Dopo un breve, salutare periodo di sospensione del bombardamento quotidiano dei cosiddetti approfondimenti politici, la RAI, dopo le elezioni, ha ripreso, in dose massiccia, ad  intossicare gli ascoltatori con i veleni bipolari. Sono tornate in grande stile le solite facce, i soliti sondaggisti, i soliti commentatori, la solita satira,  per infliggerci la solita minestra. Tutto questo reca offesa a quella metà di elettori che, come unico segno di protesta, avevano quello di non recarsi alle urne e lo hanno fatto. Questi non ci sono, esistono solo la destra e la sinistra e l’UDC, che ciascuna delle parti cerca di tirare dalla sua, agitando come minaccia lo spettro della scomparsa, come per gli altri. Anche noi liberali, per i campioni della democrazia bipolare, siamo morti. Neanche morti che parlano, perché ci è stato imposto il silenzio, l’oblio assoluto.

E’ vero, non ce l’abbiamo fatta, siamo rimasti impigliati nel groviglio cafchiano della raccolta delle firme e delle relative autentiche, anche con la complice ignavia di molti nostri amici sul territorio. Non possiamo considerare un sufficiente motivo di consolazione, la circostanza di esserci trovati in compagnia anche con qualche grande partito, che è inciampato della rete delle complicazioni burocratiche, che esso stesso aveva contribuito a creare per espellere gli altri minori. Tra l’altro dobbiamo amaramente constatare che la domestica “Giustizia Amministrativa”, mentre ha attentamente esaminato i ricorsi dei rappresentanti della nomenclatura, ha respinto i nostri fondatissimi, come quello di Genova e quello di Roma, senza neppure leggerli.

Per quanto ci concerne, vogliamo orgogliosamente rivendicare  la rappresentanza, non certo di tutto il cinquanta per cento di cittadini che non sono andati a votare, ma certamente di una parte di essi e, comunque, dello spirito che li ha animati, coincidente col nostro.

Purtroppo al nostro interno ci sono molti che,affetti dalla sindrome degli amanti traditi dal PDL, non vogliono prendere atto di una realtà in cui le garanzie democratiche sono compresse e che, con la complicità di tutti i soggetti rappresentati in Parlamento, ha reso l’Italia sempre più somigliante ad un Paese sudamericano che ad una democrazia liberale dell’Occidente. Speriamo che, come viene proclamato in questi giorni, non tentino di stravolgere anche la Costituzione. Meglio quella che abbiamo, con le sue rughe e le sue inadeguatezze.

Gli amici, rifiutati o emarginati dal PDL, che magari speravano senza fatica di rifarsi attraverso il PLI,  dimostrano tra l’altro di essere incapaci di assumersi le proprie responsabilità per non aver fatto tutto quanto era in loro potere per presentare le liste ed accusano la dirigenza nazionale, non certo esente da errori, ma che ha il merito indiscutibile di aver tenuto la barra dritta sulla linea votata dal Congresso. Tutto questo mi ricorda le voci solitarie di Croce, Amendola, Sogno o Gobetti durante il Fascismo, che nonostante molti ignobili opportunisti che si resero complici della dittatura, salvarono l’onore della autentica tradizione liberale.

E’ vero, tra la metà che ha votato, ha vinto la destra. Dovremmo per questo schierarci col rivoltante leghismo o col populismo berlusconiano? Mi fanno sorridere gli ipocriti che, mentendo a se stessi, dicono, si, per cambiarli dal di dentro. Ma come e con quali strumenti? Ammesso che,  superando i conati di vomito nell’avvicinarci, lo volessimo,  sappiamo bene che non ci accoglierebbero. D ‘altronde gli stessi attuali militanti non possono esprimersi per la totale mancanza di strumenti di dialettica democratica interna. Ma, di cosa stiamo parlando?

Le idee di cui si è convinti non si cambiano sol perché non sono vincenti o perché, come nel nostro Paese, viene persino impedito di farle apparire sui media. La libertà è così forte che, come in tutti i regimi autoritari o poco democratici, prima o poi finisce col prevalere.

Qualcuno ci accuserà di protervia per la nostra rigorosa e coerente fedeltà ai principi ed ai valori in cui crediamo. La linea del Partito  decisa un anno fa dal Congresso, che ha dato mandato al vertice eletto, di attuarla, non si cambia. Se qualcuno la pensa diversamente non può che aspettare il prossimo Congresso per far valere le proprie posizioni in un nuovo aperto confronto.

Stefano de Luca


24 Commenti

  1. Mi sono espresso male e mi scuso. Mi riferivo all’articolo intitolato “La metà degli italiani senza rappresentanza”.

  2. La lettera del Segretario è del I aprile.
    E’ chiaro che si tratta di uno scherzo, non può essere diversamente.

  3. Federico ti chiedo scusa ma hai ragione sul fatto del Congresso….ho avuto un lapsus dovuto al fatto che il CN si è svolto la mattina dopo il Congresso, ovviamente è come dici tu riguardo la mozione e l’elezione….anche se non cambia la sostanza del mio discorso.
    Riguardo lo Statuto ti assicuro che i Consiglieri Nazionali presenti al CN di giugno 2009 lo hanno ricevuto perchè le copie le ho consegnate personalemente a tutti i presenti e poi è stato anche pubblicato sul sito per diverso tempo.
    Sul forum del partito si è discusso lo statuto per molto tempo e debbo constatare che pochissimi Consiglieri Nazionali (o altri che qui invece fanno i legulei) hanno sentito la necessità di partecipare fattivamente al dibattito in quel luogo e fare le loro osservazioni, invece la Commissione Statuto presieduta dal sen. Palumbo della quale faccio parte ha ritenuto anche di dover attingere a quell’interessante dibattito. Come vedi gli strumenti ed i luoghi ci sono e sono esistiti e se ne è tenuto conto senza che, tra l’altro, fosse dovuto farlo.
    Però questo non si dice mai….si pensa solo a colpire i singoli o quelli come de Luca senza pensare a tutti i militanti vogliosi, silenziosi, operosi che tutti i giorni si fanno il mazzo mettendoci di tasca e di tempo senza venire a chiedere prima di dare o dare lezioni di liberalismo sul sito o su facebook. Questa polemica sta mortificando innanzi tutto noi militanti che non ci definiamo liberali solo perchè sappiamo salire su un palco a urlare contro qualcuno o perchè sfruttiamo l’ADSL come libero sfogo al proprio ego politico (non sto parlando di te, stigmatizzo un andazzo).
    Quanto all’allontanarsi sono scelte personali anche perchè andarsene da un partito solo perchè si è in disaccordo con una persona significa dare più peso alla persona che non al partito; almeno io la penso così.
    Ancora Saluti.

