Giancarlo Cremonesi è stato indicato dal Partito Liberale Italiano come il candidato ideale a divenire il Sindaco di Roma, perché è un esperto e corretto manager, un imprenditore perbene e di successo, un liberale.
Tre buone ragioni per sceglierlo come rappresentante ideale dei moderati e di coloro che abitualmente disertano le urne per disgusto della politica, oggi sconvolti dalla vicenda di mafia capitale e dallo spettacolo indecoroso offerto dalle maggiori forze politiche nella ricerca di nomi improbabili ed, a volte, impresentabili.
Il silenzio assordante sulla sua candidatura a Sindaco proposta dal PLI, è un segno inequivocabile del degrado della politica asserragliata in un fortino inaccessibile dal quale emergono proposte improbabili, amplificate dal becero servilismo, salvo poche lodevoli eccezioni, dei media, che si ostinano a ritenere che tali scelte siano competenza esclusiva dei Palazzi della politica ufficiale e non riguardino i cittadini.
Il referendum proposto dalla Lega di Salvini, sia pure con i nomi di cinque candidati scritti sulla scheda e di una sola casella in bianco per consentire all’elettore liberamente di esprimere una sua preferenza, potrebbe essere l’occasione buona per far convergere l’orientamento di molti semplici elettori su Giancarlo Cremonesi, rompendo così un clima paludoso in cui tutto sembra deciso, trasformando ancora una volta il voto popolare nel solito inutile rituale.

 

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