Dichiarazione di Antonietta Brancati, capogruppo dei Liberali e Riformatori

“La giornata di domani andrà considerata alla stregua di un D-Day, di un momento della verità per verificare lo stato della democrazia in Italia”. Lo afferma Antonietta Brancati, capogruppo dei Liberali e Riformatori in Consiglio regionale del Lazio, a proposito dell’attesa della decisione del Tar sul ricorso presentato dal Partito Liberale Italiano per ottenere il rinvio delle elezioni regionali.

“Ci sarà l’opportunità, infatti – prosegue -, di appurare se nel nostro Paese ci sia ancora uno spazio di democrazia per dei movimenti minoritari che intendano restare, come nel caso del PLI-RR, o rientrare nell’agone politico. Oppure se davvero esista esclusivamente un duopolio non solo politico ma anche giuridico per cui, contro la Costituzione, il sistema esclude e calpesta le regole con grave danno di tutti coloro che non facciano parte o di un carrozzone o dell’altro. Prova ne sia la cappa di censura che quasi tutti i giornali hanno gettato sul ricorso presentato dal PLI”.

“Abbiamo massima fiducia e rispetto per la giustizia amministrativa – ha detto ancora l’esponente liberale – che saprà prendere decisioni nel rigoroso rispetto sia della Costituzione sia dello Statuto regionale, così come di tutte le altre leggi vigenti in materia elettorale. Sarebbe l’unico modo per evitare che i cittadini del Lazio vengano chiamati due volte alle urne, con un conseguente grave spreco di denaro. E ciò rischia di avvenire pur conoscendo il vulnus che sta sotto una tornata elettorale così importante. Evitare questo, a mio avviso – conclude Brancati -, sarebbe una notevole dimostrazione dell’esistenza di uno stato di diritto che tutela grandi e piccoli, così come prevede l’ordinamento costituzionale nel quale noi crediamo fermamente”.

1 commento

  1. Il Paese ha bisogno di “gente perbene”!

    Dalle urne delle Regionali verranno fuori tre indicazioni. Il partito del non voto sarà il primo partito d’Italia, il serbatoio da cui attingere futuri consensi! La destra non potrà più fare a meno della Lega, primo partito del Nord, così come dall’altra parte, il partito democratico da solo, senza l’altra sinistra, non ce la farà mai a compiere il sorpasso! Bersani non ha la ‘stazza’ del leader! D’Alema, il “ragazzo-prodigio di Botteghe Oscure”, si è rivelato il maggior responsabile della disfatta-rossa! Una “potenzialità-inespressa” vittima della propria ‘supponenza’: ha fatto ‘carachiri’ e s’è bruciato ‘da solo’! Veltroni, Fassino, Franceschini sono acqua passata e a nessuno piacciono le minestre riscaldate! Comunque… aspettando il leader che verrà, Bersani dovrebbe almeno essere in grado di mettere in sicurezza i propri voti, per poi consegnarli al Leader prossimo venturo. Una cosa, infatti, è certa: chi attualmente è alla guida il Pd non è in grado di sottrarre consensi al Popolo delle Libertà! Chi potrebbe riuscire nella titanica impresa – dal momento che Berlusconi ha perso lo smalto dei giorni migliori, anche se non ha alcuna intenzione di ritirarsi, anzi punta dritto al Quirinale – è quella ‘fronda’ che va da Fini a Follini, dai cattolici a disagio nel Pdl come Pisanu a quelli delusi dall’egemonia diessina nel Pd, e che ovviamente comprende Casini, Rutelli, Tabacci. L’Italia e gli Italiani che campano di stipendio e pensione, quelli che ancora pagano il canone rai,il bollo auto e tutti gli altri balzelli statali, CHIEDONO UN PARTITO NUOVO! Ma un nuovo partito, dal momento che il Pd ‘rovinosamente’ non intende muoversi in questa direzione, ovvero schierarsi apertamente, esplicitamente e concretamente dalla parte della “Gente”, un partito così concepito ha senso solo se riesce non tanto a staccare correnti o pezzi di nomenklatura ai partiti maggiori, quanto a raccordarsi con i settori poco rappresentati nella politica attuale. Lavoratori dipendenti stanchi di essere superati in autostrada dai Suv o affumicati al mare dagli jot degli evasori cui pagano le medicine e le scuole ai figli, indignati con un governo che per gli evasori ha una spudorata simpatia e delusi da una sinistra che nel 2006 aumentò l’aliquota Irpef proprio al ceto medio dipendente! Giovani medici, avvocati, ingegneri, farmacisti, restii ad adattarsi ai meccanismi corporativi. Ricercatori, insegnanti, neolaureati a disagio in un Paese dove è sempre più marcata la distanza tra ricchezza e cultura, tra benestanti semianalfabeti e persone che hanno studiato una vita senza riuscire a mettere su casa e famiglia perché condannati a restare precari e sottopagati. Il nuovo partito dovrà schierarsi con i ceti e le categorie cui l’Italia com’è oggi non sta bene e non conviene. Molti italiani trarrebbero vantaggio da una politica che facesse rispettare le regole che ci già ci sono, senza sfornarne sempre di nuove quanto inutili, premiasse il merito e l’onestà, imponesse la responsabilità, ripristinasse il senso del dovere e lo spirito di apparteneza alla Nazione e allo Stato nel rispetto delle istituzioni, che riconoscesse i diritti, ma pretendesse anche l’osservanza dei doveri. Nel Paese c’è voglia di onestà, di legalità, di giustizia sociale. Il Paese ha bisogno di “gente perbene”!

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