  4. Scusa Enzo se insisto, ma non è un fatto di pignoleria. Voglio solo far notare come la mancanza di regole e l’interpretazione ad-hoc delle norme dello statuto -lacunoso- siano diventate ormai insostenibili.
    Come fai a dire che Mario è stato eletto in quanto il CN ha votato la mozione[…]? Il CN non ha votato alcuna mozione. La mozione è stata votata dal congresso. Il CN casomai ha eletto la Direzione Nazionale. Infatti nelle mozioni presentate al congresso non si erano elencati affatto (come è giusto) nominativi per la direzione ma solo dei consiglieri.
    L’ufficio di segreteria è stato successivamente nominato dal Segretario senza alcuna votazione, nè del CN nè tantomeno del congresso. E’ tutto (più o meno) riportato qui: http://www.partitoliberale.it/2009/02/23/comunicato-stampa-stefano-de-luca-rieletto-segretario-nazionale/ .
    Questo mi sembra che dica abbastanza sul grado di confusione che la mancanza di regole è in grado di generare.

    Poi che vuol dire essere su schieramenti contrapposti? Io mi contrappongo a chi secondo me sbaglia, Si chiami Diaconale, De Luca, Lombardo o Caputi, è lo stesso.

    Sullo Statuto.
    Nessuno se n’è ricordato, come dici giustamente, perchè la gente si è stufata purtroppo. Ha perso interesse.
    Perchè ad esempio lo statuto non è stato inviato a tutti i membri del CN per dare modo di comprenderlo per non limitarsi così a votarlo ma a discuterlo nel CN opportuno? Forse si pensa che tutti votino una cosa da niente, come lo statuto di un partito, a scatola chiusa senza neanche mai averlo letto?

    E ancora.
    Il Tesoriere chi è?
    Chi fa parte del comitato dei garanti?
    E del Collegio dei Revisori dei Conti?
    Dove posso trovare i nominativi? Come posso contattarli?

    E ammesso che tutte le cariche siano a posto. Tutti gli iscritti, anche quelli che hanno cariche (direzione, CN, segreteria) sono in regola con la quota di iscrizione? Cosa ha deliberato la direzione per i casi di morosità?

    Come vedi caro Enzo, come non dare ragione a Mario ed Elisa che tutto ciò che è stato (non) fatto finora sia servito solo ad allontanare tutti?

    Saluti.

    Federico

  5. Mi chiedo con quale coraggio il PLI continui a definirsi un partito.
    Se ne sono andati tutti, anche i fedelissimi della segreteria. Non vi fa pensare che ci sia qualcosa che non va?
    Il Partito Liberale Italiano sta usurpando e degradando un nome glorioso, sarebbe il caso, con un po’ di onestà intellettuale, di ricominciare tutto da capo. Non avete premiato (ma anzi, ostacolato) chi lavorava, avete giocato con le poltrone e preso in giro il nome di un partito glorioso.
    E’ solo questione di tempo e di resistenza, questa linea (non) politica, questa direzione litigiosa e inconcludente, verrà abbandonata piano piano da tutti. Ma forse, è proprio quello che volete.

  6. Ciao Federico,
    solo alcune precisazioni di merito anche perchè non mi va di fare polemica fine a se stessa e perchè non vorrei che poi sembri che il discorso proceda per schieramenti contrapposti come ai “tempi” di Diaconale, cosa di cui il partito non sente assolutamente il bisogno.
    D’accordo sul nuovo statuto, infatti è stato scritto sin da giugno ed attende di essere votato al prossimo CN.
    Peccato che nessuno, in questi mesi, se ne sia ricordato, ad eccezione di pochissimi, ed abbia fatto notare a chi di dovere che non si poteva perdere altro tempo (ovviamente il tutto è stato fatto nei modi e nelle sedi opportune, senza troppo strepito pubblicitario che non serve a nulla se non ad esasperare gli animi).
    L’ufficio di Segreteria è perfettamente previsto dallo Statuto vigente (art. 12) che parla di “Segreteria politica”. Anche se così non fosse sarebbe previsto ugualmente in quanto l’ufficio di segreteria è un’estensione logica ed operativa della figura statutaria del Segretario Nazionale che è parte della direzione.
    Insisto sul fatto che Mario è stato eletto e non nominato perchè il CN ha votato la mozione sapendo che lui era parte della Direzione Nazionale come membro dell’ufficio di segreteria. Oltretutto non vedo dove sia il problema.
    Sembra quasi che non si voglia riconoscere l’avere aderito (ed essere stati “elettoralmente” legittimati a ciò) ad una linea politica.
    Forse, ripeto fino alla noia, sarebbe il caso di concentrarsi sulla crescita del partito e sono certo che Mario, tu e gli altri di Impegnati, come tutti noi, siete importanti per questo.
    Un saluto.

  7. @Enzo Lombardo
    Caputi non è un membro della Direzione Nazionale. Bensì dell’Ufficio di Segreteria.
    Tale ufficio ti ricordo, è stato istituito dal Segretario subito dopo la sua elezione ed i nominativi non erano collegati ad alcuna mozione. Le mozioni erano collegate solamente a: Presidente d’Onore, Presidente, Segretario e Pres. CN. Quindi Caputi, insieme agli altri membri dell’Ufficio di segreteria, è stato nominato. Diverso discorso per la Direzione Nazionale che fu votata dal CN (votazione che di fatto non ebbe luogo).
    Voglio far notare comunque cheche l’ufficio di segreteria non è previsto dallo statuto e che quindi è figlio, ancora una volta, della mancanza di regole che vige da sempre all’interno del PLI.
    Caputi non ha cambiato idea. La nostra mozione che decidemmo di far confluire in quella di democrazia liberale diceva chiaramente cosa volevamo. Decidemmo di confluire nella mozione di De Luca per cercare di dare una mano a far cambiare il PLI dall’interno.

