di Stefano Marzetti

A poche ore dalla decisione del Consiglio di Stato su quanto stabilito lunedì scorso dal Tar per le elezioni regionali del Lazio, anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, mette le mani avanti. Convinto, probabilmente, che nella giornata di oggi verrà confermato un verdetto a sfavore del Popolo della Libertà, che consegnerebbe una facile vittoria al centrosinistra capeggiato dalla radicale Emma Bonino. Più ancora di mettere le mani avanti, sembra che il premier abbia già un piano per scongiurare un pesantissimo flop laziale: un nuovo decreto, dopo quello scandaloso cosiddetto ‘salva-liste’, che faccia slittare le elezioni, riaprendo così i termini per la presentazione delle liste. Una soluzione, a questo punto, che pur confermando la prepotenza del governo in carica nel decidere le sorti del Paese, sarebbe quella auspicata da chi, come il Partito Liberale Italiano, è stato penalizzato in misura pesante da una legge elettorale iniqua e poco rispettosa della democrazia e del pluralismo. Per quanto concerne la presentazione delle liste, comunque, è indispensabile che nel Lazio si ponga rimedio allo spropositato numero di firme richieste che penalizza i partiti più piccoli ma di lunga tradizione e rappresentativi di una rispettosa parte di cittadini italiani. Il Consiglio regionale – come giustamente richiesto l’altro giorno dalla capogruppo dei Liberali Riformatori, Antonietta Brancati – deve riunirsi al più presto per modificare l’attuale normativa, dimezzando o ancor meglio abolendo per i gruppi uscenti l’obbligo di raccolta delle firme. Solo in questo modo potrà chiudersi decorosamente una vicenda da mal di fegato, che ha dato una pessima rappresentazione delle attuali condizioni della politica italiana. E laziale, in particolare, dal momento che anche in altre regioni errori ne sono stati commessi ma assolutamente ompatibili con una buona gestione della campagna elettorale. Intorno a Roma, invece, lo spettacolo è stato indecoroso.