Dunque,il Senato ha approvato il ddl sul processo breve. E siamo ora in attesa delle decisioni della Camera. Le polemiche sull’argomento sono comunque emblematiche della confusione e del dilettantismo con cui la classe politica affronta i temi della giustizia – e non solo questi!

Entrambe le parti contrapposte indicano esigenze meritevoli di tutela, tuttavia entrambe si dimostrano incapaci di soddisfarle in maniera adeguata e corretta. Ha ragione la maggioranza quando denuncia che una giustizia lenta e lunga come la nostra non é vera giustizia ma é una vergogna. Ma ha torto quando non capisce che se si vuole risolvere il problema in termini generali e non soltanto per alcuni imputati, il ” processo breve”non é lo strumento giusto.

Ed hanno ragione l’opposizione e la magistratura quando indicano l’esigenza di tutelare le vittime dei reati e di rispettare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Ma hanno torto quando dimenticano o non comprendono che l’allarme suscitato é mera demagogia e non ha fondamento morale se non si accompagna ad un progetto serio per contenere la durata dei processi in termini compatibili con la Costituzione e con la civiltà giuridica.

La verità é che da una parte e dall’altra nessuno mostra di sapere in che modo il problema possa essere concretamente affrontato e risolto. Non usciremo dalle lamentazioni retoriche, dai velleitarismi impotenti e dalla demagogia fin quando non si capirà che per assicurare una ragionevole durata dei processi, come la Costituzione esige, é innanzitutto e soprattutto indispensabile stabilire termini perentori e tassativi – sanzionati processualmente e/o disciplinarmente – entro i quali i pubblici ministeri devono completare le loro indagini e presentare le conseguenti  richieste e i giudici devono emettere le loro sentenze.

Ma questo bisogna prima capirlo e dopo volerlo, avendo la forza di porre finalmente qualche limite ai privilegi dell’unica classe di pubblici funzionari, per i quali agli enormi poteri non si collega alcuna responsabilità.


6 Commenti

  1. Purtroppo lei ha perfettamente ragione. Se può consolarla, non è un caso singolo.
    Il vero problema della Giustizia in Italia va molto al di la delle banalità che vengono dette dagli addetti ai lavori,sia del mondo politico, che dell’ANM.
    Il provvedimento sul cosiddetto processo breve non risolve nulla, perchè una prescrizione processuale di sei, sette o dieci anni, rappresenta una ammissione di impotenza, mentre va incontro soltanto al preblema di qualche ben in dividuato imputato. La via maestra per affrontare seriamente la questione, sarebbe quella, possibile, di una radicale riforma del processo, sia civile che penale, eliminando la possibilità materiale di giudizi così lunghi e scardinando il sistema di potere che determina lo spettacolo poco edificante di denegata giustizia cui assistiamo ogni giorno.
    Bisogna restituire le indagini alla polizia giudiziaria, separare le carriere tra avvocati dell’accusa e giudici, eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale e stabilire le priorità per la trattazione dei processi, rafforzando le azioni risarcitorie per le vittime. Le sentenze dovrebbero essere di norma imediate e comunque, nei casi più complessi, da rendere al massimo entro quattro o cinque udienze ravvicinate.
    Per il processo civile basterebbe applicare le regole del rito del lavoro, rendendo i termini perentorii. Inoltre bisognerebbe aumentare la competenza per valore dei Giudici di Pace, incrementandone il numero e facendoli coordinare de un Giudice Togato, con funzioni di tutor.
    Tutto questo si potrebbe fare con pochi soldi, se solo vi fosse la volontà.
    Questi brevi cenni non sono esaustivi dello
    esame della problematica, ma dimostrano che se si vuole, la soluzione vera del problema esiste.

  2. Ma voi contrari al processo breve,avete provato mai a subire le variazioni d’umore di quei magistrati che prima di dare la sentenza, si e’ rimasti a discutere con la propria colf di come preparare il minestrone per la cena ??? Questo dopo rinvii vari per i piu’ svariati motivi che solo loro sanno. Sono 7 anni ( di patimenti famigliari e non e’ ANCORA FINITA)per arrivare ad un giudizio finale di una causa di lavoro solo perche’ la persona che ha fatto fallire una attivita’ e’ iscritta alla CGIL ?? Provare per credere….Ben venga questo benedetto processo breve.

