Apparteniamo ad una generazione che dovrebbe vergognarsi nei confronti dei propri figli dell’esempio che offre quale classe dirigente. Basta leggere i principali titoli sulla stampa quotidiana per rendersi conto che è stata vanificata ogni vocazione ideale, che dai nostri cuori e dalle nostre menti è stata sfrattata l’utopia, che abbiamo rinunciato a perseguire le regole morali che ci erano state tramandate. Contano soltanto il potere, la furbizia, il successo, il denaro. Il modello di vita dominante è il grande fratello o l’Isola dei famosi.  Il sogno di ogni ragazza è di diventare velina, di ogni ragazzo di fare il disk jokey. Conta il successo, non il valore, la ricchezza non il sapere. La scuola e l’università sono intesi come diplomifici, la militanza nei partiti  come occasione per fare carriera più facilmente, ricevere favori e privilegi, o, quanto meno, per ottenere un posto da precario. Nonostante la crisi economica abbia colpito duramente anche il nostro Paese, nessuno rinuncia all’ideale della società opulenta, consumistica, superficiale ed opportunistica, che i media ci propinano in dosi massicce. La polemica politica è diventata scambio di accuse e di insulti, quando non è semplice gossip tra protagonisti in perenne conflitto con la lingua italiana.

Corona ha finito col diventare un modello positivo, con la complicità dei media, perché i suoi eccessi fanno notizia, quindi audience e tiratura. La RAI, che veniva definita la più grande industria culturale del Paese, produce “Ballando con le Stelle”, “I raccomandati”, “L’Isola dei Famosi”, tre partite di calcio la settimana, quattro o cinque programmi di approfondimento calcistico, nonchè, per mantenere il livello qualitativo, “Porta a Porta”, “Anno zero”, “Ballarò” e, per accontentare la Lega, l’altro patetico tolk schow di Paragone, che pochi sanno come si chiami. Dalla concorrenza privata, che ha contribuito in modo determinante a ridurre a tale livello la TV di Stato, non ci si può aspettare di meglio, perché ha come unico orizzonte il profitto. Pertanto i relativi palinsesti sono costruiti sulla stesa falsa riga, con analoghe produzioni e modesti telefilms stranieri, acquistati a prezzi di svendita, anche se, come abbiamo appreso, dopo alcuni passaggi attraverso intermediari internazionali, il loro costo a bilancio diventa molto più elevato.

I titoli dei giornali sono sempre più gridati e spudoratamente di parte. Servono per insultare, per infangare, per delegittimare, non per informare, per esprimere opinioni, per suscitare interesse o per avviare dibattiti. Vengono usati come armi improprie per diffamare, attaccare, mettere alla berlina, non soltanto gli avversari, ma sovente anche i settori più scomodi della loro stessa area politica. Anzi, la pratica del fuoco amico si va incrementando perché, avendo rinunciato all’indipendenza, ciascuna testata  sa di potere influenzare soltanto i lettori schierati dalla propria parte. In tale direzione la polemica o la rivelazione scabrosa può fare maggior danno. La professione del giornalista si è ridotta alla amplificazione di notizie provenienti da veline prefabbricate o al killeraggio mediatico. Contro coloro che, come i liberali, non accettano il barbarico sistema dei due forni o delle tifoserie contrapposte, che si avvale della complicità di tutti, viene usata l’arma più terribile: il silenzio, mortale, senza speranza.  Nella società mediatica in cui viviamo, chi non appare, semplicemente  non esiste. Da fastidio persino il web, come unico territorio di libero confronto esistente. Hanno già provato, senza successo, ad imbavagliare tale ultima frontiera di libertà, ma prima o poi troveranno il modo di raggiungere il loro scopo.

