Democrazia negli anni venti.

Democrazia negli anni venti.

Si chiude un anno davvero strano e il 2021 si annuncia foriero di grandi incertezze e grandi novità: è presumibile che dal secondo trimestre assisteremo ad un rimbalzo importante dell’attività economica in tutto il mondo ed è verosimile che il processo di integrazione europea proseguirà a ritmo accelerato, anche perché la crisi Covid 19 ha avuto impatti asimmetrici: vincitori e vinti con conseguenti crisi e aggregazioni che porteranno alla riconfigurazione di interi settori industriali e dei rapporti di forza tra Paesi.

L’Italia – come noto – si trova ad affrontare questi passaggi, che potrebbero rivelarsi epocali, con un Parlamento e un Governo di pessima qualità e dovrà ancora una volta affidarsi allo “Stellone” e all’iniziativa dei singoli (imprenditori, manager, scienziati, professionisti, uomini di cultura… le eccellenze non ci mancano). Non possiamo contare su un “Sistema” efficiente e stiamo persino peggiorando.

Alcuni dati di fatto:
– circa 300 parlamentari appartengono ad un movimento che pone slogan come “1 vale 1” al centro della sua propaganda.
– buona parte dei ministri e dei sottosegretari degli ultimi due governi hanno CV che verrebbero cestinati all’istante in gran parte delle maggiori aziende – anche per posizioni di stagista.
– anche l’altro partito uscito vincente dalle ultime elezioni ha dimostrato di non brillare per profondità di visione politica e cultura economico-finanziaria e di avere scarsa stima di chi è competente (“i professoroni”…).
– i fenomeni di occupazione del potere a favore di amici e parenti e di “attaccamento alla poltrona” – che peraltro erano al cuore della protesta populista – persistono.
– il governo attuale è incapace di redigere un Piano Strategico di qualunque genere (ricordate la lunghissima e prosopopeica farsa degli “Stati Generali” di giugno?) e si regge esclusivamente sul timore che nuove elezioni possano produrre un parlamento ancora peggiore.

Sorge un interrogativo: gli Italiani non sono dunque capaci di votare con discernimento? Pensiero “politically incorrect” per definizione: guai a toccare il Totem dell’infallibilità del “voto democratico” o della “supremazia del “Popolo” !

Avendo visto ciò che abbiamo visto negli ultimi 3 anni la risposta non può d’altronde essere che affermativa: “gli Italiani” hanno votato male. E lo hanno fatto per superficialità e partigianeria ma anche (e soprattutto) per rabbia e per paura: molti votarono populista per “punire il PD”, molti per “cambiare – non importa come – perché peggio di così non può andare”, molti altri per “protestare contro l’Europa” o perché ossessionati dall’immigrazione o dall’imposizione fiscale.

Più in generale molti votarono (e probabilmente voteranno) populista perché in cerca di un leader che dia una chiave di lettura semplicistica ad una realtà complessa e a emergenze – spesso amplificate ad arte -indicando dei “colpevoli” e la strada del “recupero della tradizione”, come da Manuale del Populista, che abbiamo visto applicato ripetutamente durante l’ultimo secolo e che vediamo tuttora applicato in altri Paesi.

Vista la situazione attuale non si può escludere il ritorno alle urne prima dell’inizio del “Semestre Bianco”. Si può auspicare che “gli Italiani” sapranno far tesoro dello spettacolo che hanno osservato in questi tre anni… peggio di così si poteva effettivamente andare e purtroppo si può ancora peggiorare.

Un elemento che mi pare importante sottolineare è l’instabilità dell’elettorato: i personaggi (definirli leader è improprio) hanno cicli di vita brevissimi e il travaso di voti ad ogni elezione è molto forte. La base elettorale pare sradicata e alla ricerca affannosa di un interprete, di una classe politica che si faccia carico di capire la complessità del mondo e di affrontarla spiegandola agli elettori in modo obiettivo e non strumentale. Non trovandola si affida al pifferaio magico di turno.

E’ quindi necessario ristabilire il collegamento tra società e politica: la strada della democrazia diretta si dimostra ingannevole, come era facile prevedere, ed è forse ora che veri Partiti tornino sulla scena – ovviamente senza ricreare gli eccessi da partitocrazia da cui fortunatamente il nostro Paese fu in grado di liberarsi ormai quasi trent’anni fa.
Malauguratamente non è ancora dato sapere con quale legge elettorale si voterà … come meravigliarsene con un parlamento e un governo così ?

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