E’ vero che il Partito Liberale Italiano non ha mai avuto storicamente percentuali elettorali bulgare. 

Quindi forse, la definizione di “partitino piccino picciò” affibbiataci da qualche giornalista, può essere anche condivisibile.

Capisco anche, che chi é abituato a pensare in termini di quantità e di non di qualità, forse non riesca o non gli voglia dare il giusto valore che invece merita.
Che l’unità d’Italia sia un merito dei liberali, non voglio nemmeno stare a ricordarlo, che i liberali del PLI abbiano fatto parte del CLN, che abbiano eletto ben 33 esponenti all’Assemblea Costituente, che abbiano contribuito in maniera determinante alla stesura della Costituzione Italiana, che i primi due Presidenti della Repubblica, Enrico de Nicola e Luigi Einaudi vennero dalle nostre fila, è cosa, credo, nota a tutti.

Per venire a tempi più recenti, voglio ricordare che sia la legge sul divorzio che quella per l’interruzione (legale) della gravidanza portano la firma di un liberale.
Che l’istituzione del fondo di risarcimento per i danni causati dalle vaccinazioni è anch’essa opera di un liberale .
Che se non ci avesse pensato un liberale in Italia non avremmo nemmeno il 118 .
Che il minino di controllo che abbiamo sui dipendenti pubblici e sul loro lavoro, è conseguenza della legge 241 voluta dal Partito Liberale Italiano.
Che la coscrizione obbligatoria è stata abolita per opera di due ministri della difesa provenienti dal PLI, che sono, nello specifico, Antonio Martino e Carlo Scognamiglio, che fu eletto, nella precedente legislatura, alla presidenza del Senato della Repubblica Italiana.
Se questo paese ha un livello di civiltà giuridica, se pur ancora probabilmente inadeguata, è merito dei liberali.

Il PLI, partito del buon senso, della ragione e della libertà, non ha mai avuto bisogno di percentuali bulgare per migliorare questo paese.

Ah dimenticavo!
Per chi non lo sapesse o se ne fosse dimenticato, anche uno dei giornali quotidiani di maggiore diffusione sul nostro territorio, ovvero “La Nazione”, fu fondato nel 1859, da Bettino Ricasoli e da un gruppo di suoi amici. Bettino Ricasoli, noto patriota e politico, fu tra l’altro il secondo presidente del Regno d’Italia dopo Cavour ed importantissimo esponente del mondo laico e liberale dell’epoca.
Cambiare si può, anzi cambiare si deve.
Se non ora quando!
Claudio GENTILE, co-segretario politico nazionale del PLI.

1 commento

  1. Perfettamente d’accordo. Tuttavia, in politica, la legittimazione ad esistere non può essere data solo dal ricordo di ciò che fu. Il PLI deve porsi come avanguardia di un processo di rinnovamento generale della società, non solo dal punto di vista economico e politico, ma anche “metafisico”. La crisi del “teismo” e delle religioni che ad esso si richiamano (in particolare il Cristianesimo) impone una presa di posizione sul senso dell’esistenza, anche alla luce della convergenza venutasi a creare tra le teorie della fisica moderna (relatività e meccanica quantistica) e le elaborazioni di alcune correnti filosofiche (soprattutto il Neoplatonismo).

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