Il mio cuore è lacerato da anni come amico del popolo venezuelano ed in specie della grande comunità di origine italiana, parte della quale è orgogliosa di mantenere il passaporto del nostro Paese. Gli italiani in Venezuela sono circa un quarto della popolazione. Ovviamente, pur con molti matrimoni misti, rappresentano la seconda comunità di origine Europea, dopo quella spagnola. Molti nostri connazionali, un tempo emigranti, hanno lavorato duro e si sono fatti avanti, raggiungendo posizioni sociali ed economiche di tutto riguardo. Per sei anni ho molto assiduamente frequentato quel lontano Paese e la comunità dei nostri connazionali, avendo potuto disporre della proprietà di una casa di vacanze in uno dei luoghi più  belli del mondo. Il Venezuela era libero e ricco a causa delle sue immense risorse petrolifere. Probabilmente gli Stati Uniti, come è accaduto spesso in Centro e Sud America, hanno del tutto sbagliato politica, favorendo speculatori ed affaristi. A sua volta l’Europa ha fatto poco o nulla per esportare il meglio della propria cultura democratica e del proprio spirito di libertà. La miseria delle popolazioni di origine India confinate nelle fatiscenti periferie e la debolezza delle Istituzioni venezuelane hanno quindi favorito il colpo di Stato comunista di Ugo Chavez, sostenuto da Castro, che ha affiancato al dittatore un gruppo dirigente cubano. Con il solito sistema populista di distribuire un po’ di cibo ai derelitti delle favelas, dediti soltanto alla delinquenza comune ed al traffico di droga, Chavez si è assicurato il consistente sostegno elettorale della popolazione di origine india, oltre che della ben pagata burocrazia e della feroce polizia, cui sono consentiti ogni forma di corruzione e sopruso. Un Paese che ha cancellato la stampa libera, discriminato le classi produttive, arrestato e sovente fatto uccidere quegli oppositori che non sono riusciti a riparare all’estero, ha esercitato un potere dittatoriale assoluto, grazie alle prevaricazioni della polizia e dei funzionari governativi corrotti, cui ha permesso di fare i loro affari e di consumare soprusi al di fuori ed al di sopra della  legge e delle regole. Morto Chavez per un cancro devastante, il potere è stato assunto dal suo autista, Nicolàs Maduro, che lo ha esercitato con maggiore durezza, consentendo che dilagasse ulteriormente la corruzione e permettendo che, con la complicità della polizia, l’attività più redditizia nelle impenetrabili favelas, ancor più che il traffico di droga, fosse il sequestro di persona a scopo di ricatto. La situazione nel tempo è diventata invivibile. Le industrie hanno chiuso, le attività commerciali altrettanto, o comunque languono, il pericolo nelle strade ha raggiunto livelli inimmaginabili, principalmente per la complicità nei rapimenti delle stesse forze di polizia. Oltre tre milioni di cittadini sono fuggiti e coloro che non hanno potuto, manifestano nelle piazze e si sono stretti attorno all’unico organo democratico, dichiarato illegittimo dal dittatore, che è l’Assemblea Nazionale, i cui principali leader sono in carcere o in esilio. Infine il Parlamento ha deciso di eleggere Presidente Provvisorio, con lo scopo di indire immediate elezioni democratiche, il suo Presidente Juan Maidò. Tutto l’occidente  ed il mondo civile ha dato la sua doverosa solidarietà ad una sacrosanta rivolta popolare in nome della democrazia  e della libertà, contro una delle dittature più feroci ed ignobili della storia. Soltanto l’Italia non si è allineata alla posizione delle altre democrazie del vecchio Continente e non ha rafforzato il voto, quasi plebiscitario, del Parlamento Europeo. È di dominio pubblico infatti che il Movimento Cinque Stelle, in passato sia stato finanziato da Chavez e che oggi non possa assumere una diversa posizione da quella del sostegno al dittatore, che si richiama agli stessi principi comunisti castristi, cui si ispirano i pentastellati. A dir poco sorprende che la Lega, partito di ben diverse tradizioni e cultura, per non incrinare l’alleanza di Governo, abbia subito l’imposizione degli alleati,  accettando di non fare allineare i propri eurodeputati a quelli degli altri Stati europei nella condanna del regime ed a sostegno  della legittimità dell’iniziativa del Parlamento, che ha affidato la reggenza al suo Presidente Jouan Maidò per convocare immediate elezioni democratiche. Non solo, ma, in seno al Governo italiano, nulla ha fatto per aderire, insieme alle altre Nazioni europee ed in sintonia  col forte ed accorato invito del Capo dello Stato,  alla condanna del dittatore Maduro ed alle conseguenti iniziative per il ripristino delle garanzie  democratiche, evitando il rischio di una devastante guerra civile.

I liberali italiani sono con il popolo venezuelano in lotta per la libertà.