La nuova farsa del dibattito sul presidenzialismo rivela tutta la slealtà che si nasconde dietro  proposte riformatrici apparentemente  presentate per modernizzare le strutture Costituzionali del Paese e che invece non sono altro che il solito volgare balletto di formule astruse, con l’esclusivo obiettivo di rafforzare una fazione, un partito, una singola persona. Ha ragione Sartori, che di queste  cose se ne intende, ad avvertire la pericolosità di copiare solo parzialmente il sistema di un altro Paese, per soddisfare le esigenze specifiche di qualcuno. Vi sono diverse soluzioni Costituzionali nei vari Paesi del mondo Occidentale, che, anche in relazione alle tradizioni ed alle sensibilità di quei territori, sono riuscite benissimo, ma che non è detto che avrebbero il medesimo risultato positivo trasportate in altre Nazioni con storie e condizioni ambientali diverse .In ogni caso nessun sistema  può essere esportato se non introducendone tutte le caratteristiche, pena il sicuro fallimento. Prima di affrontare il tema di una riforma del nostro impianto Costituzionale, bisogna domandarsi quale effetto si vuole ottenere e se esso costituisca un obiettivo condiviso. Altrimenti  parlare di Riforme mentre ciascuno pensa ad una esigenza diversa, significa rischiare di affrontare una questione delicata in un clima di confusione. Magari  per una strana coincidenza parlamentare occasionale, ne potrebbe scaturire un mostro, come avvenne con la riforma del 2005,  che fortunatamente, grazie alla saggezza popolare, fu respinta in sede di referendum confermativo.

Da sempre noi liberali abbiamo preferito le Democrazie Parlamentari, che mettono al centro del sistema il Parlamento, quale rappresentanza di tutte le espressioni popolari. Tuttavia esistono Democrazie Liberali Presidenziali ed anche maggioritarie. Queste ultime si rinvengono soprattutto nei Paesi anglosassoni, perché la tradizione Luterana e Calvinista di quei territori è in genere garanzia di una maggiore eticità politica e di un forte legame con gli interessi territoriali. Pur non ritenendo che il primo problema dell’Italia sia la riforma di tali aspetti Costituzionali, se dovessimo esprimere una preferenza, sarebbe certamente per il sistema tedesco, con un Premier forte in quanto leader del partito vincitore, che può scegliere l’alleanza con la forza politicamente più omogenea o con la quale ha trovato una forte convergenza programmatica.

Dopo il fallimento di una fase di grande coalizione con i socialisti, soggetta a continue mediazioni ed a concessioni alle grandi centrali sindacali, l’alleanza con i Liberali, oltre ad essere più omogenea, si è tradotta in un programma di significative riforme, modernizzatrici della società ed in grado di affrontare con criteri di mercato i problemi posti dalla Crisi economica internazionale.

Invece di guardare a quel modello l’Italia sembra rivolgere più attenzione al Semipresidenzialismo francese, che ha dato anch’esso buoni risultati, ma in quella Nazione, sotto certi profili, così diversa.

Basterebbe ricordare come l’impianto amministrativo francese è fondamentalmente quello centralistico napoleonico e che la Costituzione della Quinta Repubblica fu voluta dal Gen. De Gaulle. Tuttavia, se la maggioranza di consensi parlamentari, ovviamente bipartisan, dovesse propendere per tale scelta, anche noi potremmo aderirvi, ma alla sola condizione di trasportare nel nostro ordinamento, esattamente lo stesso impianto, con i relativi equilibri che esistono in Francia. Maggiore autonomia amministrativa al Governo, ma centralità forte al Parlamento e, soprattutto lo stresso sistema elettorale. Il Presidenzialismo all’italiana come lo vorrebbero Berlusconi e Bossi, mantenendo per la elezione del Parlamento la vergognosa legge attuale, sarebbe un ulteriore colpo mortale alla Democrazia e renderebbe il nostro sistema identico a quello delle Repubbliche Presidenziali sudamericane. Il progetto di Berlusconi, che teme le imboscate parlamentari rispetto alla sua aspirazione al Quirinale, sarebbe quello di farsi eleggere a suffragio universale con una delle solite compagne plebiscitarie, o con me o contro di me, nominando allo stesso tempo i suoi fedeli e sodali parlamentari, in modo da dominare in modo assoluto il Potere Legislativo. In cambio del suo consenso a Bossi, fino a ieri riottoso, consegnerebbe la Presidenza del Consiglio, tuttavia sotto tutela del Quirinale. Ha ragione Fini a porre come condizione il sistema elettorale francese, che darebbe voce alle parti politiche e ristabilirebbe un equilibrio tra i poteri. C’è da augurarsi che il PD non caschi nella trappola, magari in cambio della promessa di una elezione di Violante alla Consulta. Tutto questo non sarebbe l’interesse della Nazione. Insistiamo quindi, in prima battuta, come L’UDC, nel ribadire la nostra preferenza per il sistema di tipo Tedesco. Infine riteniamo giusto esprimere tutta la nostra contrarietà alla proposta di Senato Federale del Ministro Calderoli, sia perché comporta un forte ridimensionamento del Ruolo della Camera Alta, che invece ha sempre dimostrato maggiore saggezza, sia perché la elezione non contemporanea con la Camera, potrebbe dar luogo a maggioranze diverse, con rischi di instabilità, sia infine perché per moltissime materie la doppia lettura costituisce di per se garanzia di un procedimento legislativo più attento e meditato. In Italia non sono necessarie più leggi, ma un minor numero e fatte meglio.

