Dopo il successo, anche se non straordinario, della radunata di Piazza del Popolo, organizzata da Salvini in compagnia della estrema destra, anche la nuova manifestazione della ”coalizione sociale” di Landini ha suscitato un richiamo, pur sempre di una certa consistenza, ma inferiore a quanto avveniva in passato per quelle analoghe della sinistra sindacale tradizionale, forse a causa della tiepida adesione della CGIL.

Meglio di così a Renzi non poteva andare. Due formazioni di dimensioni limitate si preparano a schierarsi sui versanti estremi dello scenario politico italiano, lasciandogli libere le immense praterie elettorali del centro. Egli potrà pascolare a suo piacimento all’interno di tale area, anche grazie al progressivo, ma inesorabile, disfacimento di quel poco che rimane sul fronte delle cosiddette forze moderate.

Alleanza Popolare piace pochissimo ed, in ogni caso,  il presidente del Consiglio ne ha avviato l’annientamento  con l’emarginazione dell’UDC ed il siluramento di Lupi, che, come Ministro di Comunione e Liberazione, rappresentava la componente più forte ed organizzata della destra cattolica. Le conseguenti divisioni interne a NCD stanno completando il lavoro di disintegrazione di un movimento, nato esclusivamente con l’obiettivo di occupare posizioni di potere. I due ministri superstiti di tale partito costituiscono proprietà privata del Presidente del Consiglio, in quanto la Lorenzin è ormai, di fatto, passata al PD, anche se non è arrivata la comunicazione formale, come è avvenuto il mese scorso per la Giannini, che era l’unica rappresentante in Consiglio dei Ministri di Scelta (ormai quasi disciolta) Civica. Alfano a sua volta, come risulta a tutti evidente, è prigioniero di Renzi, nella speranza di ritardare quanto più possibile la fine, ormai segnata, della propria carriera politica.

I dissidi intestini di Forza Italia, anche questi, almeno in parte, provocati dallo stesso Capo del Governo, completano il quadro desolante di un’area in fase di smobilitazione. All’interno di tale partito si è ormai avviata la disperata logica del si salvi chi può,  resa evidente dai contrasti quotidiani tra i notabili. Tuttavia la causa principale della caduta nei sondaggi, consiste nel crollo di credibilità del suo leader storico, che deve fare i conti con l’anagrafe, con gli assalti giudiziari che non sono terminati e con la necessità di dare la priorità agli interessi del proprio gruppo industriale, rispetto a quelli del Paese, avendo deciso di avviare la trasformazione della propria formazione politica da partito genericamente padronale in partito ad esclusivo interesse aziendale.

Il vitaminico bullo fiorentino dorme tra due guanciali e lavora per accelerare l’approvazione di una riforma costituzionale ed elettorale che gli consentiranno di minacciare in  qualunque momento elezioni anticipate, che lo incoronerebbero padrone assoluto. Eliminato il Senato, una Camera eletta con un enorme premio alla prima lista e deputati nominati, renderebbe le opposizioni frastagliate ed insignificanti, spostando tutto il potere su Palazzo Chigi. Questo significherebbe, di fatto, l’annientamento del ruolo del Parlamento, che si trasformerebbe esclusivamente in luogo di ratifica.

Al medesimo tempo, perdendo l’attuale potere di nomina del Capo del Governo e di arbitro delle Crisi, anche la figura del Presidente della Repubblica diverrebbe quasi esclusivamente decorativa, mantenendo il limitato potere di negare la firma sui Decreti Legge ritenuti carenti delle prerogative di necessità ed urgenza. Successivamente anche il ruolo della magistratura verrà ridimensionato, se non saranno recepiti i chiari segnali già inviati alla corporazione dal giovane e spregiudicato Premier.

La stampa è già nelle sue mani e la preannunciata riforma della RAI metterebbe l’Ente definitivamente alle dipendenze del Governo, senza incidere su sprechi e clientele. Rischiamo paradossalmente di dover  rimpiangere l’attuale assetto lottizzatorio, affidato al Parlamento e contro cui abbiamo condotto una lunga battaglia politica. Infatti la Legge Gasparri, se non altro, garantisce un minimo di pluralismo tra le forze rappresentate in seno alla Commissione di Vigilanza.

Ci auguriamo che le Camere vogliano bocciare tale pericoloso disegno. Da parte nostra, insisteremo per la vendita ai  privati di un servizio pubblico, che non è tale, al fine di realizzare a favore delle casse dello Stato un ricavato consistente, che potrebbe contribuire a ridurre il debito pubblico. Al medesimo tempo, insisteremo per procedere alla liberalizzazione, che comporterebbe l’eliminazione dell’anacronistico balzello del canone ed offrirebbe ai telespettatori un maggiore margine di scelta nel delicato settore dell’informazione televisiva, dello spettacolo e dell’intrattenimento culturale.

Tratto da Rivoluzione Liberale