Di fronte a tale desolante panorama di scomparsa totale dell’ etica in ogni espressione della vita civile, chi crede ancora nelle regole, nel dovere di rispettare i patti, anche quelli basati solo sulla parola, è un  perdente. Il principio secondo cui bisogna conoscere per giudicare, come quello che il sapere od il valore devono essere il metro per le carriere ed i riconoscimenti, o che l’ingegno e la capacità di sacrificio devono essere il premio per l’imprenditore,  sono stati cancellati, con i risultati che possiamo registrare.  L’ Italia è precipitata nelle classifiche mondiali sulla produttività, in quelle relative alla qualità del servizio giustizia , nonché in quelle che concernono la libertà di informazione . Nessuna delle nostre Università figura nelle classifica delle prime cento mondiali. Per necessità i giovani più dotati del nostro Paese vanno a formarsi negli Atenei americani, se hanno l’ambizione di assicurarsi una carriera brillante. Ma, quel che è peggio, dopo rimangono all’estero.  Anche tra coloro che hanno terminato il corso di studi in Patria, i migliori cercano di specializzarsi con masters in altri Paesi e sovente vi si stabiliscono, depauperando il nostro delle migliori energie intellettuali.

La reiterata invocazione  di una “rivoluzione liberale”, rimane in ascoltata ed ogni volta che ci proclamiamo liberali, ci accorgiamo di un certo fastidio nell’interlocutore, che nella migliore delle ipotesi, si limita ad accusarci di essere legati a qualcosa di superato, dandoci la sensazione che i nostri progetti siano qualcosa di simile alle “prediche inutili” di Luigi Einaudi.

Si tratta di un’ analisi spietata ed intrisa di pessimismo. E’ evidente. Tuttavia nessun progetto di recupero del ruolo che compete al nostro Paese, nel contesto globale nel quale siamo costretti a competere, può prescindere dalla consapevolezza della necessità di un profondo cambiamento culturale, politico, morale, nonché dell’organizzazione dello Stato e dell’economia. A costo di essere accusati di essere nostalgici e conservatori, auspichiamo che possa rifiorire quello spirito costituente e quella volontà di ricostruzione morale e materiale che, negli anni immediatamente successivi alla guerra, consentì il “miracolo italiano”. Non ci rimane che confidare nella capacità di reazione di una nuova generazione che  sappia rifiutare tutto quello che vede attorno e voglia affrontare l’ avventura difficile, ma affascinante,  di cambiarlo radicalmente.

Stefano de Luca


24 Commenti

  1. Allora chiediamo a de Luca di aprire questa raccolta di adesioni a sostegno del piano emergenza carceri.
    Saluti.

  2. Sono d’accordo, io ci sto !!! Per essere un inizio è un ottimo inizio, che sia il viatico di una lunga serie di iniziative ?

  3. Per uscire dall’impasse sono necessarie due cose, che Guzzanti risponda positivamente al nostro appello sulla caccia, ed il nostro appoggio al decreto slla protezione civile, che include anche il piano carceri proposto dal governo.
    Proprio sul piano carceri, a mio avviso va lanciata la mobiitazione generale di tutti i liberali, magari aprendo tramite questo sito, una raccolta di adesioni a sostegno del piano carceri da inviare direttamente al presidente del consiglio, io espleto fin da ora la mia volontà favorevole a questo.
    Saluti.
    Luigi Gani.

  4. PER USCIRE DALL’ATTUALE EMPASSE forse potremmo immaginare qualche inizitiva eclatante, non saprei, forse imitare un tantino i radicali potrebbe pagare, visto che oggi hanno un candidato presidente nella seconda regione più importante d’Italia. Perchè non vederci per una assemblea straordinaria, contarci, vedere chi ci sta, anche operativamente e finanziariamente, per poi decidere qualcosa da fare insieme ? Credo che l’unità di intenti sia il cemento più efficace tra le persone se veramente vogliono realizzare qualcosa.

  5. Questo Parlamento non cambierebbe mai la Costituzione secondo quanto da noi auspicato. Ne discende che dovremmo prima cambiare il Parlamento eleggendo persone più liberali, progressiste e illuminate. Per far ciò dovremmo cambiare l’attuale legge elettorale e tornare perlomeno ad un sistema proporzionalistico. Ma questo presuppone di nuovo un diverso Parlamento. E’ in pratica il cane che si morde la coda.
    Allora, visto che non possiamo cambiare la legge elettorale, il Parlamento e quindi la Costituzione, comincerei a scriverlo e a dirlo dappertutto, in ogni modo e mezzo, giornali, riviste, radio, striscioni, manifesti, libri, megafoni per strada, strilloni, qualunque cosa.
    VEDIAMO QUANTI SIAMO A VOLER CAMBIARE QUESTO PAESE IN QUALCOSA DI PIU’ LIBERO, UGUALE E GIUSTO !!!

