I ballottaggi di domenica prossima hanno progressivamente perduto il loro valore civico, salvo alcune ostinate insistenze del M5S intorno a temi squisitamente cittadini. In realtà sempre più si stanno manifestando come una sorta di anteprima, su campioni molto significativi, dello scontro che si svolgerà in ottobre sulle riforme istituzionali.

Il PD, ormai un partito padronale, clamorosamente sconfitto a Napoli per l’arroganza di una candidatura imposta, anche a dispetto di un’altra, sicuramente più gradita alla comunità locale, (che rappresentava la storia trentennale della sinistra napoletana)  ha fatto ricorso a metodi clientelari, voto di scambio, persino consensi acquistati, su cui è dovuta intervenire la magistratura. Il paradosso è che chi ha voluto ed imposto tutto questo minaccia commissariamenti, quindi ci auguriamo cominciando da se stesso, come maggiore responsabile del disastro.

A Milano per proteggere l’immagine del candidato PD, faticosamente si cerca di ritardare l’inevitabile scoppio della bomba per la corruzione, gli sprechi, la cattiva gestione di EXPO, che ha lasciato immense ferite nel bilancio ed imporrà alla magistratura di tornare ad occuparsene.

A Roma, scomparsa la politica, cancellato ogni progetto di qualche respiro, si fa girare a vuoto come una marionetta un candidato non adeguato e privo di qualunque autonomia.

Persino una persona di esperienza come Fassino, al pari degli altri, viene messa in difficoltà dalla imprudente minaccia del Governo, attraverso i suoi più autorevoli esponenti, che in caso di sconfitta dei candidati PD, le città non avranno i soldi per realizzare i progetti e le opere pubbliche necessarie ed a volte già avviate.

In tali condizioni oggettive, è istintiva la reazione naturale dei liberali di propendere a sostenere candidati alternativi, chiunque siano, certo con maggiore sintonia verso quelli del centro destra unito, rimanendo tuttavia perplessi per l’ingenuità di apodittiche affermazioni, frutto della mancanza di esperienza dei candidati pentastellati. Pertanto, salvo i casi delle alleanze stipulate in termini espliciti con aspiranti sindaci di area moderata o liberal-democratica, l’orientamento dei PLI è quello di invitare i propri aderenti ed elettori ad astenersi o votare scheda bianca, pur tenendo ben presente il rischio di favorire indirettamente il renzismo rampante e quindi non escludendo a priori che gli elettori liberali, autonomamente e in piena Libertà, possano decidere di orientarsi verso la scelta che ritengano meno peggiore. Il che, a parte ogni valutazione di coerente appartenenza ideale, ovviamente in un ballottaggio sarebbe comprensibile.