    @Gaetano Rossi
    La dignità l’abbiamo già persa quando un esponente di spicco del partito, uomo di fiducia del Segretario, plenipotenziario tanto da autoproclamarsi portavoce, ha lasciato il partito LIBERALE per candidarsi con quello SOCIALISTA.

    Io penso che l’unica via di uscita possibile sia quella di ripartire da:
    – un nuovo statuto
    – una nuova organizzazione
    – nuove persone

  8. Per scrupolo di militante fedele mi sono sorbito la lunga e noiosa discussione che precede, ma sono stato premiato dalla bellissina descrizione, incastonata come una perla in una montatura barocca e sovrabbondante, regalataci da Angelo Caniglia:
    “…la libertà è l’unico concetto inappellabile e indiscutibile, che non ha sinonimi, ma ha solo estensioni o aggettivi nella libertà individuale, collettiva, personale, morale, fisica, sociale, artistica, di espressione, di opinione, di culto, di stampa, di sciopero, di parola, di fede, di coscienza, ecc.. Senza la libertà un uomo non è uomo e il pensiero non è pensiero.
    Come possiamo trasferire questi meravigliosi concetti, far innamorare il popolo di questa straordinaria parola magica “LIBERTA’”?”

    E più avanti un’altra piccola gemma:
    “Si sta in un partito o si tifa per lo stesso per 2 ragioni: uno per le idee, due per divulgarle!”

    Infine mi permetto di correggere un’inesattezza in cui è incorso, forse inavvertitamente, l’amico Mario Caputi: nel febbraio 2009 il segretario regionale in Lombardia ero io e non ero “in un gruppo schierato tutto contro Stefano (dal segretario regionale all’amico di Sondrio)”, anzi ero un sostenitore di Stefano De Luca – e lo sono ancora, anche se non esito a criticarlo quando lo ritengo opportuno –

    Buona Pasqua a tutti

    Mario Rampichini

  9. Cari amici,
    Leggendovi, pur riconoscendovi volontà, preparazione, ambizione, capisco che conoscete solo in minima parte le problematiche politiche e di partito. Quelli che hanno risposto criticamente a Caputi devono sapere che le cose denunciate oggi dal Caputi, le ha dette per ultimo, prima di dimettersi ed andare ……., il grande dott. Petrassi. I concetti sono gli stessi. Prima di loro le ha dette qualcun altro e prima qualcun altro ancora. In tempi diversi tutti hanno detto le stesse cose, chi in maniera soft chi in forma diretta, chi ha preferito allontanarsi per non disturbare ed essere disturbato. Erano tutti pazzi costoro? Tutti, sono stati accarezzati, plagiati,voluti, sostenuti, presi per il c…, sfruttati in tutti i sensi. Tant’è che nel partito si diceva: <>. Quando la poltrona stava vacillando, il Sig. Segretario, ha fatto patti anche con il diavolo, lo ha voluto al suo fianco, lo ha usato alla bisogna, e poi buttato nella spazzatura. Gli è bastato raffreddare l’entusiasmo, andare in giro a sparlare di questo o quel soggetto ed il gioco gli è riuscito perché ha trovato terreno fertile, gli ascoltatori volevano prendere il posto dell’innominato. Lui e solo Lui dice, fa e disfa. Ha fatto fuori tutti quelli che hanno espresso la propria personalità ed hanno conservato chi la lingua la usa per leccare. Ama l’adulazione, evita il confronto serio, ti toglie il saluto se lo osteggi.
    Voglio mandarti una frase diretta caro Stefano: <>.
    Ho cercato sempre di giustificare i post dei Tuoi fans, soprattutto quelli provenienti dalla bella Sicilia. Mi dicevo: sono della stessa regione ed un po’ di campanilismo va anche bene, lo si deve accettare. Ora però direi che è giunta l’ora di essere seri ed obiettivi, per il bene di tutti e del PLI, non si può più tacere la verità, dobbiamo tutti intervenire, prima che si precipiti nel baratro più buio. Sin quando si parla, si scrive, l’attenzione e la volontà, son deste, quando inizierà il silenzio sarà troppo tardi, sarà tutto finito.
    Non ripeterò quanto ho già scritto e ripetuto in tutte le salse, basta ripetere “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
    Do atto a De Luca di aver voluto assieme ad altri la rinascita del PLI, ma ciò non mi esime dal criticarlo e costruire assieme a tutti coloro che ci stanno, compreso De Luca stesso, un PLI diverso. Diverso perché mi son posto altre domande alle quali vorrei che qualcuno mi desse risposta:
    in oltre16 anni di questa segreteria, in quale periodo si sono fatti passi in avanti? Quanti se ne sono fatti indietro? Perché? Il segretario, alla cui poltrona è tanto affezionato, per farci vivere una stagione migliore, di quanti anni ha ancora bisogno? In questi 16 anni, quanti e dove sono gli eletti votati nelle liste PLI? Quante e quando si sono presentate e chi le ha presentate le firme e le liste con il solo simbolo PLI in questi lunghi16 anni? Come mai non si è conseguenziali ai propri fallimenti?
    In questo partito è sempre colpa dell’altro, si trovano sempre delle scuse maliziose, mai qualcuno che si sia assunto le proprie responsabilità!
    Non ci rendiamo conto che siamo come quelli che critichiamo, se non peggio? Gli altri almeno qualche numero ce l’hanno, noi zero, zero ed ancora zero. Gli altri saranno pure di carta pesta, saranno come volete, ma esistono. Noi per esistere abbiamo bisogno non di raccontare, perché non sappiamo a chi, ma di raccontarci le solite storielle.
    Qualcuno ha fatto e fa riferimento al dispositivo congressuale. Se si fossero veramente volute rispettare e far rispettare le conclusioni congressuali, oggi nel PLI non ci dovrebbe essere più nessuno, perché incominciando dal Segretario avremmo dovuto assistere a dimissioni e cacciate (parola che piace al segretario) di massa. Nessuno ha rispettato, la formula (né con la destra né con la sinistra) distanti dai due poli, perché nessuno ha avuto le p…e la forza organizzata per presentare la lista con il solo simbolo PLI; è chiaro che parlo delle regionali.
    Qualcuno ha tentato di proporre una lista, ma poi ha dovuto ritrarsi perché non aveva adepti. Qualche altro si è fatto i conti e sapendo che la lista non avrebbe raggiunto il quorum ha pensato di non metterci la faccia. C’è stato chi invece ha trovato la scusa che non ha potuto presentare la lista e le firme perché non trovava chi attestava l’autenticità delle firme stesse.
    Chi ha rispettato le conclusioni congressuali? De Luca? Gli altri? Si dovevano fare le alleanze? Con chi???? Chi ci doveva pensare? Chi aveva il dovere di fare? De Luca ed i componenti della Direzione Nazionale? Si dice che chi governa un partito deve conoscere minuziosamente gli uomini che compongono lo staff dirigente al centro come in periferia, ma deve soprattutto sapere se gli stessi sono in grado di fare……, perché il PLI è il partito del fare,della meritocrazia, vero? O dei furbetti di turno? Di quelli che fanno tessere false, di quelli che iscrivono all’ultimo momento gente che non sa neanche che cosa sia il PLI e paga loro il viaggio in pullman?
    Ognuno ha raccolto quello che ha seminato sia in campo nazionale che locale.
    Bel modo di fare politica, bel modo di condurre un partito! Bel modo di crescere! Siamo presuntuosi e megalomani. Abbiamo l’abitudine di crederci migliori degli altri, siamo dei fanatici. Siamo quelli che credono di essere gli unici a sapere che la libertà è l’unico concetto inappellabile e indiscutibile, che non ha sinonimi, ma ha solo estensioni o aggettivi nella libertà individuale, collettiva, personale, morale, fisica, sociale, artistica, di espressione, di opinione, di culto, di stampa, di sciopero, di parola, di fede, di coscienza, ecc.. Senza la libertà un uomo non è uomo e il pensiero non è pensiero.
    Come possiamo trasferire questi meravigliosi concetti, far innamorare il popolo di questa straordinaria parola magica “LIBERTA’”?
    Caputi ci ha raccontato una sua visione, ci suggerisce una via. Chi altri ha idee diverse? Vorremmo esserne partecipi. Vorremmo capire se vi sono altre strade per migliorarci.
    Abbiamo voglia di politica, di un minimo di programma, di un minimo di vera organizzazione. Pretendiamo molto? Stavamo meglio quando stavamo peggio, mi verrebbe malinconicamente da dire.
    Ho letto che il segretario anzichè assumersi in pieno la responsabilità di questo ultimo fallimento, ha lanciato la sfida a coloro che ne contrastano la sua capacità di governare il PLI ed ha dato appuntamento al prossimo congresso, dimenticando che in un post recentissimo aveva dichiarato che la colpa del disastro ed io aggiungo non solo recente, era “anche” Suo, perché Lui ne era il Segretario. In altri partiti, quelli che si usa sempre criticare, i responsabili avrebbero già presentato le proprie dimissioni, Lui invece lancia sfide in barba alle più elementari regole anche se non scritte!!!!!
    Si sta in un partito o si tifa per lo stesso per 2 ragioni: uno per le idee, due per divulgarle!
    Cari amici che mi leggete, non fatemi passare per un catastrofista, preferirei realista.
    Saluti a tutti ed estendete i miei migliori auguri di una felice Pasqua anche alle Vostre famiglie.
    Angelo Caniglia.