  6. Sottoscrivo gli articoli della auspicabile riforma della Costituzione proposti da Stefano Tarallo ed anche la sue osservazioni a sostegno della necessità urgente di tale riforma. Tuttavia mi chiedo: chi dovrebbe approvarla? Rabbrividisco alla sola idea di affidare un comnpito così delicato ad un Parlamento come quello attuale.

  7. MI PERMETTO di pensare ad una soluzione nel complimentarmi con il nostro Segretario e col giovane Alfieri che ha centrato in poche parole il fulcro del problema.
    Osservo che la causa di questa decadenza altro non è che un quadro di regole nel quale i furbi e i prepotenti prolificano a detrimento degli altri che emigrano. Tale quadro è frutto del principio secondo il quale alcuni sono sottoposti alle leggi altri no, sono al di sopra e al di fuori di esse, in barba ai principi costituzionali. Mi riferisco ai politici, ai magistrati, ai giornalisti, ai sindacalisti, ecc. ecc. tutte caste ed ultracaste che hanno poteri e privilegi enormi senza alcuna responsabilità correlata.
    Conseguentemente, con tali meravigliosi esempi, è del tutto naturale che le menti più giovani e ingenue prendano come modello di riferimento esistenziale veline e calciatori. Senza nulla togliere al merito di queste due ultime professioni mi permetto di osservare che difficilmente il progresso e il benessere di una nazione possano reggersi su queste attività. Propongo dunque di redigere e sottoporre agli italiani, CON UN REFERENDUM UNA NUOVA COSTITUZIONE, che renda granitico ed insuperabile il principio secondo il quale CIASCUNO SI ASSUME LE PROPRIE RESPONSABILITA’, non è possibile perseguitare per anni il guidatore che uscito dal ristorante viene pescato con tasso alcolemico dello 0,1% più alto del previsto e far finta di nulla di fronte all’innocente che si fa 36 giorni di galera ingiustamente perchè il pubblico ministero s’è sbagliato e il GIP non s’è letto bene le carte. PERCHE’ ALLORA NON SIAMO AFFATTO TUTTI UGUALI. E’ inutile scrivere una cosa nella carta fondamentale e derogare a go-go nelle leggi ordinarie, perchè gli italiani prima o poi si faranno la domanda : perchè a me accade questo e a lui/loro no ???
    Se la risposta è che lo dice la Legge allora è giusto che i giovani pensino a fregare gli altri in un paese nel quale devi essere più uguale degli altri se vuoi avere una chance. Forse che non è vero che noi genitori diciamo ai figli :”SVEGLIATI, FATTI FURBO, NON VEDI CHE QUELLO … CHE QUELL’ALTRO …., TU INVECE STAI ANCORA A …. ecc. ecc.”?
    A parole vogliamo tutti il bene nostro e dell’umanità intera, poi nel nostro piccolo, per difendere noi stessi e le nostre famiglie, pratichiamo l’arte del “si salvi chi può”. NON E’ COSI? ?
    Proviamo allora a stabilire un nuovo patto tra tutti noi, basta furberie, basta con le caste indù dei notai, magistrati, politici, sindacalisti, giornalisti, ecc. ecc. che si tramandano la professione di padre in figlio. Abbiamo la sanità a pezzi, la scuola al 600° posto nel mondo, una burocrazia come il Gabon e ci stiamo a fossilizzare sui distinguo di lana caprina ????
    OCCORRE UNA NUOVA COSTITUZIONE CHE DICA CHIARAMENTE CHE SIAMO TUTTI UGUALI E RESPONSABILI DI FRONTE ALL’ERRORE, CHE CHI SBAGLIA PAGA E SI ASSUME LE PROPRIE RESPONSABILITA’, SENZA QUESTO FONDAMENTALE PRINCIPIO CHI E’ PIU’ FURBO CERCHERA’ SEMPRE DI METTERSI DALLA PARTE DEL PIU’ FORTE CON OGNI MEZZO PER NON ASSUMERSI ALCUNA RESPONSABILITA’ ED ARRICCHIRSI A SCAPITO DEGLI ALTRI. E così non avremo mai una classe dirigente fatta di persone più competenti e più preparate, bensì fatta dei più scaltri, furbi, senza scrupoli, corrotti e corruttori che la natura possa mai produrre. Poichè proprio la natura ci insegna che la strada diritta è più lunga e faticosa della sorciatoia, ma più stabile, duratura e meno insidiosa.
    Scusate per la logorrea ma volevo spiegare perchè ho inserito nei post di questo forum un abbozzo degli artt. 1 e 2 della “Costituzione che vorrei”.