Il Partito deve occuparsi in modo approfondito della materia e formulare una propria proposta, supportando anche con emendamenti correttivi l’azione parlamentare dell’On. Guzzanti.

Stefano de Luca

13 Commenti

  1. in questo dibattito -come al solito- si confondono i sogni con la realtà…

    Ma il vero problema è un altro.
    Anche il Pli si fa dettare l’agenda da Silvio!

    Evitiamo invece di giocare di rimessa e di scimiottare gli altri.

  2. Caro de Luca
    penso che sia abbastanza chiaro che le Democrazie che si definiscono “ liberali” sia quelle Parlamentari, che abbiamo avuto in Italia, sia quelle Presidenziali, riconoscono che il Parlamento rappresenta il luogo solenne di rappresentanza di tutte le espressioni popolari e gli attribuiscono il ruolo molto delicato e importate di controllo e di proposta.
    Non può esistere una “vera Democrazia “ se non c’è un “ vero Parlamento”.
    Negli Stati Uniti d’America un parlamento di “nominati” avrebbe potuto costringere alle dimissioni l’uomo più potente del mondo: il Presidente Nixon?
    Pertando se riconosciamo che il modello delle Repubbliche Presidenziali sudamericane non è liberale,dobbiamo dire chiaro e forte che un “vero Parlamento” con i suoi dibattiti, con le sue proposte è indispensabile per garantire la “dignità” di tutti i cittadini.
    NOI LIBERALI SIAMO SOLI ?
    Le ultime elezioni regionali hanno visto, rispetto alle elezioni del 2005, un ulteriore aumento dei non votanti del 7% (sette per cento), nella regione Lazio 10% (dieci per cento).
    Rispetto alle regionali del 2005 il Pdl di voti ne ha persi un milione e 69 mila.
    Il Pd ha perso 2 milioni di voti rispetto a quanto raccolto nel 2005 da Ds e Margherita.
    Sono aumentate le schede bianche e quelle riportanti parolacce.
    Oltre il 50% (cinquanta per cento) di nostri concittadini non si sente rappresentato.
    NOI LIBERALI SIAMO SOLI ?
    Molti nostri concittadini desiderano sentirsi di fare parte di un’Italia più giusta, che rispetti la loro dignità e dia speranze per i loro figli, per la loro famiglia.
    NOI LIBERALI SIAMO SOLI ?
    I Liberali hanno fatto l’unita d’Italia nel Risorgimento, hanno contribuito notevolmente a rifarla nel secondo
    dopoguerra ( Croce, De Nicola, Einaudi, Gaetano Martino ecc., ecc.).

    Dobbiamo “rompere” il silenzio assordante dei giornali e delle televisioni padronali, dichiarando la nostra esistenza in vita.

    PROPONGO a tutti i liberali di inoltrare agli amici e conoscenti, tramite e-mail ed sms le proposte del Partito Liberale, ponendo loro la domanda: CONDIVIDETE LA PROPOSTA ?
    Oppure dobbiamo pensare:
    NOI LIBERALI SIAMO SOLI ?