  10. Cari Amici del P.L.I.
    speravo che almeno a Pasqua non ci si rincorresse nelle polemiche, come invece accadde a Natale, ma vedo che disgraziatamente la musica non cambia…
    Mi inserisco di malavoglia e senza voler ulteriormente approfittare delle discussioni in corso per esprimere il mio punto di vista che avrei desiderato far conoscere in altro momento…
    Parlo in primis della situazione lombarda.
    Ho assistito nei pochi mesi in carica come Presidente di Garanzia a ciò che nella mia vita politica non avevo mai visto per virulenza, offese personali e gratuite, ricatti e insulsa conflittualità… Pur battendomi allo stremo per non lasciarmi invischiare in questo clima assurdo e nelle faide ad personam, e credo di esserci riuscito, non ho avuto il conforto di ottenere una decente raccolta firme da coloro che l’ avevan promessa e che invece continuavan a litigare o a mentire…
    Di tutto ciò esiste una circostanziata relazione in possesso dei vertici nazionali del nostro partito che è alla base del successivo commissariamento della Lombardia…
    Ora continuo a leggere di altre polemiche.
    Il problema è che forse si sta dando una soluzione non radicale e non innovativa, ma basandosi sulle vecchie e nefaste logiche di corrente, di gruppo, di stato nello stato, che fin qui hanno impedito di fatto ogni progresso od avanzamento politico ed ideale al P.L.I !
    Bisogna invece che si apra il partito alla società civile, che vengano messi in condizione di non nuocere i gruppi, gruppusculi, le correnti, che con i loro ricatti e con la loro smania di potere che in realtà non esiste nemmeno nei sogni, hanno finora impedito un reale avanzamento ai liberali lombardi, i quali di tutto ciò non ne possono più e vogliono disfarsi di questi capibastone per pensare ed operare in un partito aperto a tutti, libero, rispettoso delle idee, tollerante, laico, e non preda di egoismi di parte, di particolarismi inutili, aggressivi ed oziosi che altro non perpetuerebbero se non le fazioni, le lotte intestine e gli interessi di chi, nel nome del partito di Cavour, di Giolitti, di Croce, di Einaudi e Malagodi, vuole conservare la medaglietta ricordo e qualche incarico per gonfiarsi il petto in riunioni di reduci o dei soliti quattro gatti per dire ” io ci sono dentro”…
    Invece, e rivolgo un appello ai lombardi delusi, agli emarginati, o a coloro che la pensano così, apriamo il P.L.I. una buona volta a tutti coloro che si sentono dentro il sacro fuoco del liberalesimo, cominciamo a lavorare serenamente per radicarci sul territorio, mandiamo lontano da noi i veleni, le piccole o grandi meschinità che finora ci hanno così frustrato, diamoci da fare con il sorriso e con serenità, con solidarietà liberale per costruire tutti insieme un sogno, quello della nostra bandiera… !
    Grazie per la vostra attenzione, un abbraccio a tutti, e buona, ma soprattutto serena Pasqua !