  3. Nicolò Amato, con la solita lapidaria chiarezza, ha posto i reali termini del problema. Non è ammissibile che esista una categoria professionale, he non risponda dei propri errori, delle omissioni, degli atti illegittimi o persecutori: la urgenza sarebbe quindi quella di approvare una legge sulla responsabilità civile dei magistrati, unitamente alla perentorietà dei pempi per la durata dlle inchieste e dei processi. Tuttavia questo comporterebbe anche la netta separazione delle carriere tra PM e giudici ed il superamento dell’anacronistico principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Nel sistema attuale, di fatto, essa si riduce all’arbitrio dei PM,che sono liberi di istruire alcuni processi e di lasciarne prescrivere altri, con la semplice giustificazione del sovraccarico di lavoro.
    In realtà il modo in cui viene affrontato il problema in Italia, contraddice il significato letterale della parola stessa giustizia. La incapacità di rispondere alle richieste, sia in campo civile che penale, di chi ha subito un torto, cosiccome l’accanimento contro alcuni e l’indulgente favorire la prescrizione per altri, sono prove di denegata giustizia. Altrettanto le cosiddette leggi ad personam non solo producono mostruosità giuridiche, ma creando altre disparità, producono ulteriore sfiducia.
    La professione dell’Avvocatura si è ridotta ad un semplice esercizio di furbizia per sfuggire ai rigori della legge, anzichè, come dovrebbe essere, la nobile attività di supporto tecnico-giuridico alle ragioni del proprio assistito.
    Non dobbiamo meravigliarci se molti investimenti internazionali vengono dirottati dal nostro Paese a causa della scarsa affidabilità del nostro ordinamento giudiziario e la maggior parte di quelli realizzati contengono clausole di arbitrato internazionale.
    Il giovane ubbidiente Ministro della Giustizia, su consiglio dei propri tecnici, ha approvato una riformetta del processo civile, che produrrà ultariori complicazioni e danni, mentre sarebbe bastata una semplice norma che estendesse a tutte le cause il procedimento del lavoro, assegnando ai giudici termini perentori per la decisione ed aumentando il numero e la competenza per valore dei Giudici di Pace. Si potrebbe introdurre una nuova figura di coordinatore di detta magistratura minore, da affidare ad un giudice togato di grsnde esperienza. Tale riforma avrebbe un costo limitatissimo e risultati molto efficaci. Purtroppo prevalgono sempre le scelte più complicate, come se non si volessero risolvere i problemi.
    Non deve meravigliare che l’ANM si oppone a qualunque riforma perchè vedrebbe ridurre il proprio potere. Ma, in democrazia, ciascuno può dire quello che vuole, alla fine conta il voto del Parlamento, unico depositario del potere legislativo. Esso non dovrebbe farsi condizionare nè dai pareri più o meno legittimi del CSM, nè tanto meno dai dictat del Governo. Se esso ha accettato il ruolo di servile votificio alla mercè dell’esecutivo, non può meravigliare il giudizio negativo della maggioranza degli italiani verso laintera classe politica.

  4. Condivido in toto il discorso, ad esso aggiungerei che le opposizioni dimenticano la “loro” proposta di processo breve del 2005.
    E per una volta ho un ragionevole dubbio sul fatto che non sia una legge ad personam

  5. CONDIVIDO IL SUCCO DEL DISCORSO, MA SENTO ANCHE IL DOVERE DI AFFERMARE CHE QUESTO PROVVEDIMENTO E’ STATO FATTO SOPRATTUTTO PER I PROBLEMI CON LA GIUSTIZIA DI SILVIO BERLUSCONI .
    LA VERA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA NON E’ CERTAMENTE QUESTA LEGGE.

  6. Qualsiasi commento al c.d. “processo breve” è inutile e fuori luogo se preliminarmente non si afferma che questa legge è stata fatta (guarda caso immediatamente dopo la bocciatura costituzionale del lodo Alfano…) esclusivamente per risolvere i problemi giudiziari del Presidente del Consiglio.
    Se non si capisce (e non si comunica) questo non si è capito proprio niente.

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