“Questa mattina abbiamo presentato ricorso presso il Tribunale amministrativo regionale per impugnare la normativa elettorale, dal momento che la Regione Lazio illegittimamente non ha riconosciuto il dimezzamento del numero di firme necessario alla presentazione delle liste elettorali, conseguente all’anticipato scioglimento del Consiglio regionale”. Lo comunica Antonietta Brancati, capogruppo alla Pisana dei Liberali e Riformatori, la quale ha avviato l’azione legale assistita dagli avvocati Teodoro Klitsche de La Grange e Vincenzo Palumbo. “La nostra iniziativa – prosegue – deriva dal fatto che il decreto con cui si dà atto dello scioglimento del Consiglio a seguito delle dimissioni del presidente Piero Marrazzo, porta la data del 29 ottobre 2009 ed è stato pubblicato il 7 novembre successivo e quindi ben prima di 120 giorni rispetto alla scadenza naturale del Consiglio, con conseguente applicabilità dell’articolo 1, comma 3, ultimo periodo, della legge 43-1995, recepita dall’articolo 1, comma 2, della legge regionale 2-2005, che dimezza il numero minimo delle sottoscrizioni necessarie per presentare una lista. E’ evidente – dice ancora Brancati – che a subire i danni di questa grave negligenza della Regione sono stati i partiti come il PLI i quali, confidando nelle istruzioni della stessa Regione che prescrivevano la raccolta del numero minimo ordinario di firme, non hanno presentato la propria lista perché non avevano raggiunto quella quantità necessaria, poi rivelatasi errata. E’ evidente che in questo modo si è verificata una pesante disparità di trattamento”. “In ragione di ciò – precisa la consigliera regionale – ritengo sia stata più che opportuna la recente decisione del Tar del Lazio che ha ammesso alcune liste corredate dalla metà delle firme prescritte in via ordinaria per le elezioni regionali. Per questo sono ottimista sul fatto che il Tar accolga le ragioni della lista Liberali e Riformatori, che fa riferimento al Partito Liberale Italiano, e chieda la sospensione del procedimento elettorale e la riapertura dei termini per il deposito della lista, salva restando la facoltà di contestare a posteriori la validità delle elezioni per essersi il procedimento elettorale svolto sulla base di un presupposto (la necessità del numero ordinario di firme) rivelatosi errato solo quando i termini per la presentazione erano ormai scaduti. Infatti – conclude Brancati – se queste elezioni ormai ridicole non vengono fermate subito con un provvedimento d’urgenza, il prossimo Consiglio regionale potrebbe avere vita breve, a discapito dell’amministrazione della nostra regione e quindi dell’interesse dei cittadini”.

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