    Nicola Fortuna

  11. Al mio omonimo: ribadisco che la mia non è un’autocandidatura. E’ la constatazione sotto gli occhi di chi vuol capire che qualcosa non va e che occorre far qualcosa per invertire la rotta. E ribadisco, visto che forse non sono stato abbastanza chiaro: non voglio decapitare nessuno. Mi auguro sinceramente che Stefano scelga di cambiar passo per il bene del liberalismo in Italia.
    Ad Enzo: ho detto che se dimenticavo di rispondere a qualche punto bastava ricordarmelo e lo faccio volentieri.
    A tutti: volete per favore rispondermi o commentare su questi semplici punti (fatti) del mio articolo (ridotto a commento da questo sito): “Parlo della incapacità (non volontà?) a formare un gruppo. Stefano De Luca è riuscito a raffreddare gli entusiasmi di quasi TUTTI coloro che lo hanno sostenuto al Congresso Nazionale di Febbraio 2009. Non ha saputo (voluto?) fare squadra. Anzi spesso si è fidato di gente che lo ha tradito alla prima occasione (e alla seconda, o alla terza, etc). Stefano ha acceso fuochi anzichè sedarli, ha separato anzichè unire, ha tolto fiducia anzichè darla.”
    Volete per favore chiedere a Stefano quanti tra gli eletti e/o nominati al congresso di Febbraio nella DN e/o nell’ufficio di segreteria sono ancora con lui? Volete chiedergli chi ancora viene alle riunioni romane? Quante volte sono apparsi Galgano e/o Mauro? Che fine ha fatto Roberto? Che fine ha fatto Stefano? Quante volte Antonietta ha dato in escandescenze? Dove è finita Patrizia? Quanti dei lombardi nel comitato da lui nominato NON si sono dimessi?
    Chiedetevelo. E datevi una risposta. E poi ci riparliamo volentieri!

  12. Mario (Caputi),
    mi limiterò ad una breve replica perché mi rivedo in quanto già scritto da Trabucco e perchè mi citi direttamente.
    Tu non sei stato nominato! Quando avete ritirato la vostra mozione confluendo in quella di Democrazia Liberale il tuo nome è stato inserito nell’organigramma che sarebbe stato votato, come poi è stato, e quindi sei stato eletto insieme a quella mozione, con tutte le conseguenze politiche annesse e connesse.
    Se non vai via mi può fare solo piacere, quanto al resto forse hai glissato su più di un paio di domande ma non fa nulla.
    Grazie comunque per la tua replica.
    Cordiali Saluti.

    Enzo Lombardo
    Consigliere Nazionale PLI
    Catania

  13. Gentile Sig. Caputi,

    no, non mi stavo affatto chiedendo se la sua fosse una auto-candidadura. Lo davo per appurato, ed ora ne trovo ulteriore conferma.
    Vediamo se riassumo bene ciò che ci vorrebbe comunicare: il PLI lombardo è allo sbando, non fate che litigare tra di voi, QUINDI il segretario nazionale deve abbandonare il suo incarico. Mi perdonerà ma non trovo nessuna consequenzialità in questo ragionamento. De Luca ha forse tradito il mandato che gli è stato consegnato al congresso? Non che io sappia. Eppure dovrebbe fare un passo indietro…

    La linea del partito forse non La soddisfa appieno, il che è legittimo. Ma mi è parso di capire che Lei la abbia di fatto avallata entrando nella DN nel momento stesso in cui ha deciso di ritirare la mozione opposta. Eppure De Luca dovrebbe fare un passo indietro…

    E’ bello che ci siano idee diverse, correnti che si confrontano, dialettica vitalità. Ma ritengo che non basti solo dire ciò che si pensa, bensì sia necessario accompagnare le azioni ai discorsi e guardar bene che concordino.

    Sono sinceramente contento che rimanga al Suo posto, perché sono sicuro dell’importanza di un punto di vista più angolato rispetto agli altri. Solo consiglierei di cercare le vie per costruire meglio, piuttosto che chiedere a gran voce delle decapitazioni (eufemisticamente definite “passi indietro”).

    Quanto alla Lombardia: la politica dovrebbe essere l’arte del compromesso e della persuasione. Avete accettato un compromesso al quale siete stati persuasi da un politico. Trovatene uno tra voi e persuadetevi ad accettarlo, da politici.