  8. Per quanto riguarda l’accorciamento dell’obbligo scolastico ” sono perfettamente d’accordo con te, Umberto,” infatti sono stato forse il primo a porre il problema su questo sito, ma dirò di più, questo accorciamento dell’obbligo scolastico è contrario alle norme europee in materia.
    Quindi è sbagliato.
    Ma sugli altri aspetti della riforma Gelmini, ritengo sia stato fatto un progresso, ad esempio con la razionalizzazione e riqualificazione degli insegnanti.
    Sulla cultura dei nostri politici, sia di destra che di sinistra, sono perfettamente concorde che debbano sforzarsi molto di più per tras mettere più cultura ai cittadini, dirò anzi che è un ” loro dovere pubblico.”
    La Rai, è stata resa come è oggi dalla sinistra, quindi di questo non possiamo accusare Berlusconi.
    La RAI, è un’azienda pubblica che in teoria dovrebbe avere un certo margine di autonomia dalla partitica, ma in realtà non è così purtroppo.
    Da liberale trovo grave questo fatto.
    Saluti.

  9. Salve a tutti, mi permetto, da simpaticante della vostra associazzione, di dare tutta la mia ammirazione per l’articolo del Sig. De Luca.
    Il mondo cade a pezzi,tutto va male, e la televisione fa schifo. Che insegnamento daremmo ai nostri figli e poi che cosè che tutti i politici egli europarlamentari si muovono a fare perchè in televisione fanno lo schifo e non se ne può più perchè nessuno fa niente! Scusate se mi sono permesso, ma io lavoro tutt i jiuorn e mi spacco la schiena, ma poi i figli miei vedono alla televisione e tutto quello che gli dico io non lo sentono e io non li posso spaccare di mazzate tutti i giorni che non ce la faccio più. speriamo che stefano de luca fai qualche cosa! vai avanti!
    grazie.

  10. D’accordo con il sig. Gani quando vorrebbe una TV statale migliore, senza reality, senza gente drogata, che si vanta di ciò per ottenere qualche copertina di riviste altrettanto scandalose, perchè questa è la dimostrazione di come siamo caduti in basso; vorrei fare notare due cose per dimostrare ciò che dico: Morgan, un cantante non certo di grande successo, ammette di drogarsi e guadagna tutte le copertine, sia quotidiani che periodici ne stanno parlando costantemente, altra cosa: qualche giorno fa guardando il corriere della sera sono rimasto basito, per il titolo del giorno, che riguardava l’incontro di Berlusconi con la sua ex moglie davanti al giudice. Stiamo attraversando una delle più grandi crisi del secolo, ci sono questioni mondiali che meritano di essere conosciute dai cittadini e il quotidiano più popolare d’Italia scrive un titolo riguardante il matrimonio di Berlusconi. La triste realtà è che tutti questi giornali fanno bene, anche la RAI fa bene a fare i reality, perchè sfortunatamente, le sciocchezze hanno più successo della cultura, la gente ha voglia di svagarsi e affrontare argomenti leggeri, piuttosto che vedere notizie riguardanti crisi, povertà o quant’altro. Giustissimo proporre una tv senza reality, senza cavolate,ma non so quando, e se, potremo averla. I mezzi di comunicazione investono sull’ignoranza della gente per avere successo ed è un po’ quello che ha fatto Berlusconi, che in questo campo ha attuato una vera rivoluzione, sfido chiunque ad ascoltare un discorso del premier e dire, che sia una persona colta o preparata, non voglio assolutamente dire che non lo sia, ma i suoi discorsi, i suoi proclami sono semplici, fatti di pochi concetti che sono ripetuto fino all’esaurimento. La cosa peggiore non è questa, la cosa peggiore è che la gente va matta per questi discorsi che non valgono niente, va matta per i reality, va matta quando scopre che anche un cantante famoso come Morgan, in fondo, si droga. Bisognerebbe riflettere su questo a mio parere, l’unica arma per avere una TV migliore, è avere una TV “colta”,ma bisogna avere cittadini colti, quindi bisogna evitare di fare una riforma come quella della Gelmini o far smettere la scuola a 15 anni, perchè così non si va da nessuna parte.

