Ritengo sia importante evidenziare e mettere in chiaro un aspetto, in merito al senso ultimo della “riedizione” della componente chiamata “Autonomia Liberale” in seno al PLI, della quale facevo parte anche io nel lontano, lontanissimo, ormai credo pure prescritto, 1986.

Che senso ha rieditare una corrente interna così?

In un mio articolo precedente sul quotidiano online Rivoluzione Liberale facevo un plauso riguardo alle correnti interne dei partiti politici, ma la ratio del mio plauso era ed è finalizzata a scopi migliorativi .

Ha senso di esistere una corrente interna in un partito piccolo e privo di una adeguata struttura organizzativa,  solo se è proiettata a voler portare un contributo di dialettica e critica costruttiva all’interno del PLI,  che ha necessario bisogno di crescere ed allargare i propri consensi; se invece la corrente vuole essere solo fonte di contraddittori sterili o di spaccature interne il risultato finale è renderlo ancora più piccolo e creare micro- divisioni inutili e dannose che ne bloccano la crescita.

In questo ultimo caso mi chiamerei fuori dal partecipare ad una corrente e rivendicherei come ho sempre fatto anche in passato, l’importanza dell’Unita’ Liberale e dei Liberali.

Ad oggi,  in una condizione in cui il PLI di certo non è strutturato come in passato, non ha militanti organizzati e presenti in quasi tutte le città italiane, ancor  di più gli scopi di una corrente interna devono essere tesi ad essere collaborativi e forieri di una volontà costruttiva per allargare i consensi .

Il PLI ha una reale e concreta esigenza di alzare il profilo ed il livello delle sue discussioni interne, di rendersi autorevole espressione del pensiero Liberale all’esterno e questo è un percorso virtuoso che dobbiamo assolutamente seguire e perseverare mettendo al bando qualsivoglia “bega”di basso profilo che nuoce  sull’ampliamento dei consensi.

Se è vero che il fine ultimo di una corrente è rappresentare in maniera più incisiva un pensiero politico, nel caso di Autonomia Liberale rimarcare il posizionamento a destra del PLI, anche a seguito del successo amministrativo romano, vero è anche che la corrente non deve essere uno strumento di disturbo, deve essere uno strumento di arricchimento di cultura Liberale, un contributo positivo all’ampliamento della militanza.

Personalmente ritengo che ogni approfondimento politico sarà possibile solo dopo il referendum, perché nel caso (speriamolo) di vittoria del NO, allora il PLI potrebbe perfino pensare di realizzare con le proprie forze un risultato elettorale tale da superare lo sbarramento, ma se vincesse il SI allora le strategie da porre in campo sarebbero diverse e dovremo affrontare una strada in netta salita purtroppo ma in entrambe i casi l’appello ai Liberali per la loro unità diverrà ancora più fondamentale ed irrinunciabile.

1 commento

  1. Francamente, ritengo che la creazione di una “corrente” significhi realizzare una realtà che si differenzia, in particolari argomenti e valori, dall’essere di un partito. Di contro, ritengo che l’esternazione dei propri pensieri, motivati e dimostrati, possano contribuire, nella dialettica interna, a meglio affrontare i vari problemi che si devono affrontare.
    Confronto costruttivo, dialettica, saper ascoltare i pensieri degli altri, senza isolarsi nei propri, questo il concetto di “partecipazione” attiva a migliorare le cose.

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