi fido, e che di liberale non ha niente.
    Dettto questo, penso che egli voglia costituire la componente di destra nello schiaramento di centro sinistra, che a questo punto agregherebbe anche Di Pietro, che tanto elogia Fini.
    A livello economico e fiscale, nonchè sul federalismo fiscale Di Pietro è molto più vicino a Fini che a Bersani.
    Anche sulla giustizia Fini è molto vicino all’IDV.
    Il gioco di Fini favorirebbe Di Pietro.
    In questo caso il PD per non restare isolato, si aleerebbe con i comunisti.
    E’ questo che vogliono i liberali?
    Lo escludo.
    Ma allora bisogna stare attenti a non elogiare Fini.
    A parer mio la componente PDL alla quale dovrebbe rivolgersi il PLI è quella che comprende Dalla Vedova, Nucara, Caldoro, Stefania Craxi Robilotta e la Bonniver, nonchè Alfredo Biondi.
    Ma come ho già avuto modo di scrivere, ci sono altri problemi che per noi liberali sono più importanti, come scrive in un post Alessandro Dalla Via; in primo luogo, che fine ha fatto l’emendamento 38
    sulla caccia, è stato bloccato?
    Se no, perchè Guzzanti non ne parla?
    E’ molto importante che un simile provvedimento, che oltretutto confligge sia con una sana ecologia, che con il diritto alla proprietà privata, dando ai cacciatori la possibilità di accedere, per scopi venatori, alla proprietà privata altrui, dicevo, è molto importante che questo provvedimento venga respinto dalla Camera.
    Bisogna difendere Tricolore, Inno, e Stato unitario dagli attacchi della Lega,
    Non tramite iniziative parlamentari, che non risulterebbero a parer mio sufficenti, anche se forse utili, ma tramite petizione con raccolta di firme, ad iniziare, ” propongo,” da questo sito.
    Possiamo fare questo.
    Stabilire un codice che riguardi le libertà individuali fondamentali, e farlo elaborare da Nicolò Amato, e poi inviarlo ad esempio ai più alti gradi della avvocatura.
    La legge sulla legalizzazione della prostituzione, sulla quale mi sono già espresso.
    Un sistema di controlli sull’applicazione delle leggi per l’abbattimento delle Barriere architettoniche.
    Dobbiamo schierarci senza indugi per la sburrocrarizzazione della macchina amministrativa, e di conseguenza appoggiare tutte le iniziative di ogni parte, in tal senso.
    Referendum futuro per la liberalizzazione dell’erogazione dell’acqua, ” cosa che il PLI deve respingere”.
    Saluti.

  8. Ho letto con piacere questo articolo dell’on. de Luca. Vorrei prima salutare tutti, tempo fa ero più presente mentre ora, pur frequentando costantemente il sito, partecipo di meno, osservo in silenzio, ma questa volta vorrei esprimere delle mie idee a riguardo.

    Concordo con il segretario quando descrive la politica di Berlusconi,dicendo che per il premier è necessario avere un nemico da martellare, mostrando la propria forza.

    Trovo anche interessante l’idea di un progetto futuro con delle formazioni di centro come UDC e API, anche se non sono proprio di stampo liberale, ma vorrei fare una precisazione: il segretario ha parlato di tre mosse con cui Berlusconi avrebbe eliminato Fini, facendo passare il premier come il “male” e Fini come la vittima, ovviamente le mie sono parole riduttive, ma non credo sia proprio così.

    Sono certo che Berlusconi non voglia una partito plurale, con opinioni diverse dalla sua e che voglia essere lui l’unico leader, penso però che al momento della fondazione del PDL avesse in mente di “collaborare” con Fini per poi lasciargli il passo quando avrebbe mollato la politica. Nel frattempo Fini però, ha lavorato d’astuzia: ha sfruttato il ruolo di presidente della camera per punzecchiare il suo stesso partito, remando contro, sempre e comunque, o quasi. Fini è un ambizioso, non c’è nulla di male, ma forse ha avuto e sta avendo troppa fretta, vuole tutto e subito. Da una parte dice che sono necessarie riforme condivise da maggioranza e opposizione per la stabilità del governo, dall’altra è pronto a farlo crollare con i suoi gruppi autonomi.

    Io, personalmente, diffido un po’ da Fini, pur di raggiungere il proprio obbiettivo esprime opinioni che un ex fascista come lui non direbbe mai, crea confusione per mettere in cattiva luce il PDL, manovrando così l’elettorato per ricevere consenso.

    Non dico che starei lontano da Fini, ma che presterei molta attenzione e poi secondo me, non si stacca da PDL, sarebbe un passo più lungo della gamba.

    Saluti.

    Umberto Villa

Comments are closed.