  11. Vorrei introdurre, colllegandolo all’argomento sulla televisione di stato, un tema molto dibattuto in questi ultimi giorni, il caso Morgan, forse tra le altre cose, il PLI dovrebbe entrare nel dibattito in modo politico.
    Il nodo politico, secondo me è questo, il cittadino telespettatore paga un canone annuale per vavere un servizio auspicabilmente culturale e di svago adegu0ato, non certo per sentirsi dire che la droga fa bene per la cura della depressione.
    Questi, oltre ad essere messaggi altamente diseducativi0 soprattutto per i giovani, sono anche falsi da un punto di vista scentifico, perchè la droga brucia i neuroni.
    Poi, teniamo conto dell’impatto negativo che questi messaggi hanno sui giovani.
    Da liberale dico no convinto ai test anti droga, ma dico un no altrettanto convinto a certe dichiarazioni lesive della salute dei cittadini.
    Penso che la RAI, e questa è una proposta politica, dovrebbe selezionare meglio il personale che ha accesso ai suoi mezzi di informazione, e non dare certe responsabilità, come nel caso di X fattor a persone per lo meno, mi si passi il termine, per lo meno scarsamente affidabili.
    Ribadisco, benissimo fa De Luca, nella sua battaglia tutta politica per una TV di Stato migliore.
    Altro che vecchiume!!
    Il canone è una tassa che presuppone previo pagamento, un buon servizio.
    Bene ha fatto il ministro Meloni a richiedere le dimissioni di Morgan, male fanno i radicali a difenderlo; proviamo solamente ad immaginare cosa sarebbe successo, se sul lavoro, le stesse dichiarazioni le avesse fatte ad esempio un pubblico dipendente!
    Sarebbe giustamente licenziato in tronco.
    Ogni uno in privato fa quello che vuole, liberalmente, ma in pubblico, deve essere serio.
    A nulla valgono smentite interessate.
    La gravità della posizione politica dei radicali su questa vicenda, inporrebbe a mio avviso, siano rivisti tutti gli accordi per le Regionali. vista l’importanza della battaglia per una TV di Stato migliore senza reality, e dove il pagamento di una tassa come il canone accuisti senso compiuto da un punto di vista liberale.
    Non si può tacciare di bacchettoni, coloro che pretendono un servizio più serio, nonchè il rispetto delle regole.
    La battaglia politica per una televisione pulita e culturizzata è fondamentale per il PLI, che deve a parer mio unirsi a tutte le forze politiche che mirano a ciò.
    Saluti.

  12. Ritengo che il problema non sia “il giovane” e “l’anziano”. Altrimenti si cresa l’ennesima conflittualità secondo cui o è una cosa o è l’altra.

    Il problema è la competenza.

    Un giovane competente riconosce nell’anziano l’esperienza e il ruolo guida, il solco tracciato che deve essere percorso e proseguito. Accettare consigli è necessario.

