Il trionfo dello Stato etico, di Stefano de Luca.

RedazioneLettere

Non possiamo non essere orgogliosi che del Governo del Paese faccia parte uno statista come l’ On Giovanardi, che non contento di aver raccolto duecentotrentasei test antidroga di altrettanti parlamentari, che, sbagliando, si sono sottoposti volontariamente all’esame, ha annunciato che intende proporre una legge che renda ciò obbligatorio. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio evidentemente non sa che la Carta Costituzionale dichiara inviolabile la persona del parlamentare, come il proprio domicilio. Senza pudore, nello spirito di una nuova Controriforma, questo novello Torquemada, non soltanto vorrebbe stravolgere le antiche prerogative del Parlamento, ma certamente, dopo aver imposto il test antidroga ai rappresentanti del popolo, chiederà di estendere la odiosa pratica a tutti i cittadini.  Egli si iscrive a quella corrente di pensiero che, in nome dello Stato Etico e di una morale bigotta,  ritiene di poter violare impunemente la privacy di ciascuno di noi, che dovrebbe essere laicamente considerata sacra ed inviolabile.

Il ruggente integralista clericale evidentemente non conosce la Carta dei Diritti dell’ Uomo ed ignora il principio della libertà di ciascuno di disporre delle propria vita come della propria morte, del diritto alla cura della propria salute come al rifiuto della stessa. Egli non conosce il principio liberale secondo il quale l’ essere umano nasce libero e deve essergli consentito tutto ciò che non è espressamente vietato perché può arrecare danno agli altri, i quali hanno i suoi stessi identici diritti. Non si meraviglia, non avendo alcuna conoscenza del liberalismo, di constatare che viviamo sempre più in un o Stato dei divieti, del tutto simile ad una nazione fideista islamica, anziché ad una libera democrazia occidentale moderna.

D’altronde i media ogni giorno, sistematicamente, pubblicano fiumi di intercettazioni, che nulla hanno a che vedere con la violazione delle leggi, ma che interferiscono nella sfera privata dei singoli individui. In nome di un moralismo bigotto, la stampa e la TV si dedicano alla odiosa pratica di guardare dal buco della serratura, stimolando la morbosa curiosità dei propri lettori od utenti in nome di un presunto diritto di cronaca, che invece è nient’ altro che una volgare gogna mediatica.

I titoli gridati dei giornali sono una specie di chiamata alle armi per i lettori, trasformando così la libertà di stampa in una sorta di diritto alla denigrazione gratuita degli avversari e, sovente, di alcuni esponenti della propria stessa parte. Non manca in Italia la libertà di stampa, ma la stampa libera, poiché gli organi di informazione sono tutti schierati e militanti. La informazione corretta e la critica serena sono scomparse, come è stata cancellata la crociana religione del dubbio, che è il nutrimento di ogni  Democrazia Liberale.

Purtroppo i cittadini si vanno abituando ad un mondo diviso in bianco e nero, in destra e sinistra, in bene e male, mentre il libero convincimento individuale, disincentivato, va scomparendo. Tutti ne sono contagiati. Altra questione è quella, tutta laica, della scelta di un’etica individuale, che imponga comportamenti conseguenti con i valori prescelti. Il rifiuto della droga, dell’alcoolismo, del gioco d’azzardo, o di frequentazioni di prostitute o di altri soggetti dediti al vizio, devono derivare da una profonda convinzione morale di ognuno, non da imposizioni di legge. E’ venuto il momento che i liberali, quei pochi che sono rimasti, ricomincino a fare i liberali, anche a costo di essere scomodi ed impopolari!

Stefano de Luca