In data 21 febbraio l’On. Catalano, l’On. Toto ed il Segretario Regionale del PLI Abruzzo Mauro Chilante hanno tenuto a L’Aquila una conferenza stampa per illustrare l’interrogazione, a firma dell’On. Catalano, che il PLI ha presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri lunedì 16 febbraio in merito al dl che dovrebbe essere discusso presto in Parlamento e concernente la ricostruzione dell’Abruzzo.

Questa conferenza ha rappresentato l’inizio di una azione continua che il PLI vuole svolgere in merito alla questione della ricostruzione e che sarà costante ed attenta.

Il Segretario Regionale
Mauro Chilante

Interrogazione Abruzzo

Tg Regionale Abruzzo, 22/02/2015

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Articolo tratto da AbruzzoWeb:

RICOSTRUZIONE: I LIBERALI ARRABBIATI, ”GOVERNANCE NON SIA PRIVATA”

L’AQUILA – “L’Aquila è un caso anomalo nella storia delle ricostruzioni post-sisma. La testa dell’organizzazione della ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del cratere simico va spostata da Roma alla Regione Abruzzo. Serve una nuova governance, perché siamo di fronte a un modo autonomo e privatistico di gestire la ricostruzione”.

Sono d’accordo sull’analisi e sulle responsabilità più gravi della situazione in cui si trova il capoluogo d’Abruzzo terremotato, Ivan Catalano, ex Movimento 5 Stelle, dal novembre dell’anno scorso membro del Partito Liberale Italiano alla Camera dei deputati, Daniele Toto, coordinatore nazionale del Pli, e Mauro Chilante, responsabile abruzzese del Pli, intervenuti oggi all’Aquila in conferenza stampa.

I tre esponenti del Pli hanno puntato il dito contro alcuni aspetti cruciali della ricostruzione post-sisma, come ad esempio la proposta di legge che riguarda la ricostruzione stessa, ma anche la proposta di legge sull’Aquila capoluogo, ‘creatura’ del presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e del consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci.

In particolare, attraverso una interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri inviata lunedì scorso da Catalano, il Pli ha chiesto al governo, su uno dei punti più pesanti della proposta di legge, la cosiddetta “Legnini”, sulla ricostruzione, la “white list”, la lista bianca delle imprese che serve per evitare infiltrazioni mafiose, “se non ritenga opportuno, al fine di garantire la massima trasparenza, che la futura white list venga anche resa pubblica, per espressa disposizione legislativa”.

Un altro capitolo pesante, se non pesantissimo, è quello degli amministratori di condominio e del fenomeno delle “triadi”, cioè  di quella parte di filiera degli appalti milionari della cosiddetta ricostruzione privata che vede gli amministratori di condominio come figure centrali e che vanno a comporre “coppie” o, appunto, “triadi”, con imprese e/o progettisti che si aggiudicano sistematicamente le ghiotte commesse, come denunciato da AbruzzoWeb sin da 5 anni fa, poco tempo dopo la sua nascita e con le ferite del sisma del 6 aprile 2009 ancora calde.

La legge “Legnini” fissa regole di controllo molto più dure in questo senso, ma i liberali chiedono al governo di prendere in considerazione la possibilità che “la cabina di regia della ricostruzione venga incardinata presso la Regione Abruzzo, incaricando il presidente delle necessarie responsabilità”.

Il tutto nell’ottica dell’applicazione del principio di sussidiarietà, ma anche per “confermare prassi amministrativo-scientifiche già consolidate ed applicate coerentemente in ogni sisma precedente ma anche successivo a quello aquilano”.

“Di fatto – le parole di Catalano – viene impedita la concorrenza delle imprese del territorio. E allora, è necessario reiterare controlli e interrogazioni parlamentari”.

“In Regione manca un contatto con Roma – aggiungono Chilante e Toto – anche se il ruolo di Giovanni Legnini, che aveva la delega a sottosegretario di Stato all’Economia con delega alla ricostruzione, fino al suo passaggio alla vice presidenza del Consiglio superiore della magistratura, è stato senza dubbio positivo”.

Sulla recente nomina di Paola De Micheli in quella che era stata la “poltrona” di Legnini, Chilante non ha dubbi: “Non conosce il territorio, ma non solo. Un sottosegretario è una persona transeunte, noi abbiamo bisogno di strutture che non lascino per sei, sette mesi, un territorio scoperto, senza capacità di decisioni come quando è accaduto nel caso di Legnini. Stessa cosa vale per le altre strutture impegnate nella ricostruzione, come l’Usra”.

“Quindi – ha detto ancora Chilante – è tempo che da Roma la palla passi alla Regione. Anche perché, il presidente ha delle sue competenze, vedi l’urbanistica. Insomma, va pianificato il tutto, mettendo in piedi una conferenza di servizi e non soluzioni temporanee. È bene che si cominci a parlare di ricostruzione togliendola dalle mani di chi vuole gestirla come fosse qualcosa di strettamente personale. Isolare L’Aquila dal resto del territorio è qualcosa di voluto, soprattutto dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente”.

Sulla Legge L’Aquila capoluogo? “C’è un solo aspetto interessante, quello di aprire L’Aquila al resto d’Abruzzo, ma collide direttamente con la realtà del terremoto che ci vede completamente isolati. Senza dimenticare che dal punto di vista della coesione sociale, la situazione è terribile. E sulla Legge Legnini, questo tema non prevede alcun intervento”, ha concluso Chilante. Roberto Santilli