    Un anziano competente riconosce nel giovane il futuro della società e la forza in grado di mettere in pratica il cambiamento necessario. Farsi da parte è necessario.

    Fino a quando ci ostineremo nella lotta tra giovani e anziani, non arriveremo da nessuna parte. I giovani per mancanza di mezzi, gli anziani per mancanza di innovazione.

    Giovani e anziani sono una squadra. Se manca uno di questi elementi, il palazzo crolla.

  13. Mi associo con quanto scritto da Leonardo Krugman, con tutto il rispetto per il Segretario De Luca, i giovani sono ai margini della vita sociale, lavorativa e politica italiana; non c’è spazio per loro ( mi ci metto anch’io ho 37 anni ), purtroppo il potere politico e sindacale decide sulle loro opportunità di vita e quindi sul loro futuro, la meritocrazia e quanto meno la voglia di fare, portare avanti le proprie idee è pura utopia, non c’è spazio almeno che non si appoggino a qualche benefattore di potere disponibile a sposarne le idee magari con qualche baratto. L’Italia di oggi con tutte le sue mediocrità di opinioni dalla televisione ai politici che si insultano con poche idee e molto confuse ai giornali spudoratamente faziosi e gridati non è altro che l’altra faccia della medaglia che penalizza i giovani talenti costretti ad emigrare. Diceva Ennio Flaiano, morto nel 1972:”Tra trent’anni l’Italia sarà non come l’hanno fatta i partiti, ma come l’avrà fatta la televisione”. Previsione azzeccata

  14. In effetti leggere i commenti di “certi” giovani,assai arrogantelli e presuntuosetti,fa cascare le braccia.
    “Lenzuolo noioso e banale di vecchiaggini”
    “banalità degne del peggior talk show” “parole vuote… lamentazioni moraliste”
    Ma che, vi siete messi d’accordo? Dateci un taglio, va…

  15. Io sono un “giovane” del PLI e non posso assolutamente dire che qualcuno mi abbia mai ostacolato o emarginato.
    Proprio nel 2009 è stata rilanciata la mitica GLI (Gioventù Liberale Italiana) che era scomparsa da un ventennio…..io non so di cosa parlino gli amici che accusano il PLI di gerontocrazia, ma non mi risulta proprio…anzi semmai il contrario.
    Se poi l’età deve essere una discriminante pregiudiziale per valutare le capacità di una persona….beh…questo mi lascia perplesso.
    Saluti.

  16. ART. 2 : “La sovranità appartiene ai cittadini, che la esercitano nelle forme e nei modi previsti dalla presente Carta Fondamentale. A tal uopo tutti i cittadini sono uguali di fronte alla Repubblica e dotati di diritti inviolabili conformi alla dichiarazione universale dei diritti Umani del 10 dicembre 1948”

    Domani l’art. 3 de “la Costituzione che vorrei”
    Saluti

  17. Come si fa a non valutare l’importanza di contrastare efficacemente i reality, e di farlo finalmente in modo politico?
    Non si tratta di parole vuote, ma al contrario, il PLI deve richiedere con forza dei servizi televisivi migliori, poichè i cittadini pagano un canone, che va pagato, ma che va fatto pesare per pretendere un servizio migliore.
    Questa è politica!!
    Non dobbiamo tacere.
    Alla gente viene proposto il velinismo arrivista, che è molto negativo.
    Sarebbe invece utile avere dei programmi culturali ad orari accessibili al grande pubblico.
    Poi, si potrebbe su queste tematiche collaborare con le principali associazioni dei consumatori, la qual cosa gioverebbe sicuramente al PLI.
    La politica è anche questa!
    Non solo elezioni, gossip o schieramenti politici.
    Penso che il nostro Segretario potrebbe utilmente farsi interprete presso la RAI, di queste posizioni liberali, che ne sono convinto rispecchino la stragrande maggioranza degli iscritti al PLI.
    E’ però necessaria, su questo fronte una forte azione politica liberale, anche per controbilanciare la scarsissima rappresentanza parlamentare che abbiamo.
    Grazie, De Luca.
    Saluti.