    Cordialità,

    Mario Trabucco
    PLI Palermo

  14. Rispondo ai commenti ricevuti, cercando di andare con ordine di importanza (e se ne lascio qualcuno senza risposta me ne scuso in anticipo e vi invito a ricordarmelo per darmi modo di provvedere).
    1) No, Gaetano. Il mio articolo non era un commento all’intervento di Stefano. Era un pezzo a sè stante, come dimostra il fatto che è stato lanciato su Internet prima del pezzo di Stefano. Lascio a tutti voi giudicare.
    2) Enzo, io non sono stato eletto dal congresso in direzione nazionale ma nominato direttamente da Stefano in virtù dell’accordo politico che c’è stato tra di noi e che lo ha visto eletto con i nostri voti. La nostra mozione, ritirata, diceva chiaramente quel che noi siamo e vogliamo. E cioè che un PLI “lib-lab” come è sempre stato sinora attira (appunto) sia i “lib” che i “lab” col risultato di una perenne conflittualità interna su temi che a mio modesto avviso sono poco rilevanti rispetto alle tre emergenze in cui versa l’Italia: quella economica, quella burocratico-amministrativa e qualle etico-morale. Io non ho mai barato con Stefano nè prima nè ora e lo stimo molto come persona e per aver tenuto in vita il PLI. Ma per amore del liberalismo ho detto chiaramente quel che penso. Perchè non può esistere una corrente all’interno del PLI che in piena onestà intellettuale dica apertamente quel che non va bene? Stai certo che noi non urleremo mai il nostro dissenso, non schiaffeggeremo nessuno, non chiameremo la polizia, non raccoglieremo tessere fasulle, non faremo entrare alcun bus per avere i numeri.
    Tu eri presente al congresso del 2009. Io mi pregio di avere uno stile completamente diverso. Cosa c’è di male in un partito liberale?
    3) Mario (trabucco): Ti chiedi se mi sono candidato ad essere uno dei quattro vice-segretari? Beh, non credo sia questo il nocciolo di quanto ho scritto visto che ora sono uno dei 3 (sopravvissuti) membri dell’ufficio di segreteria nazionale.
    Io ho semplicemente chiesto a Stefano di fare un passo indietro per amore del liberalismo. Mica di scomparire dalla scena politica o di ritirarsi a Timbuktù. E fare un passo indietro può significare: prendere la presidenza del partito o dei probiviri, essere il candidato di punta del partito, assumere un ruolo di “pater” di una cordata di giovani. Riconoscere che così come è il PLI non va da nessuna parte è segno forte di persone dalle spalle ancora più forti.
    E questa, scusami tanto, è la semplicissima verità. Può far male, lo so, ma può essere la base per ripartire con nuovo slancio.
    4) A tutti. Veniamo alla situazione lombarda, che Stefano conosce bene, benissimo. Il PLI lombardo versa in uno stato drammatico. Su 12 province lombarde ne sono coperte (eufemismo) 4. Un’organizzazione seria prima pensa a radicarsi sul territorio e poi a rincorrere chimere elettorali. Io questo l’ho detto dal primo giorno.
    Per radicarsi sul territorio c’è bisogno di una squadra coesa. Qui in Lombardia non si è mai voluto creare una squadra. MAI. Ci sono sempre stati ostacoli di percorso a chi voleva metterci del suo per crearla. Da quando con i miei amici siamo entrati nel PLI (Feb 2009) ci siamo dovuti confrontare con situazioni kafkiane. Prima eravamo minoritari in un gruppo schierato tutto contro Stefano (dal segretario regionale all’amico di Sondrio). Poi, in sede di congresso regionale dove finalmente si poteva fare chiarezza, è stata suggerita (il termine è un eufemismo) dal Presidente Scognamiglio e da Stefano una soluzione di compromesso: quella di nominare un comitato elettorale espressione di tutte le anime del PLI lombardo. Risultato: un’accozzaglia di litigi, ripicche, scene succulente da far rabbrividire i polli. Sfido chiunque a raccogliere 20.000 firme VERE in una regione con 11 province. E taccio qui per non dire altro su questo tema…
    Morale della storia. Non è nascondendo i fatti che si procede. Io ho scritto quello che penso. Non ho alcuna aspirazione personale ma anche se fosse non credo sia uno scandalo. E soprattutto non ho voglia di andare in nessun altro movimento sedicente liberale. Resto al mio posto nel PLI facendo la mia battaglia, composta e moderata, minoritaria o meno. Non me ne vado. Di questo, tranquillizzo tutti.

  15. A prescindere se si sia o non si sia d’accordo con Mario Caputi, è chiarissimo che la sua intenzione è quella di chiedere un cambio di strategia interna ed esterna, come chiunque farebbe quando “fallisce” l’obiettivo.

    Non so quanti iscritti abbia il Pli, è certo però che ne avrà qualche centinaio su 60milioni di cittadini.
    Un po’ pochi. Il Pli è destinato, sì, destinato a restare un partito dello zero virgola, mi pare strano che non ve ne rendiate conto.

    Non commettete l’errore di paragonarvi a Grillo, questi infatti ha una massa di gente che lo segue da anni, attraverso il blog e le manifestazioni di piazza. Il Pli, per sua natura, un sostegno simile non ce l’ha e non ce l’avrà, proprio perché l’antipolitica prima o poi premia mentre la politica del Pli non può premiare, il voto al Pli è perso in partenza perché la battaglia si gioca tra PdL e Pd, a prescindere da tutte le buone intenzioni presenti e future da parte vostra.
    Chi ha a cuore la politica vuole, col suo voto, incidere, non dare testimonianza fine a sé stessa.
    Chi invece si sente antipolitico prima o poi premia gente come Grillo: peraltro il suo successo non è di quest’anno, alcuni buoni risultati in Emilia c’erano già stati l’anno scorso (vedi le comunali a Reggio per esempio).

    Le discussioni interne tra di voi dovrebbero francamente prescindere da qualunque desiderio di crescere, di diventare un partito protagonista, perché in Italia non ci sono le condizioni affinché questo accada.
    Insomma, continuate a fare testimonianza, magari un giorno (se troverò il vostro simbolo sulla scheda elettorale!) vi voterò anch’io, ma non crediate di centuplicare i vostri voti (da 0,1% a 10%) perché è semplicemente impossibile.

  16. Per maggior chiarezza, bisogna evidenziare che la lettera di Mario Caputi non è un commento a quanto detto da Stefano DeLuca, ma un suo intervento precedente su Facebook, che poi è stato riportato in questa discussione, spero con il suo consenso. Quantomeno.
    Entrando nel merito, dirò che sono completamente d’accordo con quanto detto da DeLuca e in disaccordo con quanto sostenuto da Caputi, che pure avevo avuto modo di apprezzare per altri suoi interventi. Però, sul serio, adesso, soprattutto adesso! che senso ha andare da accucciarci scodinzolanti nel canile di Arcore? Meglio perdere le prossime 100 elezioni di fila, ma mantenere la nostra dignità e, se possibile, coerenza ideologica. Qualcuno storcerà il naso, però guardiamo a cosa ha fatto il movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Al di fuori dei poli, ha raccolto percentuali dal 3% al 7%, praticamente senza copertura mediatica.

