La recente normativa che ha aumentato in alcuni casi le pene nei giudizi per reati associativi di stampo mafioso o camorristico, comporta lo spostamento della competenza dai Tribunali Alle Corti di Assise: lo ha stabilito la Corte di Cassazione.

Siamo talmente abituati al trionfo della  superficialità dei media, che nessuno si è scandalizzato dei titoli, apparsi su quasi tutta la stampa nazionale, secondo cui, a causa di  tale orientamento giurisprudenziale , sarebbero stati messi a rischio molti processi di mafia. Non mi pare di aver letto che il Supremo Collegio si è limitato a fare il proprio dovere di interprete rigoroso della legge, in ossequio al superiore principio della certezza del Diritto. Comprendo la preoccupazione generalizzata per la possibilità concreta che tanto lavoro dei tribunali vada disperso e che alcuni pericolosi delinquenti possano essere rimessi in libertà. Tuttavia in uno stato di diritto nessuno può pretendere che la Cassazione abdichi al suo dovere di tutelare sempre la superiorità della legge, rispetto a qualunque, pur lodevole proposito, come quello di combattere le organizzazioni criminali.

Il Ministro della Giustizia ha annunciato che il Governo interverrà prontamente con un provvedimento di urgenza. Non si può non condividere tale proposito. Tuttavia non è ammissibile che venga accreditata la tesi, che traspare da una superficiale lettura dei giornali, secondo cui la grave situazione sia la conseguenza di una sorta di capriccio del supremo giudice della legittimità. Non è ascrivibile alla Corte di Cassazione la responsabilità di aver modificato legislativamente l’entità della pena per certi reati, tanto da aver superato il limite della competenza del Tribunale. Abbiamo ricordato più volte, a proposito di alcune interpretazioni troppo estensive delle norme, che il compito del giudice è esclusivamente quello di applicare la legge. Bisogna invece denunciare che si tratta di una ulteriore conferma del modo superficiale e barbarico con cui viene esercitato il potere legislativo in Italia, affidato ad un Parlamento costituito in prevalenza da incompetenti, chiamati a quell’ alto ufficio solo in nome della fedeltà ai rispettivi capi. Norme, che vengono approvate, senza il necessario approfondimento, da soggetti non dotati di autonomia politica e delle cognizioni necessarie. Esse,sovente, predisposte nottetempo dal Governo, al solo scopo di ottenere un effetto propagandistico, finiscono col contraddire alle stesse intenzioni che le hanno determinate, arrecando danni spesso irreparabili al sistema.

Per tale ragione sono letteralmente atterrito di fronte al generale consenso attorno alla proposta di riforma dell’attuale bicameralismo perfetto, in favore dell’ attribuzione della funzione legislativa alla sola Camera dei Deputati. Se con il sistema delle doppia, e spesso tripla,  lettura la produzione legislativa è così scadente e piena di errori e contraddizioni, non oso immaginare a cosa andremmo incontro col monocameralismo, generalmente auspicato. Molte volte, quando sento parlare esponenti della destra come della sinistra su tale argomento, mi domando se il Nostro Paese ha bisogno di una semplificazione dell’ iter costituzionale per l’ approvazione delle leggi al fine di averne  un maggior numero e più in fretta o piuttosto invece di una robusta delegiferazione, insieme ad un procedimento di maggiore qualificazione del prodotto legislativo, nell’ interesse degli utenti, del sistema e della agevolazione  del compito degli interpreti.

Naturalmente tutto questo verrà ignorato o bocciato come conservatorismo. Allora viva la modernità, ma non lamentiamoci, per favore.

Stefano de Luca