Sono giorni difficili per Venezia e i veneziani: l’acqua alta della scorsa settimana, che ha toccato i 187 centimetri al suo picco, ha paralizzato un’intera città, distrutto negozi, abitazioni e tesori di inestimabile valore. Tutto il litorale veneziano è in ginocchio e nell’isola di Pellestrina, che è stata letteralmente sommersa dalla marea, due anziani sono morti.

Di fronte a una tragedia di queste proporzioni, di fronte alle immagini di quella che fu la Regina del mare che, quasi per contrappasso, viene inghiottita dalla violenza del mare, non è possibile restare indifferenti, non è possibile credere che dopotutto si tratti di una calamità come tante e che spetti solo ai veneziani occuparsene. Non è una questione di indifferenza morale, quella purtroppo dipende dalla sensibilità delle persone, ma di indifferenza politica.

La politica, oltre a esprimere vicinanza ai residenti e cordoglio per le vittime, deve essere protagonista della rinascita di Venezia, dando alla città gli strumenti per sopravvivere all’impatto con la modernità.

Venezia può essere preservata in tutta la sua unicità solo rispondendo a due esigenze fondamentali, in parte conflittuali, tra cui va necessariamente trovato un compromesso: da un lato la difesa dell’ambiente lagunare, dell’equilibrio precario tra terra e acqua e del patrimonio storico-artistico, dall’altro la necessità di non chiudersi del tutto alla modernità, di non porre eccessive quanto irrealistiche restrizioni al turismo, di non trasformare la città in una “piaga magnifica del passato”, come avrebbe detto Marinetti. Né museo a cielo aperto né città di bottegai, artigiani e marinai, ma una Venezia del XXI secolo, con una solida identità e nuove prospettive.

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