Quella appena trascorsa va archiviata come una settimana da dimenticare. Gli ultimi giorni non hanno soltanto spazzato via una montagna di miliardi con il crollo delle borse europee, ma la nuova strage di migranti affogati in Egeo, principalmente bambini, ha fatto registrare un tragico bilancio di gran lunga più drammatico di vite umane perdute.

In Italia la decisione di coprire i nostri grandi capolavori per un presunto rispetto dei gusti e delle inclinazioni in campo artistico-religioso dell’ospite iraniano, é stata una vergognosa prova di servilismo, che ha umiliato il Paese. Ancora più grave è stata l’omertosa vigliaccheria, che non ha consentito all’opinione pubblica di sapere chi fosse stato il demente analfabeta, certamente di livello politico, responsabile della scellerata decisione. L’apposizione di quei veli, ha simbolicamente sepolto Rinascimento ed Illuminismo, insieme all’orgoglio nazionale per quelle correnti artistiche e di pensiero che hanno fatto grande il nostro Paese, privilegiando, ancorché non richiesta, la genuflessione verso l’ospite, arrivato in Italia con un cospicuo pacco di commesse per le aziende Italiane.

Renzi, a propria volta, aveva alzato la voce nei confronti dell’Europa in occasione della richiesta di un contributo italiano per gli stanziamenti in favore della Turchia. L’obiettivo del Premier era quello di ottenere che le somme da versare al regime di Erdogan fossero conteggiate al di fuori del deficit di bilancio consentito, unitamente ad una maggiore flessibilità, già richiesta con la legge di stabilità, ancora sotto osservazione a Bruxelles e che Junker non vuole riconoscere. L’incontro di Berlino con Angela Merkel non sembra abbia sortito il risultato sperato, se non per quanto riguarda la promessa di caldeggiare un parziale ammorbidimento, ma in misura notevolmente inferiore a quanto preteso.

Il Presidente del Consiglio, per una volta, avrebbe avuto politicamente ragione se la sua impuntatura avesse fatto riferimento alla inaffidabilità democratica di Erdogan, ed, in particolare alla doppiezza del suo comportamento nell’ambito del complesso scenario siriano, dimostrando disinteresse per la guerra contro Daesh. L’obiettivo primario del Califfo ottomano appare soltanto quello di contrastare i Curdi ed affermarsi come principale potenza regionale, fino a decidere l’abbattimento di un aereo militare russo, che ha determinato una crisi internazionale pericolosissima.

Da parte italiana non sono state sollevate problematiche politiche, mentre è palesemente emerso che l’obiettivo era soltanto quello di ottenere un margine ulteriore per il proprio deficit di bilancio, includendo anche la quota da versare alla Turchia all’interno del margine di flessibilità. Ancora una volta il Governo, rifiutando di por mano alla spending review, ha dimostrato di puntare tutto su una smisurata spesa pubblica, che pone altro debito sulle spalle delle future generazioni, pur di non scontentare nessuna delle numerose clientele da cui il PD attende consenso elettorale a spese dell’erario ed in barba alla promessa riduzione della smisurata pressione fiscale.

Renzi, senza passare da una doverosa crisi, ha sostanzialmente modificato il volto e la composizione della maggioranza parlamentare, incassando il voto dei “responsabili” verdiniani, sia sulla riforma costituzionale che per respingere la mozione di sfiducia per la squallida vicenda dei “Boschi dell’Etruria” e degli altri Istituti bancari falliti. Successivamente, con il rimpasto, ha distribuito posti nel Governo agli oppositori interni del PD, apparsi più disponibili ed agli alleati nervosi del NCD e Sciolta Civica, in modo di assicurarsi la tregua necessaria a far approvare la legge sulle Unioni Civili, molto contestata dagli ambienti clericali e conservatori.

Il rampante Premier con una maggioranza più spostata a destra, potrebbe avviarsi con maggiore tranquillità verso il traguardo del referendum, politicizzandone il significato, quale scelta tra Governo ed opposizione, tra volontà di innovare e ancoraggio a quella che apoditticamente viene definita una visione conservatrice.

Se dovesse superare in qualche modo l’ostacolo europeo e riuscire ad ottenere un successo nel referendum, il Presidente del Consiglio si riserverebbe di modificare o meno la legge elettorale. Infatti, al fine di rafforzare l’attuale Alleanza della Nazione con il magmatico Centro alfaniancasiniano verdiniano, a seconda della convenienza del momento, potrebbe imbarcare gli alleati neodemocristiani in una lista unica del Partito della Nazione, oppure, modificare l’Italicum per far attribuire il premio di maggioranza alle liste coalizzate, ove le forze minori fossero in grado di riunirsi in un unico soggetto, che apparisse in grado di superare lo sbarramento del tre per cento. In tal modo potrebbe ricostituire la stessa attuale alleanza nella prossima legislatura con il preciso obiettivo di neutralizzare l’ostilità della componente parlamentare della minoranza del PD, che dovesse risultare eletta, ancora ostile al progetto renziano .

Tale strategia dimostra che, nonostante le forzature in termini di democrazia, il combinato disposto della riforma costituzionale e della legge elettorale non sono sufficienti, come invece è stato proclamato solennemente, ad individuare con certezza la sera dello spoglio, il vincitore delle elezioni. Infatti resterebbero ancora da regolare i conti col dissenso interno al partito di maggioranza, da neutralizzare con una coalizione allargata, che possa utilizzare il sempre pronto Centro post e neo clericale a compiere il sacrificio di occupare altre poltrone per salvare Il Governo. Quel che rimane dell’antico PCI nel nuovo partito a trazione renziana, non appare ancora pronto allo auspicato ulteriore spostamento a destra della coalizione della Nazione e ad un patto esplicito di legislatura e non clandestino come oggi, con i “responsabili” verdinaiani, che nei prossimi mesi cresceranno ancora. Fino ad allora assisteremo all’equilibrismo ipocrita della convivenza di due maggioranze diverse ed alternative a sostegno dell’Esecutivo.

Tratto da Rivoluzione Liberale