E’ dinnanzi ai nostri occhi il fallimento di un’ottusa politica economica e di bilancio europea a trazione germanica, che sta facendo esplodere ovunque movimenti nazionalisti ed anti euro, nonostante gli interventi di Mario Draghi, che ha utilizzato con saggezza e coraggio i poteri limitati della BCE.  Tutti i Paesi europei dell’area mediterranea appaiono stremati da una crisi economica ancora più devastante di quella del 1929 e che si protrae da oltre sette anni. La vittoria elettorale del partito estremista di Tsipras in Grecia non resterà un fatto isolato , dal momento che in Italia, Francia e Spagna  spira un vento altrettanto favorevole alla crescita dei movimenti antieuropeisti. Al prossimo Consiglio europeo, il nuovo Capo del Governo greco, divenuto punto di riferimento e modello imitato ovunque, finirà con l’imporre all’UE le proprie condizioni, minacciando altrimenti di far ricorso agli aiuti della Russia. Certo quest’ultima, colpita dal calo del prezzo del petrolio e dalle sanzioni occidentali, non ha grandi spazi di manovra, ma troverebbe facilmente il modo di aiutare la piccola nazione greca pur di dare uno smacco all’Europa, che ne sta mettendo in ginocchio l’economia.

Ancora più fosco appare il panorama sul terreno della politica internazionale. Ai confini dell’Europa divampano due guerre sanguinosissime e dense di pericoli ed incognite per l’intero Continente, che, dalla fine della seconda guerra mondiale, ha rinunciato ad una qualsivoglia politica di difesa. Dopo il fallimento del tentativo di costituire la CED (Comunità Europea di Difesa) la scelta è stata di procedere a ranghi sparsi, senza una strategia comune, un unico esercito ed una politica estera uniforme. Durante la lunga stagione della guerra fredda il peso della difesa è stato lasciato tutto sulle spalle degli USA, mentre i comunisti italiani protestavano contro i missili a Comiso e le basi militari sul nostro territorio. Anche dopo la caduta dell’impero sovietico,  per evitare il genocidio in Bosnia, è stato necessario l’intervento americano.

Di fronte all’insopportabile bullismo di Putin, che, dopo l’unilaterale annessione della Crimea, arma e sostiene i ribelli separatisti ucraini, l’UE si è chiusa in un assordante silenzio. Ignorando persino l’esistenza, oltre che il ruolo, delle istituzioni comunitarie, frau Merkel ha trattato con lo Zar russo la tregua, comportandosi come se ne fosse il capo. In verità non ha fatto tutto da sola, perché a Mosca si è fatta accompagnare da Hollande, nel ruolo di maggiordomo, non elegante come i più famosi colleghi britannici, ma composto e rispettoso, sempre un passo indietro. Da Obama si è invece recata da sola, per sottolineare il proprio primato. Delle sue iniziative probabilmente non ha informato il suo impiegato Junker, ma anche il cosiddetto Alto Rappresentante per la politica estera pare abbia appreso le notizie dai giornali. Tutto ciò dimostra che avevamo ragione quando sostenevamo che il nostro scintillante Presidente del Consiglio aveva messo la persona giusta al posto giusto: la signorina Mogherini preposta al dicastero europeo del nulla. In ogni caso la tregua negoziata durerà il tempo necessario a Putin per poter rifornire di altre armi e inviare rinforzi ai ribelli indipendentisti con l’obiettivo di conquistare nuove posizioni all’interno dell’Ucraina devastata.

I problemi più gravi tuttavia vengono da Sud, dove il califfato islamico sta dilagando ed ormai ha preso il potere in gran parte della Libia. Per l’Italia questo significa una doppia minaccia. Da una parte il rischio di un’invasione massiccia di profughi nei prossimi giorni e settimane, anche a causa del completo fallimento della azione umanitaria e di contenimento europeo nel mediterraneo meridionale. Allo stesso tempo Al Baghdadi ha lanciato una inaccettabile provocazione diretta nei confronti del nostro ministro degli esteri, definendolo un “crociato” e dimostrando come, dopo gli attentati di Parigi, Bruxelles e Copenaghen, oggi anche l’Italia, più di altre nazioni,  sia nel mirino del jihadismo fondamentalista islamico.

Problemi serissimi per la vecchia, cara Europa, che deve affrettarsi a chiudere rapidamente una disastrosa parentesi di egemonia tedesca, se non vuole ritrovarsi nei guai del passato, mentre deve affrettarsi a chiedere, ancora una volta, l’aiuto degli alleati americani, di fronte al rischio di vedersi attraversata, prima, dal terrorismo e, presto,  da venti di guerra in casa.

Anziché spaccare il Parlamento, insistendo su una riforma costituzionale antidemocratica, il giovane Renzi, dimostri il suo coraggio, se ne ha, chiedendo con forza al prossimo vertice europeo, che sia l’UE, unitariamente, ad affrontare, insieme all’alleato americano, i gravi problemi connessi alla libertà del Continente, conquistata a così caro prezzo e che va difesa ad ogni costo, anche ricorrendo all’uso della forza.