Amato (Pli): Processo Breve: Ma Di Cosa Parliamo?

RedazioneLettere

Dunque,il Senato ha approvato il ddl sul processo breve. E siamo ora in attesa delle decisioni della Camera. Le polemiche sull’argomento sono comunque emblematiche della confusione e del dilettantismo con cui la classe politica affronta i temi della giustizia – e non solo questi!

Entrambe le parti contrapposte indicano esigenze meritevoli di tutela, tuttavia entrambe si dimostrano incapaci di soddisfarle in maniera adeguata e corretta. Ha ragione la maggioranza quando denuncia che una giustizia lenta e lunga come la nostra non é vera giustizia ma é una vergogna. Ma ha torto quando non capisce che se si vuole risolvere il problema in termini generali e non soltanto per alcuni imputati, il ” processo breve”non é lo strumento giusto.

Ed hanno ragione l’opposizione e la magistratura quando indicano l’esigenza di tutelare le vittime dei reati e di rispettare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Ma hanno torto quando dimenticano o non comprendono che l’allarme suscitato é mera demagogia e non ha fondamento morale se non si accompagna ad un progetto serio per contenere la durata dei processi in termini compatibili con la Costituzione e con la civiltà giuridica.

La verità é che da una parte e dall’altra nessuno mostra di sapere in che modo il problema possa essere concretamente affrontato e risolto. Non usciremo dalle lamentazioni retoriche, dai velleitarismi impotenti e dalla demagogia fin quando non si capirà che per assicurare una ragionevole durata dei processi, come la Costituzione esige, é innanzitutto e soprattutto indispensabile stabilire termini perentori e tassativi – sanzionati processualmente e/o disciplinarmente – entro i quali i pubblici ministeri devono completare le loro indagini e presentare le conseguenti  richieste e i giudici devono emettere le loro sentenze.

Ma questo bisogna prima capirlo e dopo volerlo, avendo la forza di porre finalmente qualche limite ai privilegi dell’unica classe di pubblici funzionari, per i quali agli enormi poteri non si collega alcuna responsabilità.