Intervista al Prof. Edward Luttwak, economista, saggista e politologo statunitense.

Crescenti tensioni internazionali, macro conflitti in Libia e Ucraina, prezzo del petrolio in calo e crollo del mercato emiratiano: come sviluppare la nuova strategia dell’imprenditoria tutta e dell’oreficeria aretina alla luce delle sfide di inizio 2015? Un seminario dal titolo: “Imprese aretine e internazionalizzazione: dazi, globalizzazione e nuove sfide. Quale ruolo per l’Ice?” Promosso dalla sezione Siena – Arezzo del Partito Liberale Italiano e da Alleanza per Arezzo

Secondo le ultime rilevazioni, la crisi in Libia costa alle imprese italiane fino a 400 milioni di euro al mese, tra mancate commesse e interruzioni di lavori già avviati. Un evidente danno per le imprese italiane chiamate, non solo a fronteggiare il dato generale relativo alla crisi economica e quello atavico della pressione fiscale, ma anche l’attuale immobilismo che impedisce all’Unione Europea di risolvere razionalmente i due fronti “caldi” come Tripoli e Minsk. Il mercato estero resta il bacino dove concentrare sforzi e proposte, è il ragionamento dell’on. Daniele Toto, uno dei promotori dell’evento, nella consapevolezza che il tutto andrà calibrato anche in relazione a come la diplomazia si muoverà, non solo riguardo ai fronti di guerra, ma anche ai riverberi che già si sono concretizzati per le nostre imprese. La nuova scommessa all’orizzonte sembra, quindi, essere quella dei Paesi Brics che in prospettiva nel prossimo lustro dovrebbero produrre circa duecento milioni di nuovi ricchi, a cui l’eccellenza del made in Italy, incarnata dal settore aretino, ha l’obbligo di rivolgersi. “L’evento – riflette Silvia Chiassai – alla presenza di un parterre composto da imprenditori, commercianti ed amministratori, sarà utile per ragionare su una specificità italiana locale, il settore dell’oro, ma declinandola in ambito internazionale, grazie al ruolo e alla presenza delle aziende italiane in Libia, dell’Ice, e soprattutto alla luce delle nuove crisi geopolitiche che ne influenzano lo sviluppo. L’obiettivo non può che essere mettere l’accento sulle strategie, articolate e di lungo respiro, che devono contraddistinguere una politica a favore delle realtà locali. Contrariamente si svilirebbe un immenso patrimonio – storico e commerciale – di imprese che tutto il mondo ci invidia e che non possiamo permetterci di lasciare isolate.

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testo tratto da: La Nazione