  18. Spiacente ma mi associo a Leonardo: quelle del segretario sono parole vuote

    L’Italia ha bisogno di soluzioni, non di lamentazioni moraliste

  19. tolk schow? mai letto prima un lenzuolo così noioso e banale di vecchiaggini. Signor De Luca, come diceva Totò: ci faccia il piacere… e passi il testimone alle nuove generazioni!!!

  20. Secondo me questa volta ha ragione al 100 p.c il Segretario. condannare da un punto di vista culturale e di costume gli sciocchi reality come Ballando Con Le Stelle, o l’Isola dei Famosi, significa in buona sostanza fare politica di costume, opporci cioè da liberali a questo modo di proposta educativa frivolo della TV.
    Una proposta educativa sicuramente illiberale.
    Auspico che tutti i liberali facciano sentire come De Luca forte e chiara la propria voce di dissenso da questa politica televisiva.
    I reality, a mio avviso, prpugnano per le argomentazioni che trattano, uno smaccato conservatorismo di facciata, al quale, va contrapposta la proposta liberale, di cultura e costume.
    No al velinismo nonchè al gossip per danneggiare altre persone, mi sembra la proposta liberale per eccellenza.
    E poi,, grazie anche a Scognamiglio per aver parlato di economia liberale.
    Ottimo||
    Sono queste le future frontiere del PLI, che deve vivere, a priscindere dai risultati elettorali, ma sopratutto deve dare impulso al garantismo nei confronti del cittadino.
    Saluti.

  21. caro stefano,
    ciò che hai scritto è, a buona ragione, una lista di banalità degne del peggior talk show (e non tolk schow…) pomeridiano. mi spiego:
    perdona la crudezza, o, meglio, la franchezza con cui ti scrivo, ma non si può leggere “Non ci rimane che confidare nella capacità di reazione di una nuova generazione che sappia rifiutare tutto quello che vede attorno” e poi assistere, nell’ambito a noi più vicino, il partito liberale italiano, a una classe dirigente gerontocratica e ultrasessantenne. sappiamo bene che le giovani leve liberali sono persone dotate di grande iniziativa e degne di assurgere al più presto ai posti di comando, per attuare, realmente, quel cambiamento, ma, ahimè, restano ancora i margini. in tal modo si rischia, come ho ravvisato nel tuo articolo, di prendersela con l’aria fritta (i programmi di intrattenimento) per evitare di parlare della cappa asfissiante che ci circonda. del resto chiunque oggi spara qualunquisticamente contro grandi fratelli o isole varie, per poi rimanere ancorato saldamente alla propria poltrona di opinion maker, mentre ragazzi di 25-30 anni dopo aver studiato diligentemente e con profitto si trovano la porta sempre chiusa. e allora ben vengano le fughe di cervelli all’estero, perché, come dice giustamente vittorio zucconi: “in italia il mazzo di carte è già stato distribuito, e chi ha il poker d’assi o la scala reale se li tiene ben stretti, mentre ai giovani restano due o tre carte di scarso valore”.
    ad maiora

  22. Caro Stefano, caro Giancarlo,
    proviamo a riscrivere e proporre agli italiani un nuovo articolo 1 della Costituzione. Che più o meno dica così : “L’Italia è una repubblica democratica fondata sulla Libertà, sull’Uguaglianza e sul diritto di ogni cittadino di ricercare la propria Felicità. Nessuna disposizione contraria può essere emanata in contrasto con questi principi.”
    Domani l’art. 2
    Saluti

  23. caro Segretario, caro Stefano,
    impossibile darti torto e quanto hai scritto lo sento dire in sostanza da tanti amici anche fra quelli che non hanno la tessera del partito. La gente ha paura dello sfascio e si astiene. Anche le Persone che su tuo suggerimento in queste ore ho contattato, amici veri come lo sei tu, prendono le distanze non da noi o dai repubblicani ma da questa “politica” che pervade tutti i campi professionali, dirigenziali. Dobbiamo solo lottare anche se siamo pochi e non farsi amalgamare dagli stereotipi che oggi imperano.
    Un saluto Giancarlo Colombo

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