  17. Caro Mario (Caputi),
    nel concordare con ciò che scrive Mario (Trabucco) leggo con estremo dispiacere quanto tu scrivi ed, ahimè, sottoscrivi.
    Tu dici di appartenere, e ne rivendichi persino antica e datata testimonianza, al “partito degli schifati dalla politica”, peccato che non lo hai rimarcato quando sei entrato nella Direzione Nazionale del PLI che è un partito politico che crede nella politica, che fa politica. Se tu fai politica e la politica ti fa schifo…..beh cerca di pensare alla deduzione logico-transitiva che ne deriva.
    Sempre a tal proposito ti vorrei ricordare che la tua elezione in Direzione Nazionale (cui ho contribuito con il mio voto) è avvenuta sulla mozione che prevede il rigetto del bipolarismo, del bipartitismo nonchè l’equidistanza da PDL e PD, quantomeno a livello di alleanze di stampo nazionale. Poi entrerò nel merito politico ma adesso voglio premettere una cosa. Ti sei accorto che quella linea secondo te è sbagliata? Ti sembra perdente? Benissimo, è giusto e liberale cambiare idea. Però, in coerenza con la tua visione pura, nobile e schifata della politica, dovresti dimetterti da Membro della Direzione Nazionale visto che non condividi più la linea, piuttosto che chiedere le dimissioni del Segretario Nazionale che quella linea, invece, sta mantenendo e rispettando.
    Nel merito vorrei fare presente a te a tutti quelli che ogni giorno agognano e bramano di tuffarsi nel periglioso mare del centro-destra, che la nostra linea congressuale oggi è più forte di quando è stata varata nel 2009. Se ci hai fatto caso dal febbario 2009 ad oggi il PDL come partito ha perso almeno il 10% (a fargliela buona) a livello nazionale mentre si è rafforzata la lega che di bipolare non ha proprio un tubo perchè è solo interessata alle sue istanze localistiche. Ma cosa pensi che appena andiamo noi ad allearci con il centro-destra diventano subito liberali..siamo così forti Mario? Se nemmeno gente come Biondi, Costa e Pera contano nulla li dentro pensi che se arriviamo noi con il ns. attuale 0,3% ci mettano sull’altare di Arcore e ci ascoltino estasiati? Ma poi di formazioni liberali nel centro destra ce ne sono….i Cattolici Liberali di Giovanardi, i Riformatori Liberali di Della Vedova…….se ti piace tanto…..
    Io credo invece che l’astensionismo crescente ed il rafforzamento di IDV e Lega finiranno con il logorare i poli a tal punto da mandarli in pezzi.
    Ancora una considerazione, tu sei sempre stato una persona con piglio e fare manageriale, allora mi sapresti spiegare come mai in Lombardia non si è riusciti a raccogliere le firme? Mi pare che tu sia uno dei responsabili di quella regione. Prima di cercare responsabilità negli altri, vorresti dire al partito qual’è, se c’è, la tua quota di responsabilità in questa vicenda? Te ne sarei grato e so che non ti sottrarrai al quesito.
    E’ evidente che hai iniziato la tua campagna congressuale e su questo non ci sarebbe nulla di male se non fosse che usi quei metodi politici che ti fanno tanto schifo a parole. Se vuoi fare il leader, il segretario, il macro-segretario o quello che vuoi io non ho nessun problema, potrei persino votarti.
    Ma, come diceva Napoleone, il bastone di maresciallo si guadagna sul campo di battaglia.
    Spero che tu possa ripensarci.
    Cordiali Saluti.

  18. Dopo aver letto la ampia requisitoria del Sig. Caputi devo dire che la prima cosa che mi è venuta in mente è una strofa della canzone “Dotti, medici e sapienti” di Edoardo Bennato:

    “Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola / e fra gente importante, io che non valgo niente / forse non dovrei neanche parlare, / Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto…”

    L’idea che mi son fatto io, giovane militante che parla “dal basso”, è di essere di fronte ad una auto-candidatura per una delle quattro istituende segreterie macro-regionali, le quali non sarebbero altro che un gattopardesco cambiamento perché nulla cambi (al di fuori dei timonieri, è ovvio).

    Il Sig. Caputi con l’aria di colui che giudica la fondatezza di un business-plan storce il naso per la presenza di troppi errori in questa direzione nazionale. Io francamente mi impegno per la crescita del partito da un anno ormai e non vedo questo panorama di desolazione. Per carità, la Lombardia dalla Sicilia è assai lontana ed è possibile che lì la devastazione sia completa e totale. Come è finita a Segrate, Lodi e con le altre liste?

    Sono in un certo qual modo d’accordo nel rilevare una lieve tendenza autolesionista nel partito, ma trovo che questa sia esemplarmente concretizzata nella lettera di Caputi: uno sperpero di energie critiche volte a scopo distruttivo. Sarebbe stato meglio sostanziare quelle critiche così vaghe; documentarle con esempi, numeri e tabelle; trovare da quelle poche risorse i punti di forza sui quali far leva per correggere le criticità. Questo farebbe un vero top-manager, egregio Sig. Caputi!

    E parliamo anche della “scelta di campo”. Da quel che ne ho capito io la avevamo già fatta: una posizione di netto contrasto alla visione bipolare della politica. Che viene a significare quindi la richiesta di prender posizione o al centro-destra o al centro-sinistra?

    Sig. Caputi, è così che vuole attirare coloro che si sono rintanati in casa poiché schifati dalla politica? Vuol davvero ammaliare con lo spettacolo turpe di un partito che sbrana sé stesso nella speranza di rinnovarsi?

    Io ai rinnovamenti in stile fenice, bruciamo tutto e rinasciamo, non ci ho mai creduto. Preferisco credere ai cambiamenti lenti e sofferti che avvengono durante la guarigione da una malattia. Siamo malati, sono d’accordo. Ma il Suo sacro fuoco non è la soluzione.

    Mario Trabucco
    PLI Palermo

  19. Ribadisco che il problema non stà tanto nella gestione interna del PLI, o nei suoi risultati elettorali, ma sul reale numero di iscritti e la propria coesione interna, e sopratutto sul fatto che bisogna ricominciare a parlare di ” economia in prospettiva anche referendaria”, vedi referendum proposti dalla sinistra per eliminare la giusta riforma della liberalizzazione dell’erogazione dell’acqua, riforma che secondo me il PLI dovrebbe strnuamente difendere senza se e senza ma, perchè liberale.
    Su questo de Luca dovrebbe esprimersi, facendo così rientrare a pieno titolo il PLI nel dibattito politico.
    E’ questa una batttaglia fondamentale che dovrebbe vedere, secondo me, tutti i liberali uniti.
    E’ una sfida economica e per il miglioramento, della gestione e razionalizzazione delle risorse idriche, nonchè per il miglioramento dei controlli per la salubrità dell’acqua potabile.
    Ma in generale sono tutte le tematiche economiche che nel PLI devano prevalere rispetto a quelle politiche, detassazioni, fisco, privatizzazioni e liberalizzazioni, diritti di proprietà; problemi economici da elevare al rango politico, solo così il PLI potrà salvarsi e rientrare in gioco.
    La giustizia amministrativa che influisce con i suoi lacci e lacciuoli sull’economia, non va bene, e bisogna fare in modo che le cose cambino, quindi, per il momento mettiamo in stand byke la politica, e le elezioni e pensiamo all’economia e a contrastare i referendum sulla liberalizzazione della gestione dell’acqua.
    Saluti.

