Le dimissioni del Sindaco Del Bono, di Stefano de Luca

RedazioneLettere

Bisogna riconoscere che le dimissioni del Sindaco di Bologna Flavio Del Bono rappresentano un gesto apprezzabile di sensibilità politica, di cui bisogna dargli atto. Abituati a comportamenti opposti da parte di amministratori od uomini politici che, coinvolti in inchieste o raggiunti da provvedimenti giudiziari, reagiscono  invocando il complotto o la persecuzione giudiziaria, la diversità di comportamento non può sfuggire. Secondo quanto emerge dalle indiscrezioni giornalistiche, il sindaco dimissionario ha commesso delle gravi leggerezze ed appare colpevole di quanto gli viene attribuito. Tuttavia il gesto dell’abbandono del prestigioso incarico pubblico, confinano la vicenda nel più limitato ambito della debolezza personale, evitando di coinvolgere, come troppo spesso avviene, l’intera classe politica, che in molti casi analoghi, ha dimostrato protervia ed arroganza, confidando in una sorta di impunità.

Di recente un altro Sindaco, di fronte ad una situazione simile, forse sotto certi profili più grave, certamente più miserabile, è rimasto al suo posto, sfidando la stampa e l’ opinione pubblica, che per settimane lo hanno attaccato, invocandone le dimissioni. Il Capo dell’ amministrazione comunale di Palermo è stato infatti accusato di aver fatto assumere il marinaio della propria imbarcazione presso una società controllata dal Comune, mentre continuava invece a svolgere le proprie mansioni presso la barca del Sindaco e, talvolta, forse, anche presso la abitazione dello stesso per cucinargli. Sembra anche che il suddetto marinaio, per incarico del proprietario, noleggiasse l’imbarcazione. Il sindaco ha negato, affermando che la titolarità del mezzo nautico fosse dei suoi figli e che il dipendente dell’azienda comunale si era prestato a dare un aiuto fuori dall’orario di lavoro. Tali affermazioni sono state smentite dalla circostanza che, nel periodo immediatamente precedente alla scoperta del fatto, il dipendente si era assentato dal lavoro ingiustificatamente per oltre quarantacinque giorni. Il caso si è anche sgonfiato perché la società pubblica presso cui risultava in carico il lavoratore, si è limitata ad infliggergli per le prolungate assenze ingiustificate, una semplice sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per tre giorni.

Tale esito conferma invece le accuse e la complicità dei vertici dell’ azienda, che hanno scelto di non punire più gravemente il dipendente con l’evidente scopo di ottenerne il silenzio.

Viene da chiedersi se la differenza tra il comportamento di Del Bono e quella di Cammarata dipendano esclusivamente dalla diversa sensibilità tra i due, o se, piuttosto, non debba trattarsi di un diverso spirito civico,  diffuso in una città come Bologna, rispetto a Palermo, per cui non sarebbe stato possibile, nel primo caso,  un comportamento diverso, senza vedere insorgere la cittadinanza, mentre, nel secondo, tutto è stato  possibile a causa della rassegnazione che pervade il popolo meridionale, pronto a subire qualunque atto di arroganza del potere

Stefano de Luca