    Pier Luigi Ciccarelli
    Segretario provinciale P.L.I. di Catania
    pierluigiciccarelli@alice.it

  3. Vedo che anche qui ci fiondiamo subito nel fare varie ipotesi di riforma governativa, così come avviene in tutti i media nazionali da parte di tutte le forze politiche e dai vari leader di esse, saltando a piè pari quelli che a mio avviso sono la base della discussione, senza stabilite le quali, ogni architettura istituzionale si proponga, cade in semplice esercizio di scuola.
    Io credo che noi liberali abbiamo a cuore prima di ogni cosa, la RAPPRESENTATIVITA’ politica di ogni soggetto, come uno dei capisaldi di ogni democrazia che si rispetti, senza gli anticostituzionali, almeno nello spirito, sbarramenti e premi di maggioranza, che falsano in maniera palese l’oggetiva rappresentanza politica dei cittadini.
    Ma come si è visto nella c.d. prima Repubblica, questa garanzia di rappresentanza non garantiva la dovuta GOVERNABILITA’ alle varie maggioranze che uscivano fuori dalle urne, così per garantire la c.d. governabilità, si è passati, con semplici leggi ordinarie, a stravolgere i principi costituzionali, a varie leggi elettorali, tali da ridurre il Parlamento, in un fantoccio nelle mani di un Governo.
    Pertando credo che anche noi liberali oggi, tenedo ben separati e bilanciati nei poteri ed in un campo di reciproci poteri di controllo, possiamo stabile e far convivere questi due principi, cioè la GOVERNABILITA’ a chi ottiene tale responsabilità dal popolo e la RAPPRESENTATIVIA’ del popolo stesso.
    Poi si potrà vedere quale siano i sistemi e/o i mezzi per attuare questi due principi, ma se non prima si stabiliscono essi, credo che perderemo l’ennesima occasione per ammodernare e modernizzare, il quadro istituzionale dell’Italia.

  4. Il problema principale del maggioritario a turno unico (plurality) è che se un partito non ha vinto seggi, pur ottenendo alte percentuali a livello nazionale, esso non ottiene rappresentanza. E’ successo che partiti con ,ad esempio, un 20% su base nazionale, non abbia ottenuto alcun seggio perchè non ha vinto alcun confronto maggioritario sul territorio. Quindi in realtà il maggioritario a turno unico non riesce a fornire una rappresentanza equa alla reale volontà dei cittadini.

  5. per gaetano rossi, io non approvo la politica estera statunitense e quando adottano delle politiche protezioniste per salvaguardare i loro prodotti ma il sistema, l’impianto democratico funziona molto bene, io ci sono stato e non e’ uno stato che mi attira quello che pensa solo al profitto ma questo dipende dalla loro mancanza di identità nel senso della tradizione sono una nazione giovane, mi piace il loro attaccamento alla patria, mi piace che povero o ricco, famoso o sconosciuto se sbagli vai in galera poi sulla socialità, la predisposizione ai rapporti umani, l’italia non la cambierei con nessuno ma in quanto a democrazia c’e’ un enorme lavoro da portare avanti, svegliamoci viviamo in una dittatura camuffata in democrazia, noi cittadini incidiamo niente nelle decisioni che ci riguardano.

  6. Caro Segretario lei dice che “Il Partito deve occuparsi in modo approfondito della materia e formulare una propria proposta” ma ha già detto che “NOI” preferiamo il sistema tedesco.

    Quindi “VOI” formulate pure la vostra proposta che, come si vede anche dai primi commenti, la base del partito non approva.

    E che nessuno, come al solito, si filerà.

    Saluti.

    JW

  7. Come già detto in altre occasioni, la mia preferenza va al Semipresidenzialismo di scuola francese da introdurre in toto, quindi con legge elettorale a doppio turno e non riveduta e corretta all’italiana… !
    Concordo pienamente con Sartori, ritengo che la Francia, anche per esperienza di vita vissuta, sia molto meno dissimile dall’ Italia di quanto non possa a prima vista sembrare, e la legge a doppio turno, oltre ad assicurare efficenza e governabilità, ha il pregio indubbio di permettere alle forze minori (attraverso gli apparentamenti portati a termine alla luce del sole, e quindi non alle spalle del cittadino !), di ottenere di essere rappresentate nelle Istituzioni. La prova provata sta nella governabilità e nella durata dei mandati dei Consigli Comunali
    ormai da tempo eletti con tale normativa.
    Inoltre lo stesso P.L.I. negli anni ’90 sosteneva l’ opportunità dell’ introduzione della legge elettorale a doppio turno… Le considerazioni di Fini mi paiono quindi più che opportune, nel caso in cui si volesse adottare tale sistema. Non nascondo che, come spiegato dal nostro Segretario Nazionale, ogni nuova regola deve essere in linea con il sistema proposto e già da tempo applicato altrove ed un eventuale stravolgimento dello stesso potrebbe avere effetti nefasti per l’ Italia… Per concludere, penso che si debba approfondire la tematica con grande attenzione, come già ampiamente illustrato nella relazione introduttiva, sperando che gli italiani non ne abbiano a noia !

