Il 18 febbraio 2020 per il Partito liberale Italiano è stata una giornata molto amara. Il Segretario Nazionale Giancarlo Morandi, alla vigilia del Congresso,  con un atto bizzarro ed incomprensibile ha deciso di aderire ad un neonato movimento improvvisato, dal profilo poco chiaro e guidato da persone che si sono contraddistinte per comportamenti censurabili. Inoltre, sedendo al tavolo della presidenza nella seduta fondativa di tale nuovo soggetto, ha accettato anche di assumervi un incarico di grande visibilità esterna e responsabilità, mettendosi pertanto fuori dal PLI e sottoponendosi alla conseguente umiliazione di una decisione della Direzione Nazionale, obbligata dalle norme statutarie, che ne ha decretato la decadenza, ratificando quanto controvoglia, il Presidente aveva dovuto proporre a norma dell’Art.2.8 dello Statuto stesso.

Non si era mai visto un suicidio politico talmente inspiegabile da parte di un personaggio che nel PLI aveva militato per quasi un cinquantennio e che, col consenso ed il sostegno di tutto il gruppo dirigente, ricopriva l’incarico politicamente più rilevante. L’ex Segretario  si è  in tal modo sottratto, ad una settimana del Congresso Nazionale, alla responsabilità di rendere il doveroso rapporto sulla sua gestione, onde sottoporsi al giudizio della massima assise del Partito ed eventualmente riproporsi per una conferma. La plateale decisione di aderire ad una iniziativa concorrente al PLI nell’area del centro politico liberale, con accentuazione liberista e conservatrice, assumendo in quel movimento un ruolo marginale, appare logicamente incomprensibile. Essa, che si rivela frutto di valutazioni di opportunità errate, più probabilmente non è  che la conseguenza della  nefasta influenza e del condizionamento da parte di suggeritori e consiglieri inadeguati,  animati dal desiderio di arrecare nocumento al partito liberale, ma che sono riusciti a danneggiare irrimediabilmente soltanto l’immagine di Giancarlo Morandi. Quest’ultimo forse aveva  pensato erroneamente di poter accompagnare il PLI dentro il nuovo soggetto liberista, che in modo avventuristico si era pubblicamente  proposto come il Partito Liberale 2.0, portando invece  soltanto se stesso.  Palesemente  non aveva calcolato il danno di immagine che deriva da tale maldestra operazione al PLI, ma principalmente  alla sua persona, anche di fronte  alla realistica  prospettiva di poter perdere la fiducia dei nuovi compagni di strada a causa  di una aspettativa, che invece è  stata delusa. Il risultato di tale brillante operazione politica per lui sarà  quello di aver perso il rispetto del mondo liberale di appartenenza e di dover affrontare un futuro mortificante, di fronte alla tangibile  dimostrazione che egli tra i liberali aveva un seguito trascurabile, per nulla in grado di disarticolare il pur piccolo PLI,  che invece va orgoglioso dei suoi valori e della sua storia. Infatti, il mondo liberale, smentendo platealmente tale temeraria scelta, anzi, obbedendo alle proprie regole statutarie, lo ha espulso, esponendolo ad una umiliazione che non ha alcun precedente nella lunga storia dei liberali.

Il PLI è addolorato, perché ogni risorsa perduta rappresenta una sconfitta ed un indebolimento, ma principalmente perché contraddice la tradizionale fedeltà del mondo liberale alla propria bandiera e la speciale ragione di una appartenenza, che é sempre stata considerata come unr privilegio dell’anima, nascosto in uno speciale scrigno segreto,  nel quale custodiscono i propri sentimenti quei particolari individui, che hanno il nome di liberali  perché naturalmente  innamorati della libertà ed,  in nome di essa, sentono il dovere di un impegno politico concreto nella sua Patria naturale, che è il PLI, ancorché riservata oggi a pochi.

Il Partito Liberale, forte dei propri cento anni di storia andrà avanti. Chi, come l’ex Segretario, e non è il primo, ha preferito esporsi alla gogna o, nella migliore delle ipotesi, ad un miserabile oblio, conseguenza di un ultimo vile gesto di fuga dalle responsabilità, non potrà che registrare quanto fosse effimera l’illusione di trarre qualche vantaggio dalla nuova collocazione. È  facile prevedere come il suo destino non potrà essere che quello di una progressiva marginalizzazione per l’insuccesso di un’operazione politica, che avrebbe dovuto portare il PLI o numerosi liberali al proprio seguito, mentre invece è arrivato da solo e si è consegnato come un ostaggio, assegnando il destino dello stesso  mantenimento del modesto ruolo politico attribuitogli soltanto alla benevolenza degli estranei, cui ha deciso di affidarsi.