Caro Direttore,

ho letto con piacere l’editoriale a sua firma sull’edizione domenicale de “Il Giornale” sotto il titolo “Ma un liberale non sarà mai nazional populista”. Non solo concordo, ma apprezzo il riferimento alla tuttora consistente presenza nell’elettorato borghese di una componente liberale, forse persino maggioritaria. Da oltre un ventennio teniamo in vita il Partito Liberale Italiano, di cui sono stato lungamente il Segretario ed oggi il Presidente, con la precisa intenzione di preservare una importante tradizione culturale, politica e morale, che ha avuto anche una parte non secondaria nella nostra storia Nazionale.

L’acuta riflessione contenuta nel suo articolo di fondo impone una domanda: come mai la componente liberale, che Lei stesso ricorda essere stata fino a poco tempo fa maggioritaria nel centro destra, si va assottigliando? Mi permetto di tentare una risposta, certo non del tutto esaustiva, ma che certamente contiene elementi di indiscutibile verità. Fino ad un certo punto, come sono solito dire, i Partiti avevano un cognome, che faceva riferimento all’insieme di valori dai quali erano ispirati ( comunisti, liberali, democristiani, socialisti, fascisti). Dopo il 1994 tali denominazioni, rappresentative di un insieme di ispirazioni identitarie, sensibilità programmatiche, condivisione di comuni utopie, vennero cancellati. I nuovi soggetti politici assunsero nomi di fantasia. Ne portano la maggiore responsabilità certamente i congiurati di “mani pulite”, ma anche quelli che si sono definiti innovatori, ed in primo luogo Achille Occhetto e Silvio Berlusconi. Da quel momento le scelte politiche non avvennero più, quasi del tutto, sulla base degli ancoraggi ideali, ma delle promesse elettorali, a volte, anzi troppo spesso, illusorie. Negli ultimi tempi tale pratica ha assunto livelli di indecenza! Anche la stessa distinzione tra destra e sinistra, come Lei m’insegna, non ha alcun riferimento nel pensiero politico mondiale, semmai è più che altro il riferimento ad un generico sentimento.

Il PLI, nel silenzio assordante che lo circonda, continua a tenere in vita una tradizione rigorosamente identitaria. Non crede, caro Direttore, che se quel che rimane del Centro destra ed in particolare Silvio Berlusconi, anziché considerarci “quantité negligeable”, ci riconoscesse il ruolo che storicamente meritiamo, l’espansione a dismisura del nazional populismo dilagante potrebbe risultarne frenata?

La ringrazio per l’attenzione. 

Roma, 15 ottobre 2018                                                                   

Stefano de Luca

 

1 commento

  1. Noto che nella sua missiva a Sallusti ha volontariamente dimenticato i Repubblicani. A dimostrazione che l’area liberale e democratica in Italia è morta anche per l’insipienza dei suoi rappresentanti. Che ai populisti si sono sempre alleati, anche di recente. Anche – e soprattutto – il PLI. Appoggiati dalla stampa liberale. Anche e – soprattutto – il Giornale.

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