  8. Son da tempo sostenitore del Semipresidenzialismo di scuola francese con legge elettorale a doppio turno. Concordo pienamente con le tesi esposte da Sartori e ritengo la Francia , per esperienza di vita vissuta, non sia così dissimile dal nostro Paese.
    Il Doppio Turno, inoltre, presenta l’ indiscutibile vantaggio della certezza della rappresentatività delle forze minori, ottenuta con la dichiarazione di apparentamento alla luce del sole e non alle spalle dei Cittadini.
    Ricordo parimenti che la legge in questione è in vigore per buona parte delle Istituzioni Comunali e che ne ha assicurato da tempo la governabilità.
    Negli anni ’90 è stata un cavallo di battaglia del P.L.I. insieme all’ abolizione delle liste elettorali bloccate.
    Capisco quindi la posizione di Fini e condivido la sostanza della relazione del nostro Segretario Nazionale in merito all’ intangibilità dei sistemi enunciati e ai seri rischi di derive di stampo peronista e sostanzialmente illiberali.
    Mi auguro, con parecchio scetticismo, che venga adottata la soluzione più appropriata e ritengo necessari opportuni approfondimenti al massimo livello, sperando che alla fine gli italiani non ne abbiano a noia !

  9. Il doppio turno sarebbe uno spreco immane di risorse finanziarie, due elezioni invece di una, primo e secondo turno.
    Cosa c’è di liberale in questo?
    Meglio il sistema americano, ma con tre partiti e non due, destra sinistra e centro più gli indipendenti degli schieramenti.
    Tre candidati, per tre partiti con annesse le varie componenti più gli indipendenti con coalizioni ammesse.
    Ad esempio, A può allearsi con C e indipendenti per battere B.
    Oppure C può allearsi con A per battere B.
    Vince il candidato con almeno il 40 pc dei consensi.
    Questa potrebbe essere una proposta liberale.
    In questo caso il PLI dovrebbe posizionarsi tra A e C, cioè, e questa sarebbe la volta buona, finalmente in B, alveo naturale e politico di centro liberale.
    Destra, sinistra, ed in mezzo la componente laica.
    Ma per fare questo ci vogliono le aggregazioni politiche ed il rafforzamento delle componenti politiche e dei partiti minori all’interno degli schieramenti A B C.
    Così ad esempio il PDL si federerà con l’UDC con simbolo doppio, la sinistra avrà un’unico partito, e e tutti i partiti laici si federeranno senza sciogliersi, ma con doppio simbolo, salvi gli autonomisti valdostani, tirolesi, sardisti e altri.
    La Lega diverrebbe un forte partito regionalista.
    Questa potrebbe essere la proposta liberale.
    Ma, a mio parere, prima di occuparci di questi problemi, faremo sicuramente meglio ad occuparci di problemi economici, della difesa del Tricolore, quale simbolo unitario dell’unità d’Italia, e di diritti del cittadino nonchè diritti di proprietà.
    E’ scandaloso ad esempio che dei cacciatori possano entrare con i fucili in mano, all’interno di una libera proprietà privata.
    Guzzanti batta un colpo.
    Ma poi ci sono le liberalizzazioni, le defiscalizzazioni e le privatizzazioni, l’abbassamento della tassazione sulle pensioni minime e di invalidità, la legalizzazione della prostituzione, l’abolizione delle Province, grande tema per il risparmio economico.
    Saluti.

  10. Caro @Name stefano, hai una visione alquanto idilliaca della politica americana.
    Non ti preoccupare, che anche negli USA carriere e privilegi ci sono in grande abbondanza e gli elettori sono mediamente disgustati, a mio modo di vedere nè più nè meno dei nostri.
    Non ti dicono niente la ‘dinastia’ dei Kennedy, la ‘dinastia’ dei Bush, la ‘dinastia’ dei Clinton. Poi, anche in ogni singolo stato, ci sono altre dinastie, che si trasmettono di padre in figlio e che vivono, pensa un po’, proprio sulla gestione clientelare del potere.

  11. io preferisco il sistema presidenziale americano, in toto, senza sistemi 75% di uno e 25% di altro, colleggi uninominali secchi, un voto e vinca il migliore, nessun calcolo preventivo, unico obiettivo conquistare la maggioranza dei consensi, con radicamento e contatto diretto con il territorio, con una visione della politica al servizio del cittadino e non all’ottenimento di carriere e privilegi vari.

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