  20. Pubblichiamo la lettera di Mario Caputi a commento.

    Il PLI dopo le elezioni

    Ora che le elezioni regionali son passate possiamo trarre alcune conclusioni che delineano la strategia futura che cercheremo di portare avanti nel PLI.
    Il controaltare. La sinistra ha perso e il centro-destra ha vinto. Non tanto per il numero di regioni guadagnate o per le percentuali rosicate. Ma perchè a sinistra Grillo e Di Pietro sono le iene che morderanno sempre di più il fegato di un PD insulso e “vipero” (si, “vipero”, neologismo) come la sua presidente Rosy Bindi… Il PD è morto. E dalle sue ceneri sta apparendo una forte sinistra arrabbiata. Mentre nel centro-destra appare sempre più forte una lega federalista. Occorre quindi pensare ad un controaltare alla sinistra arrabbiata (e giustizialista) e al federalismo (sbagliato) imposto dalla Lega.
    L’astensionismo. Il partito degli schifati della politica è in deciso aumento. Noi siamo sempre stati tra quelli, c’è il sito http://www.impegnati.it a testimoniarlo. Continuare ad ignorare che la metà degli italiani abbia deciso di non votare vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia. Dobbiamo imparare a parlare a chi non vota, a chi come noi non ha più fiducia nella politica, a chi è stanco di vedere i furbi vincere e gli onesti fare la figura dei fessi. Basta a rincorrere i “zompafossi” della politica o i liberali della diaspora che sono poi o socialisti o radicali. Apriamoci alla società civile, a chi si astiene, a chi inorridisce a fronte dei 15.000 euro di stipendio dei consiglieri regionali, a chi è stanco di come è gestita la pubblica amministrazione, a chi vuole decidere e soprattutto controllare come vengono spesi i suoi soldi, a chi vuole decidere di rinnovare o licenziare chi non ha mantenuto o peggio tradito le promesse.
    Il baco del PLI. Ormai, dopo più di un anno di segreteria politica nel PLI, devo ammetterlo prima a me stesso e poi a tutti voi che leggete: il PLI ha un baco interno, quasi una scientifica, sadochistica, kamikazistica missione ad auto-distruggersi, a restare al palo, a non crescere. Chi è addentro alla macchina del PLI non può non rendersi conto che gli errori fatti sono così tanti, così reiterati, così visibili da far sorgere un dubbio amletico: o ci si fa o ci si è. E poichè stimiamo molto l’intelligenza del segretario nazionale. Poichè sappiamo riconoscere la sua abilità politica e soprattutto gli riconosciamo il grande merito di aver tenuto in vita la fiammella del partito, allora siamo portati a ritenere che il sadomasochismo sia il vero “motore” delle continue disillusioni. Si badi bene. Non parlo della disillusione elettorale. Parlo della incapacità (non volontà?) a formare un gruppo. Stefano De Luca è riuscito a raffreddare gli entusiasmi di quasi TUTTI coloro che lo hanno sostenuto al Congresso Nazionale di Febbraio 2009. Non ha saputo (voluto?) fare squadra. Anzi spesso si è fidato di gente che lo ha tradito alla prima occasione (e alla seconda, o alla terza, etc). Stefano ha acceso fuochi anzichè sedarli, ha separato anzichè unire, ha tolto fiducia anzichè darla. In una parola: esattamente il contrario di quel che un top-manager sa fare. Ecco quindi che per rimuovere il baco del PLI occorre in primis un enorme gesto di responsabilità. Stefano, te lo chiedo con il cuore in mano: riconosci i tuoi errori ed aiutaci a ricostruire il partito liberale. Facendo un passo indietro.
    La ricerca di una posizione. Cosa fare dopo? La proposta è semplice e nasce dalle considerazioni su esposte:
    Introdurre uno spartiacque che serva a creare e difendere l’identità liberale tra chi ha una visione simile della società e della politica. Piaccia o non piaccia, occorre portare il PLI a fare una scelta di campo: verso il centro-destra o verso il centro-sinistra. Vinca il più forte, ma poi basta con le ambiguità o le mercificazioni alla “Casini”. Noi siamo (da sempre) per un partito liberale con la “e”. Anche qui c’è il nostro sito e la nostra storia a testimoniarlo. Quindi, noi lotteremo perchè il PLI diventi l’elemento iper-critico, la “spina liberale” in un centro-destra che liberale non è e che sta disgregando l’Italia. Se vincesse la nostra linea al prossimo congresso nazionale chiederemmo agli amici perdenti, con il cuore in mano ed in perfetta amicizia, ad andare a bussare alla porta dei liberal. C’è un’ampia scelta. Si lasci lavorare in pace il PLI verso il suo destino liberale!
    Creare una squadra coesa. A fronte di una chiarezza di posizione politica diventa più facile attirare gente che sappia realmente fare gruppo. Il futuro del PLI parte secondo me da un gruppo di amici che si “prenda la croce” di riorganizzare il partito al nord, al centro, al sud e nelle isole. Quattro segretari macro-regionali. Che procedano in unisono e che “parlino la stessa lingua”. E che siano giovani. E che abbiamo un curriculum di rilievo nella società civile.
    Perchè solo con un curriculum intonso nella società civile il nuovo PLI potrà parlare a chi si astiene, a chi resta a casa, a chi vuole la rivoluzione liberale per il bene dell’Italia. E’ quello il nostro mercato politico. Ci vorrà tempo e sangue. Ma è li che dovremo andare. Verso l’Italia migliore che si è rintanata in casa.

    Mario Caputi.

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