On. Ministro Del Rio,

apprezziamo l’intento del governo di ridurre gli sprechi e limitare le spese che si possono evitare. Come le ha già precisato la Sen. Orrù, nella sua recente interrogazione parlamentare, non si deve, però, risparmiare sulle potenziali vie di sviluppo, come quelle che accelerano i contatti, le comunicazioni e gli scambi culturali e commerciali. I porti, in particolare il nostro, sono tra quelle attività che dovrebbero essere potenziate non ridotte. Anzi, tutto ciò che può rallentarne o ostacolarne il ritmo va rimosso. Limitarli non è un risparmio, ma una perdita di occasioni. Nelle condizioni in cui il paese versa, nessuno ha il diritto di sprecarne.

Ecco perché non è di intralcio, ma piuttosto di insostituibile aiuto, la presenza di esperti locali a pieno titolo nel comitato di gestione delle rispettive autorità portuali. Non è saggio penalizzare le città che ne hanno le possibilità in un momento in cui il paese è alla ricerca di nuovi sbocchi.

Tenga pure presente, caro Ministro, che le città portuali, come la nostra, sono deluse da promesse di rilancio e sviluppo mai mantenute e da politiche assistenziali che non creano ricchezza. Penalizzate dalla presenza, più che altrove, di organizzazioni malavitose, avvertiamo la necessità di contribuire, con le nostre potenzialità, alla crescita del territorio. Non tarpateci, quindi, le ali. La Sicilia e soprattutto Trapani hanno la possibilità di aprire relazioni con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo per avviare un processo di maggiore benessere e persino per migliorare i rapporti diplomatici. Ci consenta, se non l’autorità portuale, almeno di contribuire con la nostra esperienza a una certa autonomia decisionale per poter sviluppare le nostre doti naturali. Le esercitiamo da tre o quattro millenni – dai tempi dei Fenici – e potrebbero essere utili non solo alla città, ma all’intero paese. Ecco perché è assolutamente necessario che del comitato di gestione dell’autorità faccia parte un rappresentate della città. Negarcelo equivale a danneggiare l’economia del paese, non solo la nostra.

Distinti saluti

Francesco Paolo Priulla