“Alla luce della sentenza di oggi del Tar del Lazio che stabilisce che se il Consiglio regionale viene sciolto prima del tempo le firme da raccogliere per presentare le liste devono essere la metà di quelle richieste di norma, abbiamo avviato due distinte azioni legali per porre rimedio all’inaccettabile ingiustizia che ci ha colpiti”. Lo annuncia Stefano de Luca, segretario nazionale del Partito Liberale Italiano. “In primo luogo – prosegue – abbiamo presentato una richiesta di danni nei confronti del presidente della Giunta regionale del Lazio e della Giunta stessa per aver emanato il decreto che ha indetto le elezioni regionali pur non essendo previsto dalla normativa, così come comprovato dalla decisione odierna del Tar. Inoltre – dice ancora il massimo esponente del PLI – stiamo per presentare ricorso presso lo stesso Tar del Lazio in quanto siamo stati pesantemente fuorviati e penalizzati dalla mancanza di chiarezza della Regione. Infatti, la lista Liberali e Riformatori aveva abbondantemente superato la metà del numero di firme richiesto per presentarsi alle elezioni”.

“Sulla base di quanto detto – insiste de Luca – riteniamo di dover essere risarciti per i danni subiti e che ci venga data la possibilità di ripresentare la lista in base alla disposizione di legge. E’ indispensabile, quindi, un rinvio delle elezioni per permettere ai soggetti più piccoli di partecipare alla competizione e per assicurare un giusto e pluralista svolgimento del processo elettorale”, conclude de Luca.

2 Commenti

  1. FF sta per usurpatore? perché se il vice-Marrazzo fosse ‘facente funzioni’ si andrebbe contro lo statuto del Lazio che in caso di dimissioni volontarie esclude la reggenza del parimenti dimissionario vicepresidente e contempla lo svolgimento delle funzioni in prorogatio del dimissionario Presidente… dunque il decreto che indetto le elezioni laziali è viziato sia per incompetenza del vice che lo ha firmato sia per la tardività. Peraltro lo stesso vizio di incompetenza, con conseguente carenza di legittimazione attiva, inficia la promozione del ricorso davanti alla Corte Costituzionale. Qui oltre che lo Statuto si è violata la legge 87 del 1953…

  2. Aggiungo e chiarisco. Il presidente ff del Lazio ha emanato un decreto errato perchè non ha tenuto conto dello scioglimento anticipato del Consiglio Regionale. Il PLI coerentemente si è attenuto a quanto previsto da detto decreto e dalle direttive date dalla Regione Lazio ai Partiti. Pertanto, non avendo, sia pure per poco e solo in alcune provincie, raggiunto il minimo di firme indicato come necessario, si è astenuto dal consegnare le liste e la relativa documentazione.
    Dopo la decisione del TAR che ha ritenuto applicabile la norma secondo cui bastavano la metà delle firme, non solo il PLI dovrebbe essere rimesso in termini, ma andrebbe annullata l’intera procedura avviata col summenzionato decreto del Presidente ff. Infatti la nullità di esso, travolge tutti gli atti posti in essere in conformità alle indicazioni contenute, non soltanto sotto il profilo della necessità di sanare la esclusione di quei soggetti che, come il PLI, si sono attenuti al disposto del decreto non presentando le proprie liste, ma sotto quello più delicato, secondo cui andrebbero estromesse tutte le altre liste, ad esclusione di quelle, prima ricusate e poi riammasse dal Giudice amministrativo. Infatti la normativa vigente non prevede soltanto un numero minimo di sottoscrizioni, ma anche un numero massimo. Quindi, sulla base della interpretazione del TAR, tutte le liste accettate in prima battuta dall’Ufficio elettorale dovrebbero essere ritenute irregolari e respinte, ancorchè indiscutibilmente si tratterebbe di errore scusabile perchè derivante dalla fuorviante indicazione del decreto, che ha indetto le elezioni.
    In una simile condizione di palese illegittimità dell’atto che ha dato avvio al procedimento elettorale, non vi è altra soluzione che quella di dichiarare la nullità di tutti gli atti fin quì compiuti, rinviando le elezioni e rimettendo tutti i soggetti politici interessati in termini per ripresentare la documentazione e tenere una consultazione elettorale regolare, che non possa essere inficiata da una declaratoria di nullità successiva, con la conseguenza anche di azioni risarcitorie nei confronti dei soggetti che, come il nostro Partito, si sentissero danneggiati.

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